Seminario di Torino, 28 e 29 novembre

Sabato 28 e domenica 29 novembre 2009 si terrà a Torino il secondo seminario di Baguazhang.
Sono felice di questo incontro, perchè mi permette di rivedere i ragazzi che non vedo dal marzo 2008, inclusi tutti i partecipanti e gli organizzatori, Maurizio, Marco, Ermanno e tutti gli allievi di Vittorio.

Attendo di rivedere Cristina, che vidi a marzo 2008 quando fui ospite a casa sua durante il seminario, e successivamente a Vicenza per una breve visita. Cristina rimane il punto di riferimento del lavoro di Vittorio.

Il programma del seminario è semplice, per preparare il suolo prima della semina. Ma sarà anche un momento di progressione per far crescere quello che già c’è e che ha voglia di evolversi.

Il seminario sarà l’inizio dello studio dello stile di Sun Lutang di Baguazhang, dunque un metodo minimalista, un metodo “piccolo” (Xiao Jia) rispetto ai metodi “grandi” (Da Jia) di altre scuole. Ha le caratteristiche di essere chiuso, essenziale, preciso, con attenzione al Chan Szjin, con passi naturali veloci e in apertura e chiusura continui.

Si lavorerà sulla camminata in cerchio, sull’uso delle braccia e dei palmi, sul movimento del corpo (i tre pilastri della pratica), con lo sviluppo delle singole tecniche in linea, e quindi con puntuali verifiche di questi movimenti nel lavoro con il partner.
Il progetto è ambizioso, vogliamo costruire una pratica che parte da un punto – la formazione del corpo Bagua – e ci porti avanti verso maggiori abilità, comprensione profonda del sistema e capacità di applicarlo.
Con l’occasione sarò felice di incontrare a Torino coloro che seguono questo blog da tempo, e che ogni tanto mi spediscono qualche commento. Dal vivo tanti discorsi non servono, e forse ci si capisce meglio, se c’è la passione per l’arte.
A presto ragazzi!

8 proibizioni dello Xingyiquan (3 di 3)

7. Non praticare l’“immobilità” (jing gong). “Immobilità” si riferisce a tenere una postura, come nel zhan zhuang; si può anche riferire alle pratiche in cui i pensieri si fermano oppure l’intenzione è focalizzata in un punto. Ovviamente, zhan zhuang deve essere praticato; come dice il proverbio, “praticare arti marziali senza tenere le posture è solo perdere tempo”. San Ti, in particolare, incapsula i requisiti dello xingyi. “Dei mille metodi, nessuno trascura San Ti”, “Padroneggiare san Ti è già metà strada verso il successo”. Mentre San Ti non dovrebbe essere tenuta per lunghi periodi, può essere tenuta più volte al giorno. Ogni volta che si tiene San Ti, si dovrebbe tenere per un massimo di 10 minuti, ma questo si può ripetere due o tre volte al giorno. Se si tiene San Ti per un’ora ogni volta che ci si allena, non solo si sta perdendo tempo prezioso di allenamento, ma può anche danneggiare nervi e capillari nelle gambe. Un eccesso di zhan zhuang è una delle cause per le quali molti artisti marziali soffrono di problemi alle gambe e alle ginocchia. Quanto all’intenzione di restare in un solo posto, dovrebbe avvenire solo nel Qigong per la salute quando la tua intenzione rimane nel punto – è necessario farlo solo per un tempo di alcuni secondi (10 minuti vanno già bene), non minuti. Non c’è alcun beneficio nel fatto di mantenere l’intenzione in un punto per lungo tempo.

