Baguazhang a Pula, 15 e 16 agosto ’09

Sabato 15 e domenica 16 agosto si terrà in Istria, a Pula o a Rovigno, vedremo secondo il tempo, il terzo seminario seminario di approfondimento del Baguazhang con il maestro Luigi Zanini.

Si tratta di un appuntamento speciale, sia per il fatto che siamo nel cuore dell’estate, a Ferragosto, e quindi sarà una bella pratica “di cuore” (vedi riferimenti di MTC) e per i pochi di buona volontà che vogliono praticare durante le ferie, sia perchè si tratteranno alcuni argomenti “chiave” del Baguazhang. Come sempre 😉

Con il tempo abbiamo gettato una base solida di lavoro con i ragazzi di Pula e di Pasin, e adesso cominciamo ad entrare nel dettaglio della tecnica. Teoria e pratica, forma e tuishou si devono integrare piano piano per arrivare al perfezionamento. Abbiamo preparato la base per l’aspetto Yin del Baguazhang, adesso cominceremo a sviluppare la parte Yang. Cosa vuol dire? Lo scopriremo praticando.

Chi ha studiato Baguazhang con me sa che l’obiettivo è di acquisire una forma dentro la quale inserire il contenuto, e sviluppare il contenuto per dare concretezza alla forma. Non sempre il percorso è diritto e logico, ma in realtà si tratta di annaffiare costantemente i principi del Baguazhang con l’acqua della pratica, per permettere alla pianta di crescere dritta, forte e rigogliosa, e quindi di essere viva e vitale.

Per informazioni: Suzi Jankovic, tel. 098 335 388

(Nella foto David in applicazione di BGZ su Boris, ultimo seminario 2009)

Il circolo del sabato

E’ diventata una simpatica “cattiva abitudine”. Il sabato mattina, quel momento della settimana che sarebbe dedicato alle spese e a fare tutte quelle cose che non si riesce a fare, c’è un gruppuscolo che si riunisce a fare Baguazhang nei parchi di Caldogno e di Motta di Costabissara (provincia di Vicenza).

I membri “fondatori” di questo “circolo” (si, perchè di Baguazhang sempre si tratta!) sono:
– Sergio, che viene sempre a trovarci con la sua custodia di oggetti di legno rituali: boken, bastone corto, tanto, ecc. ecc.
– Luca, che arriva da Treviso sempre con un pensiero, un libro, un regalino, un sorriso da dispensare;
– Luigi, che porta sempre via i focus gloves e i guantoni e poi invece lavora sempre a mani nude, perchè le mani sono così importanti, vive, capaci di cambiare al momento giusto e non impediscono la vista;
– Maurizio, che ogni tanto compare dai suoi viaggi pellegrini per il mondo a scoprire arti marziali rare e che riesce a massaggiare persino gli orientali con grande successo;
– e qualche ospite che di tanto in tanto ci viene a trovare per condividere il piacere di quattro scambi (abbiamo avuto Sasha, Marco, ed altri ancora, ed altri ne avremo sicuramente da qua a fine anno…)
Quando poi la giornata è bella, come questo sabato, con il sole che splende ma anche un certo fresco all’ombra, la pratica diventa ancora più bella!
Un grazie al circolo del sabato per il bel tempo trascorso insieme, un tempo prezioso e di grandissimo valore perchè ogni tempo trascorso insieme è una gemma di valore inestimabile (vedi “101 storie Zen” della Adelphi).
(Nella foto, da sinistra a destra, Luca, Luigi e Sergio dopo una gustosa sessione di Baguazhang, forma, applicazioni e lavoro a due)

Jian con Vittorio

Ultimo tributo alla memoria dell’amico e Maestro Vittorio Bottazzi, almeno da parte mia. Come un comune amico ama ripetere (anche stasera al telefono) “prima di tutto la pratica”, e credo che anche Vittorio condividesse questa filosofia. Un saluto ai suoi allievi e un invito a portare avanti quella ricca eredità che Vittorio ha saputo passare loro.


