Lavori in corso!!!!

Mi scuso con tutti i lettori e gli allievi, ma l’inizio di questo 2018 è stato quanto mai ricco di avvenimenti e quindi siamo stati travolti…. ma presto tutta la cronistoria arriverà e anche qualche estratto dai nuovi lavori Ziran!

Approfitto per ringraziare tutti i ragazzi della scuola che stanno crescendo e impegnandosi per rendere la nostra attività brillante e piacevole. Un team composto da Fabrizio Contini, Sergio Uzzo, Simona Langeri, Luigi Zanini ed altri amici e amiche dall’Italia, insieme al nutrito team di Enrico Colmi, salperanno per la Scozia il 6 luglio per il 23mo TAI CHI CALEDONIA.

Prima di Calli sarò presente a Venezia ad AQUAVENICE con gli amici del CRT, un altro bel momento di condivisione, lavoro e star bene tutti insieme in un piacevolissimo contesto.

Ad ottobre, se tutto va bene, avremo il secondo MEETING ANNUALE ZIRAN nella cornice del Maggiociondolo sul monte Summano e con l’occasione avremo diverse novità e cose belle da condividere.

E poi un nuovo libro, che ormai mi accompagna da quasi tre anni ….

A prestissimo!

Luigi

L’importanza del fare

“Tutto inizia con il Fare (You Wei), e uno fa già fatica a vedere qualcosa, 
Quando però si arriva al Non Fare (Wu Wei), tutti cominciano a capire.
Ma se tu vedi solo il Non Fare (Wu Wei) come l’essenziale meraviglia,
Come fai a sapere che il Fare (You Wei) è il fondamento?”
(Zhang Boduan, Wu Zhen Pian, 1075 d.C.)
Lo scorso fine settimana ho visitato due scuole di arti marziali, il Cerchio Infinito di Milano (con la rappresentanza anche di una scuola di Oderzo, Treviso) e Tui Il Lago di Modena per due seminari legati al corso istruttori di Baguazhang. Non sembra, ma cercare di trasmettere un’arte marziale è davvero una delle sfide più grandi che una persona possa scegliersi. Le giornate sono state lunghe, intense, gli argomento toccati tantissimi, ed ognuno avrebbe meritato un approfondimento, ma il tempo è tiranno, e da un certo punto di vista è anche corretto pensare che un insegnante, se ha dei buoni allievi, deve fare come il giardiniere: piantare i semi, innaffiare e aspettare che il tempo e le piante facciano il loro lavoro.
Si ha un bel parlare del taoismo e del Wu Wei: tutti si aspettano che non facendo, tutto arrivi. E’ un altro dei mille miti da sfatare. Ma anche fare tanto tanto tanto, a testa bassa, non basta, è davvero sterile. Se vogliamo capire come fare a Non Fare, occorre Fare, tanto e bene, e poi sapersi fermare. Lo scopo è di fare sempre meglio, al punto in cui possiamo cominciare a togliere, togliere, togliere, e lasciare solo ciò che serve. A questo serve fermarsi. Nel Rushou le braccia e la testa hanno sempre una tendenza ad usare la forza e una certa rigidità muscolare, perchè non ci prendiamo mai il tempo per allenare la morbidezza, l’ascolto, la cedevolezza, la continuità, la flessibilità della frusta. Forza si, ma con intelligenza.
Stamattina in aereo leggevo un bellissimo libro sulla vita di T.T. Liang, famoso maestro di Taiji stile Yang e forse uno dei pochi grandi vecchi che ha lasciato una eredità importante, che veniva da Cheng Manching ma anche da altri nove maestri (e stili) di Gongfu, e dopo essersi allenato anche qualche volta con Yang Chenfu, giusto per dire. Il tema principale dell’insegnamento di T.T. Liang era: “rubate la mia arte”. Geniale, pensate quanto siamo lontani da chi ha paura di perdere anche la propria ombra. Se qualcuno ruba qualcosa, vuol dire che per lui ha valore e ci tiene, rischia persino una punizione per il fatto di rubarla: forse è la persona giusta a cui trasmetterla, no?
Fare, fare, fare. Poi bisogna riposare, e contemplare. Ma è importante lasciare che la coltivazione germogli, lavorare sulle cose e attendere pazientemente che le cose crescano. Loriano Belluomini, la persona che più di chiunque altro in Italia ha scritto pubblicamente, apertamente e con competenza di Neijia, specialmente di Baguazhang e Xingyiquan, ha una bellissima connessione con la terra e con la natura. Il suo modo di lavorare, ascoltare e praticare segue i ritmi delle stagioni, i periodi delle olive o dei viaggi, i momenti di meditazione, lo stato d’animo, il sentirsi dentro. Quello che ha dentro lo dice.
L’alternanza di Fare e Non Fare è il segreto dell’Aurea Mediocritas di Orazio: gli estremi sono estremi, non sono la strada maestra, portano sempre ad uno squilibrio. Trattenere e nascondere sono segni di paura, che fanno morire l’arte. Regalare e buttare via sono ugualmente segni di squilibrio, di incapacità di dare valore. I ragazzi che ho trovato a Milano e a Modena sono persone belle, ricche, dove una parola o un principio attecchiscono, hanno spazio, aprono a riflessioni, muovono energie. L’importanza del fare è esattamente in reciproca sintonia con l’importanza del non fare, del lasciar decantare, come un buon vino fatto respirare un’ora prima di berlo. 
Questo è il mio grazie alle persone che vogliono crescere, e con i quali è sempre un piacere condividere un minuto, un’ora, degli anni, una pratica, dei consigli, una fiducia. La vita è fatta di momenti e la qualità di quei momenti è importante. Fermiamoci ogni tanto a contemplare un lavoro ben fatto, e apprezziamolo. Quello è Wu Wei. Sentiamo dentro il valore di quel momento. Non tornerà, e prima o poi non avremo più il modo di farlo. Cogliamo l’attimo. Fare e non fare sono la capacità di stare con il momento. E’ meditazione. E’ vita.