8. Non prendere la strada della “wushuizzazione” o della “mistificazione” dello xingyi. Lo xingyi di Li Luoneng è caratterizzato dalla sua semplicità, praticità, la combinazione di forma e intenzione ed è adatto a giovani e vecchi allo stesso modo. Comunque, ci sono due tendenze nella comunità dello xingyi. Una è la wushuizzazione: i movimenti e i nomi sono xingyi, ma le posture, la coordinazione, la potenza e il ritmo sono tutto”changchuanizzate” (simili alla boxe lunga), che significa che la performance non è né buona boxe lunga, né buono xingyi. Questo genere di performance diventa una specie di gara di forza tipo San Da quando viene messo nel contesto di un ring da boxe. L’altra tendenza è la mistificazione dello xingyi, in cui la gente forza concetti daoisti, buddisti, confuciani o medicina tradizionale cinese nello xingyi, trasformando lo xingyi quasi in una religione. Questo “mistico” genere di xingyi lo chiamo “xingyi stile neigong”. Queste due tendenze sono esistite per lungo tempo, ma sono particolarmente aggressive oggi. Quando Che Yonghong (alias Che Yizhai), Li Fuzhen e Bu Xuekuan erano vivi, queste due tendenze non avevano spazio nel mercato tra gli stilisti della scuola Che. Dal 1980 queste due tendenze hanno invaso la comunità dello xingyi. Con riferimento a questo fenomeno, la vecchia generazione di maestri ci improntarono a preservare la semplicità, la praticità e l’enfasi sull’abilità dello stile Che. Mantenendo le esortazioni dei nostri avi ben salde in mente, nello stile Che entrambe le routines nuove e tradizionali possono essere eseguite da giovani e anziani allo stesso modo, non ci sono movimenti vistosi e difficili. I principi della nostra arte sono verificabili e basati su esempi concreti; persino chi non sa leggere o scrivere può capirli. Le nostre tecniche di combattimento sono pratiche e basate sull’abilità: una tecnica appresa al mattino può essere usata nel pomeriggio. Gli elementi di spicco del nostro stile mantennero le loro abilità fino in tarda età, e potevano ancora vincere in sparring all’età di 70 o 80 anni.

(fine)

(Nella foto, la stele tombale di Che Yizhai in Taigu, sua città natale, dal sito di Emmanuel Agletiner)

Tai Chi Tcho in Svizzera, 30 ottobre – 1 novembre

Da non perdere questo incontro internazionale di Taijiquan e Stili Interni a portata di macchina dall’Italia e con alcuni dei più importanti insegnanti della scena europea. Anche solo partecipare ai seminari e chiacchierare con loro aiuta a trovare grande ispirazione nella pratica e della crescita personale, e davvero permette di uscire dai limiti di una pratica troppo rigida.

Il migliore augurio che posso fare ai miei allievi è di vedere tanti, tanti maestri e di confrontarsi con loro ogni volta che sia possibile. Per questo è meglio non perdere Tai Chi Tcho a La Chaux de Fonds, in Svizzera, da venerdì 30 ottobre a domenica 1 novembre.

Per informazioni visitare il sito della organizzazione, diretta da Cornelia Gruber.

E, se per caso passate di là, sarà un piacere conoscervi di persona, chiedete di me, sarò in zona.

8 proibizioni dello Xingyiquan (2 di 3)

4. Non perseguire “superpoteri”. Nei racconti nei libri di arti marziali ci sono molti metodi di allenamento che possono rendere il praticante capace di affrontare tagli di spada, sollevare grandi pesi, saltare oltre muri, persino muovere oggetti con la mente o eterna giovinezza, ecc. I nostri predecessori sono stati sempre refrattari a questo genere di affermazioni. Storicamente, dopo che Li Luoneng tornò in Hebei, Che Yonghong (Che Yizhai) era il numero 1 e Li Fuzhen numero 2 nella comunità dello Xingyi. La vecchia generazione vide ogni genere di artista marziale al loro tempo, ma non incontrarono mai qualcuno con “superpoteri”. La vecchia storia del maestro Che che “appendeva la pittura” si riferisce alla sua abilità di lanciare gente in aria, non a qualche abilità di attaccarsi ad un muro. Ci sono superpoteri? Forse; ma se ci sono, sono come gli imperatori, ogni regno ne ha solo uno. Se ognuno volesse ottenere superpoteri, sarebbe come se tutti volessero essere un imperatore, questo porterebbe al caos estremo. Meglio praticare lo stile Che di Xingyi invece.