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Vittorio Bottazzi era venuto a Vicenza nello scorso autunno per ricambiare una visita di cui parlavamo da lungo tempo. Volevo presentare loro mia moglie Laura, conoscere Cristina e spendere un po’ di tempo, serenamente, per andare in giro nella provincia verde di Vicenza, avendo il tempo di parlare di tante cose. Vittorio aveva sempre qualcosa di interessante da raccontare, e lo sapeva fare bene.

Dopo una giornata trascorsa sulle rive del lago di Fimon, a berci un te al limone nell’ultimo sole della giornata, con Laura e Cristina che chiaccheravano amabilmente, la serata si preannunciava tranquilla. Di ritorno a casa, dopo cena con Vittorio ricominciammo (in realtà, come con tutti gli appassionati, si tratta di discorsi che non finiscono mai, si interrompono solo ogni tanto per necessità contingenti) a parlare di Baguazhang, di arti marziali, di armi e di altre cose.

A Vittorio interessava vedere il maneggio delle mezzelune del Baguazhang, e così, dopo tante parole, decidemmo di andare a praticare al parco dietro casa mia, nonostante fossero le dieci di sera. Per me non era una novità, perchè per praticare con un po’ di tranquillità è meglio di notte o al mattino molto presto. Ci portammo dietro anche un Jian, perchè ci sembrava interessante vedere il maneggio che si fa nel Baguazhang di questa arma, e confrontarmi con l’esperienza di Tiaji Jian di Vittorio.

Il mio ricordo è che ad un certo punto ci siamo trovati a duettare con il Jian, uno con la spada, l’altro con il fodero, e per una lunga decina di minuti abbiamo “danzato” nel silenzio irreale del parco scambiandoci colpi, tagli, fendenti e affondi. I movimenti erano morbidi, fluidi, apparentemente senza sforzo, e il tempo non esisteva più, perchè quando tutto si concentra nell’arma e il corpo naturalmente segue e si adatta rapidamente. Una tecnica di Vittorio entrava, poi la mia spada lo toccava al polso, lui deviava e raggiungeva la mia gamba, ed era ogni volta una scoperta di un punto vulnerabile, di una nuova tecnica, di un movimento mai provato prima. Tutto avveniva in assoluta scioltezza, era davvero uno “scorrere insieme”, pur cercando il risultato pratico, ma in maniera rispettosa e senza ego.

Sono momenti rari, queste “epifanie” arrivano come regali, come quando con Sam Masich abbiamo improvvisato un duello Jien – Lu Jiao Dao davanti al castello di Stirling nel 2008 a Tai Chi Caledonia. Le cose belle nascono senza cercarle, naturalmente, e sono il punto di arrivo di tanta pratica e di una evoluzione tecnica e mentale, in cui si è capaci di lasciar andare le cose, che diventano “ziran”, spontanee, come dovrebbero essere.

Vittorio, dopo i virtuosismi dello scambio di Jian, si fermò ad un certo punto e con un bel sorriso, tra il sorpreso e il soddisfatto, disse: “Cavolo, bello!”. Sudati e contenti, continuando comunque a chiacchierare di mille cose, ci incamminammo verso casa. Quel sorriso, quel momento magico notturno della pratica resteranno uno dei ricordi più belli di Vittorio, insieme al seminario di Torino e alla splendida cena con Ermanno e Marco.

(Nella foto, Jian e Dao incrociati. Nella simbologia tradizionale delle arti marziali cinesi, il Jian rappresenta il Drago, quindi lo Yin, perchè il Jian lavora di fino, taglia tendini e muscoli e punti delicati; mentre il Dao rappresenta la Tigre, quindi lo Yang, perchè lavora di potenza, taglia e squarta. Jian e Dao quindi sono lo Yin e lo Yang insieme, potenza e abilità insieme)

Baguazhang & Yinyang Bapanzhang

Scopro un interessante articolo sulle analogie e similarità tra Baguazhang, Yinyang Bapanzhang e e Xinyi Liuhequan.



