Piccoli dettagli

Sarà forse a causa del lungo allenamento con le lingue straniere e con le arti marziali, ma sono sempre stato naturalmente curioso, attento e interessato a vedere e capire gli altri, soprattutto a coglierne gli stati interiori e le intenzioni, come un gatto che deve decidere se stare fermo o reagire.

Di recente, tuttavia, mi capita di notare dettagli sempre più sottili, che prima non notavo, dettagli che hanno a che fare con la percezione di segnali deboli, impercettibili, ma che dicono della qualità con cui si fanno le cose. Riuscire a capire l’intenzione con cui le cose vengono fatte. Saper vedere fa la differenza tra il capire e il non capire. Sono affascinato da questa nuova situazione, e ve ne racconto qualche caso.

Guardo un filmato di applicazioni di Taijiquan stile Chen, come spesso faccio, e noto la leggera assenza di focus e intenzione, evidentissimi nella qualità della chiusura del movimento del maestro. Strano! Normalmente osservavo la tecnica. Adesso vedo il dettaglio e mi colpisce. Le mani non si fermano in maniera pulita in fondo al movimento, non c’è intenzione marziale, guerriera, vera. Troppa morbidezza, non c’è completamento. Mi viene in mente qualcuno che molti anni fa mi aveva detto di fare attenzione a questi dettagli. Mi sembrava esagerato. Ho sempre troppi debiti verso questo maestro.
Rivedo fotografie di un anziano maestro di Taijiquan, che conobbi tanti anni fa e di cui sono ancora grato al Destino per avermelo fatto incontrare. Ne ammiro la completezza, il gesto, la personalità. Non è una bella foto, non è una posizione che affascina per la sua bellezza estetica, ma la torsione, la ricerca, l’intensità emerge da ogni linea del viso e del corpo.
Dopo l’ultimo seminario di Baguazhang ho fatto vedere a un mio allievo delle fotografie dai libri, e cercavo di fargli “vedere” le linee energetiche dei Grandi Palmi. Ogni maestro aveva le sue linee, diverse come le impronte digitali. La schiena descrive cerchi e allungamenti con le braccia e con le gambe che non si possono modificare coscientemente, bisogna esserci arrivati con l’esperienza. Man mano che andavo avanti mi rendevo conto che chiedevo troppo al mio interlocutore, perchè certe cose le vedevo solo io. Mi sono sentito un vecchio dinosauro, non per l’età anagrafica, ma per il fatto che vedo cose che altri non vedono. Hai sempre la sensazione di vederle solo tu. Forse è così.
Osservo espressioni di maestri cinesi ed europei – che, con mia soddisfazione, fanno parte delle mie ultime frequentazioni – e ne apprezzo l’intensità, la veridicità, la completezza. Il movimento è nulla senza l’intenzione, come la potenza è niente senza il controllo. Il loro Taiji Bagua Xingyi è pieno sempre. Se solo un praticante di Taijiquan cogliesse questo aspetto davvero magico negli altri, avrebbe una chiave straordinaria per la propria evoluzione psicofisica. 
Anni fa amici musicisti mi spiegavano che la musica sacra, quella scritta per messe, funerali, occasioni solenni, e non solo quella classica, ma anche contemporanea (come Aarvo Part, ad esempio) ha una energia diversa, speciale, intensa e focalizzata, che vuole esprimere il rapporto della trascendenza, perchè la musica religiosa parla di noi e del nostro interiore. L’intenzione con cui è stata scritta era precisa e intensa nella mente del musicista. Può un’intenzione cambiare il mondo? Chiedetelo alle vacche del Wisconsin, che con Mozart fanno più latte.
Imparare a guardare vedendo, serve per imparare a vedere se stessi e a migliorare.
Buona pratica.
(Nella foto, un dettaglio di origine veneziana)

Sun Baguazhang 5

Foto di gruppo dopo il quinto incontro sul Baguazhang di Sun Lutang a Caldogno di sabato mattina scorso.
Sono felice del tasso di colore arancio (il colore della maglietta di ZIran Neigong Quan) nelle foto e dell’esito di questo corso di formazione in Baguazhang.

In queste mattinate di pratica e di studio aiamo riusciti a passare una grossa quantità di informazioni a Yuri e Monica, e con l’aiuto di Sergio, Alberto, Albertino, Luca e persino Tania, ieri abbiamo cominciato a inserire degl iinput nelle loro braccia, differenziati e decodificati, in modo che possano strutturarsi.

Il viaggio nel mondo del Bagua è sempre una sfida all’intelligenza, alla buona volontà e alla determinazione. Vedo che con il tempo – purtroppo ne occorre – la competenza, l’atteggiamento mentale e il carattere delle persone cresce e permette di apprezzare questa pratica.

Il Rou Shou è una pratica semplice se vogliamo, per molti versi destrutturata, ma contiene una quantità di informazioni e di pratiche che ci colgono solo andando avanti nella pratica. Lo distanza del Bridging è uno spazio vitale per chi vuole usare l’arte marziale, e occorre sperimentarlo a fondo senza pregiudizi.

Grazie a tutti e andiamo a vedere cosa ci riserverà a settembre il sesto incontro.