1° Meeting Italiano Ziran Baguazhang

Chi mi conosce sa come la penso su tante cose, specie nel mondo delle arti marziali. Ho una innata diffidenza per le scatole e una insana passione per i contenuti, e mi piace smontare i giochini. Quindi quando ho pensato a questo primo incontro, lo scopo era nell’ordine: fare in modo che tutti i miei istruttori e futuri istruttori potessero conoscersi reciprocamente e sapere che c’erano in giro per l’Italia persone come loro, cioè ancora sane; lavorare sulla trasmissione orale, che non verte sulla tecnica ma sull’ispirazione che nasce quando la pratica si libera della tecnica; infine condividere e creare uno spirito di gruppo, un sentirsi parte di una famiglia – anche se questa immagine è un po’ abusata, me ne rendo conto.

In sintesi, i due giorni sono trascorsi sull’onda della pratica e della scoperta. Ho voluto mescolare le armi dentro la pratica, anche a costo di qualche rischio, perchè venissero capite non come le solite “forme delle armi”, ma perchè fossero le armi del Baguazhang, cioè una estensione delle braccia e delle gambe che insieme insegnano ad corpo a muoversi meglio, e permettono al corpo di diventare più grande. Il bastone è l’arma più antica del mondo, e con un puntale di metallo diventa una lancia, e insegnano il movimento del corpo e la potenza. Le mezzelune, o corna di cervo, sono quanto di più tipico e concreto permetta di imparare il senso del movimento del Baguazhang e la finezza. Non abbiamo fatto abbastanza, ma prendere in mano le mezzelune e farle girare ci dice già molto della nostra pratica.
Abbiamo fatto un Dim Sum (menu ad assaggi tipico della cucina del sud della Cina) di Baguazhang: cambio singolo, cambio doppio, cambio a seguire, applicazioni, palmi, connessione, esercizi, meditazione, qigong, l’uso dei canali straordinari. E’ stato un momento per lavorare tutti insieme, ognuno con le sue individualità e le sue capacità, su un sistema non-sistema di gran lunga più stimolante e più vivo di tanti altri. Il Baguazhang ha la capacità di ricrearsi come l’araba Fenice, che risorge dalle ceneri, è basato sull’uso del corpo e sulla comprensione che esistono livelli dopo livelli, cieli sopra cieli, per chi non si ferma a guardare il dito. 
La cosa straordinaria è che la pratica del Baguazhang di Sun Lutang e la ricerca sulla teoria, sulla traduzione di quel testo criptico che tutti citano ma nessuno capisce, sta portando frutti inaspettati anche nella mia crescita personale e marziale. Nonno Sun, che dalla sua foto ci ha guardati per i due giorni, penso sia stato molto contento. La sensazione che ho riguardando le fotografie è di una grande soddisfazione, vedere tanti corpi in movimento circolare e soprattutto consapevoli, vitali, in piena crescita e alla ricerca di una qualità.
Ringrazio tutti per lo spirito con cui si sono messi in gioco. L’ambiente è stato sicuramente di grande aiuto, e la nostra cuoca Silvia e suo marito ci hanno fatto sentire a casa. I commenti che ho sentito parlano di una bella esperienza di gruppo, di ispirazione, di crescita, di cose belle. Tra poco ricominceranno gli incontri del secondo e del terzo anno, e c’è tanto tanto ancora da fare, ma la bellezza sta nel fatto che non c’è una fine, si va avanti sempre. I vostri attestati vi stanno aspettando, a breve ci rivedremo. Grazie alla mia ombra, il grande Sergio Fanton, senza il quale niente sarebbe lo stesso. Ma vale lo stesso discorso per ognuno di voi.

