Seminario di Pula, 5 e 6 dicembre 2009

Siamo a pochi giorni dal seminario di Pula, e già le mani fremono! Questa è la pubblicità che Suzi ha preparato per il pubblico croato e istriano, e mi pare un cosa davvero ben fatta.

Saremo in un bel gruppetto anche là, e avremo la partecipazione straordinaria di Sergio Fanton e di Luca Semenzin, che scenderanno a Pula per dare anche loro una testimonianza del Baguazhang.

Questo seminario sarà la continuazione dei precedenti, in cui abbiamo messo le basi per il lavoro sulla costruzione dello Shen Fa, il corpo nel Baguazhang. Adesso ripasseremo ancora i principi che regolano lo Sun Shi Baguazhang di Sun Lutang e andremo a studiare il primo degli otto Xing che compongono lo stile di Sun.

La base del Baguazhang, il primo livello di conoscenza, è composto dai passi, in cerchio e fuori cerchio, dalle braccia e dai palmi, e infine dalla qualità del movimento e delle torsioni del corpo. Questi tre elementi costituiscono i primi anni di pratica, e in realtà non smettiamo mai di raffinarli per tutta la nostra vita marziale.

Baguazhang non è uno stile eterno. Dopo alcuni anni, non moltissimi, il metodo deve essere chiaro, completo, applicabile e senza misteri. E’ un metodo semplice, ma non per questo facile :-).

Come sempre il seminario è aperto a tutti, tenendo conto che ognuno potrà approfittare e portare a casa maggiori informazioni, quanto più grande è la sua esperienza e la sua pratica personale.

Per tutti coloro che fossero interessati, ecco l’indirizzo. Il clima umano a Pula è stupendo, vale la pena di farci un salto anche solo per vedere come lavorano. Suzi Jankovic è l’organizzatrice dei seminari e la persona di riferimento per il Baguazhang in Croazia.

Ci vediamo per gli auguri!

500 risse

Mi è capitato di parlare – durante un seminario di Baguazang – del concetto cinese delle “Sette stelle”, un concetto molto utile a capire che anche i metodi interni cinesi, quelli che normalmente sembrano essere tanto tranquilli e poco inclini al combattimento vero, in realtà non trascurano nulla.

Si parlava del colpo preferito dei nostri amici sardi, il colpo di testa sulla faccia dell’avversario. E’ una tecnica che si usa anche nel Gouren, la lotta bretone, e ho la sensazione che se cercassi con un po’ più di attenzione, ne troverei traccia anche in tante, tante altre arti di combattimento.

Mi è stato fatto un nome: “500 risse”, e siccome non sono un grande masticatore di film, mi sono documentato. In effetti è un bel concetto. Assomiglia ai 200 cerchi, (100 a destra e 100 a sinistra) per cominciare a capire come funziona il Baguazhang (in maniera meno cruenta!). Oppure i 500, e poi via via fino ai 1000 Chuan Zhang consecutivi. Il concetto delle 500 risse è giusto.

Uno sei miei insegnanti mi diceva: ripeti 300 volte consecutivamente una forma e non la dimenticherai più, è tua. Quando sei arrivato a questi numeri, 500 risse, una rissa non è più altro che un esercizio, un’abitudine, tutte le tensioni psicologiche si sono sciolte, non hai più paura e la tua efficacia è molto più alta, perchè è ormai spontanea, naturale.

Non è un argomento per il Baguanzhag? Forse, ma mi piace questa idea. Ringrazio gli amici che facendo una battuta mi hanno permesso di aggiornarmi sulle tecniche di combattimento come vengono spiegate oggi.

Vin Diesel è in effetti anche abbastanza convincente nel ruolo. Forse è il destino che le arti marziali vengano insegnate in futuro da attori consumati. Apparire è sempre più spesso più importante che essere. Ecco perchè lavoro con poche persone, ma la mia soddisfazione è decisamente più intensa.

A chi interessa, guardate questo clip, può salvarvi la vita. Come dice un mio collega, quando c’è un problema, è meglio non esserci…

Un saluto

(Nella foto, l’attore Vin Diesel)

Seminario di Torino – 28 e 29.11.09

E’ stato un gran bell’incontro, ricco di spunti tecnici e di pratica a due, che secondo me ha il pregio di far “dialogare” le persone. Mi ha fatto davvero piacere ritrovarci e lavorare con persone che non vedevo da qualche tempo.

Ringrazio Maurizio per l’ottima organizzazione, Cristina per l’accoglienza e tutti quanti per aver reso questo seminario un momento gradevole. Credo che tutti ne abbiano ricavato qualcosa di utile. In palestra come fuori è stato un piacere ritrovare lo spirito di una pratica serena e aperta, cena compresa!

