Xiao Yi Jin Jing

Scopro questa mattina che la sequenza di Qigong chiamata Xiao Yi Jin Jing è finita su Youtube. Suzanne Williams (UK) la presenta in un filmato di poco più di 4 minuti, citando comunque la sua provenienza. Il link per vederla: http://www.youtube.com/user/MeditationMasteryEU

Dopo 10 anni di insegnamento di Xiao Yi Jin Jing in tutta Europa, era chiaro che prima o poi qualcuno l’avrebbe messa online, con tutto ciò che questo comporta. Questa sequenza ha fatto del gran bene a qualche miglialio di persone fino ad oggi. L’ultima volta che ho insegnato Xiao Yi Jin Jing è stato due giorni fa, durante il seminario di Pola, in Istria, dove ho dato anche lezioni private.

Il gruppo dei praticanti istriani conoscono ormai in profondità e amano davvero”Xiao”, come la chiamano affettuosamente, e so per certo che il loro modo di presentarla e di trasmetterla è corretta, perchè l’ho rivista più volte con loro in questi anni. Xiao Yi Jin Jing è una sequenza semplice ma richiede un lavoro attento ed esperto nel rispettare le dinamiche interne e un atteggiamento specifico del corpo e della mente per essere veramente efficace.

Questa forma di cambiamento dei muscoli e dei tendini – di origini antiche – ha moltissimi pregi: è sintetica, è semplice, ha grandi virtù terapeutiche, la si può aggiustare a secondo dei propri bisogni o delle proprie capacità, è facile da ricordare e contiene tutto quello che serve per muovere la schiena, aiuta corpo e mente e respiro a lavorare insieme, a rafforzarsi e calmarsi reciprocamente.

Per maggiori informazioni originali, esiste un piccolo dossier che Ronnie Robinson ha pubblicato anni fa, sull’onda dell’entusiasmo per questo metodo di Qigong, sulla rivista inglese “Tai Chi Chuan & Internal Arts”. E’ disponibile in formato pdf, basta richiederlo al mio indirizzo. Inoltre esiste un DVD artigianale (fatto in una mattinata) all’università di Stirling, che presto potrebbe essere rimasterizzato.

Entusiasmo

“Agisci da entusiasta e sarai entusiasta”.

“E’ la fede in qualcosa e l’entusiasmo per qualcosa che rendono la vita degna di essere vissuta.”

“Nessuno è vecchio quanto colui che ha eliminato l’entusiasmo dalla sua vita”

(Dedicato al seminario di Pola, HR)

Aceri rossi

“Gli aceri rossi hanno perso le Sei Armonie.
La tranquillità rivela i Cinque Elementi”
(Versi tratti da Dai Fengzhong, antenato del grande maestro Dai Longbang)
Questi due versi furono trovati in una pagoda-torre nella città natale del maestro Dai, la cui vista dà su un bosco di aceri.
A prima lettura sembrerebbe che  Dai Fengzhong stia usando una tranquilla scena autunnale e parole tratte dall’antica forma dello Xingyi (Xinyi Liuhe Quan) per formare due versi poetici e decorare la sua proprietà.
In realtà credo che lui voleva essere molto modesto. Una foresta di aceri rossi in autunno assomigliano ad un enorme incendio boschivo. Credo che avesse raggiunto un livello estremamente alto nella coltivazione del Qi. Ho sentito dire dal mio maestro che “il Qi e il sangue ribollivano” per descrivere questo livello. Ma volendo essere modesto, lui usò questa immagine per descrivere questo stato.
Dai Fengzhong vuole condividere con noi la sua comprensione delle arti marziali: se raggiungi questo livello, non c’è più alcuna necessità di fare attenzione alle forme che utilizzi. (Questo mi ricorda Wang Xiangzhai)
Per quanto riguarda il secondo verso: i cinque elementi corrispondono con i cinque principali organi interni. Sta dicendo quindi che se ci si allena con calma, si può percepire e raggiungere questo stato.
In termini di ricerca, ho trovato interessante vedere  Xingyi da un punto di vista “evoluzionistico”. Dal Xinyi Liuhe allo Xingyi al Dacheng Quan (Wang Xiangzhai), questa strada evolutiva dell’arte è stata creata da maestri molto capaci e decisamente coloriti.
(Autore anonimo, trovato sul Web)

