Scambi di mano

E’ sempre bello quando si incontrano persone che condividono alcuni nostri valori, delle prospettive, una parte di esperienze e hanno ancora voglia di mettersi in gioco, di aprirsi, di accettare l’altro prima di voler dire la loro a tutti i costi. L’umiltà, l’onesta intellettuale e la disponibilità sono ormai merce rara. Ieri sera ci siamo ritrovati in tre in garage da me per una sessione informale di Rushou con Sergio Fanton e Matteo Gatti, e ci siamo davvero divertiti. E’ venuto fuori di tutto, ovviamente, e la cosa bella è che non ci siamo fatti mancare niente: dalle mani nude a tutte le distanze ai rattan, al coltello e alla thai.

Poi, per celebrare il bel momento, siamo andati a farci una birra nelle vicinanze, e da lì siamo andati avanti tre ore a chiacchierare. Pratica, esperienze, ricordi, maestri, metodi, desideri, pensieri, quante cose ci sono in una vita … in cui non c’è solo l’arte marziale, ma questa fa da sottofondo a tutte le altre cose. Una birra, una bruschetta, una insalata, e il tempo è volato.

Volevo ringraziare gli amici per questi momenti. Non li dò mai per scontati. E grazie a Yuri che ci ha fornito i coltelli con cui lavoriamo sempre. E il Daodejing per l’impareggiabile ispirazione.

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Dieci comandamenti della Boxe



Grandissima arte, capace di una sintesi unica, la nobile arte della Boxe ci insegna quasi le stesse cose che i vecchi cinesi avevano già capito e sperimentato. Ogni tanto fa bene tornare a rivedere i principi, e si scopre sempre di essere molto vicini, e mai lontani. In cima alla montagna tutti i metodi si somigliano. 
***
1. Colpisci per primo, colpisci per ultimo
Non mollare mai fino alla fine, sviluppa l’intenzione e la costanza
2. Per imparare devi ascoltare
Ting Jing
3. Perdi peso allenandoti, non ti allenare per perdere peso
Non focalizzare sul superfluo, verrà da solo come conseguenza di un buon lavoro
4. Il jab è importante
Gestire la distanza e il disturbo sono fondamentali, preparano il colpo giusto
5. Mani e piedi lavorano insieme
Nella Boxe come nel Neijia, non vedo differenze 🙂
6. Dai tutto quello che hai, verrà ricevuto
Non ti tirare indietro, non ti risparmiare
7. Colpi al corpo contano
Danno il loro contributo, soprattutto psicologico
8. Schiva e ondeggia, fai perno e vai di lato
Gestisci il movimento usando il corpo e non solo le braccia, 
9. Montante, montante, montante
Il colpo definitivo viene dal basso, con tutta la forza della terra, niente di nuovo no?
10. Il condizionamento batte sempre l’ambizione
Un corpo non preparato avrà sempre meno possibilità, anche se è ambizioso

Un regalo di Nikola Tesla

Chi pratica con costanza rischia di cadere nell’abitudine e nella routine. Vedere una stessa pratica, un esercizio, una routine come già nota, non esplorare altre possibilità di movimento solo perchè non ce l’hanno mai detto, e quindi entrare in un loop di reazioni automatiche è molto facile. La mente è pigra e tende a limitare gli sforzi. Questo però limita le possibilità di capire quante altre possibilità contiene quel movimento, quel principio, quel movimento e di fatto ci rende limitati. La vita, come il combattere, non conosce limiti, e ci chiede spesso di riadattare tutto, di cambiare.

Il Baguazhang è composto di otto pezzetti di movimento, combinati prima in ordine (Badazhang), poi in concatenazione (Lianhuanzhang), e poi in modo libero (Youshenzhang). Lo Xingyiquan ha cinque pugni, dodici espressioni animali dei cinque elementi, e pratica libera su tre modalità: Ming Jing, An Jing e Hua Jing. Lo Yiquan costruisce la struttura (Zhan Zhuang), il movimento (Shili – Mocabu) e l’emissione (Fali-Tuishou). Il Taijiquan ha cinque posizioni, otto porte e pratica la forma normale, la forma allo specchio e la forma rovescia.

