Xingyiquan sabato scorso

E’ stato ancora una volta un seminario baciato dal sole e dal bel tempo, freddo ma non gelido, e soprattutto dal buonumore che ha accompagnato la pratica dello Xingyiquan. Abbiamo sudato, ma abbiamo anche scoperto un’altra straordinaria arte interna e le sue essenziali, sintetiche leggi, che governano l’efficacia del combattimento.

Con grandissimo piacere era con noi il maestro Yves Kieffer, amico di sempre, che ha dato il suo costante contributo arricchendo le spiegazioni e la pratica con esercizi di purificazione, dettagli applicativi, confronti con il suo sistema San Yi Quan che si differenzia dal nostro, più legato a Sun Lutang ed alla branca Shanxi dello Xingyi.

Abbiamo studiato Santishi, nella versione aperta e quella chiusa, e poi abbiamo affrontato la meccanica di Piquan, il movimento dell’immortalità (come la definiva Sun), e poi abbiamo analizzato e praticato Zhuanquan, l’acqua, e Bengquan, il legno. Abbiamo visto i target, la logica Kai He (apri-chiudi), le torsioni del corpo e il principio del push-pull che è presente in ogni momento della pratica.

Gli animali rappresentano l’evoluzione dinamica e asimmetrica dei cinque pugni, quindi abbiamo approcciato il Drago per comprendere come si era evoluto il Piquan in questo movimento, e abbiamo provato la versione con calcio e senza calcio. Le anche ringraziano 🙂

Ci mancano ancora due elementi per completare la panoramica, ma siamo confidenti che nel 2012 ci ritroveremo presto per completare questa prima infarinata di Xingyiquan. La sua natura così semplice e diretta in realtà nasconde un’anima estremamente raffinata e sottile.

Una legge che sicuramente vale per lo Xingyiquan è: “semplice non significa facile”, e ce ne siamo accorti tutti.

Movimenti asciutti, veloci, volutamente potenti in Mingjing, per instruire il corpo e i muscoli a dare il massimo, e poi la ricerca del movimento lento, quindi fluido in Anjing, per comprendere il senso, la finezza, la morbidezza.

Un grazie a Laura e Federica che hanno provveduto al pranzo, un grazie a Alberto Campagnari, Luca Semenzin, Alberto Dal Maso, Yves Kieffer, Sergio Fanton. Mi piace questo modo di lavorare e di mantenere un buon livello di qualità.

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Sabato 17 dicembre ore 20.00: Grande Pizza di Fine Anno di Ziran Neigong Quan !!!

L’invito è aperto a tutti, amici, conoscenti, praticanti di altre scuole, e a tutti i praticanti di Qigong, Taijiquan, Baguazhang, Xingyiquan, Yiquan e Medicina Tradizionale Cinese.

Saremo alla pizzeria “Due Torri” di Caldogno sabato 17 dicembre alle 20.00.
Prenotate a questo indirizzo email, perchè… ci sarà qualche bella sorpresa!
Non mancate!

 (Nella foto: Luigi Zanini, Luca Semenzin, Alberto Dal Maso, Yves Kieffer, Sergio Fanton e Alberto Campagnari, a fine giornata, quando il sole ormai era un ricordo – ma che giornata!)

Primo memorial italiano Jou Tsung Hwa

Per chi ha buona memoria, questo appuntamento è un progetto che accompagna Alberto Pingitore e me da parecchi anni, almeno da quando entrambi siamo stati toccati dall’esperienza di conoscere Master jou. L’abbiamo rinviata pazientemente, ma il prossimo anno finalmente ci siamo!

Non ripeto in questa sede quanta e quale importanza abbia avuto la visione di Jou Tsung Hwa, per chi vuole saperne di più basta che leggano l’articolo che scrissi per Quaderni d’Oriente sulla sua morte, che avveniva giusto un mese dopo che l’avevo conosciuto negli USA.

