Primo incontro 2013: eccoci!

Sabato 16 marzo 2013: finalmente si riparte!

Nel piacevole ambiente del parco di via Puccini a Caldogno, sabato mattina dalle 9.00 in poi ci ritroveremo per ricominciare a lavorare sul corpo con le nostre amate arti marziali, con lo stile che ci contraddistingue, il metodo Ziran. Ho già avuto diverse conferme dei “veci”, e questo mi fa molto piacere 🙂

Programma della giornata:
– Qigong, per rilassare il mente-corpo-spirito
– Neigong, per rinforzare la struttura da dentro
– Cerchi, per rimettere in funzione gambe, braccia e tronco, connettere e strutturare
– Linee, per allenare l’intenzione, la direzione e la forza
– Drill, per allenare l’istintività e la concatenazione veloce
– Tuishou, per portare tutto questo nel lavoro a due e lasciarlo man mano sempre più libero…

Ognuna di queste pratiche va ovviamente sviluppata da sola e in profondità, ma domani faremo un “reboot”  del lavoro che ci permetta di gustare il piacere del lavoro fisico fatto bene e armonico, piuttosto che il dettaglio tecnico. E poi, il segreto sta sempre nelle prime cose che impariamo! Un pugno o un palmo dati bene, una schivata efficace, uno spostamento veloce, l’uso di una gamba malandrina sono già un grande risultato!

Saremo noi, come al solito, i “ragazzi” dello Ziran. Le porte sono aperte a tutti coloro che vogliono allenarsi con noi, senza nessun problema di livello, di cintura o di esperienza. Chiediamo solo uno spirito aperto, sereno e senza troppo ego, per poter scambiare e imparare a conoscersi anche nei momenti di scambio, senza paura e con il massimo rispetto.

A seguire confermerò le date dei prossimi incontri a tema su:
– Gestione del pensiero
– Neigong
– Qigong
– Baguazhang
– Xingyiquan
– Taijiquan
– Tuishou
– Sanshou

A sabato!

(Nella foto, due praticanti della scuola Ziran in sparring libero :-))). Se vogliamo diventare buoni praticanti, di sicuro abbiamo diverse cose da imparare da questi animali… che ne dite? )

PS: l’articolo dedicato al Grande Maestro Giampietro Savegnago (vedi post precedente) è stato ripreso sul sito della Associazione Aikido “Dojo Itto Isshin” di Caldogno del Maestro Livio Zulpo. Ringrazio l’amico fraterno Livio per l’onore e per la sua amicizia. 

Shihan Giampietro Savegnago

Dopo dieci anni di dura e coraggiosa lotta con la malattia, ieri Shihan Giampietro Savegnago, ottavo dan di Aikido, grande diffusore di questa splendida arte in Italia e nel mondo, ha lasciato il corpo. La notizia si è diffusa rapidamente nel mondo delle arti marziali e lascia un grande vuoto, ma anche un grande esempio di forza, determinazione e coraggio. Doti di cui c’è un grande bisogno oggi, e di cui i modelli tristemente scarseggiano.

Ho conosciuto il maestro Savegnago molti anni fa, quando sul tatami non c’era bisogno di fare molte presentazioni, lui era il maestro e gli altri erano gli allievi. Conobbi anche Sensei Kobayashi, e la sua modalità di movimento raccolto, essenziale, straordinariamente ricercato ed eloquente. Anche lui aveva passato molte delle porte verso la profondità dell’arte.

Da un’intervista dell’aprile 2011:

L’aikido è molto efficace ed esteticamente elegante, sembra che l’uso della forza non conti…
«Esattamente, non c’è bisogno di forza perché si lavora su una concatenazione di movimenti sferici del corpo, che sono anche il principio dell’energia che la pratica produce. Aikido letteralmente significa “la via dell’armonia e dell’energia”, e non si pratica resistendo al colpo col corpo rigido, occorre imparare a utilizzare questa energia irradiante per andare avanti ed entrare nello spazio avversario. Per questo, come nel pugilato, è fondamentale il controllo del centro, in base al principio che non posso controllare l’azione se prima non ho controllato l’intenzione. La base dell’aikido è il contatto: questo è il punto di partenza dell’energia irradiante. Si lavora a sfera, utilizzando tecniche che riprendono cerchi che portano o alla chiusura – immobilizzazione – o all’apertura – proiezione. È un gioco fra due forze che si contrappongono e le loro risultanti; si utilizza l’energia irradiante, la tecnica dirompente, e quando si arriva al contatto la forza si sprigiona provocando lo squilibrio del compagno.»

Sensei Savegnago aveva fatto sua l’eredita di Kobayashi, l’aveva personalizzata e raffinata, ed aveva sviluppato una fluidità, una morbidezza ed una estrema presenza, che lasciavano soddisfatti e impressionati sia i “guerrieri” che i “pacifisti” nel mondo dell’Aikido.

Quando se ne va un maestro come lui, è istintiva una riflessione sulla brevità della vita (aveva 59 anni) e sulle sfide che ognuno di noi quotidianamente è portato ad affrontare, ma soprattutto sul modo in cui affrontarle. Stasera siamo stati a festeggiare il primo dan di Sergio Fanton, adesso finalmente entrato nel mondo dell’Aikido a pieno titolo, e insieme con lui abbiamo festeggiato (dentro di noi, ognuno a suo modo) la liberazione dello spirito di Sensei Savegnago.

Commentava Sensei Zulpo, allievo anche di Savegnago: con un modello come lui davanti, anche le difficoltà apparentemente insormontabili diventano affrontabili. Siamo d’accordo, maestro Zulpo, amico di tanti anni. Le arti marziali insegnano a diventare ed a saper restare solidi, ad affrontare le cose con consapevolezza e crescente saggezza.

Ogni esame che la vita ci propone, da quello di dan a quello del sangue, è un momento per crescere. Se perdiamo l’occasione, abbiamo perso molto, perchè quelli sono i momenti in cui ci mettiamo in discussione. La morte stessa, al di là della tristezza, diventa un insegnamento. Ecco un bello spunto su cui riflettere.

Buon viaggio, Shihan Savegnago, il tuo messaggio ha toccato molti cuori.