Il Maestro secondo il Dao De Jing

Ho scoperto casualmente una traduzione molto recente (2004) del Dao De Jing, il classico del Daoismo, che mi affascina per la sua concretezza e modernità. L’autore è Ron Hogan, e nel tradurre questo testo ha optato per scegliere una versione possibile e di renderla coerente in tutto il testo, 81 brevi capitoli.
Ogni capitolo del suo Dao De Jing è affascinante, e ne pubblicherò alcune traduzioni in italiano.
Mi colpisce sempre la flessibilità ed adattabilità di questo testo millenario in tutti i contesti, specie in quello marziale.
Buona lettura.

***

3.

Se si spargono complimenti in giro liberamente,
la gente sprecherà il tuo tempo
cercando di impressionarti.

Se si dà troppo valore alle cose
finirai derubato.
Se si cerca di piacere agli uomini,
li farai semplicemente arrabbiare.

Il Maestro guida
pulendo la merda
dalla testa della gente
e aprendo i loro cuori.

Abbassa le loro aspirazioni
e li fa scendere nelle loro viscere.
Egli mostra loro come dimenticare
quello che sanno e quello che vogliono
così nessuno li può comandare.

Se pensi di aver ottenuto le risposte,
la gente creerà un gran pasticcio nella tua testa.
Smetti di fare cose continuamente,
e osserva cosa succede.

 

Jian hua Taijiquan 套路二十四式太极拳

Sono passati circa vent’anni da quando sono stato accolto nel mondo del Taijiquan. Venivo da dodici anni di Shaolin, Tang Lang, Tamtui, Baguazhang, Wing Chung ed armi varie, oltre al Kali e ad altri vari sistemi di Gongfu. Yves Kieffer, amico da allora, mi disse: vai in Francia, tra Le Mans e Tours, a fine luglio, là troverai un gruppo di praticanti di Taijiquan di mentalità aperta. Sono guidati da un certo Serge Dreyer, allievo di un grande maestro cinese. Lui insegna ai cinesi a Taiwan, prova a vedere.

Con la mia tendina e sacco a pelo sono partito, e con il supporto di Yves e la sua benedizione, mi sono ritrovato in quel di Jasnieres, il primo incontro europeo aperto di Taijiquan, dove invece di erigere muri o presentare i gradi e le stellette, ogni insegnante – e ogni allievo – si presenta a mani aperte e con grande umiltà di spirito. Più di una volta ho visto Serge Dreyer spiegare a parole (e quando necessario anche con le mani) che lo spirito di Jasnieres è uno spirito aperto, onesto e senza gradi.

Là ho conosciuto personalità eccellenti: l’elenco sarebbe troppo lungo, ma penso che quasi tutti i grandi della scena europea attuale sono passati di là e hanno regalato moltissimo a chi frequentava i corsi. Penso sempre che certamente ho ricevuto molto di più di quanto ho dato, pur essendo stato sin dal primo incontro invitato come insegnante.

Il mio grande amore, credo non sia un segreto, è il Baguazhang. Il Taijiquan l’ho studiato solo nella forma dei 24 movimenti Yang, nella sue versione originale di Li Tianji, allievo di Sun Lutang, e non nella versione wushu che si insegna oggi (anche se apparentemente sono simili). Ma dal Taijiquan in generale, specie dallo stile Wu, ho suffragato moltissime abilità, conoscenze, comprensione delle logiche interne comuni agli stili del Nei Jia, mi sono confrontato con vari e poderosi Tuishou, e da questa esperienza ho ricavato parte di quello che oggi ho nelle mie braccia e nel mio corpo.

Il Taijiquan è una bellissima esperienza. Codificato da Yang Chenfu per essere diffuso su larga scala, lo stile Yang divenne famoso in tutto il mondo, anche al di fuori della Cina di allora, e i 24 movimenti sono il frutto di una semplificazione e di una riduzione della forma classica 108 Yang, codificata nel 1956 da una commissione a cui partecipava anche la famiglia Yang. Ma nessun membro della famiglia Yang accettò mai di presentare questa forma come “Yang”, quasi fosse una creatura spuria dallo stile Yang vero e proprio. E in effetti posso capire.

