Amici di Torino

Quando si dice che non esistono casi, ma solo cose che dovevano avvenire, penso ai compagni di cammino che piano piano ho conosciuto negli anni e con i quali si è costruito un rapporto. Uno di loro è Marco Superbi di Torino, che con la sua compagna Diana e con il nuovo amico Maurizio sabato e domenica scorsi sono scesi da Torino per rincontrarci, fare quattro chiacchiere e aggiornarci sulle novità.

Mi piace scrivere di queste cose perchè per me sono le più belle, il tempo meglio speso è quello insieme a persona intelligenti, simpatiche e con le quali si condividono magari anche valori e visioni della vita. E’ una banale questione di risonanza, che con loro c’è e con altri non c’è.

Marco, Diana e Maurizio hanno fatta tanta strada per proseguire i discorsi, che tra di noi possono avere pause anche di anni, ma che non perdono mai di intensità né di valore. Si riprende da dove ci eravamo fermati (“Te l’avevo detto che….?”) e si riparte. Il buon vino invecchia bene.

Non entro nel merito dei discorsi per ovvi motivi, ma uno degli argomenti è stato lo scomparso Vittorio Bottazzi, che ha lasciato un grande vuoto in tutti noi. D’altro canto, passare due giornate così, compresa la parentesi delle orchidee al Castello di Thiene, il vino rabosello e la cena a Bassano, è stato un regalo prima di tutto per noi, Laura e me. Gli amici sono un bene prezioso, solo loro ci danno quella serenità e quella fiducia nel prossimo che altrimenti a volte rischia di scomparire.

E poi ci sono gli interventi degli altri amici, come Yves Kieffer e Maurizio Restaldo, che per telefono ci salutano e ci fanno compagnia: come esserci anche quando non ci si è di persona. Esserci è importante: non sono le intenzioni che fanno l’arte. Scrive Myamoto Musashi nel suo “Go Rin No Sho”: “Non addestrarti col pensiero, ma con la pratica”.

Per fortuna ci vedremo a Torino prima di Natale, almeno questa è l’intenzione. Adesso vediamo di riuscire a realizzarla, appunto 🙂

(Nella foto, da sinistra a destra: Maurizio, Marco e Luigi, dopo uno scambio di tecniche a Caldogno)

La frittata di venerdì sera a Palu

Ricevo da Lina, la nostra grande traduttrice e prof di Pasin, che racconta la serata a Rovigno di questa estate durante il seminario. E’ vero, nel Baguazhang le idee e le sensazioni si moltiplicano, ed è bello scoprire come il nostro cervello elabora le informazioni. Grazie Lina, sei sempre la migliore! Un abbraccio a te e Borici. ***

La frittata di venerdì sera a Palu’ (vicino a Rovigno)

Che bello ritrovarsi ogni tanto come ci e’ successo venerdì sera, 14 agosto, la sera prima del seminario! Mangiare 2-3 tipi di frittate, oltre a parlare e ridere a crepapelle in due-tre lingue (diverse ma simili) in un posto come “konoba (taverna,cantina) da Mofardin”. Cosa vuoi di più della vita?

Ritrovarsi con te, Luigi, ha una particolarità: se ci si incontra dopo cinque anni, dopo cinque mesi o meno: il livello e la qualità della comunicazione persiste: dove si finisce l’ultimo incontro, continua il prossimo, come che gli spazi bianchi (cioè gli anni o i mesi senza contatto) non ci fossero mai stati. Poche persone di questa qualità … E poi, abbiamo conosciuto Luca, cosi “open minded” ed interessato nella cultura Croata e della vita Istriana che a me sempre fa un grande piacere.

Due lati del Baguazhang

Fuck or kill vs. Fuck and feel.
Sono due lati della stessa medaglia, il primo e’ maschile, l’ altro è femminile. Già da un po’ (seminario del ottobre 2008 a Pola) avevo pensato sul Bagua come un’ arte molto femminile, poi dopo penso: c’e’ di piu’! Dopo la cena di venerdì sera scopro la sua piena integrità.

