Buone Feste!

Un modo originale di augurare buone feste è stato sicuramente l’opera di calligrafia su corpo del prof. Zha Liwei, nostro ospite a cena il 23 dicembre sera, il quale ci ha allietato con le sue lezioni di lingua cinese. Migliore allieva è stata sicuramente Francesca Burlando, che la mattina dopo si è svegliata farfugliando: “Da Ren Kou!”

Invece il prof. Fan Ton (in italiano: Sergio Agita Ventagli) ha impartito lezioni di Aikijutsu alla neo-studentessa Martina Burlando al ritmo delle indimenticabili canzoni di Freddy Mercury, dei Queen e degli Earth Wind & Fire, ideali per la sera dell’antivigilia.
Buone nuove dal nostro buon Alberto Barbalunga, transfuga torinese, che tra poco si stabilizzerà nel Vicentino e quindi avremo modo di incrociare le braccia con lui più spesso e lo avremo in famiglia. A proposito, grazie per il bel libro.
Infine sempre il prof. Fan Ton è andato in trasferta sul Montello ed è andato ad augurare fisicamente “BUON NATALE!” al nostro Steve Morlac (al secolo: Luca Semenzin) a suon di pugni e di calci, con saccone e senza. Dovremo pensare a visitare più spesso il nostro giovane purosangue.
Torino l’abbiamo salutata il 12 dicembre con un seminario di recupero, organizzato e diretto dal nostro buon Maurizio, insegnante di Baguazhang e Qinen Qigong. Ho rivisto con estremo piacere molti amici e colleghi, con i quali abbiamo passato una grande serata a cena, insieme al maestro Marco Superbi di Fossano e della sua magica compagna Diana.
Dall’Istria i saluti vanno ai nostri amici di sempre, che abbiamo visto in ottobre a Pula e a novembre a Vicenza: Suzi, Boris, Lina, Maja, Violeta, Adriano, Emil, e chi più ne ha… Un abbraccio grande come il mondo a questi stupendi amici e compagni di cammino.
Infine un saluto in Svezia anche per il nostro Saar Avivi di Orebro, che è tornato dall’Italia con un nuovo carico di idee e di voglia di fare. A Paul Silfverstrale un abbraccio grande per il nuovo arrivato David a fare la felicità di mamma Cia e babbo Paul. Chissà che grande praticante di Taijiquan ne verrà fuori…
Buone Feste e un vigoroso 2011 a tutti gli amici, ai lettori e a tutto il genere umano!
“Cambia i tuoi pensieri e cambierai il tuo mondo” (N.V. Peale)

(Nella foto: Gong Shi Fa Zhai, Buone Feste sul braccio di Laura, chinese body painting a cura del prof. Zha Liwei)

Una certa maestria

Scende di nuovo la neve sulle colline venete intorno a Vicenza e imbianca dolcemente tutta Italia. Distolgo lo sguardo dal monitor del computer dopo aver letto un pubblico scambio di accuse tra noti insegnanti di arti marziali e, perplesso, guardo fuori dalla finestra facendomi delle domande sul senso della parola “Maestro”.

Essere Maestro significa aver raggiunto un alto livello di abilità in un certo ambito. Si può essere maestri di canto, di recitazione, di lotta, di scuola, di scacchi, di violino, persino di vita. E’ vero che essere maestri di sci, ad esempio, non ci dice nulla delle sue qualità umane. E’solo bravo a sciare e sa insegnarlo. Non deve essere per forza un illuminato.

Poi mi tornano alla mente le persone che ho conosciuto e che per me significavano “Maestro”. Per prima mia madre, insegnante elementare per vocazione, dunque una “signora maestra”, ma soprattutto una educatrice nata, dedita a far crescere nei bambini un senso civico, il rispetto degli altri, i valori della cooperazione e dell’autorealizzazione.

Poi gli amici: dovunque sono stato e ho lavorato o insegnato, ho sempre portato con me almeno una persona – speciale – con la quale ho aperto un rapporto di amicizia che poi durerà negli anni. Si tratta di amicizie limpide, trasparenti, senza dipendenze, libere di essere come sono. “Ti voglio libero come il vento” cantava Mercedes Sosa.