La persona che accettò di posare per questa forma fu Li Tianji, un grande del suo tempo, maestro di Baguazhang e Xingyiquan. Nella 24 si sente la presenza di questi due sistemi, nonostante si tratti di Taijiquan Yang. Ricordo che agli albori della mia pratica studiai su una tabella del Taijiquan 24 movimenti illustrata da Li Tianji. A quei tempi (anni ’70 del secolo scorso) era raro trovare documenti come quello. Non potendo prendere l’originale (perchè non era mio), lo feci fotografare ad un professionista e lo riprodussi. Oggi è a prendere la polvere in garage, ma mi piacerebbe riattaccarlo alla parete prima o poi.

Il Taijiquan, la forma dei 24 movimenti, è un piccolo capolavoro, perchè contiene tutto quanto serve a praticare questo sistema (ovviamente nel suo piccolo). Ma soprattutto rappresenta una porta d’entrata accessibile a chiunque nel mondo delle arti marziali “morbide” e permette di cominciare a capire concetti come corpo unito, radicamento, sei armonie, filo di seta, respiro, armonia, ecc. Inoltre è un ottimo punto di partenza per imparare tecniche semplici ma efficaci sia per le applicazioni che per la difesa personale. Ovvio, ci vuole un po’ di malizia e di esperienza per farlo funzionare 🙂

Questo è il motivo per cui a settembre terrò il primo incontro di una giornata sulla prima sezione di questo bellissimo sistema, i primi otto movimenti, spiegati nella forma, nella pratica, nelle applicazioni e nella filosofia. Poco tempo fa anche i mie vecchi fedelissimi hanno manifestato il desiderio di rivedere questa forma breve ma essenziale, e penso che sia una delle cose più belle per imparare una forma che davvero possa essere una “meditazione in movimento”, per chi vuole bilanciare lo Yang con un po’ di Yin.

A presto quindi con il Jian Hua Taijiquan, seminario aperto a chiunque voglia conoscere e conoscersi.

Priorità nella pratica del Baguazhang

1 – 站桩 Zhan Zhuang – La pratica dello stare in piedi in un posto, mantenendo una posizione, prima focalizzando sullo stare in piedi sui due piedi, sviluppando una forza “lunga”, connessa e continua attraverso tutto il corpo. Questo rinforza il corpo, allunga i tendini, che a loro volta esercitano tensione sulle ossa che quindi cominciano a a indurirsi e a diventare più dense. Stare in piedi fermi rinforza l’intero corpo con un notevole indurimento nelle ossa degli avambracci, cosa che permette di colpire e di assorbire colpi con questi. C’è una posizione per ognuno degli otto Zhǎng/ trigrammi, chiamati tipicamente gli 8 Zhǎng madre, ma se vogliamo concentrarci prima solo su uno dovremmo praticare la postura del “Drago che allunga i suoi artigli”, spingendo, sollevando, muovendo etc., cosa che può essere praticata allo scopo di sviluppare ulteriormente la forza necessaria per un metodo specifico. Stare in piedi fermi nel Baguazhang dovrebbe essere fatto per 5 minuti da una parte, e poi cambiare dall’altra. Un minimo di 20 minuti al giorno è richiesto per vedere dei miglioramenti, ma di più è meglio.
2 – 转圈 Zhuan Quan – Camminare in cerchio – è anche considerato uno 行桩 Xing Zhuang – una pratica del palo che si muove – perchè uno tiene la posizione della parte superiore del corpo statica mentre cammina intorno ad un cerchio. Questo dovrebbe essere fatto per almeno 40 minuti con una postura ed è di solito la stessa postura primaria, che nel caso del Drago è la solita del “Drago che allunga i suoi artigli”, come nella pratica statica. Questo sviluppa ulteriormente la forza nel corpo, indurendo le ossa, allungando i tendini e ha un effetto ancora maggiore sul lato interno della coltivazione del ‘Nei gong’, perchè una maggiore quantità di qi e sangue vengono messi in movimento. Nel Baguazhang si dice che se uno pratica solo la parte statica, il suo corpo diventerà rigido nel tempo, e quindi deve essere bilanciato con le posizioni in movimento.
3 – ‘Da’ – Colpire – sviluppiamo ulteriormente il corpo attraverso “singoli esercizi del colpire” fatti lungo linee dritte, stando sul posto, mentre giriamo in cerchio o con drill camminando all’indietro, e vari altri tipi di esercizi e tipi di combinazioni di colpi. E’ un modo ulteriore di bilanciare le pratiche statiche da fermo e quelle statiche in cerchio.
4 – ‘Huan’ – Cambiare – Nessuna delle parti precedenti sarebbe completa senza praticare e studiare come “cambiare” (bianhua), che si fa con le varie forme brevi del Baguazhang. Negli esercizi singoli di colpire, non c’è “cambio” perchè il secondo colpo inizia allo stesso punto in cui finisce il primo, e così via. Per sviluppare “cambio” si deve praticare la variazione, in cui diversi colpi iniziano dal punto finale di un diverso colpo precedente. Quanto più sono diverse le catene o le tecniche combinate che uno pratica, tanto migliori risulteranno gli effetti dello sviluppo delle sue “abilità del cambiamento”.
(D. Glenn, 28 giugno 2011, “The Rum Soaked Fist” )