Da parte mia sento che vorrei essere in grado di passarvi tante e tali cose da riempirvi, ma che il tempo è breve e ci vuole passione e pazienza per unire tutte le parti e farle diventare una cosa unica. La mia missione è questa, trasmettere una conoscenza animata da una passione, una fiamma che non si deve spegnere, e che ognuno porta dentro nel modo in cui il suo cuore risuona. “Ama e fa ciò che vuoi”, dice un grande padre della chiesa, Sant’Agostino di Ippona. Praticare nella modalità del cuore non vi abbandonerà mai, ed è l’unico modo che io conosco per accendere altri animi. 

Grazie ancora e vivete una vita che vi rappresenti.

1° Meeting Italiano Istruttori Ziran

Sono felice di annunciare il primo seminario italiano istruttori di Baguaquan stile Sun Lutang a Vicenza. Nella splendida cornice del Monte Summano e del Tretto, per due giorni istruttori in formazione e istruttori a pochi passi dalla certificazione si troveranno per lavorare sulla parte non tecnica del Baguazhang (Baguaquan) ovvero la trasmissione orale e il lavoro di Neigong di questo sistema.

Nel programma ci saranno le tre fasi del Bagua Yangsheng, presentato poche settimane fa al secondo Taiji Forum di Hannover (Germania), esercizi di Neigong di varia provenienza (Taijiquan, Yiquan, Baguazhang), Bagua Gun, Bagua Lujiaodao, Dan Huang Zhang e Shuan Huan Zhang Yongfa, ed altro ancora.

Da domattina alle ore 10 partirà l’incontro, e siamo carichi e pronti per due giorni pieni pieni di emozioni, di sudore, di scoperte e di satori. Ognuno porterà se stesso e un po’ di vino, che insieme sono gli strumenti di ogni reale evoluzione. Buon lavoro a tutti!

八卦棍 Bagua Gun, il bastone del Baguazhang



Il Bagua Gun 八卦棍 è una delle armi più antiche che l’uomo conosca, e anche una delle più interessanti. Mezzo di difesa e di sostegno nei lunghi viaggi dei monaci, aiuto per camminare quando le gambe sono stanche, utile in montagna per salire le strade e per controllare le discese, buono per verificare che sul terreno non ci siano animali pericolosi, usato per costruire un riparo sotto la pioggia o per la notte: il bastone è un fido amico dell’uomo da sempre. Credo che sia dentro il nostro DNA cercare un bastone quando siamo nei boschi. Nonostante il detto che “il bastone è di Shaolin” (la sciabole del Bagua, la spada del Taiji e la lancia dello Xingyi), il maneggio del bastone viene spesso messo in relazione agli Otto Trigrammi anche negli altri sistemi  del Gongfu cinese, as esempio nell’Hung Gar e negli stili del Sud, per indicare la grande mobilità dei passi nel maneggio del bastone.

Infatti il bastone è uno strumento che richiede molta dinamicità per essere efficace ed utile, permettendo ai due contendenti di portare a casa la pelle senza farsi troppo male. Il bastone è fortemente imparentato con la lancia, altra arma tipica degli eserciti (la falange greca ad esempio) che del bastone usa molte tecniche, accanto all’enfasi sull’uso della punta. Il bastone, come la lancia, richiede anche una grande lavoro di gambe per scendere e salire di continuo, per attaccare parti basse e alte in sequenza fulminea, per deviare di pochi centimetri un attacco e rispondere con la massima potenza sulle mani, sui polsi e sul viso del nemico.

Musashi ha spesso usato bastoni al posto della katana per uccidere i suoi avversari. Il bastone contiene potenzialità che abbiamo dimenticato, come l’uso del bastone nelle mani del buon frate Tac di Robin Hood. Bastoni del viandante, bastone come strumento di viaggio, il bastone è uno strumento vivo, non di metallo (di solito) ma di legno, e quindi vive e respira con noi. Fin da piccolo ho avuto una simpatia per questo compagno di strada. Nelle forme che studiai quasi quarant’anni fa, il bastone era bello ma molto formale, le posture studiate per essere sceniche, e l’uso finiva per essere abbastanza limitato. Se c’è una cosa che il bastone non conosce nella pratica è il limite. Come nel Rushou, c’è sempre una soluzione ad ogni attacco, basta imparare a vedere e scorrere con l’avversario.