Alberto Pingitore mi comunica che con molta probabilità avremo Loretta, la figura mitica che accompagnò per anni Master Jou nel suo cammino di scoperta del Taijiquan e nella costruzione della sua Tai Chi Farm a Warwick. Se questo avverrà, sarà un’occasione più unica che rara per ascoltare l’esperienza di qualcuno che visse con questo rivoluzionario maestro di Taijiquan.

Il Memorial Italiano 2012 dedicato a Master Jou Tsung Hwa si aprirà venerdì 6 luglio alle ore 21 con una cerimonia, e si concluderà domenica 8 luglio 2012 con una cerimonia di conclusione. Sabato 7 avrà il seguente orario:
– 10.00 seminario del mattino
– 13.00 pranzo
– 15.00 seminario pomeridiano
– 18.00 pratica libera di tuishou
– 20.00 cena
– 21.00 conferenza su Jout Tsung Hwa

Domenica 8 luglio la giornata alle 15 prevede uno spazio libero per la pratica d’insieme e una breve cerimonia di chiusura.

Ovviamente sono invitati a partecipare tutti coloro che praticano Taijiquan, di qualsiasi livello ed esperienza, scuole e rappresentanti di scuole interne. Lo scopo e l’attitudine di questo incontro è quello di riunificare e condividere, nello stesso spirito con cui Jou Tsung Hwa divulgò e scrisse di questa arte per tutta la sua vita.

Per maggiori informazioni seguite questo blog e QUAN DAO di Alberto Pingitore.

Sarà una grande esperienza.

Le migliori 20 + 3 frasi sulle Arti Marziali

Dove si può scegliere solo tra codardia e violenza, sceglierei la violenza.
(Mohandas Gandhi)

La nazione che insiste nel tirare una netta linea di demarcazione tra l’uomo che combatte e l’uomo che pensa, rischia che le sue lotte siano condotte da folli e i suoi pensieri siano formulati da codardi.
(William Francis Butler)

Chi impara solo da se stesso, ha un folle come maestro.
(Ben Jonson)

La più debole delle debolezze è una virtù che non sia ancora stata messa alla prova del fuoco.
(Mark Twain)

Per primo il coraggio, poi la potenza, per ultima la tecnica.
(Author unknown)

Ognuno di noi ha un piano in mente, finchè non viene colpito.
(Joe Lewis)

Cerca di non seguire le orme di un vecchio; cerca quello che ha seminato.
(Matsu Basho)

Non interrompere mai il tuo nemico quando sta facendo un errore.
(Napoleone Bonaparte)

Chi sovrasta il suo nemico con la forza, lo sovrasta solo a metà.
(John Milton)

L’uomo più ricco è quello i cui piacere sono i più poveri.
(Henry David Thoreau)

Un uomo esperto in battaglia prima di tutto si rende invincibile, e poi attende che il nemico esponga la sua vulnerabilità.
(Sun Tzu)

Non temo un uomo che ha praticato 10.000 calci una volta sola, ma temo l’uomo che ha praticato un solo calcio 10.000 volte.
(Bruce Lee)

Noi siamo ciò che facciamo ripetutamente. L’eccellenza, quindi, non è una azione, ma una abitudine.
(Aristotele)

Un guerriero può scegliere se essere pacifista; gli altri sono condannati ad esserlo.
(Anonimo)

Non mi piace la morte, ma ci sono cose che mi piacciono ancora meno della morte. Quindi, ci sono volte in cui non temo il pericolo.
(Mencio)

Non colpire, se c’è una possibilità onorevole di evitare di colpire; ma se colpisci, non essere delicato.
(Theodore Roosevelt)

Se desideri la più grande tranquillità, preparati a sudare.
(Hakuin)

Piangi nel dojo. Ridi sul campo di battaglia.
(Anonimo)

In tempi di pace, l’uomo di guerra attacca se stesso.
(Friedrich Nietzsche)

Ci sono due regole per avere successo nelle arti marziali. Regola numero uno: non dire mai agli altri tutto ciò che sai.
(Anonimo)

Più sudi in palestra, meno sanguini in guerra.
(Shin Dae Woung)

Se lo posso fare io, lo puoi fare anche tu.
(Dan Inosanto)

