Legami interni

Negli Otto Palmi  c’è un lavoro nascosto che rende i palmi “veri” (nel senso fisico e marziale del termine) ed è l’attenzione all’intenzione di movimento e di torsione che ci mettiamo dentro noi. E’ un insieme di attenzione, intenzione, forza fisica e presenza energetica insieme.

Quando si cammina in cerchio portando un palmo, occorre osservare queste accortezze:

1. un palmo è yin e uno yang, quindi uno tira e uno spinge, a seconda del movimento del cerchio. Quindi, senza che questo si manifesti all’esterno, anche se i palmi sono simmetrici, usate due energie distinte e sentitele distinte dentro.

2. se distinguete yin e yang, automaticamente la schiena comincerà a fare un lavoro diverso, di tirare e spingere anche lei, separando destra e sinistra, e sentirete che questo differenziare porta maggiore torsione e avvolgimento nel corpo. Occorre immaginare di avere una persona che spinge su una mano e noi che vogliamo entrare con l’altra. In genere quella interna tira e quella esterna spinge.

3. ascoltando le nove perle, mano a mano sentiamo che spesso sono sconnesse, non unite, che manca un legame tra loro. Partire della tre perle delle braccia, e cercate di sentire che ogni giunto è in piena espansione, su tre dimensioni, che ruota, torce e spinge (e/o tira) insieme. Principio del cavatappi della fisica.

4. una volta fatto questo su ogni perla del braccio, noterete che le braccia saranno molto più attive e che il movimento generale cambierà in meglio, perchè l’intenzione cambia il movimento. Riadattate la struttura a questa nuova qualità di forza.

5. applicate il lavoro delle tre perle superiori alle tre perle della schiena. Il movimento è più sottile e su un altro asse, ma potrete notare che bacino, plesso brachiale e collo possono ancora migliorare il loro grado di torsione e di presenza. Di nuovo, quando queste tre perle saranno attive, troverete maggiore forza e potenza e connessione, e allora dovrete riaggiustare la postura in senso orizzontale (ma non solo).

6. passate alle gambe e scoprite come le tre perle possono darvi maggiore spinta, torsione e forza. Tanto in alto quanto in basso, il radicamento nasce così. Stesso procedimento delle tre precedenti. Ogni perla ha una sua logica di rotazione, torsione, spinta. Cavatappi anche li.

7. in questo processo, lo sguardo resta sempre all’altezza dei palmi (non guardare giù) e li osserva mantenendo l’allineamento e dando energia ai palmi. Le mani sono vive, le dita estese ma non rigide, e l’insieme del corpo rilassato ma con molta intenzione. Non c’è rigidità, ma solo una pressione costante e una tensione leggera di tutte le catene tendino-muscolari.

8. mantenete questa intenzione per tutto il tempo della camminata, in modo da abituarvi ad avere uno stato del corpo unito, intero, integrato, con tutte le perle attive, in modo costante e naturale, che diventi una nostra abitudine. Ci accorgeremo dopo un po’ che tutta la prospettiva di pratica cambia, se attiviamo i centri di snodo dell’energia-forza-intenzione.

Questa è la “qualità” del lavoro interno. Insieme alla “quantità” porta grandi risultati. Gli otto palmi servono a creare i primi collegamenti, e quando saranno solidi, potremo pensare agli altri collegamenti, da un palmi all’altro.

Questo post è dedicato a Yves Kieffer.

(L’immagine cerca di riassumere il concetto dei legami interni: connessione, armonia sinergica, continuità, presenza, rotazione, torsione, spinta. Il risultato è bellezza estetica, ma è un effetto collaterale)

Jou Tsung Hwa

Con piacere leggo che l’amico Alberto Pingitore ha lanciato un meeting annuale per ricordare Master Jou, ovvero Jou Tsung Hwa, maestro di Taijiquan, autore del famoso “Il Dao del Taijiquan”, che nel 1998 ci ha lasciati fisicamente, ma che con i suoi straordinari scritti e con la sua attività in tutto il mondo ha cambiato il corso di questa arte marziale.

A Master Jou ho dedicato su questo blog già qualche articolo, perchè davvero quest’uomo ha ispirato generazioni di praticanti, ha donato le ali ad una pratica che oggi non ha più lo stesso fascino misterioso di allora, quanto piuttosto una vocazione commerciale, ma Jou ne ha sempre fatto uno strumento di crescita marziale e personale.

Master Jou aveva una visione “stravagante” per un cinese di cultura (professore di matematica e autore di molti libri sull’argomento) e di fama come lui: la verità è nella pratica, e la pratica ci rende liberi. Jou Tsung Hwa era un vero ricercatore, uno che non si accontenta di risposte prefabbricate o di fedeltà indiscusse a questo o a quel maestro o metodo. Le uniche fonti erano i classici e il confronto, con una visione sociale del Taijiquan che ancora oggi è di estrema attualità.

Alberto Pingitore lo ha invitato dagli USA in quegli anni in Italia, ed è rimasto l’unico ad aver avuto questo privilegio, di poterci vivere accanto per giorni e assorbirne le idee, le tecniche, lo spirito, l’energia e l’entusiasmo soprattutto, cosa di cui Master Jou non mancava mai.

Io l’ho conosciuto nel 1998 negli States a Winchester in Virginia, un mese prima che un incidente stradale lo portasse vie, durante A Taste of China, insieme a Pat Rice, Sam Masich, Jeff Bolt, e tanti altri maestri e amici. Ho seguito i suoi seminari durante la manifestazione, abbiamo avuto modo di chiacchierare insieme, ho “sentito” su di me le sue capacità di Fajing e mi ha fatto anche un piccolo regalo di pratica, che serbo ancora gelosamente.