Libertà, cuore dello Xingyiquan (2/2)

Quest’oncia in più di energia è in realtà una buona definizione di stress. Se noi d’abitudine tendiamo i nostri muscoli oltre il necessario, pian piano indeboliamo il corpo. La nostra salute ne soffre e si stanca facilmente. Ciò vale sia per sforzi inutili sia per muscoli cronicamente tesi, come tenere le spalle alzate o i tendini delle gambe tesi. E’ un errore pensare che, siccome queste tensioni sono abituali e inconsce, non ci disturbano. 
Un aspetto negativo dell’adattabilità umana è che ci possiamo adattare a situazioni non sane. Possiamo “spegnere” una parte del corpo, ignorando una seccatura costante, nella stessa maniera in cui possiamo imparare a non sentire un’autostrada vicina o il ronzio di un refrigeratore. Ancora peggio, certe persone dimenticano che c’è una possibilità di tensione; così loro identificano lo stato normale con la loro malattia dicendo: “Sono fatto così. Non posso cambiare”. 
In realtà il cambiamento costante è una delle leggi della vita. Nel momento in cui i cambiamenti cessano, noi moriamo. Aumentando la nostra consapevolezza corporea attraverso le forme e la meditazione dello Xingyiquan, impariamo a sentire e accettare e alla fine ad eliminare queste tensioni.
Un altro aspetto importante dei movimenti dello Xingyi è la circolarità. Quando l’avversario attacca, il trucco è come trovare l’angolo giusto d’attacco-difesa, in modo che la forma circolare delle braccia buttino fuori l’avversario. Posizioni circolari, e quindi movimenti circolari. Esistono tre tipi di movimento circolare nello Xingyi.
Il primo è la rotazione del bacino, che controlla il movimento delle armi. Possiamo definire i piedi come il manico della frusta, il bacino come il corpo della frusta, e il pugno come la punta. Oppure immaginate che il pugno sia la palla di ferro in fondo ad una catena; usate il bacino per lanciarla. Io la chiamo “il cerchio orizzontale”.
Il secondo è l’avvolgersi del corpo, in cui ogni parte del corpo ruota sul proprio asse, dando una qualità sinusoidale, a forma di serpente, al corpo. Questo è il famoso “filare la seta” (chan ssu ching) dello stile Chen di Taijiquan. E’ un’eccellente forma d’esercizio per aumentare la flessibilità e la scioltezza, ed è una forma molto potente di allenamento marziale. Quando il braccio si avvolge, è difficile da afferrare; l’avversario sarà incapace di controllarvi o di applicare tecniche di Chin Na (prese e proiezioni). 
Quando colpite, le vostre braccia si avviteranno verso l’interno, buttando fuori l’attacco dell’avversario, e al contempo il movimento d’avvitamento permetterà al pugno di entrare più a fondo nel busto dell’avversario. Il pugno avvitato è molto utile per generare una grande quantità di potenza dalla distanza ravvicinata. Si può anche cominciare dal pugno appoggiato sul corpo dell’avversario, girando poi il pugno e avvitandolo verso l’interno, penetrando attraverso l’armatura addominale dell’avversario.
Per ultimo viene quello che io chiamo “il cerchio verticale” o “potenza rotolante”. Qui la forza rotola in alto attraverso il corpo, muovendosi come un’onda lungo la spina dorsale. E poi si abbatte verso il basso, come un’onda di marea. Il colpo è scaricato verso il basso. Per esempio, quando si spinge un avversario, invece di spostarlo verso l’aria, l’avversario è spinto verso il basso, le ginocchia cedono. 