Per conoscere veramente le arti marziali, devi avere una trasmissione orale.
(Dan Docherty)

(Da: http://www.martialdevelopment.com/blog/best-martial-arts-quotes/ e le tre ultime aggiunte personali. Foto da: www.alivenotdead.com)

Il Qigong, l’arte di respirare

Ripubblico questo articolo che scrissi una decina di anni fa per la rivista “Tian Tan”, e che ha ispirato molti lettori nel corso del tempo. Visto l’interesse che comunque questa arte semplice e profonda continua a riscuotere, specie ai tempi d’oggi, spero possa aiutare a crescere chi ha voglia di comprendere e di praticare.

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QIGONG L’ESERCIZIO PER L’ENERGIA VITALE

Cos’è, come funziona, che scopo ha il Qigong, l’esercizio per l’energia vitale?

Premesso che le parole e la carta stampata non possono trasmettere l’integralità di un’esperienza, ci avviciniamo in questa rubrica ad alcune idee centrali di questa disciplina cinese del respiro e del Qi. A differenza del massaggio in cui gli effetti della pratica derivano dall’interazione a più livelli tra massaggiatore e massaggiato, nel Qigong questi due ruoli coincidono nella stessa persona. Questo costituisce allo stesso tempo un vantaggio (il fatto che la pratica può essere eseguita da soli in qualsiasi momento o condizione) e uno svantaggio (cioè che non c’è l’apporto energetico da parte di un’altra persona).

Per ovviare a questo il Qigong sviluppa sin dall’inizio una capacità di percezione di se stessi molto sviluppata, in modo da poter ricavare energia e stimolo da qualsiasi fonte: dall’ambiente circostante, dalla natura, dalle cose, dalle situazioni che vengono vissute, persino dal ricordo stesso di una buona pratica o di una bella giornata, o dalla serenità ricavata dal movimento fisico. Abbiamo visto che qualsiasi cosa esista sulla terra – e anche ciò che non percepiamo noi stessi – ha una carica energetica importante, perché la materia stessa è energia. Su questo punto ci soffermeremo più avanti.

Il praticante di Qigong è quindi contemporaneamente paziente e guaritore di se stesso. La guarigione avviene mettendo in armonia, in una specie di sintonia fine, corpo e mente, quindi è un lavoro sia fisico che psichico.

Dopo qualche tempo la pratica può acquisire – normalmente avviene così – una dimensione spirituale. La pratica si realizza con più serie di morbidi movimenti del corpo, da eseguire in armonia con il respiro, visualizzando sensazioni fisiche e psichiche insieme, passando attraverso diversi stati di coscienza, fino alla riunificazione con se stessi.

Il ruolo di guaritore di se stesso non è dei più semplici, perché richiede pazienza e costanza (doti comunque necessarie in qualsiasi disciplina), e il risultato ha bisogno di qualche tempo per sedimentarsi e diventare visibile.

I primi segnali evidenti arrivano comunque nel giro di poche ore: migliore circolazione, quindi più calore nelle mani e nei piedi, migliore digestione, migliore qualità di sonno, maggiore rilassamento generale, tono muscolare e psichico brillanti, insomma una qualità di vita più interessante. Per verificare che non si tratta di un effetto placebo, basta smettere la pratica e attendere qualche giorno.

La differenza dello stato di coscienza sarà lampante. Si avrà la sensazione – piuttosto spiacevole – di essere invecchiati precocemente.

La crescita di Qigong avviene in maniera progressiva. Si potrebbe definire come un “circolo virtuoso”, in contrapposizione al classico e tristemente famoso “circolo vizioso. In quest’ultimo l’anima della persona è un po’ triste, nervoso, arrabbiato, e questa sua prospettiva influenza tutto quello che avviene intorno a lui.

Comunemente si dice che una persona “se le cerca”, che si attira le cose negative.
In realtà tutto ciò che avviene è visto attraverso un paio di occhiali grigi. Anche davanti ad un fatto positivo, l’istinto suggerisce che sia del tutto casuale, che tanto le cose torneranno ad andare male, e che non ci si può far niente.

