Xingyiquan – Bologna 8 aprile 2018

Nel lontano 1990, al ritorno dalla mia esperienza militare, decisi che avrei dedicato le mie energie e la mia pratica alla ricerca nel mondo interno, perchè secondo me lì si trovava quello che serviva a coltivare un equilibrio ottimale di corpo e mente, cioè di muscoli e intelligenza corporea. Venivo da tredici anni di Kungfu (Gongfu), tra Shaolin, Tamtui, Tanglang, Baguazhang, e ancora Wingchung, Wushu, Taijiquan, in gran parte con il mio maestro e grande amico Stefano Bellomi. Con lui ne avevamo fatte di esplorazioni e di ricerche! Al di là della pratica quasi quotidiana, avevamo fatto dimostrazioni ovunque, scritto articoli, arbitrato gare, vinto gare, fatto viaggi, incontrato maestri, scoperto nuove pratiche che al tempo erano quasi esotiche, ma che oggi si trovano dappertutto.

Il primo sistema di combattimento “interno” per eccellenza in questa fase di scoperta fu per me lo Xingyiquan. Rappresentava il mio ideale di sintesi marziale, poca tecnica, una dozzina di movimenti di animali. Era l’ideale, per me che venivo da una scuola dove esistevano decine di forme a mani nude, decine di combattimenti “promessi”, armi, esercizi di riscaldamento, posizioni, e via via tutto quello che con Stefano avevamo accumulato per creare un curriculum ancora più bello e pieno. E’ stato un tempo incredibile, quando stai costruendo qualcosa ma sei talmente dentro al processo che non vedi il disegno globale. Non rimpiango quegli anni, che hanno creato la mia solida base di pratica, ma avevo bisogno di sintetizzare e focalizzare su poche cose.

Lo Xingyiquan lo avevo già intravisto in giro per il mondo, ma il primo che mi diede una visione sistematica e completa, integrata con la sua ricchissima filosofia fu il maestro ed amico Yves Kieffer, una delle colonne della scuola del maestro George Charles e della scuola San Yi Quan – Dao Yin. Ci conoscemmo tramite amici ad un seminario di Wing Chung, e da allora è nato un rapporto di amicizia e di condivisione che dura fino ad oggi. Insieme abbiamo scritto “Il Kungfu”, un libriccino che cerca di riassumere questa arte e che ha lasciato una impronta molto positiva nei lettori, nonostante oggi sia superato dalla tecnologia della comunicazione. In seguito abbiamo seguito insieme gli insegnamenti di Wang Qiang, maestro di Dachengquan e Qigong, in Francia.

Da Yves appresi la base, e da lì cominciò il lungo viaggio di scoperta, in genere incrociando le braccia durante i seminari che tenni e che ricevetti dal 1990 in poi in Francia, Germania, Scozia, States, Svizzera, Croazia e via via. Le persone qualificate con cui ho studiato sono molte, da Aarvo Tucker ad Allen Pittman, da Henry Look alla scuola del maestro Wang Shujin, a volte con personaggi meno noti ma non meno validi, oppure con amici di pratica provenienti da metodi diversi, condividendo pugni e racconti dei rispettivi insegnanti. Ho tradotto e raccolto in un piccolo testo, “L’arte della semplicità”, alcune interviste e articoli sullo Xingyiquan che mi sembravano importanti per una buona conoscenza e una degna pratica. Ai tempi in cui si spedivano ancora lettere, avevo una fitta corrispondenza con alcuni maestri negli States, tra cui un grandioso Kenneth Cohen in Colorado, a cui devo molto.

Quello che porterò a Bologna domenica 8 aprile 2018 sarà il risultato di quasi quarant’anni di pratica e ricerca. Pochi punti essenziali, lavoro e comprensione, e poi raffinare, ripetere, trasformare. Essenzialità, flessibilità e velocità: Xingyiquan è semplice in apparenza, ma non facile se si vuole andare in profondità. A me è servito fare esperienza in molte altre direzioni, dal Baguazhang al Taijiquan da combattimento al Krav Maga, per poi tornare a capire la saggezza del nonno Xingyi. E’ stato uno dei metodi più diffusi in Cina nei secoli scorsi per il suo accento sui fondamentali e sulla solidità, ed anche la prima vittima della diffusione del Gongfu, perchè non ha paillettes e lustrini per catturare l’attenzione del praticante di oggi. Nello Xingyiquan originario c’era molto di quello che Wang Xiangzhai ha estratto per codificare l’Yiquan: semplici pezzi da mettere insieme, capire e lavorare per raffinare le qualità del corpo-mente-spirito e uno spirito killer.

Xingyiquan è uno straordinario focalizzatore, come una lente d’ingrandimento quando si vuole concentrare la potenza del sole in un punto per dare fuoco. Senza lo Xingyiquan non sarebbe possibile capire il senso della linea retta nel Baguazhang, e viceversa senza Baguazhang non si possono capire gli animali e le microtorsioni nascoste accuratamente nello Xingyiquan. Non si tratta di imparare forme, ma di capire i fondamentali, e lavorare con corpo e mente insieme, spesso un’impresa per chi si fida troppo della sua forza fisica o troppo delle sua intelligenza. Una volta il corpo aveva la prevalenza, oggi lo ha la mente. Rimettere la mente al suo posto e fare sudare il corpo e farli dialogare insieme è una garanzia per combattere, per la salute e per stare bene.

Bologna, 8 aprile 2018, dalle ore 9.30 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 18.00.
Aperto a tutti i livelli, ci saranno spunti e lavoro per tutte le capacità.

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