Questo colpo può essere devastante. Un colpo o una spinta ordinari sono leggermente angolati verso l’alto. Questo significa che quando la tua forza eccede il peso del corpo dell’avversario, l’avversario probabilmente perderà l’equilibrio e sarà spinto indietro. Ma nella forza rotolante il pugno, se angolato correttamente, si muoverà verso il basso in direzione delle radici dell’avversario. Questi non avrà dove andare, e il pugno penetrerà gli organi interni.
Un tipico esempio della potenza di tutte e tre le energie circolari si può vedere nel primo movimento dello Xingyiquan, Pi Chuan (“spezzare”). Si dice che sia basato sul metallo, perché si muove come un’asse di ferro che taglia del legno. Questa è potenza rotolante verso il basso. Ma lo spezzare può essere esercitato anche spingendo il taglio della mano diritto in avanti, come l’arco di una nave che “spezza” l’acqua. Il bacino ruota per aggiungere potenza e velocità al colpo. Questo è il cerchio orizzontale. 
Una delle maniere più potenti per applicare questo “spezzare” è di schiacciare la giuntura della spalla quando l’avversario tira un pugno con gancio o esterno. Usate il taglio della mano o la parte bassa del palmo per colpire fra la spalla e la clavicola, lungo la linea inferiore del deltoide. Quest’area è anche il primo punto del meridiano del polmone, e quindi si deve colpire con molta delicatezza durante la pratica o vi saranno rischi di danneggiamento ai polmoni. Applicando cerchi sia orizzontali che verticali, il braccio comunque ruota su se stesso.
Le forme e le applicazioni dello Xingyiquan coinvolgono l’intero corpo. Le braccia non si muovono mai da sole. L’intero corpo è allineato e quindi condotto in avanti come un martello pneumatico, di modo che tutta l’energia è rilasciata nel punto d’impatto. Wang Xiangzhai era solito dire ai suoi studenti: “Il pugno non colpisce mai, solo il piede colpisce”. Questo non si riferisce ai calci, ma al lavoro dei piedi. Il pugno rilascia solamente l’energia che arriva dal piede. Per tutto il tempo della pratica dello Xingyi bisogna mantenere una connessione conscia fra piede e mano. Potenza dell’intero corpo significa anche che: “Il pugno non è il pugno, l’intero corpo è il pugno”. 
In altre parole, ogni parte del corpo può agire come un pugno che “frantuma” (legno), ogni parte del corpo può “spezzare” (metallo) il corpo dell’avversario (persino la testa), un gomito può essere usato per “perforare” la mascella dell’avversario (acqua), la spalla può “battere” sullo sterno dell’avversario (fuoco), e il passo all’interno del piede può oscillare diagonalmente verso l’addome dell’avversario (“incrociare”, l’elemento terra). Infatti, l’autentica semplicità dei movimenti dello Xingyiquan permette maggiore libertà di immaginazione e variazione di tecnica. 
La libertà è lo scopo dello Xingyiquan. Dobbiamo studiare per imparare ad essere neutrali, perfettamente rilassati e pronti per il movimento in qualsiasi direzione, da qualsiasi angolo, senza ripetizione – consapevolezza liberata da regole e regolazioni dell’imparare meccanicamente, cosa che troviamo in così tante arti marziali. Il corpo impara a rispondere al bisogno del movimento, alla consapevolezza dell’attimo presente, dell'”ADESSO”.
(Kenneth Cohen, da “Inside Kung Fu”, traduzione dell’autore del blog – fine)

