Trasmissione

Ieri sera studiavo Baguazhang e spada dritta (jien) la notte nel parco. Mi sono sentito davvero bene. Durante queste sessioni di pratica silenziosa, di scoperta, di sudore e di passione, riscopro il vero motivo per cui pratico queste arti. Le arti seguono i tempi, e questi tempi chiedono molte capacità diverse armonizzate insieme.

Ogni arte marziale contiene il suo aspetto di combattimento puro e duro, di mantenimento del corpo e pratica calitennistica, oltre all’aspetto equilibratore del controllo della mente. Serve da controbilanciamento ad un mondo che fuori di noi minaccia di perdere i pezzi ogni giorno. La pratica mi rimette insieme e mi dà completezza, e non risponde alle leggi del mercato, ma solo ad un “bisogno” percepito nell’anima.

Quando pratico sono felice, e penso quanto sarebbe bello se potessi trasmettere quello che ho capito e quello che sto praticando alle persone che ho intorno, dare loro la mia esperienza e fare in modo che crescano veloci, capaci, competenti, sicuri, meglio di me!

Invece questo non è possibile.

La Natura ha previsto percorsi diversi per ogni anima, tempi lunghi e percezioni diverse della realtà, ma soprattutto ha inserito una “sicurezza” fondamentale (come in una bomba a mano) che non permette di avere uno autentico scambio profondo tra esseri umani senza prima passare per tutta una serie di altre esperienze collaterali, che a volte chiamo le Nove Porte (Jiu Men).

La trasmissione è un progressivo avvicinarsi di insegnante e allievo, in cui si impara a conoscerci, a rispettarsi, ad accettare i limiti reciproci, a non criticare, a non condannare, a dare quello che l’altro può comprendere e nutrirlo in maniera adatta in tutte le fasi della sua crescita. Ognuno dei due è parte attiva e vitale del processo, con tutti gli errori e le reazioni sbagliate che ci possono essere. Ma deve essere vitale.

Come mi è stato insegnato, la chiave ultima è nella “trasmissione orale” delle istruzioni, che include la dimostrazione del movimento, il senso del movimento, le applicazioni propriamente dette, e insieme tutti i dettagli del corpo e del movimento che altrimenti restano nascosti:  i trucchi, l’esperienza e le abilità che vanno insieme. Occorre avere occhi attenti, una malizia nello sguardo, la voglia di imparare e di farlo diventare nostro, mentre l’insegnante apre le porte e cerca il cuore. Aspettare il vermetto funziona solo finchè l’uccellino non vola. Poi deve provvedere da solo.

Ma soprattutto occorrono spiriti puliti, onesti, trasparenti, forgiati dalle esperienze, ma comunque rimasti il più possibile trasparenti e sereni, con il sorriso sulle labbra. Non sto parlando di persone perfette, ma vere ed oneste. Esistono Maestri e maestri, e bisogna velocemente imparare – sempre a proprie spese – che differenza c’è e chi vogliamo seguire. Quando ci si incontra con persone vere, sappiamo già dall’inizio che le cose potranno andare avanti, cresceranno, si evolveranno e avranno una loro vita. Magari un domani ci si lascierà, ma così doveva essere.

Finchè non c’è passione che accende la nostra pratica, siamo a rischio di spegnimento ogni giorno. Finchè attendiamo il traino, reputiamo gli altri la causa della nostra progressione lenta. Finchè cerchiamo il movimento perfetto, non ci sarà spazio per capire dov’è il nostro movimento. Finchè non ci sentiamo bene in ciò che facciamo, non potremo farlo diventare profondo.

(Nella foto Saar e Sergio praticando Gangshou)

Praticare 內家功夫

“Lo scopo delle forme da solo è di approfondire il livello di comprensione di se stessi. La pratica di ‘mani che spingono’ a due persone è designata allo scopo di approfondire la capacità di capire gli altri. Quando si pratica la forma da solo, l’essenza interiore di ognuno, il qi e lo spirito devono riempire l’intero corpo senza la minima deficienza. Quando si praticano le tecniche, i movimenti delle mani e dei piedi si coordinano con l’intero corpo in maniera agile, senza il minimo impedimento. Pratica con diligenza, mattina e sera, e impegnati in pratiche con altri di frequente. Nel tempo arriverai a comprendere te stesso e a comprendere gli altri. Quindi sarai capace di controllare gli altri, senza che gli altri possano controllare te”.