Esplorare, esplorare, esplorare. Andare oltre ogni limite, anche mentale. Buttarsi per terra e capire come funziona quel principio a schiena in giù e a schiena in su, su una gamba sola, sulle punte dei piedi, volando. Mettersi in Mabu e studiare il senso delle connessioni, cosa si connette con cosa. Tirare pugni a vuoto lasciandoli nascere da sotto, cercando di sentire il corpo e le gambe. Spostarsi come una farfalla quando pesiamo 80 o 90 chili, respirare e non smettere di respirare mai, pungere come vespe impazzite e pure mantenere il controllo. Lasciare la testa libera e sentire la pesantezza delle gambe. Respirare, vivere, sentirsi pieni, sentire il centro della pancia che si muove da solo e vibra come un serpente lungo la spina dorsale.

Natale è il solstizio d’inverno. L’uomo antico, quello su cui si è sviluppato il cervello che noi oggi usiamo in modo così differenziato e brillante, a quel tempo registrava inconsciamente il lento riallungarsi delle giornate, il ritorno della luce dal buio, il ritorno del caldo dal freddo. Gesù Bambino è la Speranza che torna a brillare nei nostri cuori, ma è non solo fede, è fisica e chimica emotiva.

Allora prendete tutto questo, mettetelo dentro un frullatore, agitatelo bene come farebbe un barman acrobatico, aggiungete voi stessi e i vostri desideri per il 2016 e versate con ghiaccio.

Nicola Tesla, un inventore che poteva cambiare il mondo, ma non ha potuto farlo, ha comunque lasciato un segno importante. La sua frase ha il potere di spaccare catene di pregiudizi e di aprire gli occhi e lo spirito a chi le sa leggere. Ve le metto qua di seguito, e sono certo che – come sempre – qualcuno avrà un’epifania, un satori, una piccola illuminazione.

Questo è il mio piccolo regalo per la vostra pratica del 2016. Un abbraccio.

“Se vuoi capire i segreti dell’universo, 

pensa in termini di: 

energia, 

frequenza 

e vibrazione”.

(Nikola Tesla) 

Kali & Karambit

Ebbene si, Ziran non si ferma mai 🙂 col primo sole siamo fioriti anche noi!

Dopo qualche mese di attività ridotta, con lo spuntare della primavera siamo riusciti ad organizzare un nuovo evento, che ci mettesse a contatto con il mondo del Kali e delle arti di combattimento filippine, andando a lavorare su cose solide e pratiche.

L’amico Andreas Engelhardt è un insegnante di Fuerth in Germania, ed è anche un collega di lavoro. Qualche anno fa ci siamo conosciuti, e abbiamo condiviso le nostre idee sulle arti marziali. Da allora abbiamo cominciato a pensare ad un possibile primo incontro, e con la pazienza siamo riusciti a realizzarlo sabato scorso.

Andreas è sceso dalla Germania con Rainer, sua amico ed allievo, ed noi di Ziran eravamo in quattro ad attenderlo. Abbiamo deciso di fare un allenamento in combinazione: al mattino ho insegnato io i basics di Kuai Wu Xing, e nel pomeriggio ha insegnato lui dandoci una panoramica “intensa” di Kali, del Dumog, del Panantukan e dell’uso del letale Karambit.

Sul Kuai Wu Xing posso dire solo che abbiamo insistito molto su radicamento, gambe e spostamenti per essere veloci ed efficaci, e un po’ meno sulle combinazioni triplate e su altri elementi di questo metodo, che mi riservo comunque per un prossimo incontro che terremo a breve.

Sul Kali siamo partiti dai 12 angoli, per andare sulle tecniche di Cap, lavoro a due e poi siamo passati alle applicazioni a mani nude, aprendo un mondo affascinante e molto vicino al nostro del Baguazhang, grazie alle tecniche circolari, dirette, pulite, essenziali ed efficaci.

Ciliegina sulla torta, Andreas ci ha insegnato quattro o cinque buone applicazioni di quell’arma strepitosa che è il Karambit, entrando in dettagli anatomici che davvero fanno capire come i filippini hanno saputo gestire i rapporti con i loro vicini così ingombranti senza perdere l’indipendenza.