Poi i compagni di pratica: ho conosciuto tanti maestri. Con pochi è scattato un feeling e con loro ho mantenuto un rapporto, li ho ospitati, mi hanno ospitato, è stato sempre uno scambio ricco di stimoli, di riflessioni, di sincero desiderio di conoscersi e di approfondire le conoscenze, per superare i propri limiti. Dove non c’era feeling, ho lasciato perdere.

Poi ancora gli allievi: c’è questa stupenda nemesi del combattimento, in cui devi far diventare il tuo allievo più bravo di te per poter crescere a tua volta. Anche qua, ci si conosce, ci si annusa, e ci si sceglie. Siamo liberi, ed è bene che lo ricordiamo sempre, anche quando diamo per scontato che ci siamo e che ci saremo sempre.

E’ quindi facile capire perchè nelle arti marziali essere Maestro – per me – significa essere davvero qualcuno di speciale. Non perchè valga di più degli altri – ho invece davvero paura delle persone che si sentono migliori solo perchè fanno digiuni o meditazione o sono dei maestri. Per me il maestro è una persona che, con serenità e con tutti i suoi limiti, permette e aiuta comunque gli altri di trovare la propria via.

Mi scrisse anni e anni fa un caro amico, maestro di Qinna: l’unico maestro ce l’hai dentro di te, non cercarne all’esterno, resta fedele a te stesso e cresci. E atteggiati a Maestro: solo se ci provi e fai tutto quello che dovrebbe fare un maestro, forse un giorno lo sarai. Sono in cammino da allora, e sono grato a tutti coloro che mi hanno permesso di fare i miei piccoli passi in avanti.

Il mio regalo di Natale per loro è un sorriso: quel sorriso che ci illumina il volto quando ci vediamo, quando passiamo del tempo insieme, quando ci alleniamo, sudiamo, ci impegniamo, cresciamo nella lotta e nella boxe, comprendiamo qualcosa di nuovo, ci sentiamo appagati, quando siamo felici anche solo di stare insieme e di condividere del tempo, la cosa più preziosa che l’uomo abbia in questo travagliato XXI secolo.

Facciamo regali a tutti, sorridiamo, e dimentichiamo quello che non serve. Seminiamo piccoli indizi di pace e di costruttività, siamo sempre i primi a costruire e gli ultimi a distruggere, facciamo il primo passo per mantenere uno stato di profonda serenità nonostante tutto. Farà stare meglio noi, per primi, e sarà un mattoncino in più per costruire un nuovo mondo.

Buone Feste!

Precetti per un guerriero

Ci sono piccoli testi che hanno una grande densità. Insieme al “Libro dei Cinque Anelli”, Myamoto Mushashi ci ha lasciato in punto di morte un piccolo capolavoro, un “manuale di pronto uso” come distillato della sua vita e delle sue conquiste personali.

E’ un bell’esercizio anche solo leggere e capire come applicare i suoi insegnamenti, che sono validi per chiunque abbia intrapreso la Via.

Ad ogni proibizione o consiglio corrisponde un principio positivo. Invito il lettore a scoprire da solo qual’è il principio positivo che si nasconde dietro il “non fare questo …. non fare quello”. E’ un esercizio interessante, ci permette di capire in profondità noi stessi e i nostri atteggiamenti profondi.

Si tratta di un documento scritto quattrocento anni fa in condizioni di vita diverse da quelle di oggi. Quindi qualche aggiustamento è necessario (compreso qualche accenno di misoginia molto peculiare dell’autore), ma il fondo del ragionamento è comunque di grande attualità e fortemente vero. Sono 21 piccoli Koan, che ci accompagnano mentre cresciamo.

Ci sono tre libri in particolare che mi hanno sempre accompagnato nella mia pratica, e che tornano con prepotenza per la loro ricchezza e la loro completezza: uno è il Daodejing, il secondo è Baguaquanxue e il terzo è Gorinnosho. Dokkodo è una specie di chiosa di quest’ultimo, non nel senso letterale del termine, ma nel senso che lo completa e ne indica i parametri essenziali.

Prendete un principio al giorno e fatelo vostro con la pratica.

