Una spada verso il cielo freddo

Conosco e seguo da moltissimi anni la figura carismatica del maestro Adam Hsu (Hsu Chi), maestro di Bajiquan, Taijiquan stile Chen, Baguazhang stile Yinfu ed Chang Quan. Ho letto molti dei suoi articoli, sempre illuminanti sugli aspetti sensibili delle arti marziali interne cinesi e sul Kungfu in genere. Ho letto il suo primo libro anni fa, e di recente ho ricevuto il suo secondo libro, una “bibbia” delle arti marziali cinesi, che lui stesso mi ha vivamente consigliato di leggere, “Lone Sword Against the Cold Cold Sky”, una spada solitaria contro il cielo molto freddo. E’ un titolo che la dice tutta: malinconia per un tempo in cui le arti marziali avevano un valore ben diverso da quello di oggi,  e la sensazione – condivisa – che quei tempi, e la conoscenza e la pratica profonda dei nostri nonni, siano per sempre scomparsi.

Quella sensazione particolare l’ho avuta quando anni fa fui portato, un po’ dal caso e un po’ dall’affetto di qualche allievo, a conoscere alcune pratiche interne (non insegnate al di fuori della scuola) ormai quasi scomparse, che ho integrato nel mio programma – ma solo per le persone che oltrepassano la soglia. Quando ho capito di che si trattava, e come certa conoscenza sia davvero potente, profonda, studiata e levigata per secoli, e che sono cose che danno effetti e risultati strani ma potenti (mentre li fai – ad esempio – ti pare di morire dal dolore, ma la mattina dopo non hai neppure un fastidio), mi sono anche detto: ma perchè li abbiamo persi? La risposta è semplice. Non sono per tutti.

Poca gente lavora con i principi giusti, marzialmente parlando. In Europa stanno in una mano le scuole che hanno un metodo completo, che include il lavoro interno, non a parole o concetti, ma con la pratica che porta al risultato concreto. La strada è dalla meditazione alla difesa personale. Se manca qualcosa, domandiamo perchè. Il resto è molto moderno come approccio, quasi turistico, si passa, si compra il ricordino, si fa la foto col maestro e si prosegue. Chi ce l’ha, la conoscenza, non ne parla, perchè non ha senso parlare di certe cose. Anche nonno Sun diceva che aveva smesso di parlare ad un certo punto della sua pratica. Però scrisse anche l’ultimo libro, in un linguaggio criptico, che può essere capito da chi ha fatto la stessa esperienza.

Chi parla molto, sa poco. Quando spiego a Yuri e Monica, a Maurizio, e ai nuovi ragazzi certe cose, penso davvero che siano bravi perchè mi credono sulla parola. Ma prima di vedere bisogna credere. Se credi, pian piano capisci. Se però ti va male, credi credi credi ma alla fine non vedi niente. Ci vuole il metodo giusto, il maestro giusto e l’allievo giusto, e se vogliamo anche il momento giusto. Persino il lavoro interno, sulla persona sbagliata, non sviluppa nulla. Incredibile ma è così.

Per chi mi segue da anni, e per chi è curioso di queste cose, riporto due annotazioni di Adam Hsu sul Baguazhang che ho trovato nel suo libro, e che mi hanno quasi commosso, perchè mi sono sentito capito, supportato e condiviso nella metodica che uso di lavoro. Se una maestro di chiara fama e di indubbie capacità come lui (guardate la postura che tiene nelle gambe) ha scritto questo, vuol dire che c’è qualcosa da salvare ancora.

“La principale carenza nel Baguazhang di oggi, secondo il mio allenamento, è la mancanza di allenamento degli zhuang (pali). Senza questo training è impossibile applicarne l’uso. Anche a Beijing non sono riuscito a trovare persone che allenassero il zhuang, e il Chuan Lin Zhang (muoversi attraverso la foresta) è praticato solo spostando il corpo e i passi, senza toccare i pali di legno. (…) Ho incontrato molti stilisti di Bagua a Taiwan e negli States. Quando camminano in cerchio e fanno le forme, è Bagua; ma quando combattono con un avversario, diventa tutto un’altra cosa. Se un praticante riesce a usare una o due tecniche di Bagua bene, è considerato eccezionale”.

Poche pagine dopo:

“Oggi molto pochi praticanti di Bagua pratica l’utilizzo autentico del Bagua, Molta gente che dimostra applicazione Bagua stanno in realtà prendendo a prestito tecniche da altri stili di Kungfu o da arti marziali asiatiche come Judo o Aikido. Certi stilisti eseguono autentiche tecniche di Bagua ma non possono usarle nello sparring libero. La ragione di questo è la mancanza di allenamento nell’emettere la forza. E’ incredibilmente strano e triste, perchè il Bagua accentua moltissimo l’allenamento di emissione della forza: perchè altrimenti tanto focus sul Chan Si di tutto il corpo? Chan Si Jing è il metodo di emissione della forza”.

Siccome ora al terzo anno stiamo lavorando sull’emissione della forza nel Baguazhang, mi sembrava giusto parlarne. Il maestro porta sulla soglia l’allievo. Poi sta all’allievo entrare.

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