Ricordi di luglio

Di solito i mesi estivi sono i mesi più belli nei ricordi perchè sono legati al caldo, all’estate, alla fine della scuola e alle vacanze. Anche dopo, negli anni, quando arriva il caldo il corpo sa che ci saranno le ferie e che potrà stare poco vestito e a contatto dell’aria, dell’acqua e del sole.

Luglio per me è un mese bellissimo, ma porta con se i ricordi di due scomparse importanti nella mia vita, quella di Sifu Stefano Bellomi e di Sigung Jou Tsung Hwa. Oggi la loro presenza-assenza ha assunto il colore sfumato, vintage, dei ricordi belli, grati: sono felice che ci siano stati e ancora più felice di averli conosciuti, Stefano per 12 lunghi anni a Vicenza e Master Jou per lunghe, intense giornate a Winchester in Virginia.

Si parla sempre di lignaggio, di discendenza, di “essere stato allievo” di questo o quel maestro. Avere avuto un valido insegnante è fondamentale, ma per la crescita successiva è ugualmente fondamentale essere “ispirati” da qualcuno e raccoglierne lo spirito per andare avanti con entusiasmo in tutto ciò che facciamo. In questo caso non è importante la diretta discendenza, quanto l’aver percepito lo spirito, la vitalità, l’intenzione e le parole di chi ci ha ispirato. Questi diventano ricordi indelebili che ci aiutano ad andare avanti e a puntare sempre più in alto.

Sifu Stefano Bellomi è stato un atleta e un ispiratore straordinario. Vedeva ciò che gli altri non vedevano, sapeva trovare la motivazione giusta per tutti, sapeva passare i messaggi più importanti con semplicità e chiarezza. Tirava calci e pugni con la naturalezza di un animale, aveva un talento fisico naturale indiscutibile, ma aveva trovato anche il tempo per dedicarsi ai massaggi per aiutare le persone e allo studio della filosofia. Grande fan del Piccolo Drago, era partito per gli States non per cercare nuovi maestri (come molti hanno fatto, spesso per tappare buchi nei loro curricula o nei loro diplomi) ma per cercare la sua strada, la sua dimensione, che era molto, molto più grande.

Tutti i suoi allievi e amici lo ricordano ancora oggi, dopo 23 anni, come se fosse ieri, un ragazzo entusiasta pieno di vitalità, dallo sguardo acuto e veloce, dall’indomabile carattere di chi vuole capire, conoscere e fare strada. C’è riuscito, anche nei limiti della sua breve vita, perchè aveva uno sguardo che andava lontano e scrutava sempre all’orizzonte. A lui devo la mia salute fisica e mentale di oggi, di aver capito che l’equilibrio e la maturità non nascono solo dalla testa ma anche dal corpo.

Master Jou è stato il mio secondo grande ispiratore, subito dopo Stefano. Quando lessi il suo “Tao del Tai Chi Chuan”, ebbi chiarissimo che c’era un percorso nelle arti marziali cinesi che io avevo solo intravisto, e che era il vero valore del Gongfu, ciò che volevo davvero conoscere e sperimentare. Il Destino mi diede l’opportunità di conoscere Master Jou 5 anni dopo la scomparsa di Stefano, e di capire che quello che avevo capito dalla lettura del suo libro non era solo teoria ma anche pratica, sana e solida pratica. La strada per l’evoluzione successiva era tracciata.

La filosofia della libertà nel Taijiquan, di cui parlava e scriveva Master Jou,  mi risuona da vicino simile a quella totale libertà di cui ha scritto Krishnamurti in tutti i suoi 90 libri. Libertà da tutto e da tutti, anche da se stessi e dalle proprie convinzioni, persino da che cosa debba essere il Taijiquan. Forse non è la stessa libertà dei puristi del Taijiquan, quelli di lignaggio autentico, che hanno saputo sviluppare e trasmettere il loro sistema in maniera completa e vera ai loro allievi (per inciso, conosco solo tre o quattro maestri in Europa che hanno questa qualità), ma credo che anche loro capiscano ciò che voglio dire.

Libertà per Master Jou era la libertà di sperimentare, di ricercare, di voler capire, senza soffrire dei paraocchi di questa o quella scuola, senza restare chiusi nei limiti dei Baishi con questo o quel maestro. Master Jou preferiva un sano ricercatore affamato ad un allievo di lignaggio ma pantofolaio. E non posso dargli torto. Continuo a pensare che se trovare il buon maestro è fortuna, percorrere tutte le porte della pratica – possibilmente con successo, sia nella vita marziale che privata – è questione di qualità e di stoffa personale.

Stefano ha lasciato il corpo dopo lunghe sofferenze nel mese di luglio del 1993, e Master Jou nel luglio del 1998 per un banale, imprevedibile, inconcepibile incidente d’auto. Ma il loro essere,  il loro esistere, il loro modo di praticare ha lasciato il segno in chi li ha conosciuti, come una impronta profonda nel cuore. Dopo tanti anni, riconosco che una parte di loro è passata in me sotto forma di gratitudine, di forza, di determinazione.

In questi giorni di pratica afosa e piena di moscerini, mentre incrocio le braccia con Sergio Fanton, le parole che ritornano continuamente sono le stesse che Sergio sceglie per spiegarmi le sue intuizioni: scendere il peso, morbidezza, cedevolezza, scioltezza, naturalezza, potenza. Non ci sono limiti, non ci sono regole, non c’è obiettivo da raggiungere. Tutto avviene.

Ringrazio, dal mio cuore, Stefano e Jou per la grande eredità che hanno lasciato a tutti noi e in particolare a me, che li ricordo ancora oggi con affetto, con gratitudine e con gioia. Il calore dell’estate mi accarezza il cuore. Sono le 22, ora di andare a praticare per la dimostrazione a Tai Chi Caledonia, a Stirling in Scozia, questo sabato sera.

Luigi Zanini