Al ritorno dagli USA, all’annuncio della sua scomparsa, ho sentito il bisogno di scrivere un articolo per una rivista italiana per commemorare questo straordinario personaggio, che altrimenti sarebbe passato sotto silenzio. Il suo grande libro, “Il Dao del Taijiquan” è la miglior introduzione al Taijiquan che io conosca, e al contempo una fonte di sipirazione continua. Una copia autografata è nella mia libreria e la conservo con affetto.

Attendiamo quindi intrepidi l’11 e 12 ottobre 2014 per andare a praticare a Grosseto da Alberto Pingitore, per scoprire e ricordare l’eredità fisica e morale che Master Jou ci ha lasciato. Per maggiori informazioni e prenotazioni scrivete ad Alberto sotto questo link.

Flusso

“La mente deve essere sempre in stato di flusso, perchè quando si ferma da qualche parte ciò significa che il flusso si interrompe, e questa interruzione è dannosa per il benessere della mente.
Nel caso della spada, significa morte.
Quando lo spadaccino si erge contro il suo avversario, lui non pensa all’avversario, né a sé, né ai movimenti di spada del suo nemico.
Lui sta lì con la sua spada e, dimentico completamente della tecnica, è pronto solo a seguire i dettami del subconscio.
L’uomo si è annullato, come possessore della spada.
Quando si colpisce, non è l’uomo, ma la spada nella mano del subconscio dell’uomo che colpisce”.

Takuan Soho

(Nella foto Sergio durante un seminario di spada con Sensei Pascal Krieger )

Karambit

Grandi novità per il seminario del 29 marzo!

Avremo il piacere di avere con noi per il seminario di Kuai Wu Xing e di ricevere una lezione nel pomeriggio di sabato da Andreas Engelhardt, un amico tedesco di Fuerth, esperto nell’uso di questa arma speciale, un piccolo coltello di origine Sud-Est Asiatica. Il Karambit è caratterizzato da una forma a mezzaluna e un anello alla base dell’impugnatura, per renderlo veloce e flessibile nelle applicazioni.

Andreas ha un vasto repertorio nel Silat indonesiano, nel Kali filippino e nell’uso di questa e altre armi. Inoltre condivide con noi una passione enorme per le arti marziali applicate, e come noi ama incontrare praticanti di altri metodi per scambiare e sviluppare la pratica.

La grande ricchezza dell’uso del Karambit per noi del Baguazhang deriva alla incredibile analogia di utilizzo di questa arma, che segue perfettamente le orbite e le idee del Lao Seng Tuo Bo e delle armi corte e cortissime del Bagua come il Pun Gung Bi e altre armi da mano, piccole ma estremamente efficaci a medio e corto raggio.

Quindi, per coloro che possono investire qualche ora del loro tempo anche nel pomeriggio di sabato, consiglio caldamente di restare con noi dopo pranzo (Laura come sempre provvederà ad un ricco buffet di cibarie per la pausa, dalle 13 alle 14) per incontrare Andreas.

Sono previsti per il futuro anche altri incontri con lui, sempre sotto forma di scambi e di incontri, ma gli insegnanti di Andreas sono personaggi di primo piano nel mondo marziale asiatico. Non è escluso che presto ci si possa anche incontrare con loro, in Italia o in Germania.

A sabato 29!

快五行拳 Kuai Wu Xing Quan

快五行拳 Kuai Wu Xing Quan significa “Cinque pugni elementari veloci”, ed è un metodo di Xingyiquan più moderno e rapido rispetto alla tradizione dello Xingyi. Rispetto ai cinque pugni dei cinque elementi tradizionali dello Hebei, Henan o Shanxi, Kuai Wu Xing si preoccupa prima delle dinamicità e della ricerca di efficacia del movimento, in genere molto rapido, piuttosto che della preparazione della struttura.

Funziona meglio con persone che già hanno familiarità con lo Xingyiquan, che lo praticano magari da tempo e che vogliono ribaltare o semplicemente affiancare un’altro modo di allenarsi al tradizionale concetto dei “tre anni prima di muoversi”. Kuai Wu Xing nasce dall’esperienza di alcuni maestri cinesi, che provenivano da una solida esperienza di combattimento, che si resero conto della lentezza con cui progredivano gli allievi nella pratica tradizionale, e si presero il rischio di ribaltare l’approccio.
Spesso lo Xingyiquan soffre di una mancanza di applicazione pratica, cioè non viene mai portato ad un livello di efficacia che gli permetta di confrontarsi con altri discipline marziali o da combattimento, ma rimane un esercizio da ripetere a solo, un po’ come il Taijiquan.

Il concetto base è fedele ai precetti dello Xingyiquan tradizionale, quindi Santishi, Cinque pugni, allineamenti e torsioni, lavoro di immagini, fasi e concatenazioni, ma segue tre regole aggiuntive:
1. triplare sempre il colpo
2. entrare e uscire rapidamente
3. allungare i movimenti
Kuai Wu Xing serve a sviluppare un lavoro aerobico del corpo e allungare – rinforzandole – le catene tendino muscolari, i movimenti e le dinamiche. 
Il seminario si terrà a Caldogno, parco di via Puccini, dalle 9 alle 13 di sabato 29 marzo 2014. Per maggiori informazioni potete scrivere a questo blog.