Attendo i commenti dei partecipanti!

I maestri parlano

Alcune perle di saggezza sul Baguazhang. Non vedo modo migliore per iniziare i seminari, creando delle domande e sfidando l’intelligenza di chi verrà a praticare. E’ il concetto del “koan”, domande senza risposta.

***

Arrivare all’obiettivo con un movimento dritto non è niente di speciale, scorrere fluidamente a destra e sinistra è preferibile. La sinistra diventa la destra e la destra diventa la sinistra, nel ritirare il corpo e invertendo il passo uno trova l’apertura.
– Dong Hai Chuan

C’è un’idea centrale. Praticare solamente non è comprendere. Cerca di capire l’abilità umana. Studia diligentemente per avere idee profonde. Il risultato dopo un lungo tempo è che uno arriva a capire.
– Sun Lu Tang

Sii morbido nel ruotare e nel cambiare, non ti fermare a tenere le posizioni, proietta infinita energia in alto, in basso, lontano e vicino. Il movimento del bacino coordina le quattro estremità. Gli occhi guardano nelle otto direzioni. Il lavoro di mano armonizza le situazioni che cambiano. Le applicazioni cambiano in modo appropriato per proteggere sinistra e destra. Il lavoro di spalle deve essere armonizzato nel cambio di Yin e Yang. Il lavoro del corpo deve armonizzarsi in modo che la rotazione sia forte.
– Liang Zhen Pu

Cambiare i palmi è la madre, l’inizio senza fine. Le otto radici che ribaltano il corpo nascono da dentro. Una radice che ribalta il corpo produce gli otto stili; le otto radici creano i sessantaquattro nomi; i sessantaquattro nomi creano il cambiamento. Yin e Yang, movimento e immobilità sono profondi senza fine. Le otto radici che ribaltano il corpo seguono il Bagua. Il Drago Nero Agita la Sua Coda crea un uragano.
– Gao Yi Sheng

Per scandagliare la logica e comprendere le teorie, uno realizza che se l’albero ha foglie e rami lussureggianti, le sue radici devono andare molto in profondità.

Se uno studia gli scritti tradizionali può capire la teoria del Palmo degli Otto Trigrammi. Se uno applica la teoria marzialmente, può capire il principio del cambiamento ed essere vittorioso.

Passione e pazienza

E’ davvero impressionante l’analogia tra la crescita in natura (piante, animali, la terra stessa nel suo ciclo vitale) e la crescita dell’essere umano. Ma non sono certo il primo ad accorgersene, già molti scrittori cinesi hanno usato la metafora della natura e delle piante (ad esempio Hong Zicheng, “Aforismi sulla radice degli ortaggi) per parlare dell’uomo.

Crescere è un fenomeno che non si può comandare, ha i suoi tempi e la sua logica. Mi è sempre piaciuto il fatto che non possiamo imporre ad un fiore di sbocciare quando vogliamo noi, lo farà quando le sue logiche (calore, luce, terreno, condizioni, umidità, sostanze nell’aria, nutrimento, vento, acido-basico, ecc.) saranno attivate tutte insieme. Al momento giusto, che per ognuno è diverso.

Per un insegnante che desidera vedere il suo gruppo crescere, la cosa più difficile da accettare è che la crescita dei suoi allievi è come quella di un fiore, ha tempi e modi che non sono sempre sotto il suo controllo. Per l’insegnante è ancora più difficile perchè, se il fiore non cresce, lui subito pensa: forse non ho una buona didattica, devo migliorare il mio metodo, forse quello che insegno non è così immediato, ecc. Per arrivare all’obiettivo però occorre lavoro, non si possono tralasciare parti, occorre che tutte vengano sviluppate. Non ci sono scorciatoie, davvero.

(C’è anche il caso dell’insegnante che pensa: sono tutti stupidi, il mio metodo è perfetto, non capiscono quanto sono bravo – ma non lo considero il mio caso personale).

Così comincia un lungo percorso, che è in sostanza un percorso di revisione continua, di miglioramento costante, di fare in modo che le cose possano assimilate meglio, di portare esempi pratici e concreti, di elaborare esercizi efficaci, di aiutare il corpo a comprendere senza passare prima per il cervello. Mostrare non basta. Ma il muro contro cui un insegnante si ferma spesso è: come fare scattare nell’allievo un processo che si chiama passione?

La passione si può trasmettere, ma la comunicazione funziona solo se c’è un trasmettitore e un ricevitore. Se uno dei due non è acceso, se è in “stand-by”, o se la “frequenza” tra l’uno e l’altro non è giusta, non funziona la comunicazione. La comunicazione è una negoziazione delicata. Non basta dire le cose, moltissimo dipende dal modo, dai messaggi che diamo (anche involontari), dalle parole che usiamo. Il nostro cervello generalizza, distorce, semplifica costantemente e quindi rovina la comunicazione. Occorre essere “in sintonia” per riuscire a passare le informazioni, e bisogna esserlo in due. Non è facile. Pensate alla persona con cui dividete la vostra vita e capirete quello che voglio dire.

