La tela del ragno

Il clima monsonico di questi giorni di luglio, piovoso e ventoso e quasi autunnale, offre spunti di riflessione intimistica, perchè con la pioggia e il fresco viene voglia di rintanarsi e di guardare dentro, invece di inseguire i richiami del caldo e dell’espansione.

“Tanto in alto, quanto in basso” diceva Ermete Trismegisto nella sua stele smeraldina, indicando che tutte le cose sono collegate in medicina. Ma non solo lì. Come nel macro, anche nel micro le cose hanno una evoluzione che risente di tutti gli avvenimenti intorno a lei, anche da lontano. Il famoso battito di ali di una farfalla…

Sono passati gli anni, e con loro la consapevolezza di un mondo che cambia di giorno in giorno è sempre più chiara, evidente, impressionante. A volte cerco di trovare una chiave di lettura, come a poter anticipare gli avvenimenti, e poi mi accorgo che il cambiamento non è solo il risultato della gestione del potere, ma di una autentica trasformazione e adattamento dei giovani.

Come organismi totipotenziali (memoria delle cellule staminiche?) i giovani crescono nel mondo di oggi adattandosi e trasformandosi costantemente, si appoggiano senza remore dove trovano un supporto, lo sfruttano e poi crescono nelle direzioni più disparate. Spesso senza sapere dove stanno andando. Le loro scelte non appaiono sempre corrette – ai miei occhi o agli occhi di un adulto – ma in realtà sono il logico frutto di visioni e scelte che noi non conosciamo, perchè siamo diversi.

E’ impressionante la sensazione che mi rimane sempre di più nella memoria dopo che li ho frequentati per un po’: di non poter essere in alcun modo utile al loro cambiamento. Siamo di un’altra era, abbiamo visto e vissuto altre cose, abbiamo altri riferimenti, persino pubblicitari.

Almeno questa è la sensazione che rimane.

Poi ripenso a quanti hanno scritto prima di noi tante e tante pagine, solo con la segreta speranza – comunque postuma – di riuscire ad essere di qualche utilità a chi leggeva. Ma chi legge deve essere pronto a carpire il contenuto dello scritto. Lèggere, di per sé, non serve a nulla se non si attiva il cervello dall’altra parte.

Poi penso a quanti invece nel quotidiano dispensano e regalano la loro esperienza, conoscenza, saggezza e valori, sia in famiglia che in comunità, nelle emergenze naturali o nelle aule di formazione e insegnamento, nelle palestre e nei seminari. Naturalmente sono attratto da queste persone, che sembrano appartenere ad una categoria diversa, finalmente più ricca e completa, armoniosa. Ma anche meno fortunata, perchè non ambiscono a denaro, potere, successo, quello che ai ragazzi di oggi sembrano l’unica soluzione ai loro problemi.

E proprio qui inizia il percorso di “educazione” che ogni disciplina – legata a valori e principi – contiene in sé, e sul quale si basa. L’idea dell'”ora adesso, subito” contiene anche idee quali uccidere come fine a se stesso, danneggiare sistematicamente senza respnsabilità, di derubare perchè tanto ce n’è, di violare e deturpare pensando che non sia roba nostra, di agire con violenza perchè tanto quello è un altro, o peggio ancora, di vivere nella violenza.

Queste “idee” non sono parte dell’educazione di cui sto parlando, e alle quali fanno riferimento le arti marziali nella loro completezza.

L’arte marziale orientale in genere contiene in sé una enorme serie di riferimenti culturali e umani incrociati, che puntano costantemente all’Uomo e al suo rapporto con il mondo e con il cosmo, alla reciprocità, alle leggi di equilibrio e squilibrio che trasformano costantemente il mondo, alla concezione che siamo parte del tutto, sempre e comunque, che siamo un pezzo degli altri.

Le chiamano filosofie, religioni, modi di vivere, ma in realtà ogni arte marziale contiene in sé quella parolina, “arte”, che la qualifica diversamente. Fare della propria vita un oggetto d’arte è tra gli scopi più belli ed autentici della nostra esistenza. L’arte marziale è ancora oggi una strada maestra in questa direzione, di una consapevolezza completa, che piano piano, nel corso di una esistenza, porta alla maestria. La maestria di vivere.