Qui ho la conferma di qualcosa che avevo già letto anni fa e anche già detto in questo blog:

1. La camminata in cerchio del Baguazhang, detta anche Tang Ni Bu, “scivolare sul fango”, è una convenzione nata non all’origine dell’arte, ma successivamente. Ciò non toglie il valore di un certo modo di praticare (vedi Sun Zhijun ad esempio), ma ridimensiona il concetto di ciò che è davvero “obbligatorio” nel Baguazhang.

Nota bene: scuole storiche quali Sun e Fu usano lo Ziran Bu, o “passo naturale”, detto anche “passo tallone-punta” o ancora “passo del Leone”. Sono un sostenitore di questo metodo per la sua estrema praticità in situazioni reali di applicazione.


2. Il concetto di “famiglia interna” (Nei Jia) per Taijiquan, Xingyiquan e Baguazhang nasce da un progetto preciso e dal riconoscimento di forti analogie nel metodo e nell’applicazione della forza e della tecnica in questi metodi di combattimento, ed ha una data precisa, non è quindi così dalla notte dei tempi.

3. Il fatto di incrociare le conoscenze e di imparare gli uni dagli altri è qualcosa di cui i grandi maestri “illuminati” (e quindi non legati da interessi personali o di scuola o di potere) hanno sempre parlato, basta leggere l’intervista a Zhao Daoxin, allievo brillante di Wang Xiangzhai.

4. Di contro, leggendo questa nota, si capisce perchè oggi è così difficile distinguere chiaramente il “sapore” di uno stile dall’altro, e perchè spesso scopriamo che l’insegnamento di un’arte è carente (perchè è andata a prendere pezzi da altre parti). Occorre andare alla radice del metodo per comprendere la differenza, e non perdersi nelle sottogliezze di troppe forme.
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Nota: in accordo con il capitolo “Storia dello Xingyiquan” nel libro “Baoding Zhingxue Xingyi quanshu jiangyi” scritto nel 1934 da Liu Weixian, studente del famoso maestro di Xingyi Guo Yunshen, “durante il periodo Guangxu, circa 40 anni fa, io insieme ai miei amici fraterni praticante di Taijiquan Liu Dekuan, l’esperto di Baguazhang Cheng Tinghua, l’esperto di Xingyiquan Li Cunyi, Di Xushan e altri, ci incontrammio a Beijing e discutemmo l’idea di combinare i tre stili Taijiquan, Baguazhang e Xingyiquan in una famiglia. Lo stesso giorno eliminammo i confini e rompemmo le barriere tra questi stili; chiunque praticasse uno di questi stili avrebbe studiato anche gli altri due, e noi insegnammo e imparammo simultaneamente l’uno dall’altro. Ogni volta che ci riunivamo c’erano dozzine di persone che ci aspettavano”. Fu solo dopo questo che il “passo per guadare il fango” nacque nel Baguazhang.
(Nell’immagine il fondatore del Baguazhang – così come lo conosciamo noi oggi dal 1850 circa – Dong Haiquan)

Salutando un amico

Ricevo e pubblico da un comune amico, Marco Superbi, che ha ben conosciuto Vittorio Bottazzi, e che lo ha accompagnato il giorno dell’ultimo saluto.

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Ci sono giorni nella vita che speri non arrivino mai, che non vorresti mai dover vivere in quel modo.

