Lianhuanzhang 连环掌

Ho ritrovato degli appunti di pratica del novembre 2010, e mi è sembrato simpatico riproporveli.

Praticavo stamattina prima dell’alba sotto la pioggia di novembre. Era una di quelle mattine che arrivi pieno di sonno, aspettative zero, speri solo di avere abbastanza cervello per praticare bene quello che vuoi faree  e abbastanza energia nei muscoli per tenere le posizioni basse. E così mi sono fermato, alla luce fioca dei lampioni, per qualche minuto con la speranza di svegliarmi.

Poi, apertura a sinistra, cambio singolo e guardia a destra, ho iniziato a camminare in cerchio in senso orario, lentamente, per rimettermi in asse. Chiudi, convergi, aggiusta i passi, la postura, ormai la routine il corpo la conosce bene, c’è sempre qualche cosa che sfugge alcontrollo. Lo stato di coscienza era uno stato in realtà di quasi trance, ma la sensazione piacevole del freddo alle mani e al viso e il progressivo risvegliarsi del corpo mi hanno pian piano portato ad un punto di grande serenità. Finalmente le mani calde e il primo sudore.

Man mano che le tecniche si affilavano e si approndivano, ecco cominciare a nascere una ricerca istintiva di nuovi movimenti, legati a nuove applicazioni, di nuove “modalità”, di nuove concatenazioni di tecniche, in maniera del tutto naturale, partendo dal movimento che il corpo ormai ha fatto sue le rotazioni, le torsioni, i capovolgimenti di fronte. Si armonizza tutto il corpo, il respiro diventa consapevolezza, Dantian ricerca la concretezza.

Per un’ora non mi sono mai fermato, ho soltanto “danzato”, camminato in tutte le direzioni, percorso i Nove Palazzi, cercato quelle strade nuove che si aprono solo quando la mente non c’entra più e sta tranquilla, perchè il corpo sa dove andare. Allora, e solo allora, non ci sono più preconcetti o regole, e le nuove anime dei movimenti arrivano e si manifestano. Da dove arriva questo movimento? Questa mano? Che bello questo movimento.

Poi c’è la verifica. Dove pratico c’è un capitello mariano, protetto da una lastra di vetro che con il buio del mattino funge da specchio. Riesco a vedermi e a controllarmi mentre mi muovo. E’ così che comincio a scoprire i miei difetti, i miei errori, la schiena fuori asse, le mani in ritardo rispetto alle gambe, dove le Sei Armonie mancano, dove credo di essere basso ma non lo sono. Momenti difficili, l’Ego non ci sta, ma è anche il momento in cui si cresce di più.

Dopo un’ora circa di continuo cerchio, che nel frattempo è diventato linea, microcirconferenze, nove palazzi, ancora linee dritte di andata e ritorno, torsioni sull’avampiede quasi volanti, come nello spettacolare Drago di Fu Chensung, dopo sessanta minuti ininterrotti di movimento sento che è arrivato il momento di chiudere. Comincio con molta molta calma ad aprire le braccia mentre il passo corre costante, lo allargo da sotto, raggiungo la postura del Drago, e rallento i piedi piano piano fino a che le mani sono tornate in basso su Dantian, e concludo gli ultimi passi con un Kou.

Silenzio. Immobilità. Il corpo parla, il cuore batte, il respiro si regola, il sudore cola, i piedi sono radicati, le mani calde, la testa spinge verso il cielo. Sono sereno. Dopo qualche minuto saluto, e mi incammino verso casa. Sono le sette, devo mettere su il caffè, c’è il cliente che arriva stamattina, e stasera a cena…. la vita continua.

(Nella foto, durante una dimostrazione con le Corna di Cervo a Stirling nel 2008 a Tai Chi Caledonia)

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