Tutto parte dal fatto che Bagua consiste da tre segmenti: quello terapeutico (che si manifesta nel rafforzamento del corpo, postura, allineamento …), trasformativo (nel senso che una pratica coerente e regolare porta alla fine verso la trasformazione, non solo fisica, ma soprattutto quella del conscio) e quello combattivo (competitivo?), (cioè – Bagua e’ un’arte marziale: ci sono io, c’è un avversario).

Ma, mi e’ stato chiarito che non solo non si trattava di una scelta come coltivare Bagua, ma che tutti e tre sono alla pari, che si intrecciano, bisogna curarli. Vabbe’ chiaro, ho capito. Pian – piano, tra gli scherzi e le cose serie viene fuori che la conseguenza finale di un lavoro devoto, uno viene esperto in modo di poter risolvere lo scontro coll’avversario in un solo modo: gli toglie la vita.

Certo, è una situazione estrema, è una scelta estrema. „Masticavo“ quest’ idea 2-3 giorni ed ecco che cosa mi risulta: ho tolto l’idea che uno (o una) realmente si trova in una situazione di dover difendere la propria vita “just like that“ – nella vita quotidiana. Quindi, si tratta di un/a praticante che si allena; nel suo cammino incontra diverse persone, i maestri, gli allievi: i colleghi di questo lavoro duro. E cresce.

Crescono anche loro, gli altri. Si diventa bravi, gli incontri e gli scontri diventano un crescendo continuo … (beh, ci sarà pure qualche cadenza, ma si continua !) Lo sviluppo fisico seguito dallo sviluppo personale (psicologico), intrecciati nel processo trasformativo: tutti i rancori pianti, le emozioni risolte, tutti i lati oscuri: le ombre, le tenebre, le paure – chiariti e integrati. Si acquisisce la gestione delle energie: Qi, Jing, Shen…

Un giorno si inciampa ad uno o una bravo come te. Lo scontro è maestoso, la prestazione altissima, micidiale. Ma uno che si impadronisce di queste qualità non toglie la vita! E se ci sono due? Non ho minima idea che cosa succede. Forse una danza? Può darsi, ma non e’ di certo “La dance maccabre”, piuttosto sarà una danza che glorifica la Vita, lo Spirito, l’Amore, ed e’ qui che il lato maschile („fuck OR kill“) trasforma e abbraccia il lato femminile („fuck AND feel“), svaniscono la lotta e la violenza ed appare l’armonia. Yin e Yang. Il cerchio si chiude.

Forse tutto quanto e’ una stupidaggine, alla fine sono una dilettante, ma mi piaceva l’idea.

Lina Gretic

(Nella foto, uno spettacolare Folpo in Campana, cioè cotto sotto la brace in una doppia teglia di ferro, che mantiene tutto il sapore e la morbidezza del cibo. Così lo cuociono in Istria alla Konoba Mofardin, visto che si parlava di cena mi sembrava adatto!)

Primo meeting Ziran Baguazhang

Sabato 19 e domenica 20 settembre si è tenuto a Caldogno (Vicenza) il primo meeting Ziran Baguazhang. Ho colto al volo la presenza a Caldogno di Suzi Jankovic, insegnante di Pula (Croazia), per organizzare un momento di incontro, di scambio di braccia e di allenamento intensivo con il gruppo.

E’ ormai trascorso un anno da quando i ragazzi di Pula e di Pasin hanno deciso di cominciare un percorso di crescita nel Baguazhang, ed io ho avuto il piacere di incontrare questi ragazzi e di condividere con loro tre seminari tra la fine del 2008 e il 2009, oltre all’incontro in Scozia, a Tai Chi Caledonia.

Al primo meeting hanno partecipato:

– Sergio Fanton
– Luca Semenzin
– Maurizio Restaldo
– Suzi Jankovic

Sabato mattina dalle ore 6.00 alle 8.00 c’è stata lezione privata con Suzi, poi colazione e dalle 9 alle 12 con Sergio e Luca abbiamo lavorato sul Tuishou e Rushou, boxe leggera per capire i principi e la mobilità, primi elementi di Fajing e inizio di San Shou. Dopo un magistrale risotto al vino clinto e formaggio morlacco preparato da Luca, nel pomeriggio la pratica ha continuato all’insegna dell’alternanza: lavoro in coppia – lavoro a solo, fino ad esaurimento delle energie.