La passione è fondamentale, perchè fornisce il carburante per il lungo viaggio che è la crescita. Non è un viaggio di una settimana o di un mese, ma di anni. Il grande problema di oggi è la falsa percezione che i giovani (e non solo loro) hanno di “tutto adesso”, “tutto intorno a te”, “qui e ora”. L’esperienza insegna che i tempi reali sono lunghi (vedi la scuola, le lingue, la musica, un mestiere, a guidare ecc.), e che si impara lentamente. Occorre tempo per assimilare cose che non sono nostre e integrarle nel nostro modo di pensare e di fare. Occorre un atteggiamento di apertura che spesso abbiamo dimenticato per cercare di difenderci.

Il Baguazhang non fa eccezione, anzi, forse è uno dei metodi di crescita personale e marziale più difficili da assimilare, perchè richiede abilità fisiche, psicologiche e personali (carattere, flessibilità, determinazione) abbastanza rare. Non sono più un teenager da alcune decadi, e come scriveva qualcuno, “a 40 anni un uomo non si fa più distrarre”. Stranamente queste considerazioni sono condivise con quasi tutti gli insegnanti e gli amici che praticano stili interni.

Baguazhang richiede passione e continuità, una fiamma che non si bruci rapidamente e duri nel tempo (grazie alla curiosità, alla vivacità, al desiderio), ma che comunque sia anche fiamma, fuoco, bruciante ma soprattutto onesto desiderio di capire e di crescere. I risultati arrivano, lo posso assicurare dalla mia esperienza, ma il fiore sboccia quando è il momento giusto. Quindi è inutile spingere, tirare, forzare. Invece è fondamentale pulire, togliere, semplificare, ridurre, fare uscire la bellezza di ciò che è dentro, che non si vede.

Michelangelo diceva che la statua era già dentro il blocco di marmo, e che lui non ha fatto altro che liberarla dal marmo in eccesso. Ecco il senso della ricerca. Bruce parlava di assorbire quello che serve e buttare via quello che non serve. Sembrano parole scontate, invece sono una preziosa guida all’atteggiamento mentale corretto per crescere. A volte ciò che sembra inutile è invece molto utile, e anche lì dobbiamo lavorare per capirlo.

Ma è difficile aspettare.
Sto imparando.
Con pazienza.

(Foto di: Suzi Jankovic. Rovigno, agosto 2008, cercando un posto per il seminario 2009 di Baguazhang)

Qigong

Tanti anni fa, ormai più di trenta, il maestro Serge Dreyer mi spiegò una sera che cos’era il Qigong secondo la sua conoscenza delle arti marziali interne cinesi. Mi disse che il Qigong è la preparazione di una parte molto importante delle arti marziali, al punto che era diventata una pratica a se stante.

La sua spiegazione, per me che venivo dalla medicina tradizionale cinese, sembrava un po forzata, mi sembrava che volesse portare acqua al suo mulino. Oggi, a distanza di anni, riconosco che aveva ragione. Il respiro mi ha portato lontano, è stato il vettore che mi ha permesso di capire quello che non funzionava nella mia pratica e mi ha convinto a cercare altro.

Qigong è una pratica straordinaria, perchè richiede una grande fiducia in se stessi e una attenzione speciale a noi stessi. In una parola, qigong è consapevolezza. Ogni secondo scegliamo di essere sereni, lenti, attenti, consapevoli e rilassati. La qualità del respiro e del Qi è tale che se uniamo (come è nel lavoro interno) respiro al corpo, possiamo usare un diverso tipo di energia e di risultato.

Occorre guardarsi indietro per riscoprire e rileggere quello che abbiamo costruito negli anni, e recuperare quello che abbiamo perso o capito solo in parte. Qigong è basilare, senza la congruenza e il potere del respiro non esiste “interno”. L’arte marziale, il combattere, è essenzialmente essere presenti in maniera totale e avere addestrato il proprio corpo a risposte naturali adatte.

La postura fisica ha un suo corrispondente nella postura mentale o psicologica o ancora spirituale, e questo è uno dei temi più difficili da spiegare a chi vuole imparare. Da una parte sembra una pratica inutile, non efficace, e questo innervosisce ancora di più. Dall’altra si rischia di finire per sovrastimare l’effetto del Qi, che in realtà è solo una parte delle 6 Armonie. Senza Yi, Xin e Li non c’è realizzazione.