Se si è appreso bene il senso del camminare in cerchio, se gli otto palmi hanno scavato dentro il corpo con il Chan Si Gong e lo hanno educato, e se c’è una minima curiosità, il bastone diventa un bellissimo strumento immediato di lavoro che potenzia le spalle e il tronco, che obbliga le gambe a rinforzare i loro muscoli, e diventa una danza ininterrotta che accompagna la pratica e il lavoro a due. Non occorrono forme, basta usare il bastone a due in coppia con un buon partner per scoprire che ci sono otto angoli in ognuna delle tre dimensioni, più la quarta del tempo, e che lo scorrere del bastone è lo scorrere della nostra intenzione, in cima alla punta del bastone, o tra le mani dell’impugnatura centrale.

Prendete un bastone e cominciate a domandarvi come mai funzionerà il bastone. Fatelo girare e usate gli otto palmi come riferimento. Le sorprese non finiscono mai.

Dadao la grande sciabola Bagua

Il Baguazhang è famoso per le sue armi doppie, in genere di lunghezza medio corta, e facilmente nascondibili, ideali per funzionare in ambienti piccoli e in caso di scorta disarmata di personalità. C’è una varietà enorme di queste armi, dai coltelli a gomito alle corna di cervo, ai punteruoli con l’anello al centro, alle penne dei giudici, alle ruote sole luna, e così via. Nella tomba di Dong Haiquan sono state trovate le spade corte ad uncino di gallo, un genere di arma davvero speciale.

Ma l’arma di sicuro più particolare del Baguazhang è il grande Dao, la grande sciabola (Dadao, 大刀) che contrasta nettamente con l’uso delle armi doppie. Infatti il grande Dadao del Baguazhang era a suo tempo considerato una alternativa “impegnativa” al Dadao di lunghezza normale, che era stato usato prima nelle campagne come strumento di lavoro e poi era stato adottato dall’esercito come arma di massa per andare in battaglia contro l’invasore. 

Il grande Dadao del Baguazhang, col suo peso, la sua grande lama e la sua ingombrante presenza, rappresenta l’eccezione che conferma la regola, e che spesso troviamo nelle singole arti marziali come una contraddizione. Si inserisce infatti un’arma pesante, difficile, nel curriculum della scuola per sviluppare abilità diverse e dare quindi flessibilità al corpo e alla mente dello studente. Infatti usare un’arma così pesante, così grande e così particolare da muovere non ha alcun senso, se non come strumento di lavoro con uno scopo preciso. 

Quale sia lo scopo, lo lascio alla fantasia e alla perspicacia del lettore. Certo, se scegliete la versione leggera in alluminio o quella da wushu del Dadao per sciabolare leggeri e veloci in forme da esibizione, state facendo un cattivo servizio a voi stessi, vi prendete in giro da soli. Abbiate il buon gusto di andare a sollevare tre chilogrammi di metallo e fatelo funzionare con il vostro corpo. Questo è il senso della pratica del Bagua Dadao. E attenti ai polsi!

Fei Long Dao 飛龍刀

“Non esistono segreti, non esistono informazioni chiave che se rivelate donano immediatamente illuminazione ed esperienza. Se non si fanno progressi, non se ne può fare una colpa all’insegnante, perché nessun insegnante può trasferire la propria consapevolezza. Se non si ha un insegnante, non fate una priorità assoluta del fatto di trovare quello “giusto”. Nessuno dei miei insegnanti ufficiali è mai stato famoso, e per oltre dieci anni non ho avuto un mio insegnante. In quel tempo ho scoperto il vero, unico segreto: è necessario svilupparsi da soli. Se si continua a dipendere da un insegnante, o si tenta meramente di riprodurre e preservare l’approccio particolare di un insegnante, non si raggiungerà il proprio potenziale più alto. Chiunque voglia andare oltre deve essere disposto a riesaminare i principi classici del Taiji ed intensificare i suoi sforzi nell’incarnare questi principi”.

Master Jou Tsung Hwa

Kali & Karambit

Ebbene si, Ziran non si ferma mai 🙂 col primo sole siamo fioriti anche noi!

Dopo qualche mese di attività ridotta, con lo spuntare della primavera siamo riusciti ad organizzare un nuovo evento, che ci mettesse a contatto con il mondo del Kali e delle arti di combattimento filippine, andando a lavorare su cose solide e pratiche.

