L’arte di correre

Parafrasando le splendide pagine di Haruki Murakami sull’arte del correre, non posso che sottoscrivere la sua visione della pratica di un’arte, della maratona come del Baguazhang, come una conquista quotidiana fatta di piccole vittorie personali. Siamo lontani, molto lontani dal mercato dei polli.

“Come vengano giudicati il tempo che ottengo in gara e il mio posto in graduatoria, come venga considerato il mio stile, è di secondaria importanza. Ciò che conta per me, per il corridore che sono, è tagliare un traguardo dopo l’altro, con le mie gambe. Usare tutte le forze che sono necessarie, sopportare tutto ciò che devo, e alla fine essere contento di me. Imparare qualcosa di concreto – piccolo finchè si vuole ma concreto – dagli sbagli che faccio e dalla gioia che provo.E gara dopo gara, anno dopo anno, arrivare in un luogo che mi soddisfi. O almeno andarci vicino – si, probabilmente questo modo di esprimermi è più giusto.”

 (Da: “L’arte di correre” di Murakami Haruki, Einaudi, 2009 – nella foto Murakami nella maratona di Atene)

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