2016, Scimmia di Fuoco

Il 2015 che si concluderà tra poco è stato un altro anno intenso, potente, pieno di cambiamenti “interni”. La crisi economica ha accelerato certi processi che normalmente prendevano decenni. Adesso la vita è veloce, le decisioni vanno prese senza attendere conferme, bisogna andare avanti. 
Bizzoso, incalzante, dispettoso. Ma anche intelligente, scaltro, furbo e orientato al risultato. Il 2015 è stato un ottimo annuncio del nuovo anno che arriverà il 9 febbraio, l’anno della Scimmia di Fuoco.
Attendiamo con fiducia, ma anche con attenzione, questo nuovo anno. Intanto facciamo una lista dei propositi che vogliamo realizzare nel prossimi dodici mesi e cerchiamo che siano coerenti, belli e desiderabili. Come disse il maestro a Terzani: vivi una vita che ti rappresenti.

Buon Natale 2015 e un sereno 2016

Quest’anno sento molto il Natale, la felicità nascosta nel ritorno della luce.

Mi piacerebbe poter abbracciare tutte le persone con le quali ho diviso la mia vita fino ad oggi, ma per motivi fisici non posso farlo.

Per questo dico grazie, grazie, grazie a tutti voi e vi auguro che la vita vi porti gioia, benedizioni, felicità e la capacità di vederle nella vita di ogni giorno.

Un grande abbraccio

Luigi

Lo spirito degli Antenati

Lo spirito degli Antenati si scopre quando, per amore o per forza, siamo costretti a lasciare andare gli attaccamenti alle cose e alle persone, perchè per qualche motivo vengono a mancare, e si comincia a vedere la vita per quello che è: un nudo arrivare e partire. Come diceva Shunryu Suzuki, il maestro delle cose semplici: “la vita è come salire su una barca che sta per uscire in mare aperto e affondare”. Grande prospettiva, a prima vista, no?

Quando abbiamo già passato la fase del Guerriero, già nella fase del Medico ci rendiamo conto che c’è un valore nel guarire, aggiustare, condividere, accettare. Non è obbligatorio diventare un altro, ma di certo aiuta ad alleggerire lo spirito guerriero, a dare aria e luce dentro di noi. Quando si mette al mondo una creatura (figli, ma non solo) in qualche modo ci rendiamo istintivamente conto di questo passaggio dalla furia dell’energia distruttiva a quella forza profonda di riconciliazione che serve.

Nella ultima fase, quella del Monaco, arriviamo a comprendere qualcosa di più ancora. E’ il grande regalo della Vita, in cui capiamo quello che la vita ci voleva dire fin dall’inizio, ma noi non avevamo tempo per quello 🙂 La vita è davvero arrivare e partire, e in mezzo c’è di tutto. Ma che grande bellezza in tutto questo. Una bellezza interiore, profonda. Se togliamo la Paura di mezzo, scopriamo che l’incertezza, il cambiamento e la felicità sono profondamente uniti insieme. Nel mazzo di rose le spine sono lì, ma basta fare attenzione, e non dimenticarsi di apprezzare le rose e goderne il profumo.

Ieri mattina lo spirito degli Antenati si è manifestato nella cerimonia del Baishi, della trasmissione. La cerimonia è breve, un’oretta scarsa, in realtà poca cosa in sè, ma lo spirito della trasmissione ha una forza interiore sua che ha la capacità di saltare le barriere fisiche e di portarci verso dimensioni “trascendentali”. In Occidente sono dimensioni quasi negate e attribuite solo alla religione, in Oriente ognuno di noi è legato al trascendente da prima della nascita fisica. E’ un Rito, e i riti sappiamo che hanno una grande forza, perchè mettono in contatto, attraverso la forma e il contenuto, la persona con una realtà più grande, per potervi attingere una forza nuova.

L’alchimia segreta della cerimonia funziona però solo ad una condizione: che ci sia onestà, rispetto, umiltà, tutte le virtù morali che vengono riprese nel Wude ad esempio. La cerimonia non ha un solo valore, marziale o spirituale, morale o fisico: è tutt’uno, porta al di là. Per questo di parla di Men Ren. Le due parti, maestro e discepolo, si affidano agli Antenati, che intervengono per dare valore e significato non solo alla cerimonia ma al cuore delle persone. Se la cerimonia è stata vissuta bene, il giorno dopo ci si sveglia come persone nuove. Uguali a prima, ma con una sensazione diversa, una nuova percezione: che non siamo soli nel nostro cammino.