Davvero una giornata intensa e con lividi, ma con grande soddisfazione. Il pranzo è durato un paio d’ore, come di consueto, ed è stato all’insegna della gioia degli occhi e del palato. Un grazie alle nostre magnifiche vivandiere, che si prodigano sempre e rendono i seminari degli eventi.

La sensazione è che sia la prima di molte, molte altre con Master Andi.

I quattro animali del Baguazhang (2)

Torso di Drago

Le gambe rappresentano il rapporto con la terra e la forza di gravità, la spinta e il supporto che la Tigre garantisce quando le gambe hanno sviluppato abbastanza qualità.

Il tronco è invece la parte che rappresenta l’uomo e la sua centralità tra cielo e terra. Il torso, dal bacino alle spalle, forma un quadrato all’apparenza stabile e forte, che molto spesso non viene usato in tutta la sua potenzialità. Voglio dire che spesso il tronco diventa quella giuntura tra gambe e braccia che non ha forza propria. Quasi sempre è proprio il tronco nelle sue tre giunture (bassa, medio alta e alta) a cedere sotto il peso del pressing con un avversario che attacca.

In realtà il riferimento al Drago è molto precisa. La schiena è sostenuta dalla colonna vertebrale, che si snoda armonicamente su più piani: orizzontale (torsione), verticale (allungamento), trasversale (allungando una spalla rispetto all’anca opposta, avanti rispetto a dietro, etc.). Noi non siamo particolarmente attenti alla percezione della schiena, perchè abbiamo un numero limitato di ricettori nervosi (molti meno di quelli delle mani e dei piedi), per cui spesso tendiamo a “non sentire” la schiena. Così il mal di schiena è diventato il male più diffuso del nostro secolo.

Il Drago nella schiena ha quindi il compito di animare, di mettere in movimento, di far muovere organicamente tutte le vertebre, muscoli, costole e connessioni profonde in modo proattivo, in modo da aiutare e amplificare la potenza che nasce dalle gambe. Il bacino deve lavorare per sedersi e unire il pavimento pelvico per unire le gambe in una sola struttura (ricordate quel “chiudere l’ano”?). Non basta che la schiena sia solida e non si faccia disconnettere, deve essere attiva, viva, potente, vibrante, flessuosa.

Come un Drago. Questa analogia è veramente potente. Basta andare a vedere come muove la schiena un praticante di Xingyiquan della famiglia Dai, o un praticante di Yiquan, quei rari (rarissimi) maestri di Bagua o Taiji che ancora hanno l’arte del movimento interno, di Silat o di arti filippine, e là capirete quello che intendo. Si tratta di aggiungere il movimento della schiena – micromovimenti se vogliamo, ma potenti – nel movimento totale del corpo. E non basta farli a caso. Devono avere una logica, che si allena solo con un giusto allineamento del corpo, portato in movimento prima da fermo, poi delicatamente e poi piano piano sempre più con forza. Alla fine l’allineamento si unirà alla forza.

Questo era il motivo per cui il Taijiquan si pratica lentamente, dapprincipio. Poi si va veloci, come nel Baguazhang. Il Taijiquan lento è solo uno step della pratica, come la forma quadrata. La schiena del Drago è forte, si apre e si chiude, potente, da sola fa moltissimo. Se isoliamo il Drago nel nostro corpo e lo facciamo lavorare bene, creando catene cinetiche precise e finalizzate correttamente, la schiena diventa uno straordinario protagonista del nostro corpo. E la nostra salute sarà incredibilmente avvantaggiata da questo.

La simbologia cinese mette in evidenza la sinuosità e la flessibilità del corpo del drago, metà serpente e metà volatile. Si muove tra cielo e mare, ed è molto veloce. Se guardiamo un buon lottatore all’opera, non possiamo fare a meno di ritrovare la stessa sinuosa forza elastica. La schiena ha bisogno di questo, per essere protagonista di ogni movimento e di ogni attimo del combattimento.

(continua)

TNC Traiettorie Non Convenzionali

Uno dei fattori di successo in combattimento è l’uso delle TNC, traiettorie non convenzionali.