Sun Lutang, “Taijiquan Xue”, Hebei (Cina) 1919

Vivere

Lentamente muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. 
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. 
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(M.Medeiros, giornalista brasiliana)

Foto di famiglia

Sono le 17.37 di sabato 4 giugno.

Dopo un ottimo allenamento al mattino di “Wisdom of the Body” con Sifu Pittman, quindi un bel pranzo come si deve, Allen durante il pranzo e dopo, per ben 5 ore, ci tiene compagnia con la sua saggezza, le risposte alle domande più impensate e profonde, e tutto in un clima di grande gioia e serenità.

Come dicevano i miei maestri di meditazione, “siamo davvero stelle fortunate”!

Grazie Allen, grazie a tutti, certi momenti sono irripetibili e sono preziosi per la gioia che lasciano.

(Da sinistra a destra: Alberto, Paola, Allen, Francesca, Federica, Luca, Luigi, Sergio)

Sifu Allen Pittman, maggio 2012

In un’altra vita, in un altro posto, forse in un remoto angolo dell’Asia, Sifu Allen Pittman ed io ci eravamo già conosciuti. Questa foto è la prova che certe connessioni sono antiche e profonde.

Dopo tre lunghi mesi di seminari in tutta Europa, Sifu Pittman è venuto a Vicenza per riposare e per rivedere gli amici. Ci siamo conosciuti negli anni ’90, e questa è stata la seconda o terza visita italiana. In questa occasione abbiamo potuto conoscere “Wisdom of the Body”, il metodo di preparazione del corpo che Allen ha sviluppato in questi anni, e che trovo davvero straordinario per la sua profondità e completezza.

Poi c’è stato il tempo della pratica marziale a porte chiuse, Baguazhang e Xingyiquan, e molte, continue ed improvvisate conferenze-lezioni, che Allen non è mai stanco di condividere con gli amici e le persone che gli stanno attorno. Allen è insegnante generoso, uno dei rari ultimi maestri a dare in modo così semplice la sua grande esperienza e la sua profonda conoscenza con gli altri.

Il nuovo appuntamento con Sifu Pittman in Italia è confermato per il maggio del 2012. 
Allora verrà in Italia per restarci una decina di giorni, e sarà mia cura organizzare seminari, trasferte, visite, contatti con nuovi amici e nuovi progetti di insegnamento insieme a chi vuole conoscerlo. Per tutti coloro che fossero interessati, suggerisco di guardare il suo sito, che unisce “Wisdom of the body” e “Physical Training Traditions” e di contattare questo blog per informazioni e essere inserito nella lista.

Per molti di noi è stato un incontro fuori dal tempo.
Credo che valga davvero la pena di conoscere quest’uomo senza tempo.

Linda Chase Broda

Faccio fatica a dire in poche parole chi era Linda. Era una grande, creativa insegnante di Taijiquan, pioniera di questa arte in anni in cui ancora poco lo si conosceva; ma Linda era anche una poetessa stupenda – di cui mi onore di avere ben due suoi libri di poesie -, insegnante universitaria di composizione poetica negli USA (me la immagino come Robin Williams nella Dead Poets Society dell’Attimo Fuggente).

Linda era una donna piena di energia e di grandissima sensibilità per tutti colori che hanno “special needs”, in Italia diremmo diversamente abili o semplicemente indeboliti o malati. Grazie a lei oggi esiste una associazione di Taijiquan dedicato a loro, con una voce forte e chiara che lei sapeva di avere e usava anche nei contesti più importanti, come membro fondatore della “Tai Chi Union of Great Brittain”.

Ho scritto un lungo articolo per una rivista inglese che commemora Linda Chase Broda. La conobbi nel 1996 al primo Tai Chi Caledonia, e da allora è nata un’amicizia che si è allungata nel tempo, a riprese annuali ma sempre con lo stesso entusiasmo, la stessa condivisione di valori e di passione per la vita.

A fine aprile di quest’anno Linda ha lasciato il corpo, silenziosamente, senza fare rumore, nei suoi sessant’anni, ancora giovane per i nostri standard. Ha lasciato un mare di persone che non la possono dimenticare per tutto il bene che ha fatto, ma anche tutti i suoi amici, che adesso si sentono – me incluso – un po’ più poveri. Il suo ricordo mi anima a pensarla quando sorrideva, un sorriso straordinario, fatto di tanta sofferenza ma di una irriducibile voglia di vivere.

A Linda un fortissimo abbraccio,e grazie per la tua amicizia.

(Nella foto Linda Chase Broda durante una dimostrazione di Taijiquan nel 1996, ad Aviemore, Scozia)