Senso di appartenenza, di non essere da soli nella nostra strada, di avere fratelli e sorelle dovunque, maestri e zii, basta riconoscerli, superare la barriera concettuale e culturale, e andare a conoscere la realtà in un processo “da cuore a cuore”, o come si dice nella tradizione cinese, avere una “trasmissione orale” con il proprio maestro. In questo senso il Baishi, vissuto pienamente, non come un’inutile ricerca di un pezzo di carta per gonfiare l’ego, porta al di là, apre porte che non credevamo esserci, e ci preparano alla vera trasmissione (Zhen Chuan).

Il calore che si percepisce nella pratica da questo momento in poi è diverso, più completo. Parlo per esperienza personale, sulla base del mio vissuto. La cosa spettacolare è la capacità, nel nostro cammino umano quotidiano, di riconoscere coloro che hanno fatto lo stesso passaggio della Porta. Dopo l’apertura, la percezione si affina e diventa più chiara. Nella strada incontri altre persone, di altre discendenze, di altre esperienze, di altre arti, che però condividono con te questo passaggio. Una volta passata la Porta, siamo tutti persone nuove, siamo in grado di riconoscere e di connetterci alle fonti della nostra forza interiore direttamente.

Questa è la mia visione del Baishi e dello spirito degli Antenati, che ieri sono stati trasmessi.

Corso triennale Istruttori Baguazhang 2016-2018



Avrà inizio in primavera 2016 il terzo Corso Instruttori Baguazhang triennale (2016-2018) della scuola Ziran Baguazhang sul Baguazhang dello stile del grande maestro Sun Lutang. Il corso si terrà a Caldogno (Vicenza) nel corso di 8 incontri annuali di una giornata (sabato o domenica) più 1 giornata di esame finale di livello.

Ad ogni incontro verranno rivisti i materiali dell’incontro precedente, apportate le correzioni, e presentato il nuovo materiale. Ad ogni partecipante verrà rilasciato materiale video per la pratica a casa. Il corso prevede, a seguito dell’incontro formativo, una pratica approfondita del materiale appreso nell’arco di un mese. La verifica all’inizio della lezione successiva determinerà la velocità di avanzamento dell’insegnamento. A fine anno verrà consegnato un attestato di livello, e al termine dei 3 anni un attestato di istruttore di Baguazhang.


Il corso toccherà tutti gli aspetti del Baguazhang come filosofia di vita, come teoria degli Otto Trigrammi, come metodo di salute, di potenziamento psico-fisico, come arte marziale e difesa personale. All’interno del lavoro specifico ci saranno riferimenti alle connessioni con le arti associate del Taijiquan, Xingyiquan e Yiquan.


Gli insegnamenti sono il compendio di una esperienza di pratica di oltre 30 anni, maturata come studente e come insegnante in Italia e all’estero, priva di fronzoli e no-nonsense, mirata allo sviluppo psicofisico e all’efficacia marziale. Attraverso una serie di strumenti e di esercizi, frutto della ricerca di generazioni di insegnanti, il praticante viene portato progressivamente a saper gestire il corpo come un’unica unità .

Il corso si rivolge a chi sopporta sudore e stanchezza, sa mettere impegno e passione, ha coraggio e dedizione. La richiesta di iscrizione al corso triennale sarà vagliata dall’insegnante previo un incontro di presentazione dell’allievo. L’insegnante si riserva l’accettazione o meno dell’allievo. La prospettiva è di entrare a far parte di una famiglia di arti marziali nel senso tradizionale. E’ previsto il passaggio di livello con cerimonia di Baishi all’interno del corso, se le condizioni saranno favorevoli.

Il corso istruttori segue dettagliatamente la filosofia, i principi e le istruzioni dettagliate indicate nel classico “Baguaquanxue” di Sun Luntang, ne approfondisce il significato e ne sviluppa i potenziali. Non vengono approfonditi gli utilizzi delle armi (si studiano a parte successivamente) nel corso triennale, ma vengono utilizzati bastone, mezzelune, spada e sciabola, oltre a caschetti, guantoni e corpetti, per comprendere le dinamiche di movimento del corpo in applicazione.