Buona riflessione

***

DOKKODO – La Via della Solitudine

1. Non agisco mai contro la moralità della tradizione.

2. Non sono parziale nei confronti di qualcuno o di qualche cosa.

3. Non cerco mai di approfittare di un momento di facilità.

4. Penso poco a me stesso e molto alla collettività.

5. Sono libero dall’avidità, per tutta la mia vita.

6. Non rimpiango mai quello che ho fatto.

7. Non invidio mai altri per la loro buona sorte, né mi lamento della mia cattiva sorte.

8. Non mi affliggo mai per una separazione da qualcuno o qualcosa.

9. Non mi rimprovero mai nulla, nè a me né ad altri, nè mi lamento di me stesso o degli altri.

10. Non mi sogno mai di cadere nella passione per una donna.

11. Piaceri e avversioni, non ne ho alcuno.

12. Qualunque sia il luogo in cui vivo, non avrò mai alcuna obiezione.

13. Non desidero cibi raffinati per me.

14. Non ho in mio possesso oggetti antichi nè originali.

15. Non faccio mai purificazioni o astinenze superstiziose per proteggermi contro i malefici.

16. Non mi piace alcun tipo di strumenti, eccetto spade e altre armi.

17. Non coltiverò mai astio a causa della rettitudine.

18. Non voglio avere alcun possedimento che mi conforti la vecchiaia.

19. Venero gli Dei e Buddha, ma non penso mai di dipendere da loro.

20. Preferisco dare la mia vita che infangare il mio buon nome.

21. Mai, neppure per un momento, cuore e anima lasceranno la Via della Spada.

(M. Musashi – Traduzione del prof. Giichiro Ikeda, apparsa sul “Japanese Sword Society/ US Newsletter” nel 1965)

Una madre al figlio

Figlio, ti dirò
che la mia vita
non è stata una scala di cristallo
ma una scala di legno tarlato
con dentro i chiodi e piena di schegge
e gradini smossi sconnessi
e luoghi squallidi
senza tappeti in terra.
Ma ho sempre continuato a salire,
ed ho raggiunto le porte
ed ho voltato gli angoli di strade,
e qualche volta mi sono trovato nel buio,
buio nero, dove mai è stata luce.
Così ti dico, ragazzo mio,
di non tornare indietro,
di non soffermarti sulla scala
perché penoso è il cammino,
di non cedere, ora.
Vedi io,
continuo a salire…
E la mia vita,
non è stata una scala di cristallo.
( J. Langston Hughes, grande poeta nero americano – dedicata ad Alberto)

Sostanziale e insostanziale nel BGZ

Nel Baguazhang la prima cosa è camminare, ritirarsi e immediatamente rilasciare, andare e immediatamente tornare, cambiare e mutare l’insostanziale e il sostanziale nel camminare.
Cammina come il vento, stai in piedi come se fosse inchiodato, sono importanti i cambi delle tecniche per arcuare, ondeggiare, penetrare e ruotare.
Il bacino è l’insegna dell’imperatore, il Qi è la bandiera del generale.
Gli occhi guardano nelle sei direzioni, le mani e i piedi si muovono per primi. Cammina come un drago, accucciati come una tigre, muovi come un fiume, sii fermo come una montagna.
Mani Yin e Yang, ruotando su e giù, abbassa le spalle e fai scendere i gomiti, il Qi ritorna al Dan Tian.
Abbraccia le sei armonie, non essere casuale e disordinato, così Qi e sangue circolano nell’intero corpo e raggiungono la loro via naturale (Dao).
I passi avvengono arcuando e ondeggiando, attentamente caricati come molle. Ruotando, cambiando, avanzando e indietreggiando sono tutti movimenti governati dal bacino.
I piedi colpiscono sette volte e le mani colpiscono tre. Le mani e i piedi avanzano insieme senza ritardo.
Le coscie colpiscono nel camminare, le spalle colpiscono urtando, abbassa il corpo e comprimi nell’avvicinarti al nemico, e spingi in gomiti fuori in maniera furtiva.
In alto non reprimere, in basso non intercettare, la cosa più importante è di guardare con il viso verso il vento per chiudere con l’avversario.
Poche parole descrivono il meraviglioso segreto di questo stile. Se non si studia intelligentemente, sarà tutto invano.
(Citato da Liang Shouyou nel suo libro sul Baguazhang scritto con Yang Jwingming – Foto di Luca Santus, 08.2010)