La Verità del Bagua

Nel mondo delle arti marziali si paragona il movimento di un buon combattente di Baguazhang alla qualità del movimento tra una spada e il suo fodero mentre rientra.

Il Baguazhang è un’arte di estrema agilità e ascolto, capace di trasformare ogni intenzione in ogni momento. Questa percezione rende l’arte molto vicina allo Zen.

L’ultima delle 36 canzoni della famigli Shi racchiude questo spirito di superiorità attenta e capace di ascoltare, di adattarsi e di scivolare tra i pensieri del nemico.

Lo scopo non è vincere l’avversario, ma noi stessi.

# 36 – La Verità del Bagua

La Verità del Bagua non è un mistero.

Segui e insegui, dividi e trasforma, muovi, gira e cambia.

Non bloccare, non supportare, non perdere la prima mano.

Nient’altro è importante, seguire il nemico diventa la tua vita.

Segui, aderisci e muovi insieme alla situazione del nemico.

(Da: “Shi Family 36 Secret Songs of Baguazhang Essentials”)

Il Maestro disse

“Nel Baguazhang,

tutto ciò che sembra essere vero Baguazhang, in realtà è falso.

Tutto ciò che sembra non essere Baguazhang, in realtà è vero”.

(Frase citata da un maestro tradizionale di Baguazhang riferendosi alle moltissime forme – Tao Lu – di Baguazhang e a molte presunte applicazioni)

1° Memorial Jou Tsung Hwa

Nel giro di poche settimane, sabato 26 e domenica 27 settembre, l’amico Alberto Pingitore ed io daremo vita al primo incontro dedicato alla memoria di un grande maestro e divulgatore del Taijiquan nel mondo: Jou Tsung Hwa. Il memorial si terrà a Grosseto, nel cuore della Toscana maremmana, e promette di essere un evento molto interessante, dedicato agli spiriti liberi e alle menti pulite, a coloro che non hanno paura di mettersi in gioco.

Perchè Alberto Pingitore e Luigi Zanini ricordano il maestro Jou Tsung Hwa? Perchè Alberto Pingitore per primo (e forse unico) lo invitò in Italia più di dieci anni fa per farlo conoscere a tutti, e perchè Luigi Zanini, nel 1998, lo conobbe di persona durante “A Taste of China” a Winchester in Virginia (USA) e ne ha scritto il necrologio su “Arti d’Oriente” quando scomparve. L’obiettivo di questo Memorial è di rendere omaggio ad una figura storica del Taijiquan, che lo ha reso vicino e comprensibile alla mentalità occidentale.

Jou Tsung Hwa aveva tre grosse particolarità, che lo rendono una mosca bianca nel mondo delle arti marziali cinesi:
– ha iniziato Taijiquan dopo i 40 anni per gravi motivi di salute
– era un matematico di professione ed autore di libri di matematica
– era uno spirito profondamente libero

Questi elementi, più la sua curiosità e la sua passione inesauribili, supportati da uno spirito generoso ed aperto, ne hanno fatto un personaggio unico. Jou, dopo aver recuperato la salute in pochi anni solo con una pratica costante, si è messo a ricercare le fonti del Taijiquan, ha conosciuto gli ultimi grandi maestri viventi, ha confrontato e scambiato con loro esperienze e conoscenze, andando a cercarli a casa loro e facendo molti viaggi.

Poi, ad un certo punto del suo cammino, quando ormai gli Stati Uniti erano diventati la meta del suo “viaggio” ha deciso di scrivere un libro, dedicato ai praticanti americani, che gli sembravano sinceri nella loro ricerca e che lui voleva in qualche modo guidare ed aiutare a comprendere. Quel libro era “Il Dao del Taijiquan”, e quel libro ha in qualche modo cambiato il mondo.