In questo senso la prima legge di Murphy (“Se una cosa ha una possibilità di andare male lo farà”) sembra confermata, e tutto sommato ci si sente in buona compagnia, noi con tutto il resto dell’umanità.

La teoria del “circolo virtuoso” dice invece che se le cose possono andare bene, noi possiamo aiutarle ad andare meglio. Certo, non si chiede idi essere improvvisamente ottimisti o di diventare i nuovi apostoli della religione del momento (come purtroppo qualche volta avviene oggi anche in Cina).

Invece di continuare a misurarci con i “metri” che ci mettono a disposizione gli altri, è utile tornare a misurare il mondo e la propria crescita su se stessi, tenendo conto degli altri e delle loro esperienze, ma senza farsi influenzare in maniera eccessiva.

L’idea di Qigong è di mettere l’accento sulle cose belle, positive che caratterizzano la nostra vita – non ultimo il fatto che siamo vivi! – e tenerle in considerazione il più possibile.

Allunghiamo la nostra linea, non cerchiamo per tutta la vita di spezzare quella degli altri. In questo modo le cose brutte, inevitabili , di cui la nostra vita è punteggiata, torneranno nella loro dimensione di necessario Yin in equilibrio a tanto Yang che riempie la nostra vita.

Un ultimo punto importante del Qigong è la progettazione. Se ci poniamo un obiettivo (come abbiamo fatto per la famiglia, la casa, il lavoro) dobbiamo anche studiare una strada per raggiungerlo. Questo non significa diventare inflessibili esecutori di un destino predeterminato. Vuol dire solo motivarsi a procedere in una direzione.

Una persona malata non ha dubbi, il suo scopo è di guarire, quindi cerca di trovare una cura adatta ai suoi bisogni. E non si fa scoraggiare dalle esperienze negative, lotta comunque per la sua vita e per la qualità della sua esistenza. Se non siamo malati, dovremmo già sentirci molto fortunati per questo, e quindi pensare comunque in maniera positiva.

Ecco, questo è il Qigong, una sfida vinta in partenza per la qualità della vita. E per vincerla non occorrono soldi o cultura: bastano pazienza, motivazione ed una bella pacca sulla spalla per dirci: “Ricominciamo anche stavolta?”.

Respirare con la pancia

Respirare con la pancia è il primo passo per entrare in contatto con se stessi, con il corpo, con la mente, ma soprattutto con la parte meno accessibile di noi stessi, che è l’inconscio. La respirazione è un fenomeno involontario ma al contempo volontario, nel senso che può essere guidato. Ad uno stato d’animo corrisponde un tipo di respirazione.

Respirare con la pancia serve a bilanciare la nostra respirazione “normale” che quasi sempre è alta, polmonare e fatta allargando le spalle. Questa modalità ha una grande serie di controindicazioni, perchè blocca il movimento del corpo, lo irrigidisce, lo spinge verso l’alto, facendo perdere il contatto con terra e quindi mettendo in tensione non solo il corpo ma anche lo spirito della persona.

Accedere alla pancia è entrare dentro, in basso, in una zona che ragiona e pensa in modo indipendente dalla mente. Ci sono molte cose che il corpo digerisce e smaltisce (o accumula) in modo autonomo, senza che il pensiero razionale possa intervenire. Il nostro secondo cervello è localizzato nei visceri, dallo stomaco all’intestino, dalla bocca all’ano, e quel cervello ha un suo modo di reagire. Quando è sovraccarico, reagisce male.

Respirare con la pancia, quindi gonfiarla e sgonfiarla, andare dolcemente al massimo della capienza e svuotarla del tutto, permette di massaggiare in profondità i visceri, ad aumentare il flusso di sangue disponibile, a migliorare la circolazione, a sbloccare i ristagni di qi e di sangue e di fluidi, e di rimettere in circolo energie. Non è un caso se dopo una seduta di respirazione ci sentiamo più tonici, più lucidi e più sereni. Il respiro diaframmatico ha avuto questo effetto.

