Corso Triennale di Baguazhang: 2 aprile 2016

Sabato 2 aprile dalle ore 14 alle ore 18 terremo a Caldogno il primo incontro del nuovo corso triennale di formazione istruttori di Baguazhang, nella consueta cornice della palestra “al naturale” del parco di via Puccini. Questa è la seconda coorte di formazione che nasce, e sarà intitolata all’Unicorno come animale protettore, mentre la prima coorte di intrepidi eroi del Baguazhang, iniziato due anni e mezzo fa, era intitolato alla presenza del Leone. Le qualità di questi due animali sono molto diverse, direi opposte, ma proprio per questo direi che dalla determinazione e presenza espansiva del Leone, che ben corrisponde ai ragazzi del primo manipolo, corrisponde l’abilità e l’evasività dell’Unicorno per questi nuovi ricercatori.

A breve presenterò tutte le date del calendario di quest’anno, in modo da strutturare il corso. Di cosa c’è bisogno per questo corso, di quali “strumenti” tecnici? In primis un buon abbigliamento comodo e caldo, una giacca impermeabile leggera in caso piova, un thermos con acqua calda o tè, carta e penna per fissare i concetti. Poi, un bel po’ di pazienza. Il Baguazhang è uno stile che enfatizza il cambiamento costante, e quindi non dà molte certezze, anzi crea instabilità. Quindi è necessaria una sana dose di umiltà nell’approccio, non tanto verso qualcuno, ma verso se stessi. La crisi, il dubbio, l’incertezza sono compagni costanti quando si intraprende una via di crescita. Prima che il corpo abbia acquisito la qualità necessaria, passa del tempo, e l’essere umano non ama il dubbio.

Baguazhang non è uno stile per principianti, ma solo per praticanti con esperienza, che hanno già macinato ore di allenamento e di gestione del corpo. Il lavoro del Baguazhang verte sul raffinamento delle catene cinetiche del corpo sia in attacco che in difesa, in una capacità di adattamento costante alle mutazioni esterne, nello sviluppo di un corpo estremamente solido e flessibile insieme, capace di gestire il movimento come l’immobilità nella stessa maniera, di usare la torsione, l’avvitamento, la rotazione all’interno di ogni linea dritta e di ogni movimento, e di erogare potenza esplosiva direttamente dai piedi, dalle radici. La sensazione di un corpo di questo genere viene riassunta dal concetto del Corpo di Drago, che però, a parte la bella immagine, non dice altro. Il Drago non è fuori, ma dentro, e il lavoro serve a sentire il Drago quando si muove. Questo era l’elemento che affascinava Wang Xiangzhai nella sua giovinezza quando vedeva Cheng Tinghua muoversi.

Quando il corpo acquisita l’abilità necessaria, gli effetti positivi si ripercuotono in tutte le altre pratiche, da quelle marziali a quelle personali. Quello che entra nel corpo arriva alla nostra mente, e viceversa. Acquisire abilità nel tempo (Gongfu) è lo scopo di ogni lavoro tradizionale, che sapeva quanto i basics, gli esercizi di base, fossero spesso le uniche cose davvero importanti da sviluppare. La tecnica… beh quella viene dopo, e spesso quasi da sola. La cosa su cui si lavora in primis è la Qualità. Al parco abbiamo un grande vantaggio: si lavora all’aperto, in armonia con la natura, e dopo quattro ore di pratica l’ossigeno che abbiamo fatto entrare e la torsione di muscoli, tendini e strutture energetiche (fasce) ci fa stare molto bene.

Oggetto del primo incontro saranno il cerchio, i passi, il cambio e i quattro animali patronimici del Baguazhang. La Grande Forma Madre (Da Mu Xing) è il nostro punto di riferimento, che anche anni dopo si continua a perfezionare, a comprendere, ad approfondire, a scoprire. Grande, piccolo, medio, dentro, fuori, il cerchio non smette mai di darci risposte e di nutrirci. Per questo lo chiamiamo Madre, quando hai dubbi vai da lui e chiedi. C’è una bellissima poesia della scuola Fu in questi blog, per chi vuole cercarla. I passi sono anch’essi semplici, poca roba, ma per arrivare a sviluppare un radicamento mobile (Pan Gen) ci vuole tempo e pazienza. I cambi sono la conseguenza del cerchio e dei passi. I quattro animali ci serviranno per capire come funziona il corpo nel lavoro interno, e sono già un metodo di Neigong, se capiremo come muovere la struttura dentro.

Come disse Sun Lutang sul letto di morte al suo allievo, che gli domandava i segreti ultimi del Gongfu, ci sono tre segreti solamente: praticare, praticare, praticare. Non ho molto da aggiungere, salvo forse le sei parole di Wang Xiangzhai: costanza, resistenza, ferocia, cautela, stabilità e precisione. Il resto ognuno lo scopre sul suo corpo lavorando. Una attitudine aperta, non pregiudiziale, serena e distaccata, è forse la ricetta migliore per arrivare in fondo.

Ci vediamo sabato 2 aprile alle 14.00. Non mancate 🙂

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