“Il Dao del Taijiquan” ha dato un impulso fortissimo alla notorietà del Taijiquan per il fatto di essere un libro chiaro, scientifico (Jou era un matematico), con esempi calzanti e logici (per un occidentale), e toccava tutti i punti di uno sviluppo armonico dell’arte, parlando di Qigong, di Tuishou, di Dalu, di forme e di principi, di crescita persona e di valori morali.

Confrontandolo con un altro insigne nome del Taijiquan, quel magico Cheng Manching che insegnava il Taijiquan della discendenza di Yang Chenfu prima di lui, Jou ne risultava meno magico, meno affascinante e meno strategico. Dell’arte di Cheng Manching abbiamo cronache straordinarie, difficilmente ripetibili. Di Jou Tsung Hwa abbiamo un modello ripetibile, descritto in dettaglio, stimolante e accogliente.

Jou, a differenza di altri maestri cinesi classici, essendo un ricercatore ha cercato la divulgazione, la condivisione e la diffusione invece dell’adorazione, del segreto e del mistero. Per questo le platee di Master Jou erano diverse dagli altri: la sua discendenza era quella di tanti nomi ma nessuno altisonante, perchè Jou cercava la Verità, non il mito. Jou ha accettato nel suo entourage persone semplici e senza discendenza ma piene di passione e di buona volontà, e con loro ha lavorato e li ha incoraggiati sempre.

Il suo rapporto personale era di tipo orizzontale, diretto, divertente e divertito, non verticale e trascendente, mistico e inspiegabile. Per una persona che vuole capire e crescere, è chiaro che il primo approccio è il più tranquillizzante, stimolante e vivace. Nella mia attitudine all’insegnamento sono stato fortemente contagiato dal sorriso di Master Jou: quando vedi una persona come lui comportarsi in modo sereno, tranquillo e aperto, la tentazione di fare come lui è forte e ti viene voglia di imitarlo.

L’onestà di Master Jou è sempre stata anche la garanzia della qualità dei suoi insegnamenti: solo negli ultimi dieci anni della sua vita, dai 70 agli 80 anni, Jou aveva veramente capito quali erano i principi e come applicarli, e non ne faceva mistero con nessuno. La sua onestà poteva sembrare quasi patetica davanti a vecchi volponi del marketing del Taijiquan, ma la sua competenza non è mai stata messa in dubbio, neanche dai suoi detrattori più accaniti.

Ecco chi era Master Jou, prima un Uomo, poi un Maestro, e ancora un grande Divulgatore. Ne avessimo avuti di più nel mondo delle arti marziali, saremmo tutti più saggi, più ricchi e più sereni. Di questo parlerò alla conferenza di sabato 26 settembre, e sarà un piacere – come diceva spesso Jou – spiegarvi e farvi vedere quello che intendo.

(Nella foto: Master Jou all’età di 74 anni, dal sito dedicato alla mitica Tai Chi Farm di Master Jou)

Note da Rovigno

Alcune considerazioni sull’incontro di Rovigno.

RADICAMENTO – Alla fine di domenica abbiamo giocato con la struttura del corpo per vedere se avevamo una certa resistenza alla pressione e riuscivamo a trasmettere la forza delle gambe sulle braccia, chiamato anche “rooting”. Credo che sia stato chiaro un po’ per tutti che in questo banale – ma non semplice – gioco sono in causa molteplici elementi: l’allineamento del corpo, l’integrazione dei 5 archi, la gestione della pressione in maniera continua e senza vuoti, lo sviluppo dell’intenzione verso l’altro e la capacità – tipica del Baguazhang – di cambiare direzione alla pressione mentre ci si muove in cerchio.

Infatti con Suzi alla fine abbiamo accennato ad un lavoro in cerchio con i palmi a contatto del corpo mentre esercitavamo pressione sulle rispettive posture, e questo è il modo per capire come funzionano gli equilibri di un corpo sotto stress e con forze che ne modificano lo stato. Saper gestire le spinte senza perdere radicamento è fondamentale, perchè l’obiettivo del combattimento è di sbilanciare l’avversario per poterlo colpire più facilmente (principio Ji). Credo che dovremmo tutti lavorare di più sul radicamento dinamico, come alberi che si muovono senza perdere le loro radici.

