La Porta della Paura

In caso di emergenza, il sistema nervoso dell’essere umano è capace di funzionare solo in due modalità: combatti o fuggi. Gli scienziati hanno osservato che siamo arrivati sulla luna, ma che a livello profondo funzioniamo ancora con modalità dei tempi delle caverne. Per mitigare questa limitazione della natura, l’uomo ha scoperto la meditazione, il respiro e le tecniche di rilassamento, ovvero come mediare tra i due estremi.

Dopo molti anni di arti marziali sono arrivato alla conclusione che ci sono due modi per praticare e insegnare arti marziali: combattere o fuggire, che tradotto in pratica significa saper usare l’arte per combattere o usarla solo per se stessi come terapia. Non c’è niente di disonorevole in questo, sono due funzioni opposte che privilegiano finalità diverse. In realtà non sono opposte, ma assolutamente complementari. Questo è il senso dello Yin, dello Yang e del Cambiamento.
Praticare un’arte morbida come il Taijiquan o l’Aikido è una grazia per il corpo e per la mente, come lo è fare un’arte dura come il Kungfu o il Karate, ma in maniera meno aggressiva, oppure semplicemente eseguire ogni giorno la propria sequenza per mantenersi in forma e per assicurarsi una vecchiaia in forma e con un corpo ed una mente sani. Praticare Wushu ci aiuta ad essere atleti e performer di grande bellezza estetica, e già nella disciplina della pratica impariamo moltissime cose su noi stessi e sulla nostra capacità di cambiare e di diventare più bravi. All’eccesso, questo porta al narcisismo.
Pratica il combattimento è la strada di chi sente il richiamo dell’adrenalina, del confronto con se stesso, di “fare”, di voler vedere l’efficacia prima di tutto, aver bisogno di sconfiggere il nemico, uno dopo l’altro, a qualunque costo, non importano le cicatrici, i lividi, le giunture mezze rotte, la stanchezza e le lacrime, l’importante è lanciarsi in mezzo e venirne fuori vivo. L’unico desiderio è vincere, farcela, picchiare più forte. All’eccesso, questo porta al masochismo.
Ognuno di noi propende naturalmente per una direzione o l’altra, con sfumature diverse, e nel corso della sua vita avrà dei cambiamenti e degli aggiustamenti. Non possiamo sfuggire alla nostra natura, la possiamo forzare per un periodo ma alle lunghe il nostro spirito emergerà. Lo scopo dell’arte marziale è imparare a stare bene, ad essere equilibrati, a difenderci, a combattere, a conoscerci e a decidere di essere noi stessi, e infine a realizzare lo scopo della nostra vita: la felicità.
Ogni buon insegnante ha un dovere morale principale: dare ai propri allievi la possibilità di crescere e di diventare maestri a loro volta, quindi di conoscere pienamente i due aspetti dell’arte marziale. Limitarsi a dare un solo aspetto dell’arte, sia quello solo del combattimento, o solo quello della forma, produce come conseguenza una errata percezione della realtà. Poi l’allievo, il nuovo maestro, deciderà.
Quando si arriva ad un certo punto della pratica, si comincia ad assaggiare il famoso “sapore amaro”, che non è più solo il dolore dei muscoli per la pratica prolungata, ma anche lo sconforto di scoprire che siamo vulnerabili, che le nostre linee sono aperte, che i nostri muscoli non sono abbastanza forti, che la nostra mente è debole, che i pugni arrivano e siamo per terra.
Questo lo possiamo vedere in due modi: una disgrazia o una benedizione. Ma, a prescindere da come la vediamo, siamo comunque liberi di decidere che cosa vogliamo fare davanti a questa situazione. Nessuno ci chiede di diventare quello che non siamo. Ma dobbiamo conoscere il combattimento, la lotta vera, lo scontro a volte anche non piacevole, che ci fa arrabbiare. Dobbiamo aver lottato almeno una volta per fare uscire la bestia che c’è in noi in modo da conoscerla.
Poi saremo liberi di usare o non usare, e ogni tanto di tenere in forma la bestia, senza però esserne mai vittima. Le nostre mani sanno fare cose straordinarie ogni giorno, e devono continuare a farlo. Ma dobbiamo essere liberi di poter scegliere. Chi non conosce la propria bestia non è davvero libero, e prima o poi ci dovrà fare i conti.
Insegnare Baguazhang ci chiede di essere onesti, e di trasmettere una conoscenza completa. Senza l’aspetto del combattimento, almeno il lavoro a due di sparring e qualche assaggio di “amaro”, la nostra pratica sarà vaga e vuota. Senza la forma e lo studio, ci bruceremo rapidamente come cerini, in uno sterile menare di colpi di cui il corpo e la mente faranno le spese.
Siamo liberi di scegliere, in ogni momento, ma per essere onesti e conoscere davvero le cose, dobbiamo anche assaggiare il lato amaro delle cose. Questa è la mia esperienza, e questa ho visto essere il vero insegnamento anche per la vita.
Nel percorso interno, varcare questa soglia corrisponde a passare la Porta della Paura, una delle Nove Porte interne della pratica. Le porte sono passaggi obbligati che solo un maestro può aiutare a superare, perchè sono momenti in cui la mente non riesce ad accettare la realtà delle cose. Ogni porta è una crescita. Non varcare quella porta blocca la crescita del praticante.
Un abbraccio