A titolo indicativo, il materiale dei tre anni di corso istruttori si riassume nei seguenti moduli:


1° anno
Da Mu Xing, camminare in cerchio
Ba Da Zhang, otto palmi principali
Dan/Shuan Huan Zhang, cambi di passo e palmo e applicazioni
Jibengong, tecniche di preparazione, scioglimento e potenziamento
Jintui Kaihe Huobu, lavoro in movimento in apertura e chiusura
Rushou, lavoro a coppie a una e due mani


2° anno
Ba Xing Zhang, otto animali
Baba Liushisi Zhang, sessantaquattro palmi
Ba Shou, otto mani
San Xing Bu, gambe dei tre animali
Lianhuanzhang, forma continua
Bagua Tuishou, mani che spingono del Bagua


3° anno
Jiu Gong, nove palazzi
Fengyan Rande, strategie di combattimento
Bagua Duilian, sparring a due 
Neigong, lavoro interno
Youshenzhang, forma libera
Sanshou, dispersione delle mani


Ogni modulo contiene un insieme di materiali che permette di passare progressivamente dal lavoro individuale allo sparring a due, a più persone e al combattimento. Essendo un percorso interno, la progressione sarà commisurata alla capacità della persona di ristrutturarsi e di cambiare atteggiamenti fisici e mentali. 

L’insegnante, Luigi Zanini, sarà coadiuvato dal maestro Sergio Fanton e da altri istruttori della scuola. I corsi si tengono all’aperto secondo la tradizione. Per maggiori dettagli, scrivere all’indirizzo indicato nel blog: zhaleijie@gmail.com.

Cos’è il Baishi

BAISHI

L’ideogramma che indica “Bai” raffigura due mani unite tenute basse. Questo è l’atteggiamento tenuto dai cinesi quando mostrano rispetto o riverenza agli dei o ad una persona di status superiore come un insegnante; per estensione può designare l’eccellenza. Sappiamo che in cantonese “Sifu” è il termine formale con cui ci si rivolge ad un insegnante di arti marziali cinesi (così come ad un praticante esperto in qualunque disciplina). Il termine in mandarino è “Shi Fu”. L’ideogramma “Shi” è uno schizzo di una (la prima) bandiera che fu posta nella capitale e per estensione indicò quello che sta sopra gli altri e quindi il capo in comando, il maestro, etc.

Ci sono due ideogrammi diversi che possono essere usati per indicare “Fu” nel contesto di “Shi Fu”/”Sifu”. Il primo significa: “uno che agisce o decide”, cioè un insegnante o istruttore. Il secondo ideogramma che rende “Fu” significa “padre” ed è composto da una mano e un bastone o un’ascia – il padre era considerato il capo e l’educatore della propria famiglia.

Un altro termine usato per dire “insegnante” è “Lao Shi”, che letteralmente significa “Maestro Anziano” – nella società tradizionale cinese gli anziani erano riveriti per la loro esperienza e sapienza. Comunque questo termine viene usato più spesso per riferirsi ad un insegnante di calligrafia o di pittura, piuttosto che ad un insegnante di arti marziali.

A partire dalla Rivoluzione, il governo cinese, nel suo attacco al “feudalismo” disincentivò l’uso di questi termini, favorendo invece il termine “Jiao Lian” che indica l’allenatore o l’istruttore. Perché questa avversione? Perché la maggior parte dei praticanti di arti marziali in occidente non conosce nulla di “Bai Shi”? Perché non è più ampiamente praticato? Qual è il suo fine? È ancora importante nella società moderna?

Consideriamo il contesto culturale in cui si sviluppò “Bai Shi”. Innanzitutto, ogni società, prima o dopo, si struttura in modo gerarchico; con l’influenza del confucianesimo e con la sua concezione della pietà filiale – cioè il rispetto dei propri superiori (per età, grado, parentela, etc.), la società cinese si dimostrò particolarmente propensa ad accogliere questo aspetto.
In secondo luogo c’è la relazione lunga, e a volte non semplice, che le arti marziali cinesi hanno intrattenuto con la religione e la filosofia cinesi; ciò ha condotto all’adozione di particolari elementi rituali, di meditazione e filosofici nella pratica delle arti marziali. L’uso dell’ideogramma “Bai” lo evidenzia.