TENSIOSTRUTTURE – Avete presente quelle tende bellissime che sembrano aquiloni e che vengono montate su tiranti, con forme aerodinamiche stupende? Beh, quando pensate agli Otto Palmi statici il miglior paragone che mi viene in mente è quello di queste tensiostrutture, cioè strutture che stanno in tensione perchè tutto lavora per tenderle. Il corpo è una tensiostruttura che permette ai palmi di manifestare l’intenzione in maniera fisica. I palmi senza struttura di tensione sono morti, sono posture che sviluppano cattive abitudini, sono pesi che portiamo in giro senza vita. Il famoso Qi di cui tanto si parla non è altro che la manifestazione di uno Yi determinato che scorre attraverso il corpo per trasformarsi in Li. La sorgente è sempre Xin, come Maurizio ha capito qualche tempo fa.

Quando pratichiamo gli Otto Palmi occorre essere in-tenzionati (tendere verso) con tutto il corpo che lavora dietro per permettere alla struttura di equilibrarsi ma di essere pronta come un arco. Dalla intenzione alla capacità di resistere agli spostamenti e infine al colpire con tutto il corpo (Fajing) il passo è relativamente breve. Certo è che senza tensione – rilassata, non contratta! – non c’è direzione e non c’è manifestazione.

KAI HE – Aprire e chiudere non è che uno dei mille principi che regolano il Neijia. Sun Lutang insisteva molto su questi principio del Kai He, al punto che la sua ultima creazione, il suo Taijiquan, aveva questa definizione: “Taiji dell’aprire e del chiudere, a passi svelti”. Nella forma più volte Sun usa le mani e le braccia per indicare questo estendere e contrarre del corpo (essenzialmente del dorso, ma di tutto il corpo). Nel cambio singolo ci si chiude per riaprirsi, ci si apre per chiudersi. Il senso del movimento nel Baguazhang, dove tutto è nascosto, si capisce solo mettendo gli accenti nei posti giusti, altrimenti la pratica del Baguazhang, ma anche del Taijiquan di Sun diventa di una noia mortale e senza senso.

Kai-He vale soprattutto nella pratica: per aprire bisogna chiudersi, per chiudere bisogna aprire. Sistole e diastole, contrazione ed espansione, se non rispettiamo questi due movimenti non c’è vita, non c’è cambiamento, non c’è possibilità di cambiare le cose. Non mi stancherò mai di ribadire l’importanza di questo principio naturale. Kai-He è nella sua essenza inspirare ed espirare, mangiare ed espellere, accettare e gettare fuori, far entrare e lasciare uscire, aprire e chiudere. Chiudere sempre blocca, aprire sempre non conclude mai.

Buona pratica.

(Nella foto, Suzi e David in Bagua Tuishou del Leone)

Seminario di Rovigno, agosto 2009

E’ stato sicuramente un seminario speciale sotto tanti punti di vista. La natura spettacolare di Rovigno, la locazione in un posto quieto e riparato anche dalla calca di ferragosto, il mare, gli ulivi e la macchia mediterranea a farci da scenario e da compagnia costante, e a rinfrescarci con lunghi bagni ristoratori.

Poi il gruppo, una dozzina di persone che hanno lavorato con impegno e dedizione, mettendo alla prova i loro muscoli e la loro immaginazione, e hanno superato il calore estivo e la stanchezza con spirito di dedizione. Ognuno di loro ha dato qualcosa in più di quello che poteva, e ha scoperto nuove dimensioni nella loro pratica.
Infine il programma, che questa volta ha superato il livello di base del Baguazhang, fatto di cerchi e spostamenti e di cambi di base, e finalmente ha toccato uno dei temi evoluti, gli Otto Palmi in cerchio e le loro applicazioni a due. Ho visto con piacere alcune persone fare uno “scatto” di qualità con questa pratica. Mi auguro che proseguano in questa direzione, c’è molto da fare.
Un grazie a Maia e Suzi per l’ottima organizzazione dell’evento, e a tutti i partecipanti per il loro impegno. C’è un mondo ancora da scoprire nel Baguazhang, e sono felice che il gruppo istriano sia un pioniere in questo senso.
A presto per l’inizio del corso istruttori.
(Nella foto, praticando Baguazhang nella cornice di Rovigno tra gli ulivi e il mare…)

