Minimalismo funzionale

La vita ti presenta regolarmente occasioni per rivedere la pratica e le convinzioni su cui si basa. Un’occasione è arrivata con la visita di Angelo da Roma, con il quale mi sono rivisto di recente in occasione del “Baguazhang Day” e che adesso è venuto a trovarmi a Vicenza. Un grande piacere, soprattutto perchè gli amici si confermano sempre le persone con cui stai bene, anche dopo molti anni.

L’occasione per rivedere la mia pratica è arrivata con i filmati che Angelo mi ha portato. Filmati del 2002 a Roma dell’ultimo nostro seminario, messi a confronto con i filmati fatti ieri per passare memoria del movimento ad Angelo. Il confronto viene spontaneo, e si colgono sempre molti elementi interessanti, che portano a delle riflessioni sul metodo.

Dal 2002 ad oggi ho praticato una progressiva semplificazione nella pratica, ho ridotto la quantità di movimenti, di varianti, di gestualità che non avessero diretta e concreta attinenza con l’arte marziale. Lo scopo era di lasciare solo la struttura nuda ed essenziale, per armonizzarla con i principi interni e non rischiare di perdermi in movimenti fioriti, non utili o non compresi sino in fondo.

Sun Lutang appartiene alla generazione di maestri che hanno visto il Regno di Mezzo prima della rivoluzione. Lui come Fu Chengsun, Liu Yunchiao, Wang Shuchin ad esempio, hanno avuto una visione e una pratica del Baguazhang diversa, più squadrata forse, ma precisa e effettiva, non ancora modificata per altre necessità, e quindi legata alla concretezza dell’arte marziale.

Così oggi mi rivedo nei filmati di un tempo, e trovo un bel movimento, ricco, figlio di tutte le esperienze che avevo fatto fino ad allora. Guardo i filmati di ieri, e vedo un movimento semplice. Niente altri aggettivi, ma ci tengo a sottolineare che semplice non vuol dire facile. La soddisfazione è di sapere che ogni movimento di quella pratica per me ha un significato preciso, e che nulla è lasciato al caso.

Ricordo quante volte mi sono trovato a dimostrare Baguazhang accanto ad altri maestri, e percepivo il peso della mia scelta di fare e di presentare cose semplici. E’ molto più facile e accattivante mostrare movimenti brillanti, scenici, con qualche prestito dall’opera cinese o dal Wushu moderno. Belli ma lontani dai principi. Dall’altro canto, oggi ho riassunto i principi del Baguazhang in poco più di una manciata di elementi, e questo permette all’arte di essere trasmessa chiaramente, senza ulteriori abbellimenti.

Resto fedele alla semplicità e a quello che si può applicare con un avversario scaltro e in movimento, con o senza armi, non per la gentilezza di chi sta fermo davanti a noi con un pugno ad aspettarci. Baguazhang ha dentro di sè una dialettica continua tra Cielo Anteriore e Cielo Posteriore, e i due mondi separati si fondono nel corpo e nella esperienza del praticante. Il Cielo Anteriore forma il corpo e lo spirito, il Cielo Posteriore forma l’intenzione e l’applicazione. Mescolare i due per abitudine rende mediocre il tutto.

La forma costruisce il corpo, in coppia si verifica, rispettare i principi ci protegge dallo sbagliare strada, e poi si torna al lavoro da soli per correggere e migliorare in coppia o con più avversari. Il confronto sereno e leale con altri metodi allarga la comprensione e elimina il superfluo. E’ un processo senza fine, dove i peggiori consiglieri sono la fretta, l’orgoglio e la presunzione, tutti figli della paura. Baguazhang è un processo che coinvolge l’intera persona in un cambiamento, non solo un modo di muoversi.

2 pensieri su “Minimalismo funzionale

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