Tutti siamo abituati ad allenare e a immaginare un attacco portato dalla linea centrale verso il nostro centro o viso nelle modalità classiche tipo boxe o attacco diretto. Già essere in grado di gestire il tempismo, la velocità, l’intenzione e le linee di un aggressore meritano una lunga analisi e molto lavoro di sparring.
Ma il bello viene quando si tratta di immaginare e prevedere, soprattutto reagire su attacchi non convenzionali. Le linee più pericolose sono i ganci e i montanti, ma nell’uso delle arti marziali più evolute, i colpi si “sganciano” dal corpo negli angoli e nelle situazioni più impensate, spesso in condizioni in cui non pensiamo sia possibile, tipo in clinch o nel corpo a corpo. Pensate ai pugni d’incontro, quasi sempre definitivi.
In quei momenti, un corpo allenato ad essere flessibile e cedevole, ma a recuperare istitnivamente le catene cinetiche anche in condizioni di relativa immobilizzazione, riesce a tirare fuori dei colpi che possono risultare – se non devastanti – comunque efficaci per ricreare una distanza, disturbare l’avversario e poi portare a fondo un secondo o terzo colpo quando la distanza aumenta, aumentando anche l’efficacia.
Questo è il frutto delle considerazioni fatte stasera in sparring con Sergio, e invito i lettori ad una riflessione sul calcolo delle probabilità in un combattimento. Tutti ci auguriamo di avere un avversario che una volta bloccato ad un braccio o ad una spalla non si muova più e risulti immobile quel secondo o due che ci servono per organizzare un attacco finale. Spesso quello che ci ritroviamo è una specie di serpente che cambia postura anche quando pensiamo di averlo bloccato.
Questa flessibilità e densità e connessione insieme anche negli angoli più complessi di un movimento umano, noi la chiamiamo abilità corporea. Un pugno che arriva dall’alto al basso mentre stiamo stringendo mezzo corpo per mandarlo a terra e ci colpisce la tempia, una mano che entra alla gola e blocca il respiroalla base del collo, dita che arrivano sugli occhi quando pensiamo che non sia possibile. Questo intendo come TNC.
Se riusciamo a sviluppare una attenzione e una attitudine anche per queste linee e possibilità, il nostro lavoro si fa più interessante e più sicuro. E, di colpo, saranno chiari tanti principi che ci ostiniamo a chiamare interni, perchè ci mettono una vita ad entrare nella nostra zucca.
“Se non ti aspetti l’inaspettato non scoprirai la verità”.
Grazie Sergio

24 pilastri del combattimento

I 24 Pilastri del Combattimento secondo Sifu Mike Patterson

1 . La distanza deve essere tale che , quando le mani dei combattenti sono tese verso l’esterno , le dita possono intrecciarsi . Quando i polsi si toccano, attacco!

2 . Osserva le nove porte di attacco e impara a utilizzarle in combinazione.

3 . Movimento e immobilità sono uno cosa sola; entrambi possono essere difese adeguate .

4 . Mai più di due passi completi in una singola direzione. Non inseguire. Un combattente intelligente aspetterà il terzo passo per usarlo contro di te.

5 . Ci sono quattro distanze di combattimento : piede, mano , intrappolare e lottare. Conoscerli bene ed essere in grado di passare facilmente da una all’altra .

6 . I migliori combattenti attaccano sempre, anche quando difendono. Impara a sfruttare le abitudini del tuo avversario.

7 . Dovendo scegliere tra chiudere all’interno e all’esterno , scegli sempre all’esterno.

8 . Usa il braccio piegandolo dalla mano al gomito alla spalla, e viceversa .

9 . Una volta che trovi la chiusura, incollati all’avversario fino alla conclusione.

10 . Il momento migliore per calciare è quando l’avversario si muove in avanti o indietro , subito dopo che ha tentato di creare un ponte.

11 . Gli arti sono di solito vulnerabili .

12 . Gioca sempre con un angolo di 45 gradi rispetto alla linea centrale di attacco.

13 . La velocità deve essere variata allo scopo di guidare la mente dell’avversario.

14 . Mai telegrafare – i colpi devono essere inferti dalla posizione dove ti trovi.