Oggi è uno di questi giorni, uno di quelli che non immaginavi perché è troppo troppo presto. Ancora non riesco a credere che sia andata a finire così, e sinceramente non lo voglio pensare.
Ho conosciuto Vittorio Bottazzi grazie al comune amico Luigi, e così per caso piano piano è iniziata una profonda amicizia, che non pensavo tale fino ad oggi.
Senza accorgersi sono passati più di dieci anni da quell’incontro, durante i quali ci sono state molte esperienze di pratica, scambio e lavoro di ricerca insieme.
Con Vittorio c’era sempre qualcosa da dire, da fare da provare, mai i nostri incontri avanzavano tempo.
Oggi nell’attendere la cerimonia che chiude il suo soggiorno terreno, sono passato ancora in quei luoghi dove usavamo fermarci dopo la pratica per continuare a commentare il lavoro e progettarne del nuovo.
Un caffè al solito bar vicino al luogo dove eravamo soliti incrociare le braccia, e poi ho camminato verso quel portone, tempo fa avrei bussato un motivo con le nocche sulla saracinesca di metallo e …. Vittorio mi avrebbe aperto il cancello…
Non oggi. Oggi non ci saremmo abbracciati per salutarci e raccontandoci le novità sul mondo marziale Torinese e non … ci saremmo cambiati, forse indossate le protezioni e iniziato il gongfu.
L’amico Luigi me lo aveva già detto e scritto in passato: “nelle braccia dei praticanti scorrono e passano lo Yin e lo Yang”; nulla di più vero, incrociare le braccia e praticare lo sparring è qualcosa che va oltre il corpo e tocca l’anima.
È un tipo di esperienza non verbale dove collaborare non vuol dire assecondare, basata però sulla fiducia ed il rispetto dell’altro.
Questo aumenta il conoscere se stessi attraverso l’altro. Più si lavora con sincerità più il lavoro da buoni frutti.
Detto questo, credo sia chiaro che sebbene la nostra amicizia fosse incentrata sulla pratica è profonda la cicatrice che mi lascia la sua partenza.
Sebbene non ci siano abbastanza lacrime per piangere le persone care, preferisco pensare che il suo spirito sarà una guida oggi come ieri, perché in tutto il suo agire, nei giorni felici ed in quelli tristi, Vittorio ci ha insegnato la forza della perseveranza e la coerenza con le proprie idee.
Marco Superbi

Maestro Vittorio Bottazzi

Giovedì 16 luglio 2009 attorno alle ore 20, il maestro Vittorio Bottazzi di Torino ha lasciato il corpo.

Vittorio ha dedicato la sua vita alla ricerca della filosofia e delle pratica delle arti marziali interne cinesi. E’ stato un pioniere del Taijiquan a Torino e in Piemonte in un’epoca in cui il questa arte non era riconosciuta come lo è oggi, ma soprattutto ha diffuso la visione orientale del Nei Jia nei suoi apprezzati corsi, con grande attenzione a farne sempre cogliere gli aspetti profondi e vitali della pratica.

Vittorio ha mantenuto intatto il suo spirito di ricerca negli anni, andando a ricercare in Cina le radici del Nei Jia. Infatti, dopo anni di formazione al Taijiquan e di prolifico insegnamento, il maestro Bottazzi è partito per gli angoli più remoti della Cina alla ricerca del Taijiquan antico del villaggio Chen, del Baguazhang “di sintesi” di Zhao Daoxin, dell’Yiquan da combattimento più vicino alle fonti. Per primo ha invitato in Italia il figlio maggiore del famoso maestro Yao Zhongsun di Yiquan.

Con Vittorio ci eravamo conosciuti anni fa durante un seminario di Yiquan, e nel 2008 abbiamo organizzato un seminario di Baguazhang a Torino. E’ stato un evento ricco di incontri e di scambi, di confronti e di arricchimento personale. Là ho conosciuto Vittorio e Cristina in modo più vicino e sostanziale, come anche nella loro successiva visita a Vicenza nell’autunno 2008. Lasciano un grande segno nella memoria la sua grande cultura, la sua labirintica ricerca di informazioni, la sua grande videoteca, il suo approccio alla pratica fatta – come nella migliore tradizione – di “provando e riprovando” di galileiana memoria.