Nutrirsi

Uno dei gesti più naturali degli esseri viventi, dai vegetali all’essere umano passando per gli animali, è il gesto di nutrirsi. Mangiare, bere, selezionare i cibi secondo il momento, la stagione, lo stato di salute, il bisogno di energie, è quanto di più importante ci sia per mantenere l’equilibrio vitale.

Nutrirsi significa quindi scegliere. Per la medicina tradizionale cinese non c’è differenza tra il cibo e la medicina: quello che mangiamo può salvarci o ucciderci, sta a noi scegliere consapevolmente cosa ci fa bene e cosa no, cosa va bene in quel momento o meno.
Nutrirsi avviene comunque su più piani: quello del cibo e dell’acqua è il piano materiale, quello dell’aria (respirare) è già a metà tra il materiale e lo spirituale, e infine quello del pensiero è quello più astratto.
Approfitto di una breve pausa di malattia in questi giorni per riflettere su cosa mangiare, cosa mi aiuta e cosa no, a riguadagnare rapidamente la salute, e questo “stato alterato” di coscienza mi aiuta a riflettere anche su altre cose.
Ho insegnato per molti anni Qigong e con risultati che ancora oggi considero straordinari. Trovo che la consapevolezza, il respiro e il Qi siano vettori eccezionali per promuovere il cambiamento dentro il corpo e ristabilire gli equilibri, e infine per focalizzare la potenza del corpo (nell’uso delle arti marziali ad esempio).
Ma vedo ora con chiarezza che esiste un altro livello ancora più interessante, più sottile, che è il livello del pensiero e il nutrimento che siamo in grado di dare con il pensiero. Di cosa nutriamo i nostri pensieri di ogni minuto? Cosa ci portiamo dentro, cosa alimentiamo, cosa permettiamo che faccia la nostra mente? Quello che pensiamo ci aiuta a essere in armonia? 
A differenza di anni fa, oggi abbiamo accesso a infinite quantità di informazioni, e con questo accesso abbiamo aumentato vertiginosamente il potenziale rischio di “portare dentro” (nella nostra mente) idee strane, informazioni sbagliate, paure, desideri dannosi. Di più, rischiamo di acquisire nel tempo non solo informazioni sbagliate, fuorvianti, ma anche di costruire una “modalità” di pensiero che da sola va in automatico a cercare ciò che “le serve”. E’ un sistema che si autoalimenti, anche se è per il nostro male.
Diventa chiaro, in questi momenti, a cosa serve la consapevolezza, l’attenzione, la presenza a noi stessi, tutte quelle cose che si sviluppano con il Qigong, le discipline marziali, la meditazione. Non c’è alcunchè di mistico, nè di magico o spirituale. E’ solo questione di fare attenzione alle scorciatoie che la mente prende talvolta (direi spesso) per semplificarsi la vita e “farsi piacere”. Certo, possiamo comunque lasciare andare le cose come vogliono. La vita ci presenta comunque il conto, prima o poi, e allora l’investimento di un pensiero oggi diventerà importante allora.
Nutrirsi significa far diventare qualcosa di esterno a noi una parte di noi. Usiamo i pensieri con intelligenza, scegliamo di essere coerenti e di selezionare solo certi pensieri, di far entrare solo quelli che riteniamo “buono”, nutriente, sano, sereno, pieno di buoni principi per noi. Lasciamo fuori gli altri, quelli che prevedono solo “io” dentro – e non “noi”.
E’ una pratica igienica importante, che si scopre con l’età.

1° Memorial Master Jou Tsung Hwa

E’ con soddisfazione che annuncio sulle pagine di questo blog l’iniziativa di un amico e collega toscano, Alberto Pingitore: il Primo Memorial Master Jou Tsung Hwa in Italia, dedicato alla memoria di quello ritengo uno dei più grandi divulgatori del Taijiquan in Occidente.

A fine settembre 2009, il fine settimana del 26 e 27, in una amena località del Grossetano (in Toscana) si terrà questo primo Memorial in una stupenda cornice naturale e con l’intenzione di creare un evento adatto a stimolare la crescita di chi vi partecipa. 
Gli insegnanti saranno due persone che hanno avuto la fortuna e il piacere di conoscere di persona Master Jou: Alberto Pingitore e Luigi Zanini.

Per chi non avesse mai sentito parlare di Jou Tsung Hwa, consiglio di leggere quel libriccino piccolo e grande allo stesso tempo che si intitola “Il Tao del Tai Chi Chuan”, da consigliarsi e da considerarsi ancora oggi, dopo tanti anni, come la migliore introduzione al Taijiquan e al Neijia in genere. Questo libro è il risultato di una lunga e appassionata ricerca, che ha il pregio della chiarezza e della sistematicità.

Per me quel libro, dopo 12 anni di pratica di Gongfu, è stato il punto di svolta di un modo di praticare, di pensare e di intendere la pratica marziale. Da lì ho deciso che era la mia priorità rivolgermi al Neijia e alla ricerca interna, e “Il Tao del Tai Chi Chuan” è stato la causa scatenante di questo cambio e al contempo la guida attraverso la quale cominciare il mio pellegrinaggio.