Nelle arti marziali interne la respirazione di pancia è fondamentale per raggiungere alti livelli di efficacia e comprendere il flusso del movimento che travalica il tempo e lo spazio. Senza il respiro lavoriamo in uno stato di semi-apnea che non permette il rilascio delle fascie e quindi limita i risultati che possiamo ottenere.

Respirare con la pancia è l’inizio di un cammino, che porta verso un nuovo modo di vivere e di interagire con il mondo, perchè abbiamo maggiore flessibilità dentro di noi per gestire quello che avviene all’esterno. Abbiamo più risorse energetiche, e non siamo gestiti dagli eventi, ma siamo noi a gestire le emozioni in modo più consapevole.

Respirare con la pancia apre molte porte, e serve l’aiuto di una guida per addentrarsi in questo mondo. Non c’è alcun segreto, solo esperienza, ed una volta capito il meccanismo, basta solo lavorarlo a lungo e farlo diventare istintivo e naturale. I risultati vi sorprenderanno.

Buona pratica!

Appuntamenti 2011 – 2012

Ziran Neigon Quan, arti marziali tradizionali interne cinesi, prosegue la sua attività di seminari tecnici fino a fine anno 2011, e annuncia i primi seminari per il gennaio 2012. Si tratta di una serie di incontri mirati per argomenti, che permettono al praticante di apprendere in maniera chiara e precisa gli elementi fondamentali ed essenziali delle singole arti interne di combattimento.

Questi seminari tecnici si affiancano agli incontri informali di pratica, che in genere si tengono il sabato mattina al parco di via Puccini a Caldogno (Vicenza), e durante la settimana al mattino dalle 6 alle 7 e la sera dalle 19 alle 20, sempre nello stesso parco. Non c’è un calendario preciso di questi incontri, vengono indetti secondo la disponibilità degli insegnanti e dei praticanti. Chi fosse interessato può prendere contatto con l’autore di questo blog, e insieme fisseremo l’incontro.

Gli incontri informali di pratica sono aperti a tutti i praticanti di arti marziali, in uno spirito di dialogo e di condivisione dell’arte. Non si cerca nè lo scontro, nè la prevaricazione. Normalmente si parte dal Roushou del Baguazhang, un metodo di scambio di mani a contatto, che permette di sviluppare abilità di ascolto e di gestione dello spazio vitale in modo sicuro. Dal Roushou si passa progressivamente al Gangshou, al Tuishou, al Dashou e infine al Sanshou.

I seminari tecnici sono incontri riservati ai partecipanti che si iscrivono e ai quali viene dedicata tutta l’attenzione al praticante, in modo che l’apprendimento della tecnica sia corretto e qualificato. Questo permetterà al praticante di proseguire la sua pratica personale su un binario corretto e a crescere tecnicamente ed essere pronto per la pratica.

Le lezioni individuali sui vari argomenti indicati nel Syllabus a lato di questo blog sono invece incontri riservati di coaching “one-to-one” in cui l’insegnante e l’allievo lavorano insieme per ottenere il massimo risultato. Consiglio le lezioni individuali quando si vuole comprendere a fondo e “tagliare su misura” la conoscenza e la pratica dell’arte marziale su di sè, per correggere atteggiamenti scorretti e migliorare la propria pratica, cosa che in gruppo non è sempre possibile, specie nel dettaglio.

Accanto alle arti marziali, Ziran Neigong Quan si occupa da molti anni di una branca della medicina tradizionale cinese che si chiama Qigong, l’esercizio del respiro a scopo terapeutico, marziale e spirituale. E’ una delle quattro “colonne” della medicina orientale insieme all’alimentazione, al massaggio e all’agopuntura. Anche per questa pratica, sottile ma così importante, verranno organizzati dei seminari a tema e degli incontri di pratica sia informale che individuale. Per maggiori informazioni, potete scrivere a questo blog.