Seminario di Rovigno, 15-16 agosto ’09













Ecco il programma del seminario di Baguazhang di Rovigno dei prossimi giorni.

Sabato 15 agosto
ore 8 – 12
– Posture statiche
– Camminata in cerchio
– Cambio singolo e cambio doppio
– Varianti di cambio
– Palmo penetrante
– Applicazioni a due
ore 16 – 20
– Sun Lutang Baguazhang (introduzione)
– Cambio singolo, doppio, continuo
– Ba Zhang, Otto palmi statici di Sun Lutang (Nei Gong)
– Cerchio a due in Ba Zhang
– Applicazioni a due
ore 22.00
– Qigong in riva al mare (aperto a tutti)
Domenica 16 agosto
ore 6.00
– Meditazione in riva al mare (aperto a tutti)
ore 8 – 12
– Ba Zhang, Otto palmi statici di Sun Lutang (Nei Gong)
– Cerchio a due in Ba Zhang
– Applicazioni a due
ore 16 – 20
– Ripasso
– Applicazioni a due
– Meditazione in cerchio
Opzionali:
– Pratica a mani legate
– Pratica a occhi chiusi
Per maggiori informazioni: Suzi Jankovic, tel. 098 335 388

Sun Xikun sul Baguazhang

“Una discussione sullo studio marziale delle abilità taoiste del combinare quiete e movimento in uno solo”

(…)
Il corpo è metà yin e metà yang. Lo spirito è metà divino e metà demoniaco. Se noi coltiviamo il Dao allora possiamo diventare completamente divini. Se noi feriamo e distruggiamo siamo costretti a diventare demoniaci. E’ facile non coltivare il Dao. Il cammino è molto difficile. La strada è ripida. Per questo coltivate il Dao. Per prima cosa dobbiamo avere un corpo solido. Quando il corpo è solido è più facile risvegliare l’anima. Se desideri un corpo forte, senza arti marziali non puoi ottenere questa abilità. Le arti marziali e le abilità daoiste sono le due facce della stessa moneta. Una è esterna, e una interna. Una è movimento e l’altra è quiete. Prima cerca quiete nel mezzo del movimento. Poi cerca movimento nel mezzo della quiete. Questo è coltivare l’arte marziale e l’arte daoista insieme.
Corpo e anima sono praticate insieme. Movimento e quiete sono combinate. Non c’è interno o esterno. Due diventano uno. Le arti daoiste sono molto precise e molto oscure. (Non ci sono molti libri su questo soggetto). Lo studio marziale allena i tendini e le ossa e nutre il Qi, quindi richiede speciale attenzione. Il movimento allena i tendini, le ossa e la pelle. La quiete permette il passaggio del Qi dentro. Senza fare in modo che ci sia quiete, siamo naturalmente quieti. Per questo si dice che c’è quiete nel movimento.
(…)
Sun Xikun
(da: “Bagua Quan Zhen Chuan”, 1930 circa. Sun Xikun era allievo di Chen Haiting, scuola Chen Tinghua)