Quando penso alle quantità di messaggi, di indicazioni, di valori che ho collezionato lungo il cammino, e che mi piacerebbe condividere, scopro che solo una minima parte passa, e si trasmette in modo casuale, prendendo le direzioni più impensate. Cerco di insegnare Baguazhang, Xingyiquan, Yiquan, Qigong, medicina tradizionale, ma quello che esce alla fine è un insieme.

Spesso chi vuole praticare parte da una sensazione e da un desiderio giusto, quello di crescere marzialmente e umanamente, ma poi perde la direzione quando non capisce più quali sono i valori da privilegiare, i principi utili e quelli solo utilitaristici, il desiderio dalla necessità. Non c’è una chiara distinzione dello yin e dello yang, tutto va bene.

Saper lèggere, e avere il coraggio di andare avanti nella lettura e di applicare ciò che si legge. La chiave dell’efficacia è in questi piccoli passi, uno dopo l’altro, con un atteggiamento di grande determinazione ma anche di essere sempre pronti a rinunciare a tutto. Distacco, accettazione e compassione.

La lotta oggi è dura, e lo sarà ancora di più nei prossimi anni. A maggior ragione occorre lavorare e costruire con le arti marziali e i loro straordinari valori, a dispetto di chi distrugge, per portare un messaggio diverso. Chi saprà leggere, leggerà e farà le sue scelte. Questo è il mio pensiero.

Sifu Stefano Bellomi, 17 anni dopo

Luglio è un mese intenso da un punto di vista emotivo, quando penso che un caro amico, Sifu Vittorio Bottazzi, e il mio maestro di Shaolin, Sifu Stefano Bellomi, sono scomparsi entrambi nel cuore dell’estate, nel mese del solleone.

Di Vittorio ho scritto qualcosa il 16 luglio, solo un anno fa Vittorio ha lasciato un grande vuoto negli animi di tutti coloro che l’avevano conosciuto, e so che anche il maestro Agostini di Firenze gli ha dedicato un articolo su una rivista del settore recentemente.
Di Stefano Bellomi molti hanno scritto nel 1993, un po’ da tutto il mondo, anche perchè moltissimo aveva dato nel corso dei suoi 29 anni ai suoi allievi e agli amici (tutti marziali) che aveva conosciuto viaggiando dappertutto. Purtroppo il web non era ancora così strutturato come lo è oggi, e così l’unica testimonianza è rimasta al piccolo blog che scrivo.
Nel corso degli anni ho imparato ad apprezzare sempre di più le persone che hanno il coraggio di affrontare da soli il mondo, spesso con mezzi limitati e con armi non sempre adatte, ma sempre con coraggio, determinazione ed una intensa, incredibile, indomabile allegria. Stefano era uno di questi caratteri, spavaldo, intenso, veloce e indomabile.
Stefano Bellomi lo potevi trovare in centro città a Vicenza il mattino a chiacchierare con guardie giurate, insegnanti, amici e conoscenti, alle feste in città tra ragazzi e ragazze, attaccando bottone con chiunque con grande simpatia e allegria. Era sempre al centro dell’attenzione per sua natura: era un leader, non era qualcuno che potesse stare nei ranghi.
Sifu Bellomi lo trovavi invece – di certo – tutte le sere in palestra a insegnare Kungfu. A volte passava i pomeriggi sdraiato a letto per guardare decine di filmati e di libri, e poi la sera arrivava con nuove idee, nuovi movimenti e nuove tecniche, che invariabilmente ci lasciavano basiti.
Stefano sapeva molte cose del mondo per intuizione, cose che altri – me compreso – non riuscivano a capire se non dopo tempo. Stefano andava al sodo delle cose, ne coglieva l’aspetto essenziale al volo, come quando mi disse: “Guarda quel maestro – riferendosi ad un video sul Baguazhang che stavamo guardando – vedi che non guarda al centro ma leggermente in avanti? Quella è la cosa importante, non il resto!”. Ed io lo guardavo e non capivo.
Aveva una struttura fisica possente e flessibile, era veloce e determinato, aveva l’istinto del predatore e il sorriso sardonico del provocatore. Le sue gambe volavano dove c’era bisogno, preferiva usare le armi lunghe, e quando atterrava era sempre molleggiato, come se avesse avuto sospensioni pneumatiche. Ma sotto sotto era semplicemente una persona che aveva dedicato tutto se stesso ad un ideale, quello del Kungfu.
Il 22 luglio del 1993 ero in Francia ai Rencontres Jasnieres come insegnante, e non potei rientrare in Italia in tempo per assistere ai funerali di Stefano, la persona che aveva segnato la mia vita per dodici lunghi anni, ma mia madre fu così gentile da rappresentarmi in quel momento difficile.
Per molti anni, dopo la sua scomparsa, il 22 luglio la famiglia, mamma Carla e papà Lino, hanno fatto dire una messa in suffragio, e con grande piacevole sorpresa ci si ritrovava sempre in molti, amici e conoscenti, ma soprattutto noi allievi, istruttori, compagni di arti marziali, per scambiarci qualche parola, ricordi e pensieri. Era un modo per stare uniti nel ricordo e di esprimere la nostra gratitudine.
Da alcuni anni invece i ritmi di vita ci hanno portato lontani. Non ci si vede a luglio, ma credo che ognuno di noi porti Stefano in un posto importante del proprio cuore. Così come porto Vittorio e gli altri amici che prima di noi hanno fatto ritorno a casa.
Stefano, ti ricordo oggi come ieri.