Salento

Una settimana tra olivi, pini marittimi e mare, scogli, sabbia, negramaro e cene di pesce. E’ stato davvero rigenerante.

Per chi non sapesse dove andare a dormire intorno ad Otranto, un posto pieno di pace e di natura è la tenuta de Le Costantine. Coltivazioni biodinamiche, colazioni fatte in casa, silenzio e cicale, terra salentina al suo meglio.

Il sito è un po’ schematico, ma le persone che lo animano (Lucia, Fabiola, Donato, Massimo, ecc.) sono straordinarie e piene di allegria. Andate a scoprire Le Costantine, originariamente casa famiglia per tanti ragazzi disagiati, oggi centro di tessitura a mano (come una volta!), e oasi di pace a 5 chilometri da Otranto.

Sarete sorpresi!

Grazie ancora, ragazzi!

(Nella foto, una vecchia miniera di bauxite vicino ad Otranto, posto incredibile per i colori!)

Il tempo per riflettere

C’è un tempo per ogni cosa, anche se a volte il tempo sembra sfuggirci.

Ho dovuto leggere un libro, regalo di mio cognato Giampaolo, per ricordarmi che in realtà di tempo ne abbiamo un sacco, tantissimo, solo che non lo percepiamo più perchè lo viviamo in modo sbagliato. Lo stress nasce da questo, da una errata percezione – e quindi utilizzo – del tempo. Certo, ci sono gli impegni, ma esiste anche la capacità di organizzarsi.

Il tempo è quanto di più prezioso noi possediamo. Saperlo usare è fondamentale. Mi confessava un amico che erano due settimane che non si allenava. Gli ho risposto, sottovoce: anch’io! Ed era vero, dopo sette mesi di allenamenti quasi quotidiani, con esami di arti marziali, training fisico tirato e corsa, flessioni ecc, è anche giusto che ci sia un tempo di riflessione.

Luglio è quasi alla fine, e agosto sarà un momento ideale per fermarsi, guardare, riflettere e ripensare. Sto rivedendo molte cose, nuove idee spuntano, progetti in corso corrono, come deve essere è.

Adesso vado ad allenarmi e lascio che la pratica parli. Il tempo dell’allenamento è un tempo sacro, è il tempo di Kairos, che non dipende da Chronos. Questo dovremmo ricordarlo quando pratichiamo, perchè il piacere di un lavoro ben fatto nasce dal modo in cui lo viviamo.

Un abbraccio a tutti i miei allievi e amici, che praticando con me da tanti anni hanno sopportato le mie ubbie e le mie imprecisioni. Sappiano che hanno tutta la mia stima.

Un abbraccio e buona estate.