Cerchi a Villa Sora (Bgz 3.3)

Sabato 30 maggio ci siamo andati a divertire, io e Sergio, in quel di Gaggio in Piano (Modena) a casa dell’amico Yuri Debbi e Monica Montecchi (e questa volta anche di Francesca Ferrari). A volte mi sembra incredibile che siano giù passati due anni e mezzo da quel dicembre del 2013, quando i ragazzi sono arrivati a Vicenza per conoscermi e per discutere di che cosa avrebbero imparato in cinque (!) incontri sul Baguazhang. Ancora non sapevano che cosa li aspettava.

Di acqua ne è passata tanta, sotto i ponti, e credo che l’alchimia sia sempre il frutto di un incontro speciale, quando da entrambe le parti c’è la volontà di andare avanti e di scoprire cosa c’è dietro l’angolo. La cosa bella del terzo anno è che il materiale man mano si assottiglia, e diventa importante non più che cosa si impara di nuovo, ma cosa sentiamo di dover rivedere e capire davvero nell’ottica della famosa zuppa, che all’inizio ha tanta acqua, e poi pian piano diventa zuppa solida, buona e saporita.

A cosa serve quello che pratichiamo? Questa deve restare la prima domanda in ogni attività che svolgiamo. I pezzi di Baguazhang che impariamo man mano non sono altro che visioni al microscopio di un insieme molto più grande, su piani diversi e da prospettive diverse, e ci impadroniamo progressivamente di tutti gli elementi che ci servono per metterli insieme. Partiamo da come muoverci con piedi e gambe, da come tenere le braccia, da come allineare il corpo. E poi diventa un flusso continuo.

Si parlava di flusso, con gli amici Matteo Gatti e la compagna Luisa, ed il flusso (o la zona) è uno stato importante in cui trascorrere il tempo in modo ideale per la pratica. Non sempre si entra in flusso subito, e l’andare lento è in realtà un modo per condizionare corpo e mente a lavorare in modo consapevole su diversi tipi di muscolatura e di presenza mentale. Lo sa bene Francesca, che sabato si è fatta un paio di cerchi veloci e compatti per scoprire che il mondo intorno girava ma lei era solida sui piedi e vedeva bene il suo partner, era solida nei passi e la struttura teneva. Sono momenti importanti.

Yuri e Monica hanno preso molte cose belle da questa ormai lunga serie di lezioni. Mi stupisco quando mi arrivano messaggi in cui scopro che si sono ricordati di quella piccola cosa che ho solo accennato, e loro l’hanno annotata, memorizzata, applicata e spesso sviluppata, come l’idea di spingere il muro per capire il radicamento e la spinta, oppure i tre punti di appoggio. Principi, parole vuote che diventano “vere” nel momento che c’è passaggio di “corrente”.

Nelle “Tredici tattiche” del Taijiquan si parla del bisogno di una trasmissione orale per conoscere l’arte. Per molti non occorre quel livello di conoscenza, basta e avanza la pratica, qualunque essa sia punto. Non siamo tutti uguali (a differenza delle forme che ci vorrebbero tutti uguali 🙂 ed ognuno di noi prende dalle arti marziali quello di cui ha bisogno: un po’ di equilibrio, di forza nelle gambe, di armonia nel corpo, un uso del respiro, un’ora di rilassamento. Cose più che buone. Qui invece stiamo parlando di andare oltre la pratica, quando la pratica provoca cambiamento, e insegna che non possiamo stare fermi. Questo destabilizza ma insegna quello che non si può spiegare.

Sono felice che il terzo anno stia andando avanti nello spirito del Drago, di quello You Shen che allarga i confini, che mette tutto insieme e ci insegna a rivedere ancora dentro di noi per capire ancora meglio il senso della pratica. Ba Da Zhang, Lian Huan Zhang, You Shen Zhang. I tre livelli sono quasi ormai completi, si stanno attorcigliando tra di loro in modo sempre più inestricabile.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...