Ricercatore instancabile, riservato e schivo, lontano dalla ribalta mediatica e informatica, ma allo stesso tempo temperamento vulcanico e organizzatore sempre in movimento, Vittorio ha lasciato una impronta profonda e importante, perchè è stato il “principio attivatore” di migliaia di praticanti, dei suoi allievi e degli amici e compagni di pratica. Lo ricordo con il suo sorriso sornione, gli occhi a fessura che ti guardano di sbieco, le mani eleganti sempre in movimento e la sua voce levigata.

Siamo vicini a Cristina.
Per tutti coloro che desiderano essere vicini alla famiglia e agli amici, le esequie si terranno domani mattina, sabato 18 luglio 2009, alle ore 11.30 nella chiesa di San Secondo in via San Secondo a Torino, poco lontano da dove Vittorio viveva.
(Nella foto – purtroppo l’unica e neanche di qualità – Vittorio Bottazzi a marzo 2008 durante il seminario di Baguazhang)

Il Mutamento

“Temere il mutamento?
Ma che cosa potrebbe mai prodursi senza mutamento?
Che cosa v’è di più caro e familiare alla natura universale?
Tu stesso, potresti forse farti il bagno caldo senza che la legna si trasformi?
O nutrirti, senza il metabolismo degli alimenti?
E quali altre operazioni utili potrebbero mai compiersi senza il mutamento?
Non vedi, allora, come anche il tuo stesso mutare sia della stessa specie e ugualmente necessario alla natura universale?”

“Sono pochi quelli che hanno il diritto di criticarci.
Può averlo solo chi è in prima linea con noi e affronta le stesse prove; solo chi scende con noi nell’arena, con le mani sporche, la fronte sudata e qualcosa per cui lottare può esprimere la sua disapprovazione”.

Marco Aurelio, imperatore romano

Ultima sera a TCC

Ogni cosa bella finisce, e anche Tai Chi Caledonia non fa eccezioni. Domani mattina si fa colazione e poi si parte, saluti, abbracci e qualche lacrimuccia. Questa sera all’università di Stirling si rientrerà dall’allenamento alle 17.30, ci sarà chi fa ancora tuishou all’aperto davanti agli chalet fino a tardi, chi ripassa la forma che ha appena imparato, chi con un birra sugli scalini dello chalet intrattiene discorsi sul senso della vita, chi va a vedersi per l’ultima volta il Wallace Memorial che sta a 10′ di passeggiata da lì e così via.

Poi una doccia alle 19.30 e infine si esce, chi con la macchina a cercare il Fish and Chips più vicino, chi a bersi una Guinness, chi a mangiare in mensa con gli altri, chi a chiacchierare, a provare a spingere ancora un po’, a scambiare pareri con i maestri e con i colleghi di casa. Un clima davvero da college, quello di TCC, che è sempre affascinante, perchè rappresenta un momento di “distacco” dalla routine quotidiana e riporta tutto e tutti su un piano più umano, più piacevole, di condivisione.
Spesso purtroppo mi imbatto in modo di vivere le arti marziali che non condivido, fatto di ego e di ostentazione, di arroganza e di stupidità. Ma non c’è da stupirsi, la vita di ogni giorno, la strada quando guido in auto, è fatta della stessa sostanza. La cosa stupenda di questi incontri interstile quali Jasnieres (tra 2 settimane in Francia, da non perdere!), TCC in Scozia o ancora Tai Chi Cho in Svizzera a fine anno, è che avvengono in un clima di apertura, di tolleranza, di onestà intellettuale e di amicizia.
La reazione di chi partecipa la prima volta a questi eventi è di due tipi: chi si sente minacciato e tende a chiudere, scappa dagli altri e si rinchiude in se stesso criticando tutto e tutti, dando giudizi spregiativi sugli altri per far emergere se stesso. Oppure chi arriva e si entusiasma, si apre agli incontri, e di solito torna a casa con un notevole bagaglio di conoscenze e di pratica in più.
E’ ovvio che confrontarsi con gli altri costa parecchie energie e costringe all’umiltà, ma è anche vero che ha il pregio di liberare la mente da una marea di preconcetti e di stereotipi, che nelle arti marziali sono diffusissimi, soprattutto perchè spesso si parla di pratica ma se ne fa poca, e spesso neppure di qualità. La mente ha una parte importantissima sullo sviluppo dell’arte marziale, ma siamo nell’epoca dell’immagine, quindi diventa difficile distinguere ciò che è vero da ciò che appare solo.
Personalmente, Baguazhang è libertà e ho amato questo stile sin dal primo giorno che l’ho praticato. Libertà significa che il metodo cresce con te e tu con lui, in tutte e tre le dimensioni dell’essere umano. A Jasnieres, a Tai Chi Caledonia, a Tai Chi Tcho in Svizzera, ma anche a Pula, in Svezia, in Francia, in Germania, dovunque ho insegnato, ho provato a “contagiare” di libertà le persone che hanno studiato con me, e spesso ci sono riuscito. Meno schemi, più vita.
Stasera è l’ultima sera a Stirling, e tutti sono felici di esserci.
(Sullo sfondo, il Braveheart Memorial, dedicato a William Wallace)