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XINGYIQUAN, sabato 26 novembre 2011, ore 9 – 17 al parco

Il prossimo appuntamento è fissato per sabato 26 novembre per il nostro atteso incontro di Xingyiquan. Saranno presenti tra gli altri anche un amico di sempre, il mio primo maestro taoista Yves Kieffer di Arona, un nuovo amico, il  maestro Yuri Debbi di Modena, e la “banda” dello Ziran Neigong Quan. Non saremo tanti (e questo è un bene), così potremo lavorare di fino. Modalità e luoghi sono i soliti di sempre, con pausa pranzo dalle 13 alle 14. Per favore confermare la presenza per email.
PIZZA DI NATALE, sabato 17 dicembre ore 20 (ore 19 al parco per chi vuole praticare prima)
Abbiamo spostato dal venerdì sera al sabato sera la data della cena, ma conto di vedervi tutti per passare una bella serata in compagnia. Sono ormai vent’anni che insegno, dal 1990 ho tenuto corsi un po’ dappertutto in Europa, ma quest’anno mi piace in modo particolare l’idea di essere più a dimensione locale, rivedere le persone e avere il tempo di chiacchierare con loro e di farsi gli auguri. Per organizzare la serata in una pizzeria molto bella qui vicino ho bisogno di sapere chi verrà, quindi vi prego di mandarmi una email di conferma appena possibile.
GANG SHOU, sabato 14 gennaio 2012, ore 9 – 13 al parco
Su richiesta di alcuni mebri del gruppo, a gennaio si terrà un incontro specifico sulla seconda parte del Roushou, che tecnicamente si chiama Gangshou (mani pesanti), che vedremo insieme alle basi del Tuishou degli stili interni. Abbiamo già visto cosa signifca essere capaci di trasformare il Dingjin in Huajin, ma adesso usciremo dall’area di confort e cominceremo a staccare le mani, usando distanze multiple e incentivando gli spostamenti di gambe e i cambi di profilo, e qualche inizio di Fajin. Ci sarà una parte tecnico-didattica e tutto il resto sarà pratica con partner. Dalle 9 alle 13, al solito parco.

TAIJIQUAN 24 (seconda parte), sabato 28 gennaio 2012, ore 9 – 17 al parco
A gennaio prosegue l’insegnamento del Jian Hua Taijiquan, detto anche dei 24 passi di Beijing, in cui verranno insegnati le seconde otto tecniche di questa forma. Rivedremo ovviamente anche i primi otto movimenti, li concateneremo ai nuovi otto e alla fine analizzaremo le tecniche e le applicazioni. I secondo i otto movimenti di questo Taijiquan sono particolarmente variati, usano l’alto e il basso in maniera chiara ed efficace. Dalle 9 alle 17, pausa pranzo dalle 13 alle 14 al parco. Confermare per email la partecipazione, grazie.

A presto!

Ascoltare il corpo

Ieri mattina, dopo una lunga settimana di lavoro, alle 9 del mattino mi sono incontrato al solito parco – nel freddo, ma non ancora glaciale, del mattino di sabato – con due belle ragazze che hanno deciso di andare a scoprire questa cosa strana chiamata Qigong, tecniche energetiche di respirazione. Inutile dire che sono sempre felice di insegnare queste tecniche, che sono una fonte di gioia.

La lezione è stata intensa, abbiamo riso molto e ci siamo spinti a fare una cosa che di solito abbiamo dimenticato di saper fare: ascoltare. Ascoltare è un’arte completa in sè, che apre le porte ad una vita migliore, ma già ascoltare il respiro e il corpo, ascoltare la natura, sentire con tutti i sensi, e lasciare che si aprano porte dentro di noi, è un’altra arte ancora.

Qigong è meditazione in piedi, è puro ascolto, è lavoro silenzioso e rispettoso per ritrovare l’armonia perduta. Il respiro è la chiave alla nostra profondità, possiamo operare dentro di noi con estrema efficacia e modificare attitudini e modi di fare che non ci servono, e trasformarli in funzionali, se solo diamo il tempo al corpo e alla mente di lavorare serenamente e in modo nuovo.