On Baguazhang

The Circle
The Nature is circular and The Logic is straight.
The logic wants control over the Nature and try to force it to be in a way that is a straight line, a Right Line, but even then the circular finds a way to go back to its harmonious circular way.
The Nature has no ambitions, it just Is.
If you build a wall to stop the Water it will continue to swirl, flow, sink or rise but never fight against in order to go back to Harmony, to a Flow, but the way is always circular, no straight lines.
The Snow is never falling in straight lines, it twirls, circulats, spins until it Rests on the Ground.
Softness, Easiness, Exeptence, Flow, Surrendering.
The way of Harmony.
Walking in the Circle is training the Mind to think in Round Lines.
Saar Avivi

2° seminario di Baguazhang a Vicenza

Il secondo seminario di formazione in Baguazhang stile Sun ha segnato una nuova tappa nella nostra pratica. A Caldogno sabato 6 e domenica 7 novembre si sono incontrati insegnanti dalla Croazia, dalla Svezia e dall’Italia per approfondire le conoscenze teorico e la pratica marziale di questa arte interna cinese, come anche per scambiare tecniche, incrociare le braccia e portare in profondità la visione interna.

A chiusura dell’incontro, alcuni commenti che riassumono lo spirito del seminario:

– “ogni volta che ci incontriamo, portiamo a casa un corpo nuovo e una mente nuova”;

– ” la sensazione è di avere un nuovo panorama e nuovi orizzonti da scoprire”;

– “abbiamo nuove chiavi di lettura e di pratica”.

L’impegno di ogni partecipante è stato massimo, e ognuno ha portato arricchimento grazie alle sue esperienze, alla sua pratica ma soprattutto grazie alla sua maturità personale, alle sue qualità umane e alle sue capacità di interazione. Nonostante la pratica a due del Roushou sia stata piuttosto intensa e in certi momenti sia addirittura sconfinata nel Sanshou, non ci sono stati particolari problemi nella gestione degli scontri, eccezion fatta per una simpatica serie di piccoli lividi e una ricca sequenza di cadute, che ogni partecipante si è portato a casa senza lamentarsi. 🙂

Come detto, gli insegnanti partecipanti hanno portato se stessi e la loro esperienza, che spaziava dalla Boxe al Krav Maga, dal Sanda al Kempo Karate, dall’Aikido allo Shaolin, dallo Yoga al Taijiquan. L’elemento sempre affascinante di questa pratica sta nella capacità del Baguazhang di saper aprire un dialogo tra sistemi diversi e riuscire a farli comunicare insieme. Di più, l’arte della circolarità permette ai partecipanti di imparare a modificare e trasformare la propria pratica in maniera vitale, trovando un equilibrio tra il bisogno di efficacia brutale e l’armonizzazione delle intenzioni e delle forze.

Il primo seminario di inizio 2010 aveva avuto come argomento centrale gli Otto Metodi (Ba Neng) di Sun Lutang, ovvero come declinare gli Otto Animali secondo otto “modi” di applicarli, il che dà origine ai 64 palmi del Cielo Post-Natale. Il secondo seminario, quello dello scorso fine settimana, ha invece avuto come perno centrale il concetto delle Quattro Virtù del Baguazhang. E’ interessante notare come Sun riesca con poche immagini a rendere concreta la pratica di questa arte inserendo tra gli Animali e i Metodi la modalità delle Virtù come un filo d’oro nella trama di un tessuto, che riescono a dare il senso del movimento all’interno del combattimento, ne indicano le direzioni, l’integrazione e l’obiettivo.

Un secondo punto focale di questo incontro è stato il concetto di “continuità non interrotta”. Quando il movimento difensivo o offensivo ha raggiunto il suo scopo, è normale considerarlo finito e quindi l’intenzione (e il corpo di conseguenza) si fermano. L’aspetto unico del Baguazhang è la sua natura profonda e invisibile di continuità non interrotta che insegna al praticante una cosa essenziale: che non c’è mai fine ad una tecnica, il flusso continua sempre, per quanto finale possa essere una tecnica, perchè subito prima o subito dopo può – o deve – trasformarsi per diventare altro, secondo le circostanze e i bisogni.

