Fajing nel Baguazhang

Sabato 27.02.2016

Testa immobile, corpo che lancia l’onda, mani sfumate che guizzano nell’aria per scaricare la potenza espressa attraverso i cinque archi. Le nove perle scorrono morbide, le sei armonie sono legate insieme dentro e fuori, acqua sotto pesante e immobile, fuoco sopra esplosivo e fulmineo, la frusta che schiocca in fondo alla mano, uscendo dalle dita. Tutte le foto qua sopra sono ricavate dal vivo dal video, e non sono posture statiche, ma prese in piena velocità.

Quando si riesce a esprimere il Fajing (correttamente), si ha la sensazione del coronamento naturale di un percorso che è partito dalle posture, dal movimento lento e pensoso del cerchio, dalle tecniche ripetute tante, tantissime volte in ogni direzione, e alla fine diventa un piacevole percepire la scossa di ogni muscolo che lavora in sincronia con la struttura scheletrica.

Alla fine non c’è tensione, non c’è dolore, non c’è allungamento eccessivo di alcun tendine, i muscoli sono “contenti”, cioè quella sensazione di stanchezza che ci chiede solo di riposare un pochino dopo ore di allenamento. Come in ogni buon piatto, il segreto è la pazienza di scegliere i componenti giusti e farli “pippare” finchè non arrivano a cottura, ben amalgamati.

Siamo arrivati al terzo anno, e adesso cominciamo a tirare le fila del lavoro fatto. Qualche revisione del cerchio e dei passi, qualche aggiustamento nelle posture dei palmi, che naturalmente continuano a maturare man mano che le applicazioni vengono assorbite dal corpo, e la mente che capisce come gestirle. Quando si tratta di esprimere la forza, non esistono scorciatoie, ma solo paziente lavoro intelligente.

Abbiamo visto cinque o sei palmi diversi, ognuno per l’applicazione adatta, e poi termineremo il Ba Xing in modo che avere almeno una decina di movimenti espressivi di diverse forze. Poi da lì andremo oltre, verso l’espressione spontanea, mobile, naturale della forza in ogni direzione. Come diceva sifu Wang Qiang: Ba Mian Fa Jing! Forza espressa in otto direzioni. Ma non erano sei le direzioni? Si ma c’è anche l’intenzione verso l’interno e quella verso l’esterno. E poi vanno mescolate ancora nel movimento 🙂

Yuri e Monica hanno fatto un ottimo lavoro di revisione, adesso c’è connessione e comprensione. Capire è il primo step per trasformare, e sono davvero contento che man mano i pezzi del puzzle cadano al loro posto per bene. Se poi avremo il piacere di vedere anche Massimo all’opera per iniziare il cammino, ancora meglio, avremo un nuovo fratello di pratica in famiglia.

Domenica 28.02.2016

Nascosti in garage causa pioggia, anche con Maurizio abbiamo concluso (quasi) il primo livello del primo anno, con tutto il programma abbastanza digerito, adesso deve andare in fase assimilazione naturale. Ma sono certo che rapidamente avremo superato anche questa fase, e avremo qualche interessante sorpresa nella fase creativa.

Nonostante la pioggia, è stato un fine settimana caldo e dinamico, con molto movimento.
Adesso ci vorrebbe un altro fine settimana, ma questa è un’altra storia.

Ci vediamo a Torino sabato 5 e domenica 6 marzo, non mancate!

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