Shihan Giampietro Savegnago

Dopo dieci anni di dura e coraggiosa lotta con la malattia, ieri Shihan Giampietro Savegnago, ottavo dan di Aikido, grande diffusore di questa splendida arte in Italia e nel mondo, ha lasciato il corpo. La notizia si è diffusa rapidamente nel mondo delle arti marziali e lascia un grande vuoto, ma anche un grande esempio di forza, determinazione e coraggio. Doti di cui c’è un grande bisogno oggi, e di cui i modelli tristemente scarseggiano.

Ho conosciuto il maestro Savegnago molti anni fa, quando sul tatami non c’era bisogno di fare molte presentazioni, lui era il maestro e gli altri erano gli allievi. Conobbi anche Sensei Kobayashi, e la sua modalità di movimento raccolto, essenziale, straordinariamente ricercato ed eloquente. Anche lui aveva passato molte delle porte verso la profondità dell’arte.

Da un’intervista dell’aprile 2011:

L’aikido è molto efficace ed esteticamente elegante, sembra che l’uso della forza non conti…
«Esattamente, non c’è bisogno di forza perché si lavora su una concatenazione di movimenti sferici del corpo, che sono anche il principio dell’energia che la pratica produce. Aikido letteralmente significa “la via dell’armonia e dell’energia”, e non si pratica resistendo al colpo col corpo rigido, occorre imparare a utilizzare questa energia irradiante per andare avanti ed entrare nello spazio avversario. Per questo, come nel pugilato, è fondamentale il controllo del centro, in base al principio che non posso controllare l’azione se prima non ho controllato l’intenzione. La base dell’aikido è il contatto: questo è il punto di partenza dell’energia irradiante. Si lavora a sfera, utilizzando tecniche che riprendono cerchi che portano o alla chiusura – immobilizzazione – o all’apertura – proiezione. È un gioco fra due forze che si contrappongono e le loro risultanti; si utilizza l’energia irradiante, la tecnica dirompente, e quando si arriva al contatto la forza si sprigiona provocando lo squilibrio del compagno.»

Sensei Savegnago aveva fatto sua l’eredita di Kobayashi, l’aveva personalizzata e raffinata, ed aveva sviluppato una fluidità, una morbidezza ed una estrema presenza, che lasciavano soddisfatti e impressionati sia i “guerrieri” che i “pacifisti” nel mondo dell’Aikido.

Quando se ne va un maestro come lui, è istintiva una riflessione sulla brevità della vita (aveva 59 anni) e sulle sfide che ognuno di noi quotidianamente è portato ad affrontare, ma soprattutto sul modo in cui affrontarle. Stasera siamo stati a festeggiare il primo dan di Sergio Fanton, adesso finalmente entrato nel mondo dell’Aikido a pieno titolo, e insieme con lui abbiamo festeggiato (dentro di noi, ognuno a suo modo) la liberazione dello spirito di Sensei Savegnago.

Commentava Sensei Zulpo, allievo anche di Savegnago: con un modello come lui davanti, anche le difficoltà apparentemente insormontabili diventano affrontabili. Siamo d’accordo, maestro Zulpo, amico di tanti anni. Le arti marziali insegnano a diventare ed a saper restare solidi, ad affrontare le cose con consapevolezza e crescente saggezza.

Ogni esame che la vita ci propone, da quello di dan a quello del sangue, è un momento per crescere. Se perdiamo l’occasione, abbiamo perso molto, perchè quelli sono i momenti in cui ci mettiamo in discussione. La morte stessa, al di là della tristezza, diventa un insegnamento. Ecco un bello spunto su cui riflettere.

Buon viaggio, Shihan Savegnago, il tuo messaggio ha toccato molti cuori.

3 pensieri su “Shihan Giampietro Savegnago

  1. Anonymous

    Grazie per aver ricordato la figura di una persona che lasciava e ha lasciato un segno inequivocabile e profondo in chi lo ha conosciuto sotto i suoi vari aspetti, da maestro,amico,collega o semplicemente come essere umano…Personalmente ricordo con piacere le volte che l'ho incontrato nel tatami..sotto la sua guida anche le cose semplici pure restando semplici si caricavano di un concetto profondo e semplificava le cose che parevano complicate fino a farle apparire quasi elementari..salvo poi quando si aveva la fortuna di potere incrociare le mani con lui si restava colpiti dall'assoluta padronanza di tutti gli elementi tecnici e dinamici dell'aikido e dalla notevole presenza di volontà e umanità.Molte altre persone che meglio l'hanno conosciuto sapranno descriverlo e ricordarlo,dal mio canto conservo un bellissimo ricordo e gratitudine per quello che grazie a lui ho appreso e svilluppato…..e che il suo spirito e la sua presenza ,il suo esempio sempre ci accompagni.Grazie

  2. Anonimo

    Grazie per aver ricordato la figura di una persona che lasciava e ha lasciato un segno inequivocabile e profondo in chi lo ha conosciuto sotto i suoi vari aspetti, da maestro,amico,collega o semplicemente come essere umano…Personalmente ricordo con piacere le volte che l'ho incontrato nel tatami..sotto la sua guida anche le cose semplici pure restando semplici si caricavano di un concetto profondo e semplificava le cose che parevano complicate fino a farle apparire quasi elementari..salvo poi quando si aveva la fortuna di potere incrociare le mani con lui si restava colpiti dall'assoluta padronanza di tutti gli elementi tecnici e dinamici dell'aikido e dalla notevole presenza di volontà e umanità.Molte altre persone che meglio l'hanno conosciuto sapranno descriverlo e ricordarlo,dal mio canto conservo un bellissimo ricordo e gratitudine per quello che grazie a lui ho appreso e svilluppato…..e che il suo spirito e la sua presenza ,il suo esempio sempre ci accompagni.Grazie

  3. Grazie a te per il tuo intenso commento. Sentivo la necessità di rendere omaggio al suo lavoro, pur non essendo un allievo del maestro. A volte il tempo sfilaccia la memoria, e si perde il momento. A questo serve la memoria scritta, anche su un piccolo blog.

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