E’ un argomento molto importante, perchè va a modificare non tanto la tecnica in sè ma l’intenzione che guida il combattimento, ne leviga lo spirito e gli insegna a restare sempre all’erta e a sapersi trasformare senza fermarsi mai. Il concetto di “bridge and finish”, che sembra chiudersi nell’arco di pochissimi secondi, diventa l’occasione per imparare un modo nuovo, senza interruzione, di continui “bridge and finish”, e ci permette di superare difficoltà inattese, cambiare profilo, ascoltare l’avversario e adattare naturalmente il corpo alla nuova situazione. Questo ci insegna molto sulle nostre capacità di recuperare e trasformare.

Altro aspetto curato in questo seminario è stata la mobilità dei passi in Da Mu Xing e nelle Otto Direzioni, che permette di unire insieme il corpo, le braccia e le gambe in un solo fascio di tendini e muscoli e intenzione, e che aiuta a capire come integrare il movimento in maniera precisa, efficace e continua, man mano sempre più velocemente e spontaneamente, ma con un radicamento importante che ne permette l’efficacia.

Inevitabilmente le Sei Armonie e la capacità di coglierle in tutte le strutture, sia statiche che dinamiche del Baguazhang, hanno rimesso in discussione il modo di camminare in cerchio e i riferimenti tradizionali, come ad esempio il fatto di camminare in cerchio guardando il centro. In un’arte di mutazione e trasformazione come questa, è necessario che ad ogni step di crescita corrisponda una revisione, a volte addirittura un nuovo modo di lavorare, che sembra andare in contraddizione col vecchio, ma ne è solo l’evoluzione.

Nota di colore: domenica mattina abbiamo avuto inoltre l’onore di una visita molto gradita, il M.o Livio Zulpo, noto insegnante di Aikido di Vicenza. Con lui abbiamo scambiato punti di vista e annotazioni sulla pratica del Baguazhang rispetto all’arte consorella che è l’Aikido. Nei progetti futuri c’è anche la possibilità di un incontro interdisciplinare, cosa che personalmente trovo estremamente interessante.

Il clima generale dell’avvenimento è stato – in linea con gli altri incontri – all’insegna della collaborazione, del piacere di convivere e di condividere. Sia sul parquet che fuori dal training, durante i pasti lo spirito dell’incontro è stato allegro, piacevole, fatto di risate, di scambi di filmati, di libri e di idee.Il contributo speciale di Laura e Federica, cuoche e organizzatrici del riposo del guerriero, ha reso i pasti e l’accoglienza momenti stupendi di convivialità.

Desidero ringraziare in questa sede tutti i partecipanti per la loro attiva partecipazione, la loro vivace presenza, il loro impegno e la capacità di mettersi costantemente in discussione, e di dare spontaneamente più di quanto venisse loro richiesto. Sono doti che oggi sono rare e sempre più preziose. Una mente libera da pregiudizi e da schemi ristretti permette di valutare nuove opportunità e di progredire nella propria attività fino in fondo.

L’augurio è che queste nuove Quattro Virtù, queste quattro idee cardinali del modo di operare del Baguazhang, ispirino la pratica e portino foglie, fiori e frutti nuovi nella pratica di ognuno di noi.

(Nella foto, il gruppo del secondo incontro di formazione in Baguazhang: Suzi Jankovic, Maja Koroman, Sergio Fanton, Luca Semenzin, Boris Sirol, Saar Avivi e Luigi Zanini)

Bagua, lento lavoro

Il lento lavoro delle intuizioni.

In questa giornata di alluvione a Vicenza e provincia, commentavamo a pranzo con mio cugino, l’onorevole professor Livio Zanini, che la conoscenza del Tè, come quella del Baguazhang, è un lento lavoro di intuizioni, che si evolve secondo un ritmo irregolare, con un suo tempo che non è il “nostro” tempo, quello che vorremmo.

La sensazione è che esistano dei meccanismi ad orologeria che si sbloccano solo dopo lunghi anni di ricerche, solo quando – in apparenza fortuitamente – la risposta arriva da sola, inattesa, chiarissima, al punto di farci domandare come potevamo non averlo capito prima. Spesso questo avviene dopo che avevamo rinunciato a capirlo, lo avevamo messo da parte e ce ne eravamo dimenticati.
Li ho sempre definiti come dei piccoli “satori”, delle piccole illuminazioni, che arrivano come regali dopo che ci abbiamo pensato tanto, lavorato e “sofferto” sulle cose. Insomma, se cerchiamo troviamo, e se non cerchiamo non troviamo. Però se non cerchi trovi, e se cerchi non trovi. Un paradosso logico, ma neanche troppo.
Queste piccole illuminazioni sono una specie di ricompensa, che dimostra il modo del tutto indiretto di aver lavorato per bene, di aver fatto quello che occorreva. La comprensione arriverà dopo, intanto godiamoci gli squarci di luce.