Camminare in cerchio

Il 15 e il 16 agosto saremo a Rovigno in Istria per il seminario di Baguazhang. Questo contributo di Kang Gewu, ricercatore della vita e del metodo di Dong Haiquan, fondatore del Baguazhang così come lo conosciamo noi oggi, mi sembra illuminante, specie in vista del seminario. Ricordo di averlo letto molti anni fa, ma ancora una volta doveva diventare maturo l’allievo.
***
Quando insegnava ai suoi studenti, Dong Haiquan era noto per aver detto: “Allenare le arti marziali incessantemente è inferiore al camminare in cerchio. Nel Baguazhang la pratica del camminare in cerchio è la fonte di tutto l’allenamento”. Gli insegnanti di Baguazhang insegnano al loro allievo a camminare il cerchio con spirito, Qi, intenzione e potenza concentrata su un solo obiettivo.
Questo è simile al metodo daoista in cui una persona purifica la mente grazie ad un solo pensiero. Per quanto la pratica del cerchio del Baguazhang alleni il lavoro di piedi per essere usato in combattimento, ha anche la funzione di condividere l’obiettivo daoista di creare quiere nel movimeno e sviluppare il corpo internamente.
(…) Il genio di Dong Haiquan si è espresso nel creare un sistema che permetteva al praticante di dare potenti colpi rimanendo costantemente in movimento. Grazie alla combinazione di passi e di una meccanica del corpo unica, un praticante di Baguazhang non deve mai fermarsi. I piedi sono in continuo movimento anche quando bloccano o colpiscono.
(Da: Pa Kua Chang Journal, “Le origini della pratica del camminare in cerchio nel Baguazhang”, ricerca del prof. Kang Gewu).

(Nella immagine: un modo per cambiare direzione in cerchio usato della setta daoista Quan Zhen, a cui si dice che Dong Haiquan si sia ispirato nella creazione del Baguazhang)

Una lezione di stile… animale

Quest’anno pensavamo di poterci fare un po’ di vacanze al mare, nonostante l’arrivo di quattro magnifici gattini razza Blu di Russia poco più di venti giorni fa. La mamma è una bellissima Blu di Russia che ci fa compagnia in casa da un anno ormai, e che dopo un inizio difficile, oggi è la nostra coccola, affettuosa, simpatica, gentile, pur sempre con il suo carattere indipendente.

Siccome non volevamo lasciarla da sola in casa col caldo che fa e con il problema del cibo, abbiamo messo nella cesta mamma e piccolini e li abbiamo portati in una bellissima pensione nel verde, in un ambiente sicuro, grande, che la mamma già conosceva, dove pensavamo che anche lei potesse sentirsi tranquilla e passare dei giorni nella natura.
Ma avevamo fatto i conti senza l’oste. La nostra gatta, che sente molto la reponsabilità della sua maternità, ha deciso che non si fidava del nuovo ambiente, non voleva stare in pensione, e con un piglio deciso ha preso tutti i gattini, si è chiusa nella cesta da trasporto e non ne è più uscita, rifiutando il cibo e diventando aggressiva e pericolosa verso tutti.
Quando abbiamo saputo di questo, complicato dal fatto che dovevamo anche trattare i gattini per un problema agli occhi con degli antibiotici, siamo dovuto tornare a prendere la gatta e i mici per riportarli a casa, altrimenti nessuno avrebbe potuto avvicinarsi. Solo mia moglie è stata subito riconosciuta dalla gatta e ha potuto avvicinarsi. La gatta ringhiava come un lupo, pronta ad azzannare chiuque, e persino la gestrice della pensione – che di dimestichezza con gli animali ne ha tanta – non si fidava più ad entrare nella gabbia.
Dopo averla portata a casa, la gatta si è rilassata nell’arco della giornata, e adesso tutto è a posto.
Ma la lezione di stile, di quando un gatto diventa un killer per difendere la sua prole, è una lezione che mi piace ricordare. Primo, perchè ci dimostra il concetto marziale del “dover diventare come animali” quando vogliamo risvegliare le nostre vere capacità di combattimento. Secondo, perchè gli animali dimostrano di prendere molto sul serio il loro ruolo di protettori della prole. A buon intenditor…
(Nella foto, la nostra gatta con i suoi magnifici gattini)