Qigong = alto livello di pratica. Siccome lo abbiamo incontrato all’inizio della nostra ricerca, pensiamo che sia inutile o troppo elementare. E’ un mito da sfatare, dobbiamo tornare al respiro e lasciarci guidare da lui. Senza respiro e senza lentezza non c’è arte interna. Se c’è una grande differenza tra esterno e interno, quella la fa il ruolo del respiro. Non ci credete? Provate.

E’ bene ricordarlo, sempre, anche quando stiamo lavorando su Ming Jing.

Qualità nella pratica

Il finale del 2009 riserva ben tre incontri, di cui due dedicati al Baguazhang.

Per me è sempre una sfida e un piacere incontrare persone che vogliono lavorare su se stesse e sul Neijia.

Il mio desiderio è che possano rapidamente entrare nella prospettiva corretta del lavoro interno e crescere.

Per questo servono anche le indicazioni e la saggezza dei nostri predecessori.

Dedico queste tre frasi, che sento molto vere e concrete, ai ragazzi di Torino e di Pula.

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“Se la tua intenzione non è autentica dentro,

e il tuo corpo non è corretto fuori,

tutto è falso e scorretto”.

(da: “Paths”)

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“Abbandona teologie capricciose e idee immaginarie, e fai il tuo lavoro quotidiano.

Fa il tuo lavoro con indomabile gentilezza e infinita pazienza”.

(dallo: “Huà Hú Jīng”)

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“L’attenzione è una risorsa che noi tutti possiediamo…

per tutto il tempo che siamo risvegliati,

ne produciamo un flusso continuo”.

(Lee J. Colan, da: “Winners always quit”)

Programma del seminario di Torino

Associazione Studi Taoisti – Scuola Vittorio Bottazzi

Secondo seminario di Baguazhang a Torino, 28 e 29 novembre 2009

Orario:
– sabato 28, dalle 15 alle 18
– domenica 29, dalle 9 alle 12

Dove:
Presso la palestra dell’Istituto Passoni (ingresso Via Assarotti, 2 bis / A)

A chi è rivolto:
– a tutti i partecipanti del corso di Ba Gua Zhang proposto dall’Ass. Studi Taoisti.
– ai praticanti di altre discipline marziali, con almeno due anni di esperienza.

Insegnante:
M.o Luigi Zanini

Programma:
Il seminario sarà l’inizio dello studio dello stile di Sun Lutang di Baguazhang, dunque un metodo minimalista, un metodo “piccolo” (Xiao Jia) rispetto ai metodi “grandi” (Da Jia) di altre scuole. Ha le caratteristiche di essere chiuso, essenziale, preciso, con attenzione al Chan Szjin, con passi naturali veloci e in apertura e chiusura continui.
Si lavorerà sulla camminata in cerchio, sull’uso delle braccia e dei palmi, sul movimento del corpo (i tre pilastri della pratica), con lo sviluppo delle singole tecniche in linea, e quindi con puntuali verifiche di questi movimenti nel lavoro con il partner.
Il progetto è ambizioso, vogliamo costruire una pratica che parte da un punto – la formazione del corpo Bagua – e ci porti avanti verso maggiori abilità, comprensione profonda del sistema e capacità di applicarlo.

Per informazioni e conferma adesione rivolgersi a: Maurizio, tel. 340 9262471

Ascoltarsi

Ricevo e volentieri pubblico 🙂

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Un monitoraggio costante delle nostre prestazioni personali, attenzione ed osservazione costanti, senza allontanarsi mai dalla realtà o aggiungerle qualcosa, o ancora renderla più bella di quello che è; tutto ciò che serve a creare una vista chiara nella natura delle cose.

Ma la domanda di base a cui dobbiamo rispondere è molto semplice: Chi sono io? Qual è la mia vera natura? Scoprire e vivere il Dharma significa essere in armonia con la propria natura e con le leggi naturali, significa che con la nostra attività noi non facciamo del male a nessuno, incluso noi stessi.

Così, per quanto l’“illuminazione“, come espressione, sembra essere mistica e lontana da noi, non è nient’altro che il ricordarci di chi noi siamo e di ciò che abbiamo dimenticato. Dobbiamo tornare ad uno stato di genuinità. Questo significa essere consapevole di noi stessi, e non essere, come si dice, „fuori di noi stessi“.

Allora i due livelli opposti raggiungono il loro massimo, yin – yang, attività e tranquillità, ed è sempre una questione di dinamiche e di interazioni interne; il livello della vita, la consapevolezza e generalmente, il segreto della creazione – il mistero della vita. Cosa avviene prima? Trasformazione. E’ sempre un processo esplosivo.

Il monitoraggio – un buono strumento

Suzi (Jankovic)