L’amico Andreas Engelhardt è un insegnante di Fuerth in Germania, ed è anche un collega di lavoro. Qualche anno fa ci siamo conosciuti, e abbiamo condiviso le nostre idee sulle arti marziali. Da allora abbiamo cominciato a pensare ad un possibile primo incontro, e con la pazienza siamo riusciti a realizzarlo sabato scorso.

Andreas è sceso dalla Germania con Rainer, sua amico ed allievo, ed noi di Ziran eravamo in quattro ad attenderlo. Abbiamo deciso di fare un allenamento in combinazione: al mattino ho insegnato io i basics di Kuai Wu Xing, e nel pomeriggio ha insegnato lui dandoci una panoramica “intensa” di Kali, del Dumog, del Panantukan e dell’uso del letale Karambit.

Sul Kuai Wu Xing posso dire solo che abbiamo insistito molto su radicamento, gambe e spostamenti per essere veloci ed efficaci, e un po’ meno sulle combinazioni triplate e su altri elementi di questo metodo, che mi riservo comunque per un prossimo incontro che terremo a breve.

Sul Kali siamo partiti dai 12 angoli, per andare sulle tecniche di Cap, lavoro a due e poi siamo passati alle applicazioni a mani nude, aprendo un mondo affascinante e molto vicino al nostro del Baguazhang, grazie alle tecniche circolari, dirette, pulite, essenziali ed efficaci.

Ciliegina sulla torta, Andreas ci ha insegnato quattro o cinque buone applicazioni di quell’arma strepitosa che è il Karambit, entrando in dettagli anatomici che davvero fanno capire come i filippini hanno saputo gestire i rapporti con i loro vicini così ingombranti senza perdere l’indipendenza.

Davvero una giornata intensa e con lividi, ma con grande soddisfazione. Il pranzo è durato un paio d’ore, come di consueto, ed è stato all’insegna della gioia degli occhi e del palato. Un grazie alle nostre magnifiche vivandiere, che si prodigano sempre e rendono i seminari degli eventi.

La sensazione è che sia la prima di molte, molte altre con Master Andi.

Flusso

“La mente deve essere sempre in stato di flusso, perchè quando si ferma da qualche parte ciò significa che il flusso si interrompe, e questa interruzione è dannosa per il benessere della mente.
Nel caso della spada, significa morte.
Quando lo spadaccino si erge contro il suo avversario, lui non pensa all’avversario, né a sé, né ai movimenti di spada del suo nemico.
Lui sta lì con la sua spada e, dimentico completamente della tecnica, è pronto solo a seguire i dettami del subconscio.
L’uomo si è annullato, come possessore della spada.
Quando si colpisce, non è l’uomo, ma la spada nella mano del subconscio dell’uomo che colpisce”.

Takuan Soho

(Nella foto Sergio durante un seminario di spada con Sensei Pascal Krieger )

Karambit

Grandi novità per il seminario del 29 marzo!

Avremo il piacere di avere con noi per il seminario di Kuai Wu Xing e di ricevere una lezione nel pomeriggio di sabato da Andreas Engelhardt, un amico tedesco di Fuerth, esperto nell’uso di questa arma speciale, un piccolo coltello di origine Sud-Est Asiatica. Il Karambit è caratterizzato da una forma a mezzaluna e un anello alla base dell’impugnatura, per renderlo veloce e flessibile nelle applicazioni.

Andreas ha un vasto repertorio nel Silat indonesiano, nel Kali filippino e nell’uso di questa e altre armi. Inoltre condivide con noi una passione enorme per le arti marziali applicate, e come noi ama incontrare praticanti di altri metodi per scambiare e sviluppare la pratica.

La grande ricchezza dell’uso del Karambit per noi del Baguazhang deriva alla incredibile analogia di utilizzo di questa arma, che segue perfettamente le orbite e le idee del Lao Seng Tuo Bo e delle armi corte e cortissime del Bagua come il Pun Gung Bi e altre armi da mano, piccole ma estremamente efficaci a medio e corto raggio.

Quindi, per coloro che possono investire qualche ora del loro tempo anche nel pomeriggio di sabato, consiglio caldamente di restare con noi dopo pranzo (Laura come sempre provvederà ad un ricco buffet di cibarie per la pausa, dalle 13 alle 14) per incontrare Andreas.

Sono previsti per il futuro anche altri incontri con lui, sempre sotto forma di scambi e di incontri, ma gli insegnanti di Andreas sono personaggi di primo piano nel mondo marziale asiatico. Non è escluso che presto ci si possa anche incontrare con loro, in Italia o in Germania.

A sabato 29!