Niente magie, solo un lavoro costante e sereno, ed i risultati sono eccellenti. Cosa darei per farlo capire a tante persone. Ma va bene così: quando il momento è giusto, la persona si apre e viene a cercare, così il lavoro per me è più facile, le porte sono aperte. Nulla di quello che viene detto va sprecato, perchè anche se non arriva subito, i semi dei discorsi restano dentro e un giorno fioriranno.

Poi stamattina, un impeto di orgoglio e con due gradi sopra lo zero, sono partito. Una bella corsa. Quarantacinque minuti di running fatto bene, tecnica col peso sull’avanpiede, modello Masai, dopo qualche mese di assenza dalle strade intorno a casa mia e in campagna, ed è stata una seconda grande lezione di ascolto, di presenza, di consapevolezza del corpo e della mente. Come si sta dentro, nelle giunture, nei muscoli, negli atteggiamenti involontari, lo scopriamo solo quando mettiamo il corpo alla prova.

Capita che il tempo passi, e che il corpo ci rimandi segnali che non conoscevamo, che non ci aspettiamo, e a volte questi segnali non ci fanno piacere. Ma il tempo è galantuomo, e ho scoperto con grande sorpresa che dentro di me sono cambiati i processi mentali, sono più stabile, l’emotività non gioca più tanto contro di me. Mi sono stupito della mia chiarezza mentale e della tenacia, che mi ha fatto mantenere un ritmo stabile. I pensieri non costruttivi se ne andavano da soli, nel freddo del mattino, attaccati ai colori verdi gialli e rossi degli alberi.

Ascoltare il corpo è la prima grande medicina. Ha sempre il potere di stupirci, ma soprattutto ci rimanda una conoscenza di noi stessi che ci insegna a crescere, fino all’ultimo dei nostri giorni. Se c’è un dono è quello di saper ascoltare. Sarà il nostro corpo e la nostra mente, uniti insieme, a dirci chi siamo e dove siamo in quel momento.

Se vuoi liberarti di qualcosa


Se vuoi rimpicciolire qualcosa,
prima devi permettergli di espandersi.

Se vuoi liberarti di qualcosa
devi prima permettergli di fiorire.

Se vuoi prendere qualcosa,
prima devi permettergli di essere dato.

Questa è chiamata la sottile percezione
del modo in cui le cose sono.

Il morbido conquista il duro.
Il lento conquista il veloce.

Lascia che il tuo lavoro rimanga un mistero.
Mostra semplicemente alla gente il risultato.

(Lao Tse, “Dao De Jing”, capitolo 36, traduzione di Stephen Mitchell)

Sifu Dan Docherty

Ho già scritto di Sifu Dan Docherty, e di quanto io debba moralmente a questo insegnante scozzese che conosco ormai da quasi vent’anni e che mi ha trasmesso molte cose. Sifu Docherty  non è stato il mio insegnante, ma la sua statura professionale e tecnica è senza dubbio d’eccezione, ed ho avuto il piacere di poterla conoscere.

Ha saputo costruire in Europa una rete di scuole e di ottimi insegnanti che portano il suo marchio e la sua qualità in un mondo dai confini troppo labili tra arte e marziale. Questo è un altro dei grande meriti che ascrivo a Dan, professore di letteratura inglese, ricercatore instancabile e fine scrittore (ha pubblicato numerosi libri, tutti di ottima qualità).

Da vero combattente ha vinto gli Open del Sud Est Asiatico di Lei Tai, ha trascorso la sua vita tra l’Europa e Hong Kong, dove è stato poliziotto per molti anni. Dan è uno dei pochi elementi carismatici, leader credibile dalle credenziali impeccabili delle arti marziali in Europa. Sono stato fortunato a poter condividere molti eventi marziali fin dal 1992-

Per chi legge l’inglese, rinvio il lettore a due belle interviste, che meglio di qualunque altra descrizione possono delineare la figura del personaggio Dan Docherty.

La prima intervista è fatta da Ronnie Robinson

La seconda intervista parla invece dell’aspetto del gladiatore che Dan Docherty incarna.

Meritano entrambe.

Gong He Fat Choi, Docherty Sifu!