Il momento culminante dell’incontro è stata la cena di sabato sera, che ha decretato l’entrata in famiglia di Suzi Jankovic, che da allora appartiene al gruppo dei “closed door disciples”. Ci vuole un certo coraggio per prendere la borsa e partire seguendo i propri sogni, ma trovo che sia anche la prova che c’è un volontà forte dietro alle scelte fatte. Questa determinazione aiuta a superare le difficoltà, anche quelle future. Maurizio ci ha raggiunto nella serata di sabato nonostante gli impegni e fosse un po’ fuori forma, e anche questo suo impegno è stato molto apprezzato da tutti.

Domenica mattina con Suzi e Maurizio abbiamo iniziato con una lettura critica dei 36 canti del Baguazhang e per tutto il giorno abbiamo praticato gli Otto Animali (Ba Xing Zhang) di Sun Lutang.

Ancora una volta si è confermato il detto: “tre anni per trovare un buon maestro, tre anni per trovare un buon allievo”. Non basta infatti avere passione, occorre anche il coraggio a volte di superare le barriere del tempo e dello spazio e andare a cercare quello che davvero ci interessa, costi quel che costi. Ricordo quando nel 1990 sono partito con lo zaino e il sacco a pelo per la Francia. Oggi lo considero il migliore investimento che abbia mai fatto nella mia crescita marziale.
Ho trovato interessante far incontrare Suzi con i ragazzi italiani (Luca l’avevano già conosciuto a Rovigno) perchè lo “scambio di braccia” – qualunque esso sia, dal codificato al libero, dal puro Bagua al wrestling o alla boxe – ha la capacità di far salire il livello di abilità, di far conoscere e creare armonia tra i diversi membri del gruppo e di “allargare le prospettive”. E’ importante sentirsi parte di una famiglia che lavora e progredisce ogni giorno, dove il contributo di ognuno è apprezzato ed in continua evoluzione.

Sono state giornate intense, belle per tutti i partecipanti – comprese Federica e Laura e le nipotine Martina e Francesca – e ricche di lavoro, di scambi e di soddisfazione. Sono felice della riuscita dell’incontro, e spero diventi un punto di incontro annuale per conoscersi e scambiare conoscenze.

Benvenuta Suzi!

(Nella foto, da sinistra a destra, Sergio, Luca, Suzi, Luigi e Maurizio sabato sera durante la cena)

Memorial Master Jou – Rinvio

Per sopravvenuti motivi personali di Alberto Pingitore, abbiamo pensato di rinviare il Memorial Jou Tsung Hwa alla primavera del prossimo anno.

Lasciamo così trascorrere un tempo d’inverno che servirà a fare sedimentare le cose e a creare fruttuose premesse per il prossimo anno.

Ringrazio tutti coloro che hanno sostenuto l’ideazione e lo sviluppo del Memorial, e coloro che erano pronti a fare armi e bagagli per venire a Grosseto.

Siamo sicuri che in primavera, in un momento più positivo per tutti, la partecipazione sarà ancora più numerosa.

Un grande augurio ad Alberto, che in questo momento deve occuparsi della sua famiglia.

Oceano

Sono su una penisola della Bretagna, di fronte all’oceano atlantico. L’acqua mugghia qualche metro sotto di me, scogli affiorano un po’ dappertutto, il sole scende facendo sfavillare la superficie del mare, e in lontananza due fari indicano il cammino alle grandi navi. Momenti di riflessione, di revisione, di decisioni, con il vento come consigliere e una voce interiore che ricorda persone e momenti.

A piedi scalzi mi muovo tra la sabbia e gli scogli, cammino a piedi nudi tra le acque dell’oceano e immagino con quanti milioni di persone sono “in comunicazione” tramite quell’acqua, con gente che come me sta toccando la stessa immensa massa azzura dall’altra parte dell’oceano. E’ un gioco casuale, non prevedibile, ma ha una sua logica, chi sente lo stesso richiamo per l’acqua d’istinto si trova a fare la stessa cosa.