5. Non esaurirsi fisicamente. I nostri predecessori ci incitavano non solo a non praticare quando siamo stanchi, ma anche di non allenarci fino al punto dell’esaurimento. Noi non pratichiamo quando il nostro corpo è esausto o quando lo spirito è affaticato (depresso, arrabbiato o eccitato). Specialmente non pratichiamo fino all’esaurimento. Praticare di frequente fino all’esaurimento renderà gli studenti soltanto stanchi anche solo al sentire parlare di arti marziali. Anche allenare troppo duramente qualcosa come il Taijiquan per un lungo periodo può portare a incidenti e malattie. Lo stile Che di Xingyi si occupa di tecnica e di abilità; non solo si dovrebbe diventare più forti, ma anche imparare le “abilità” (qiao jin) e l’arte dello Xingyi. Questo significa che dovreste usare sia il vostro cervello che il vostro corpo; movimenti singoli e forme sono importanti, ma lo sparring lo è ancora di più. In breve, fare esperienza e diventare maestri della connessione tra stare in forma e combattere viene per prima.

6. Non praticare qigong duro (ying gong). I nostri predecessori proibivano agli studenti di colpire sacconi, sollevare scatole di ferro (simili agli esercizi dei pesi), colpire alberi e altri come i metodi di qigong duro, perché sono cattivi per la vostra salute e non servono in combattimento.

(1) Ying gong può aumentare la potenza del pugno e la resistenza ai colpi, ma non aumenta il livello di abilità. Il punto cruciale del combattimento è che “possiamo colpirlo, ma lui non riesce a colpirci”. La forza è necessaria ma la forza di ogni persona ha i suoi limiti, mentre la tecnica e la strategia per usare quella forza è senza limiti. Come quando un torero combatte il toro, il toro è più forte di un uomo, ma l’uomo vince con l’astuzia. Chi ha autentica esperienza di combattimento sa che più il combattente è agile, meno è usata la forza. E’ sufficiente che si possa combinare la forza innata di una persona con quella derivata dalla pratica delle arti marziali e applicarle su un singolo punto. La pratica dello ying gong può rovesciare la relazione tra abilità e forza spingendo la gente sulla strada del “vincere con la forza”, trasformando il combattimento da una gara di abilità ad uno scontro di forze.

(2) Ying gong sviluppa velocemente la forza, ogni giorno ne forma di più. Ma quando una persona raggiunge la mezza età non può più praticare ying gong. E quando smetti di praticare ying gong la forza comincia a sparire. L’allenamento nelle arti marziali dovrebbe darti abilità che tu puoi usare per tutta la vita, mentre lo ying gong costruisce attributi per un periodo di tempo relativamente breve e quindi è uno spreco di tempo.

(3) C’è un detto che dice: “Il giovane pazzo può sfuggire dormendo su una pedana fredda, solo grazie al suo vigore”. I giovani possono praticare ying gong grazie al fatto che i loro corpi possono ancora sopportare gli eccessi. Ma i danni del tempo non risparmiano nessuno, quando si diventa vecchi ferite e malattie appaiono. Quanti artisti marziali hanno attenuto gongfu ma hanno sacrificato la loro salute nel processo?

(4) La forza bruta non funziona contro un esperto, perché un esperto vince con l’abilità. “Quattro once sconfiggono mille libbre”. Inoltre se si combatte con gente normale, ying gong rischia di lasciare l’avversario handicappato, cosa che è contraria all’etica marziale (wu de).

Queste sono le ragioni per cui ying gong è proibito nello stile Che di Xingyi.

(continua)

(Nella foto d’epoca, Che Yizhai seduto a sinistra accanto a Guo Yunshen, seduto a destra)

Fede nel cuore

“La fede nel cuore è l’oscuro e spesso distorto riflesso di un sapere nascosto.