Nel 1998, per una fortunata combinazione di cose, mentre ero a New York, grazie ai buoni uffici di Pat Rice, organizzatrice e direttrice di “A Taste of China”, riuscii a scendere fino a Washington, dove un allievo di Pat mi portò fino a Winchester in Virginia, e da lì trascorsi quello che per un praticante di arti marziali interne cinesi era il paradiso: essere uno “special guest” dell’evento!

Da lì ho seguito i seminari, gli incontri, le conferenze, le cene e tutto il mondo che si sviluppava intorno al Neijia targato USA, quindi i classici Yang Jwingming, Liang Shouyou, Huang Weilun, Henry Look, Liang Qiaya, Nick Gracenin, Sam Masich, e via via fino a lui, l’uomo che mi aveva cambiato la vita: Jou Tsung Hwa.

Con lui spesi vari allenamenti e una serata di grandi discussioni filosofiche, di provocazioni (Jou Tsung Hwa era una specie di “eretico” nel mondo dei maestri cinesi, sia per il suo modo di pensare molto libero, sia per la sua formazione di matematico e di ricercatore, in un mondo di maestri per discendenza e trasmissione orale …) e di chiacchiere, ovviamente.

Eravamo nella sua camera, nel tardo pomeriggio in una pausa dalla manifestazione, insieme a Nick Gracenin, Sam Masich e altri maestri. Ricordo quando Jou, provocato da Sam, si girò verso di me, che ero accanto a lui, e con due dita mi spinse via, con assoluta leggerezza. Ricordo che la gente scoppiò a ridere guardando la mia faccia stupita: non avevo sentito alcuna spinta, ma mi ero spostato – da seduto! – di un metro in orizzontale. Sam Masich mi ha confermato l’estate scorsa in Scozia di ricordarsi ancora questo episodio.

Ancora oggi consiglio la lettura del suo”Tao del Tai Chi” a tutti, praticanti di qualsiasi stile e scuola, e di perseverare nella ricerca, allo stesso modo in cui lo fece Jou Tsung Hwa per tutta la sua vita fino all’agosto 1998, quando un camion impazzito centrò in pieno la sua vettura, e mise fine alla affascinante storia di un uomo che a 40 anni doveva morire e che il Taijiquana aveva salvato, e che a 80 anni aveva ancora verve, vitalità e freschezza da vendere.

A Jou Tsung Hwa ho dedicato un articolo su “Quaderni d’Oriente”, scritto di getto quando amici comuni mi avvertirono della scomparsa di Master Jou così a ridosso del nostro incontro (un mese dopo). Credo di aver portato con me da Winchester i germi della sua libertà di spirito e della sua grande vitalità, e quelli li ho riportati nell’articolo. Il redattore, senza conoscermi, mi definisce un suo allievo: mi sento onorato di questo, anche se non è vero.

Al Memorial di luglio racconterò vari aneddoti su quel personaggio di Jou Tsung Hwa, dei suoi modi non ortodossi ma efficaci, della sua brillante acutezza e dalla sua estrema praticità, legata ad un buonumore unici. Parlerò di persone che lo conoscevano bene e che ne hanno seguito la parabola vitale e didattica da vicino. Inoltre insegnerò una forma di Yi Jin Jing, la “famosa” (almeno in Scozia, in Croazia e in Italia) Xiao Yi Jin Jing, che tanto bene ha fatto a tantissime persone e che porta dentro di sè il segno di Master Jou e dei principi che lui amava insegnare ai suoi seminari.

Per chi ha un fine settimana libero, consiglio di scendere a Grosseto per questo evento, sia perchè la natura toscana è straordinaria (per la cronaca, io sono toscano da parte di madre, e tale mi sento nella mia parte migliore!), sia perchè rischiate di fare incontri e scambiare esperienze che potrebbero cambiarvi la vita, almeno così come è capitato a me.

Per maggiori informazioni: Primo Memorial Master Jou Tsung Hwa in Italia, a Grosseto, da sabato 27 a domenica 28 settembre 2009. Per info: albertopingitore@ymail.com

(Nella foto originale di Luigi Zanini : Master Jou Tsung Hwa tra Pat Rice a sinistra e Henry Look a destra, durante “A Taste of China”, Winchester, Virginia, luglio 1998)

Libertà, cuore dello Xingyiquan (1/2)

Quando pratico Gongfu, cerco sempre di ricordare quello che ho letto, e a fare in modo “di essere uno” nella pratica e nella vita. Per ricordare bene, occorre trascrivere le cose, come facevano i monaci nello loro celle, ai tempi in cui non esistevano fotografie e fotocopiatrici. Di sicuro, quello che copiavano alla fine lo avevano ben imparato.