Più tardi sono in corsa, con le scarpe da ginnastica nuove, corro a picco sulle scogliere della Bretagna con l’oceano che ruggisce sotto, la pioggia sopra, il vento che mi sorprende dietro gli alberi e spinge la sabbia con forza contro. Il carattere della gente la capisci quando vivi come loro.

“Ho una bellissima collezione di conchiglie, sparsa su tutte le spiagge del mondo”, ho letto da qualche parte. Penso a questo blog, alle cose che ha messo in movimento quasi due anni fa, ai lettori che zitti zitti, quatti quatti seguono questi post, come gente che si bagna nelle onde dell’oceano. Ogni tanto qualcuno, pochi in realtà – ma così deve essere – sente il bisogno di fare quattro bracciate verso l’oceano, e inizia un cammino.

In Bretagna risiedeva fino a poche settimane fa un maestro di arti marzial interne, che adesso si è ritrasferito negli USA. Ho avuto il piacere di visitarlo alcune volte, e la sua personalità (e della sua compagna), la sua esperienza, la pace della campagna bretone, l’energia di questa penisola protesa verso l’oceano, la casa vecchia e l’accoglienza sempre familiare e calda mi hanno lasciato un ricordo carico di nostalgia.

Anche questo maestro fa parte della famiglia Ziran, perchè ha contribuito a darmi nuove idee e direzioni. Lui e molti altri sono nella memoria e nella pratica di ogni giorno. A ognuno di loro ho dedicato – e dedicherò – ogni tanto un post, lo meritano senza dubbio.

Siamo compagni di cammino, tutti viandanti della Vita e alla ricerca della nostra Verità, della nostra Leggenda Personale (come dice Coelho). Ultimamente, grazie al Baguazhang, c’è un grande movimento di persone e un forte crescere di incontri. Ogni incontro, ogni seminario, persino le email o i messaggi lasciati sul post, sono sempre bei momento, di allegria, di condivisione, di emozioni a volte contraddittorie, carichi di aspettative ma anche sereni, profondi, calmi come l’oceano di Bretagna, quando la sera il sole appare tra le nubi dopo un giorno grigio.

(Nella foto l’oceano Atlantico a Batz sur Mer, in Bretagna)

Memorial Master Jou – Programma

Siamo a due settimane dal 1° Master Jou Memorial e il programma defintivo (ma cosa c’è di definitivo?) è ormai visibile sul sito del nostro organizzatore Alberto Pingitore (vedi link). Visitatelo fino alla vigilia per possibili aggiornamenti.

Aggiungo un paio di dettagli, che possono essere utili a chi deve ancora decidere.
Si tratta di un incontro motivato essenzialmente dal rispetto, dalla gratitudine e dal bellissimo ricordo di Master Jou e dei suoi scritti (per noi che abitiamo dall’altra parte dell’oceano).
Come Master Jou, questo memorial sarà piuttosto informale, aperto (cioè “maestri” e “allievi” possono scambiarsi idee e discutere insieme) e senza segreti, niente grandi verità che scendono dal Cielo. A buon intenditor…
A che serve un Memorial? A niente, se lo spirito è già pieno di preconcetti, o se chi deve venire sa già tutto. Ricordo la storia zen della tazza di tè, che se è piena non può ricevere altro tè. Occorre svuotarla, renderla di nuovo “adatta” a ricevere nuove informazioni, a “cambiare” il contenuto. La vita è cambiamento, e saper cambiare è un’arte da imparare ogni giorno.
Il motto di questo blog è: “Se non ti aspetti l’inaspettato, non scoprirai la verità”. Nella mia esperienza ho scoperto che – dove credevo di trovare l’illuminazione – di rado l’ho trovata, ma dove non pensavo e andavo con animo libero, là ho trovato risposte che cercavo da anni.
Master Jou ha lasciato un’eredità importante e ci piace pensare, ad Alberto e a me, che sia possibile trasferire non un sistema o delle convinzioni, ma un modo di pensare, un modo di poter crescere nel tempo.
Per informazioni precise potete scrivere ad Alberto Pingitore andando sul suo blog oppure su Facebook.
(Nella foto, dal sito “Peaceful Wolf”, un giovane Jour Tsung Hwa nella sua Tai Chi Farm)