Colui che crede è spesso molto più piagato dal dubbio del più inveterato scettico.
Colui che crede persiste, perché c’è qualcosa, di subconscio in lui, che sa.
Questo tollera sia la sua fede cieca che l’albeggiare del dubbio, e lo porta verso la rivelazione di ciò che lui sa”.
Sri Aurobindo, “Pensieri ed aforismi”, 1958

8 proibizioni dello Xingyiquan (1 di 3)

In quella miniera di informazioni e conoscenze che sono “China From Inside” di Jarek Szymanski e “Masters of the Internal Martial Arts” di Jon Nicklin – che ringrazio di cuore per l’eccellente ed importante lavoro gratuito che svolgono – scopro ogni giorno qualcosa di nuovo ed entusiasmante. Non solo da un punto di vista accademico, come a molti può capitare leggendo, ma anche da un punto di vista pratico, concreto, quotidiano di pratica marziale.

Le 8 proibizioni (cioè quello che NON si deve fare nella pratica dello Xingyiquan nella scuola del leggendario Che Yizhai) sono un piccolo gioiello che riemerge dalle sabbie del tempo e ci viene portato da un blog cinese del 2008, in cui l’erede della scuola racconta la sua verità sullo Xingyiquan, uno stile straordinariamente bello per la sua pulizia, ma decisamente maltrattato negli ultimi 30 anni da gente che ne ha mistificato lo spirito.


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Le 8 proibizioni dello stile Che di Xingyi secondo il prof. Che Xiangqian

1. La teoria restrittiva dei 5 elementi in cui ogni pugno corrisponde ad un organo interno e ad un organo di senso e che i 5 pugni degli elementi si creano e si distruggono vicendevolmente sembra essere diventato un classico dello Xingyi. Per esempio il pugno che frantuma si trova in tutte le altre arti marziali, in cui viene chiamato “jab dritto”. E’ anche il movimento più comune e pratico usato in combattimento. Il pugno che frantuma di Guo Yunshen scosse la comunità delle arti marziali, ed è quello che merita di più di essere analizzato tra tutti i pugni. Chi mai ha sentito parlare di un movimento che “vince tutti ed è senza pari”?.
Le generazioni precedenti spiegavano le caratteristiche del pugno che frantuma come: veloce, semplice e diretto, ma capace di cambiare e di connettersi in concatenazione. Ciònonostante, in alcun libri il pugno che frantuma veniva introdotto come segue: “Bengquan è legno. Il legno crea il fuoco e distrugge la terra, Beng crea Pao e distrugge Heng; il metallo distrugge il legno, Pi distrugge Beng; internamente Beng è collegato al fegato ed esternamente agli occhi; deve essere praticato verso est; il trigramma corrispondente è Zhen (scuotere); questo pugno è specifico per allenare il fegato”. Le spiegazioni del Perforare, Colpire, Dividere e Incrociare sono dello stesso tipo.
Nello stile Che, noi non crediamo in queste connessioni, perché le applicazioni hanno dimostrato che queste teorie non sono vere nella pratica e che non c’è necessariamente alcuna connessione tra il pugno che frantuma e, diciamo, gli occhi. Queste teorie servono sono a tenere lontana la gente.

2. Non credere nelle applicazioni dell’alchimia daoista senza prima constatarne una valida prova. Ho cominciato a studiare Xingyi nel 1950, ma fu solo negli anni ’80 che sentii di un altro classico, parlando di 3 livelli di pratica , tre livelli di gongfu, tre livelli di significato e dei tre livelli di respirazione.
Affermazioni quali “ming jing (potenza evidente) è nella mano, cambia nelle ossa, trasforma jing in qi, respira attraverso la bocca e il naso”; “an jing (forza nascosta) è nei gomiti, cambia i tendini, trasforma il qi in spirito, respiro nel dantian”; “hua jing (forza che neutralizza) è nel corpo, cambia il midollo, ritorna al vuoto, respiro attraverso la pelle”. Negli anni ’90 ho sentito di un livello ancora superiore, diventare onnivisivo, onnipotente e diventare uno col Dao, e a questo livello era arrivata solo una persona in tutta la storia delle arti marziali cinesi.
Le generazioni precedenti allo Xingyi di Che in Taigu non parlavano assolutamente di questo, né ne parlavano gli eredi di Guo Yunshen in Shenzhou (provincia dello Hebei) e neppure gli eredi di Zhao Zhenyao (discepoli di Geng Jinshan), quali il professore Yang Shaoyu a Beijing, o Shang Hui’an-Yu Chonglin nello Wuhan. Questi termini provengono dall’alchimia daoista.
Non una sola persona vivente ha dimostrato alcuno di questi fenomeni nella pratica dello Xingyi. Questo è perché non ci sono artisti marziali in cui la forza evidente e neutralizzante, oppure percussiva e neutralizzante siano separate; perché l’interno e l’esterno nella gente che pratica Xingyi in modo scientifico cambia insieme; e non c’è alcuna maniera di provare che qualcuno è “tornato al vuoto” o “diventato uno col Dao”; né alcuno di questi Grandi Maestri ha smesso di respirare dal naso e dalla bocca per farlo con la pelle o col dantian. Questo è il motivo per cui gli insegnanti dello stile Che non ne parlano e gli studenti non ci credono.