15 . Guarda gli occhi dell’avversario (o la gola) in un incontro singolo. In situazioni di minaccia multipla , guarda verso il basso.

16 . La forza usata saggiamente è un vantaggio, ma diffida sempre della “trappola “.

17 . Il dolore è un modo efficace per guidare la mente dell’avversario.

18 . Quando “guidi il corpo” sii attento , sensibile , e mantieni la tua sfera.

19 . Anche se è più facile da impiegare, la difesa non vincerà mai una battaglia.

20 . Tutti i veri attacchi iniziano dai piedi.

21 . Boxa un “kicker”, calcia un “pugile”.

22 . Spazza una posizione alta, attacca una posizione bassa .

23 . Studia il doppio colpo ed i quattro metodi di utilizzo. Sono inaspettati.

24 . Esplora la tecnica per cogliere il principio, mantenendo principio dimentica la tecnica.

Sifu Mike Patterson

(Nella foto, Luca e Sergio qualche tempo fa in uno scambio di guanti)

Come una macedonia

Ci sono cose che arrivano che non sappiamo come classificare, come gestire, e ci rimangono di traverso nello stomaco. Per digerirle ci vuole tempo e pazienza. A volte diventano dei blocchi di stomaco, e ci viene da vomitare. Ma non si riesce sempre a espellerli.

I nostri pensieri navigano nella mente indisturbati. Fanno quello che vogliono e ci modificano lo stato d’animo, la serenità, la vita tout-court. Per anni ho studiato meditazione e praticato  Zhan Zhuang, ma solo di recente ho capito che tutto quello che avevo studiato era rimasto a livello intellettuale.

La pratica deve scendere nel concreto. Oscilla costantemente tra intelletto e corpo, ma alla fine è la pratica che fa la differenza. Anche nel nostro modo di pensare. Il pensiero è il maestro. Se chiedete ad un combattente quanto è l’aspetto mentale in un combattimento, arriverà a dirvi cose che sembrano assurde: 80, 90 per cento.

Per questo ho deciso che si terrà un incontro ad ottobre 2012 (sabato o domenica da definire) di 4 ore sul pensiero e sul modo di gestire i pensieri, riconoscendoli, osservandoli, capendoli e accettandoli, infine guidandoli nella direzione che noi vogliamo imprimere loro.

Il Qigong era la pratica dei guerrieri perché insegnava a gestire lo stato d’animo attraverso i pensieri, le immagini, i film che ci proiettiamo dentro volendo e anche senza volerlo. E’ fondamentale arrivare a certi appuntamenti con la vita con una mente affilata e chiara.

Questo era nelle intenzioni di chi ha trasmesso i migliori lavori interni.

Gang Rou Shou

L’unico modo per imparare a combattere è combattere. I livelli di intensità e di rischio sono a scelta di ognuno nella pratica, e sappiamo tutti che un vero combattimento da strada o sul campo di battaglia è brutale, molto rapido e senza pietà.

Per acquisire invece una ragionevole attitudine con uno o più avversari, esistono metodi che permettono di acquisire abilità, occhio, velocità e forza per avicinarsi al combattimento. Non vanno confusi con il combattimento, ma permettono l’avvicinamento a chi svuole esplorarlo in maniera sana.

Sabato prossimo 14 gennaio dalle ore 9 alle ore 13, al parchetto di via Puccini a Caldogno, ci ritroviamo per analizzare da vicino il meccanismo di questi due primi livelli di pratica, Rou Shou e Gang Shou, “mani che impastano” e “mani dure”. Partiremo da una mano e passeremo a due mani, esploreremo il concetto di “giardino” e di chi sta “sopra” e chi sta “sotto”, l’uso dell’intenzione, gli angoli di attacco e il senso del movimento.

Ci sono alcune piccole regole auree per un sano Rou-Gang Shou, e sabato le vedremo. Sono alla base di qualsiasi lavoro a coppia nel lavoro interno.

Come al solito, consiglio equipaggiamento adatto, ben coperti (ci sarà il sole), carta e penna e magari qualche macchina fotografica per immortalare il momento e le braccia.

(Nella foto, Carlo e Sergio – di schiena – in un rudimento di Rou Shou, a dicembre 2011)