Ecco un altro dai più begli articoli di Inside Kung Fu, la Rivista dei tempi d’oro in USA sulle arti marziali. L’autore è una delle mie guide spirituali, Sifu Kenneth Cohen, un maestro di arti marziali che ha conosciuto grandi nomi della storia marziale cinese.

Ci siamo sbagliati di pochi giorni negli USA tanti anni fa, quando volevo incontrarlo, ma gli ho espresso per lettera la mia gratitudine per le cose belle che ha saputo condividere con i lettori dei suoi testi, sia sul Neijia che sul Qigong, di cui lui è un esperto.

Questo è uno degli articoli che decisamente meritano. E’ diviso in due parti, questa è la prima.

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Xingyiquan, la “boxe del corpo e della mente”, è sempre stata associata con le cose militari. E’ attribuito ad un generale della dinastia Sung, Yueh Fei. Il fondatore storico dell’arte, Chi Lung-feng (17.mo secolo) ebbe due discepoli: Ts’ao Chi-Wu, comandante generale della provincia dello Shanxi e fondatore della scuola dello Shanxi di Xingyiquan, e Ma Hsueh-Li, fondatore della scuola dello Honan, associata con molti feroci boxers mussulmani. Xingyiquan costituiva il training di base per l’esercito cinese durante la prima e la seconda Guerra Mondiale. Esistono persino libri scritti sulle forme di baionetta dello Xingyi!
Un’autentica arte marziale non è mai bella da vedere; la sua grazia e la sua bellezza sono un prodotto collaterale dell’efficacia, non uno scopo. Infatti, quanto più l’arte è orientata al combattimento, tanto più semplici sono i movimenti. L’esperienza del combattimento insegna che si deve eliminare ogni tecnica che sia “fiorita” o simile ad una danza, e di concentrarsi su ciò che funziona. Perciò in un’arte marziale come lo Xingyiquan possiamo vedere i principi distillati di un’autodifesa di alto livello: attacco è difesa, circolarità e l’intera potenza del corpo. 
Questi principi possono essere applicati a qualsiasi arte marziale per aumentare la propria potenza ed efficacia. Infatti l’uomo che io considero il più grande maestro di Xingyiquan di tutti i tempi, Wang Xiangzhai, a suo tempo eliminò la pratica delle forme di Xingyi dal suo allenamento, sviluppando invece un allenamento sulla forma di meditazione in piedi e sul lavoro di spostamenti  (chiamato I Chuan, “la Boxe della Mente”) e poi applicò l’abilità dello Xingyi al combattimento reale. Wang era un istruttore della fanteria cinese negli anni ’20 e verso il 1929 un suo studente del terzo anno, Chao Tao-Hsin, aveva praticamente vinto il primo posto in un torneo open di full contact nello Hangzhou.
C’è un famoso detto nell’arte del Taijiquan: “Se l’avversario non si muove, io non mi muovo. Se compie un piccolo spostamento, io muovo per primo”. Attenzione, non dice: “Esco dalla sua direzione e poi attacco”. No, dice: “Io muovo per primo”. Questa è la pietra angolare della filosofia e della metodologia dello Xingyi. Sviluppate una consapevolezza e riflessi così finemente in sintonia da capire anche dal più piccolo indizio – persino un cambiamento di respirazione, il salire di una spalla o lo spostamento del peso – il segnale di un attacco. E quindi attaccate per primi. I maestri di Xingyi insegnano che “Xingyiquan non ha passi indietro”. E’ vero anche l’opposto, che “Xingyi avanza in ogni caso”. Ciò significa che qualsiasi cosa faccia l’avversario, persino anche se voi siete incapaci di anticipare i suoi movimenti, dovete attaccare. Passo avanti verso il nemico. A volte questo significa scambiandosi colpi, persino ricevendo un cazzotto nello stomaco in cambio di un colpo al viso dell’avversario. 
Idealmente il praticante di Xingyi taglia attraverso, s’infila dentro l’avversario mentre questi attacca, deviando fuori i pugni e i calci mentre al contempo colpisce con la stessa mano o con l’opposta. Spesso la difesa è l’attacco. Perciò il vero segreto delle arti marziali cinesi è “Non c’è uno-due, c’è solo uno”. Questo significa che raramente capita che ci sia il tempo di applicare un attacco combinato (uno-due), perché nel tempo che impiegate per lanciare un attacco, l’avversario si sta muovendo in una posizione differente. Perciò è meglio basarsi sulla sensibilità e l’adattabilità (niente strategie preconcette, la mente è svuotata). Studia un colpo simile al fulmine, invisibile (e invincibile) e applicalo da diverse angolazioni e posizioni. 
Ricordiamoci che il maestro di Xingyi Guo Yunshen passò molti anni in prigione. Mentre le sue mani erano incatenate, tirava pugni alternati (l’elemento legno dello Xingyi, chiamato Peng, “che frantuma”), facendo schioccare le catene avanti e indietro (questo può essere utilizzato come metodo d’allenamento: usate un tovagliolo invece delle catene). Quando Guo fu rilasciato, fu chiamato “Il divino pugno che frantuma”, a causa della potenza del suo pugno.
Attaccare difendendosi richiede un approccio totalmente diverso con il corpo e con la mente, ed è qui che possiamo vedere come Xingyiquan è complementare ad altre arti morbide quali il Taijiquan. Primo, quando un combattimento è inevitabile o durante la pratica del combattimento, il combattente di Xingyi deve costantemente cercare una apertura o un punto debole nella difesa dell’avversario. Deve essere pronto a prendere l’iniziativa. Non vuole essere la vittima. “Autodifesa” non significa usare la forza, ma usare la forza intelligentemente. Sì, evitare tutte le situazioni di aggressione, scappare se ce n’è ancora il tempo. Ma se non c’è tempo, allora sii pronto a colpire quando è più efficace il colpo.
Lo Xingyi richiede economia di movimento, come anche economia di forza. Usate il minimo dispendio di energie necessario per riuscire in un dato lavoro. Se hai bisogno di solo quattro once di forza per deviare l’attacco di un avversario, non usate cinque once. Un avversario molto abile riuscirà ad utilizzare quell’oncia in più di forza per mandare all’aria il vostro equilibrio. E’ implicito che dobbiamo anche infliggere il minimo danno. Una volta che l’avversario è a terra e che noi siamo in controllo, raramente c’è bisogno di uno strangolamento o di una rottura di ossa. State attenti al gongfu nucleare, che stermina.
(Kenneth Cohen, da “Inside Kung Fu”, traduzione dell’autore del blog – continua)