Quindi cos’è “Bai Shi”? Nel contesto delle arti marziali cinesi è la cerimonia rituale guidata da un maestro in cui uno o più studenti “attraversano la porta” e divengono discepoli. Dopo che le condizioni di “Bai Shi” sono state lette o spiegate agli studenti, questi le accettano e la cerimonia inizia.

Normalmente questa dovrebbe tenersi nella casa o nello studio del maestro dove dovrebbe esserci un ritratto del fondatore dello stile. Di solito, ma non sempre, viene pagata una somma dai nuovi discepoli, tradizionalmente in un sacchetto rosso perché il rosso è un colore di buon auspicio e perché  è ritenuto sconveniente mostrare apertamente il denaro.

Quindi il maestro mette un’offerta di frutta di fronte all’immagine del fondatore, accende un determinato numero rituale di bastoncini d’incenso che dà allo studente, questi s’inginocchia davanti al ritratto del fondatore dello stile e pratica il “Koutou” (letteralmente “batte la testa”) tre volte per mostrare il proprio rispetto alla memoria del fondatore.
Lo studente quindi si rivolge verso il maestro e di nuovo pratica il “Koutou”. L’incenso viene poi messo in un incensiere di fronte all’immagine del fondatore. La cerimonia è finita; lo studente ha “attraversato la porta”.

Quali sono innanzitutto le implicazioni della cerimonia? Lo studente, sottoponendosi al “Bai Shi” si è impegnato verso la scuola, verso il fondatore dello stile, verso i suoi fratelli e le sue sorelle di gong fu così come verso il suo maestro. Il maestro riconosce l’impegno concedendo allo studente di “attraversare la porta” e a sua volta s’impegna a dare allo studente la completa trasmissione dell’arte e quindi a cominciare a dargli lezioni a porte chiuse così come quelle del “Nei Kung”.
Ora ci si può riferire allo studente chiamandolo “Men Ren”, letteralmente “persona che ha varcato la soglia” e d’ora in poi non sarà più un semplice studente.

Questa tipologia di iniziazione rituale si riflette sulle società segrete cinesi e sugli ordini religiosi Buddisti e Taoisti. In tutte queste realtà la cerimonia con cui avveniva l’iniziazione era solo il primo passo in un lungo processo di trasmissione degli insegnamenti più segreti ad un discepolo – un processo che avrebbe potuto richiedere decenni.

Questo processo era studiato per creare un gruppo di fratelli (sorelle nel caso dei conventi) che potevano riconoscersi reciprocamente per esempio da speciali linguaggi convenzionali o dalla conoscenza di determinate tecniche particolari.

Come può, uno studente, meritare la scelta del maestro per il “Bai Shi”? Tradizionalmente doveva essere ospite dal maestro per tre anni, quindi il maestro doveva essere suo ospite per altri tre. Dopo i sei anni, se lo studente aveva mostrato sincerità e impegno, sarebbe stato accettato. Naturalmente questo significava che, se queste regole venivano applicate rigidamente, molti studenti non erano accettati al “Bai Shi”. E questo è certamente vero.

Oggi molti studenti si vantano di aver studiato con un maestro, o addirittura di essere studenti che “hanno attraversato la porta” quando al massimo lo conoscono superficialmente. Spesso maestri di uno stile si allenano anche con maestri di altri stili ma non li riconoscono come loro maestri.
Altri maestri, specialmente quando diventano anziani, hanno studenti che hanno fatto il “Bai Shi” con loro, ma che poi non istruiscono personalmente, lasciando l’impegno a studenti più avanzati. Così molti che, di fatto, hanno studiato Nei Kung o hanno fatto altri allenamenti “a porte chiuse” dopo il “Bai Shi” non li hanno ricevuti di prima mano da un maestro.

Solo quest’anno, in un viaggio in Cina di recente, ho avuto la sensazione di come dovesse essere allenare il Tai Chi prima che Yang Luchang portasse l’arte a Pechino. Nel 1984 ho visitato le montagne Wudang dove Chang aveva vissuto per alcuni anni, ma seguendo le letture delle ricerche affascinanti nel Tai Chi Chuan scritte da Ma You Ching, basate sul lavoro ed esperienze del tardo, grande storico delle arti marziali cinesi Wu Tunan, sono arrivato a Bao Ji e il villaggio della famiglia Chen.