Disperazione, illuminazione

C’è una frase che mi ha colpito profondamente in un libro di Eckhart Tolle, “Il Potere di Adesso”, e la condivido con i lettori. Spesso quando si arriva vicino alla disperazione, senza saperlo siamo ad un passo dall’illuminazione. E’ questo sottile diaframma che spesso non vediamo e che ci porta a fuggire dalla disperazione, e così perdiamo l’occasione di cogliere anche il lato luminoso delle cose.

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Molte persone non si rendono mai conto che non vi può essere “salvezza” in ciò che fanno, possiedono od ottengono. Chi se ne rende conto spesso diventa stanco della vita e depresso: se niente può darvi un vero appagamento, per che cosa potete sforzarvi, qual è lo scopo di ogni cosa? Il profeta dell’Antico Testamento doveva essere giunto a una tale comprensione quando scrisse: “Ho veduto tutte le cose che si fanno sotto il sole ed ecco, tutto è vano, fiato sprecato”. Quando raggiungete questo punto, siete ad un passo dalla disperazione, e a un passo dall’illuminazione.
Un monaco buddista una volta mi disse: “Tutto ciò che ho imparato come monaco da vent’anni a questa parte posso riassumerlo in una sola frase: tutto ciò che nasce muore. Questo lo so”. Ciò che intendeva dire, naturalmente, è questo: ho imparato a non opporre resistenza a ciò che esiste; ho imparato a consentire al momento presente di essere e ad accettare la natura transitoria di tutte le cose e condizioni. Così ho trovato la pace.
(Da: “Il Potere di Adesso”, di Eckhart Tolle, Armenia, Milano, 2004)
(Nella foto, un albero coraggioso di Bretagna, cresciuto anche sotto la pressione del vento)

Tai Chi Caledonia

Tra i tanti regali che ho ricevuto negli anni frequentando Tai Chi Caledonia, uno fu una “Celtic Blessing”, una benedizione celtica, che mi ha accompagnato per anni stando sullo scrittoio del mio studio, in bella mostra, in modo che ognuno che entra nel mio studio possa vederla.


In questo momento, mentre a Stirling i ragazzi praticano, lavorano a due, scherzano, ridono, mangiano, e poi ancora praticano sotto l’attenta guida di insegnanti davvero in gamba, questa benedizione è l’unica cosa che mi va di scrivere per loro.

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“Possa la strada alzarsi per venirti incontro.
Possa il vento essere sempre alle tue spalle.
Possa il sole splendere caldo sul tuo viso.
Possa la pioggia cadere soffice sul tuo prato,
E finchè non ci ritroveremo ancora,
Possa Dio tenerti nel palmo della Sua mano”.
(Nella foto, da Tai Chi Caledonia 2008, Sue Wood insegnando Dragon Qigong)