Osservazione, concentrazione, consapevolezza

Quando dico e insisto sul fatto che dobbiamo liberarci delle forme e delle strutture per scoprire dov’è il “vero”, non è solo una teoria. La pratica costa, è vero, ma il risultato è straordinario.

“Le vecchie nozioni sono di ostacolo alla nuova comprensione; il Buddhismo le chiama “l’ostacolo della conoscenza”. Come i risvegliati, i grandi scienziati vanno incontro a cambiamenti interiori radicali. La loro capacità di ottenere importanti scoperte risiede nel profondo sviluppo del potere di osservazione, di concentrazione e di consapevolezza.

La comprensione non è un accumulo di nozioni. Al contrario, è il risultato dello sforzo di liberarsi delle nozioni. La comprensione distrugge le conoscenze acquisite per fare posto alle nuove, che si accordano meglio con la realtà. La scoperta di Copernico della rivoluzione terrestre attorno al sole implicò l’abbandono di buona parte delle conoscenze astronomiche dell’epoca, compresa la nozione di alto e basso. Oggi la fisica tenta coraggiosamente di liberarsi della nozione di identità e di causa ed effetto, elaborate dalla scienza classica. La scienza, così come il Tao (la Via), ci stimola ad abbandonare ogni idea preconcetta.”

(Da: “Il sole, il mio cuore” di Thich Nhat Hanh)