Bao Ji è nella provincia dello Shaanxi circa 5 ore di treno dall’antica capitale Xian. Chang San-feng ha vissuto qui nel tempio taoista del Padiglione d’Oro. Qui Wang Zhong-yue imparò l’arte. E’ interessante vedere che l’arte era realmente insegnata “a porte chiuse” cioè all’interno di una comunità religiosa e questo spiega bene il perchè di una cerimonia rituale e l’uso di bastoncini di incenso.
Nel villaggio della famiglia Chen ho visitato la casa dove Yang Lu-chan studiò con Chen Chang-xing. Oggi è diventato un museo con i soldi di Taiwan. Restando fuori dalle grandi porte di legno e dalle alte mura che circondano la casa non si vede nulla di ciò che avviene dentro e credo che l’allenamento avvenisse qui piuttosto che in altri posti all’aperto , in modo che i praticanti del metodo Pao Chui della famiglia Chen non vedessero l’allenamento del Tai Chi.

Storicamente sembra che il training del Tai Chi avvenisse solo in piccoli gruppi in modo che insegnante e studenti si conoscessero bene e intimamente. La regola di attendere 6 anni prima di cominciare a studiare “attraversando la porta” sembra quindi essere piuttosto recente. E’ una regola che il mio insegnante si rifiutò di seguire.

Al tempo era ventenne, insegnava Tai Chi Chuan di mestiere a Hong Kong con molti famosi maestri delle famiglie Yang e Wu. La gente veniva da lui per due ragioni – perchè insegnava l’arte in maniera pratica e perchè potevano imparare rapidamente.

Sfortunatamente questo portò una delegazione di maestri più anziani a percorrere la strada fino alla sua porta e a dirgli di smetterla. Accettò di smettere, solo se avessero accettato di prendere su di loro il mantenimento della sua famiglia. Naturalmente rifiutarono.

Abbiamo parlato in dettaglio di chi può ricevere il Bai Shi, ma non di chi lo può dare. Normalmente solo quando un maestro ha dato il permesso formale, allora un allievo può dare il Baishi. Purtroppo ci sono molti liberi battitori nel mondo del Tai Chi che vogliono essere visti come grandi maestri, ma che mancano in conoscenza e abilità.

Nel Tai Chi Chuan, nel Baishi, nella vita vale la stessa regola: caveat emptor.

Dan Docherty, UK

Praga Wudang Tai Chi Seminar

Venerdì 11 dicembre sono partito per andare a raggiungere il gruppo della scuola Wudang Tai Chi Chuan svedese di sifu Paul Silfverstrale in trasferta a Praga da Sifu Petr Svarc. Ci eravamo promessi questa estate sul lago di Omberg in Svezia di rivederci a dicembre, e sono felice che siamo riusciti a mantenere la promessa.

Il gruppo era quello di Omberg: Paul, Saar, Rune dalla Danimarca, Karl, Hanna, Petr, Honza, Ludjek, e insieme a loro tanti altri amici, dalla Finlandia e dalla Cechia, con i quali abbiamo sudato e incrociato le braccia. Special Guest il nostro mitico Mark To, fratello di Paul nella pratica, che con la sua esperienza e la sua imprevedibilità ha allietato le serate.

Abbiamo avuto modo di socializzare molto, nel caso ce ne fosse stato bisogno, in casa di Petr e poi nei vari ristoranti e bar di classe che abbiamo scoperto a Praga. Abbiamo lavorato e sudato alla bisogna senza risparmiarci, con e senza armi, cone e senza guantoni, proiezioni, strategia, potenziamento interno e forma.

Siamo usciti tutti con quel sapore sulle labbra che ci dice che abbiamo spinto fino al limite e qualcosa oltre, ma nel modo giusto, uscendo dalla zona di comfort ma in sicurezza e con lo scopo di vedere oltre. Una grane opportunità di crescita personale, e di lavorare con un eccellente gruppo di Tai Chi Chuan.

Grazie a Sifu Silfverstrale, che presto verrà in Italia per un seminario a Torino.
Un abbraccio e un grazie ai miei colleghi e amici, ne è valsa la pena!