Xinyiquan, l’essenziale

Wang Jiwu racconta che Wang Fuyuan gli voleva molto molto bene e lo trattava come un figlio adottivo. Wang Jiwu studiò con Wang Fuyuan per 6 anni, studiando San Ti, i 5 elementi e le forme del drago e della tigre. Dopo la morte di Wang Fuyuan, Wang Jiwu passò i successivi 7 anni completando i suoi studi con il suo fratello maggiore Peng Yingxi e Peng Tingjun, imparando il resto degli animali, lavoro a due e le armi. Successivamente Wang Jiwu andò a lavorare come guardia del corpo nella agencia di guardie carovana di Lu Cunyi, dove ricevette ulteriori insegnamenti da Li Cunyi stesso.

(…)

Wang Jiwu mi disse che Wang Fuyuan, grazie al suo “braccio di acciaio” (iron arm) e ai passi del Pan Gen, non aveva mai perso una sfida. Affrontando il suo avversario, lui non bloccava, andava dritto all’attacco, invariabilmente “lanciando” via il suo avversario. Questo è il punto più alto del combattimento nello Xinyiquan, chiamato “Puro attacco, senza guardare” (zhi da bu gu). Secondo gli antichi manuali dello xinyi, il combattimento può essere diviso in tre fasi: “prima guarda, poi attacca”; “guarda e attacca insieme” e “senza guardare, puro attacco”. Non solo, ai tempi di eccellenza Wang Jiwu poteva sentire movimenti da dieci passi dietro di lui.

(Da: “Masters of the Internal Martial Arts”, stupendo blog con testi originali cinesi tradotti)

(Nella foto, Sifu Shang Ji mentre illustra una postura di Pan Gen, “radici in movimento”)

Dr. Khan "Connor" Foxx

Rientrando da una bella giornata in montagna, trovo questa sera – con sorpresa – il commento in questo blog del dr. Khan Foxx alla traduzione in quattro parti che feci nel 2008 di un suo articolo su “Inside Kung Fu”. Quell’articolo mi aveva decisamente ispirato nella pratica e nello studio dell’Yiquan / Dachengquan, che proseguii poi sotto l’insegnamento del prof. Wang Qiang, allievo di Wang Xuanjie, e mi ispira tutt’oggi.

Inutile dire che il commento del dr. Foxx mi fa un grande piacere, anche se non l’ho conosciuto di persona, ma lo stimo per la sua competenza da sempre. Per chi vuole sapere chi sia Khan Foxx, consiglio di andare a vedere il suo sito “Water Spirit 6×8”, dove potrà conoscere un bel po’ di cose molto interessanti sul Liuhe Bafa, il quarto ma forse il più sintetico ed essenziale dei sistemi interni (se consideriamo quinto, per motivi storici, l’Yiquan).
Mi piace lo “stile” di Khan Foxx, sia come autore che come insegnante, per diversi motivi: prima di tutto la grande semplicità con cui scrive di argomenti che altri autori trattano in maniera inutilmente complessa. Poi il modo non formale ma profondamente rispettoso con cui parla dei suoi insegnanti e della sua crescita nelle arti marziali (il suo curriculum vitae è decisamente significativo, se avete il tempo di leggere con chi ha studiato). Infine perchè Khan Foxx è libero dagli stereotipi ed è molto personale nel modo di comunicare le sue conoscenze.
Il fattore umano risulta molto importante nella visione di Foxx, e questo è anche un punto del mio modo di insegnare: senza la qualità della persona non c’è il presupposto per la crescita personale, per non parlare di quella marziale.
In breve nel suo commento Khan scrive:
“Continua ad essere rimarchevole questo semplice testo sui principi…

Molti dei ‘grandi’ insegnanti USA continuano ad usarlo come referenza.

E’ abbastanza vicino da essere corretto, anche in italiano (a quanto presenta il mio traduttore Google).

Appare nuovamente nella mia recente e ultima pubblicazione per i fondamenti … e anche include … come necessario… lo zi-ran.

Con i migliori (saluti), come sempre

Dr. Khan Conor Foxx”
Grazie dr. Foxx per il commento e tantissimi auguri per Connor… di cuore.