3. Non praticare un Neigong che ignora l’esterno. C’è un detto popolare negli ambienti dello Xingyi che dice che lo Xingyi è la “boxe del Neigong”, che allena principalmente l’intenzione, lo spirito e il qi. I “4 trattati sul Neigong” (specificamente il Neigong, Nagua, Shenyun, Dilong) sono diventati classici. Lo stile Che di Xingyi non ne parla.
I nostri antenati erano dell’opinione che l’interno e l’esterno dovessero essere allenati insieme, allo stesso tempo. Allenarsi in maniera scientifica irrobustisce in maniera misurabile tutti gli organi e i sistemi del corpo. Se qualcuno suda, scuote e respira affannosamente dopo dieci minuti di sparring, vuol dire che c’è un problema nei suoi organi e nei suoi metodi. Questo è qualcosa che sia i praticanti e gli osservatori possono vedere ed è misurabile con strumenti. L’interno dello Xingyi stile Che è connesso da vicino con l’esterno, è specifico.
Per così tanti anni abbiamo sentito un sacco di storie sull’”insistere sull’interno”, “lasciare l’esterno” e “abbandonare la forma, insistere sull’intenzione”. La vecchia generazione di maestri ammoniva gli studenti che ignorare la forma esterna in favore della pratica del Neigong non può produrre un maestro, né porta a salute e longevità; al contrario, può portare facilmente al monachesimo. Ci sono prove reali di questo.

(continua)

(Nella foto, il leggendario maestro Che Yizhai)

Ziran News Ottobre 2009

Ottobre è ripartito a pieno ritmo, e quasi rischia di travolgere la programmazione dei seminari e i ritmi degli allenamenti, ma l’arte del cambiamento per eccellenza che è il Baguazhang ci insegna ad essere flessibili e a saperci adattare. Alcune informazioni al volo:

TAI CHI TCHO a La Chaux de Fonds, Svizzera, dal 30 ottobre al 1 novembre. Si tratta della quinta edizione ad andamento biennale che riunisce praticanti di Taijiquan e stili interni da tutta Europa e non solo. La sera del venerdì Cornelia Gruber, instancabile organizzatrice e insegnante di Taijiquan della scuola Fu Chengsung di grande esperienza, presenterà il bellissimo “Gioco dei Sifu”, da lei creato. Sabato e domenica invece seminari di circa 2 ore mattino e pomeriggio, che permetteranno a tutti di avvicinarsi al ricco mondo del Taijiquan e delle arti interne. Sabato sera grande cena di gala per avvicinare insegnanti e allievi e creare una atmosfera gioiosa tra tutti i partecipanti. Gli insegnanti sono tra i migliori specialisti a livello internazionale, quali Nils Klug, Cornelia Gruber, Fernando Chedel, Ronnie Robinson, Epi Van de Pol, per non citarne che solo alcuni. Per chi può, un appuntamento da non mancare. Questo è il link per TAI CHI CHO 2009.
– Seminario di Baguazhang in SVEZIA a Linkoping. Dopo il primo incontro a maggio 2009 con Paul Silfvertrale, Saar Avivi e Karle Bergfors e tutti gli altri splendidi amici con cui abbiamo lavorato, la voglia è tale che ci rivedremo a breve. Speravamo in novembre o dicembre, ma credo che andremo a gennaio 2010. Nel frattempo so che i ragazzi, Saar specialmente, sta facendo fare molti cerchi ai suoi allievi e sono sicuro che presto o tardi lo vedrò arrivare qui in Italia, anche perché le sue radici sono qua! E attendo presto anche una visita di Sifu Silfverstrale, come al solito con grande piacere.
Seminario di Baguazhang a TORINO. Dopo il seminario del marzo 2008 a Torino, organizzato dal rimpianto Vittorio Bottazzi e Marco Superbi, con Maurizio stiamo tracciando un percorso per portare avanti un progetto evolutivo del Baguazhang, che Vittorio avrebbe sicuramente apprezzato. I semi piantati da Vittorio sono diventati realtà, e adesso non resta che farli crescere e renderli forti perché diventino pianta, fiore e frutto. Stiamo verificando le date, ma entro fine anno ci incontreremo e sarà con grande piacere che rivedrò volti e persone amiche, come Ermanno, Cristina e tanti altri. Mancherà solo Vittorio, ma sarà in realtà con noi, ben presente nei nostri cuori.
– Seminario di Baguazhang in CROAZIA a Pula. Suzi, David, Violeta, Maia, Lina, Boris, insomma tutta la “famiglia” di Pula e Pasin sta lavorando bene nel Baguazhang, e – visto che il seminario in Svezia verrà molto probabilmente rinviato a gennaio 2010, potremmo avere un ultimo incontro per il 2009 entro fine anno. Sentirò Suzi a breve per fissare la data. A tutti i partecipanti di Rovigno un grande saluto e l’invito a vederci presto.
Il resto al prossimo post.
(Nella foto, Suzi Jankovic durante il training a Vicenza con Sergio Fanton nell’uso del Baguazhang con coltello)

Un vecchio maestro di spada

Resto sempre affascinato da quanto ci hanno lasciato i nostri predecessori. L’arte della spada è una Via di grande valore, che ha forgiato menti, caratteri e corpi per secoli. Risfogliando quel capolavoro che è HAGAKURE, “Annotazioni su cose udite all’ombra delle foglie”, scritto agli inizi del 1700 da Yamamoto Tsunetomo, samurai fattosi monaco, davvero mi rendo conto di quanto poco sappiamo leggere e sappiamo comprendere le parole del passato. Un breve omaggio, il primo di una serie, per quei lettori che sanno apprezzare.

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Un maestro di spada, ormai anziano, dichiarò:

“Nella vita, ci sono diversi gradi di apprendimento.

Al primo si studia, ma non si ricava niente, e ci si sente inesperti.

Al livello intermedio, l’uomo è ancora inesperto, ma consapevole delle proprie mancanze, e riesce a vedere anche quelle altrui.

Al livello superiore diventa orgoglioso della propria abilità, si rallegra nel ricevere lodi, e deplora la mancanza di perizia dei compagni. Costui ha valore e si comporta come se non sapesse nulla.
Questi sono i livelli in generale.

Ma ce n’è uno che li trascende, ed è il più eccellente fra tutti. Chi penetra profondamente questa Via è consapevole che non finirà mai di percorrerla. Egli conosce veramente le proprie lacune e non crede mai, per tutta la vita, di aver raggiunto la perfezione. Senza orgoglio, ma con modestia, arriva a conoscere la Via.”

Si dice che una volta il maestro Yagyu osservò: “Io non conosco il modo per sconfiggere gli altri, ma la Via per sconfiggere me stesso.”

Il samurai avanza giorno dopo giorno, oggi diventa più abile di ieri, domani più abile di oggi.

L’addestramento non finisce mai.

Hagakure (1, 45)

(Nella foto, il simbolo della famiglia di Yamamoto Tsunetomo, autore di Hagakure)