Nove Palazzi a Tenerife

La pratica del Baguazhang passa attraverso l’adattamento alle situazioni e ai luoghi. Il continuo e imprevedibile cambiamento è infatti una delle rare certezze di questa arte.

Nelle isola Canarie, a Santa Cruz de Tenerife c’è un bellissimo parco che offre una natura splendida nel cuore della città. In questo parco c’è un angolo fomato da palme di Manila, che offrono un fusto abbastanza liscio e flessibile per praticare.

Così, una mattina dopo l’altra, mi sono recato tra queste palme, che distano tra di loro da uno a due metri e mi sono allenato con nuovi schemi di Nove Palazzi, muovendo da una palma all’altra e applicando le tecniche degli Otto Animali.

Avevo già visitato questo parco ma non avevo mai considerato che quell’angolo di palme potesse così bene adattarsi all’allenamento. E’ proprio vero: noi guardiamo ma spesso non vediamo anche le cose che sono davanti a noi.

Questo vuole essere uno stimolo a coloro che, lamentando problemi di spazio o di tempo, non riescono ad allenarsi. Anche un parco, anche una sola palma può diventare un magnifico sparring partner per capire come lavorare.

Aspettando il ritorno

L’estate è esplosa con il suo calore (benvenuto dopo tanta attesa e tanto freddo!).

Gli allenamenti proseguono il mattino presto, dalle 6 alle 7 al parco e il sabato mattina, secondo la disponibilità del gruppo. Chi avesse piacere di partecipare può farsi vivo via email e vedremo di organizzarci.
Purtroppo anche quest’anno ho dovuto rinunciare per motivi di lavoro contingenti alla mia presenza a Tai Chi Caledonia in Scozia, all’Università di Stirling. Sono molto dispiaciuto di questo contrattempo, che davvero mi rattrista.
Lo stesso dicasi per l’invito a Lalita, un altro incontro molto bello in Spagna vicino a Caceres, dove avrei dovuto insegnare Baguazhang. Per fortuna gli inviti sono solamente rinviati al prossimo anno.
Per chi fosse interessato ecco i link da seguire:
Non perdete l’occasione di andare a conoscere queste realtà, darà un grande spunto alla vostra pratica e alle vostre conoscenze!
Il corso di Formazione in Sun Shi Baguazhang proseguirà a settembre 2010, perchè lo abbiamo dovuto spostare da giugno-luglio, mesi dedicati alle vacanze e comunque alla fine dei lavori.
Avremo ancora forse la visita di Maurizio e Marco da Torino prima di agosto – compatibilmente con i mille impegni – e così avremo un agosto di riposo e di rigenerazione.
In autunno avremo due seminari, uno a Pula e uno a Torino con date ancora aperte, e forse la visita di qualche amico lontano che viene per cominciare – continuare dei discorsi iniziati qualche anno fa.
Devo dire che i rapporti di amicizia con qualche bella realtà locale vicentina di pratica interna stanno crescendo e che potremmo avere qualche sviluppo da qui a breve.
Auguro a tutti una estate di pratica e di relax, per ritrovarci a settembre pimpanti e carichi.
Un abbraccio alla Scuola Zanshin di Pula, alla scuola di Torino, al fedelissimo Steve Morlacco del Montello e agli amici nel mondo che presto verranno a trovarci nel dojo naturale di Caldogno.
A presto!
(Nella foto, uno degli ultimi incontri di Baguazhang a Pula, allo Zhanshin Dojo. Sergio Fanton e Suzi Jankovic in Sanshou)