Schegge di pazienza

“L’eccellenza non è un gesto singolo, ma un’abitudine. Tu sei quello che fai continuamente”
(Shaquille O’Neal)

“La resistenza è una delle discipline più difficili, ma la vittoria va, alla fine, a chi resiste”
(Buddha)

“Un combattimento non si vince con un pugno o un calcio. Impara a resistere o cercati una guardia del corpo”
(Bruce Lee)

“La perseveranza è quel duro lavoro che fai dopo che ti sei stancato di fare il duro lavoro che già stavi facendo”
(
Newt Grinch)

“Molto buon lavoro si perde per la mancanza di quel poco di più”
(E.H. Harriman)

Istruzioni per la Vita

All’alba del nuovo millennio, il Dalai Lama ha riassunto in 19 istruzioni le sue idee per una vita sana.
Ho trovato le sue istruzioni appese al muro del bagno, a casa di un maestro di arti marziali.
Quale posto migliore per leggere e rileggere, meditare, cogitare e rinnovare giornalmente l’impegno a attuarne almeno una?
Sono istruzioni di buon senso, non occore una laurea per capirle e applicarle, e soprattutto dovrebbero fare parte del corredo di un buon praticante della via del fermare l’alabarda (o di intercettare il pugno).
Come aveva detto il maestro indiano di Terzani, “Vivi una vita che ti rispecchi”.

***

Il Dalai Lama – Istruzioni per la vita

1. Accetta che un grande amore e grandi risultati comportano un grande rischio.

2. Quando perdi, non perdere la lezione.

3. Segui le tre R:
Rispetto di te stesso
Rispetto per gli altri
Responsabilità di tutte le tue azioni.

4. Ricorda che a volte non ottenere quello che si vuole è un meraviglioso colpo di fortuna.

5. Impara le regole in modo in modo da saperle rompere nel modo giusto.

6. Non permettere a una piccolo disputa di rovinare una grande amicizia.

7. Quando ti accorgi di aver fatto un errore, prendi immediatamente delle misure per correggerlo.

8. Passa del tempo da solo ogni giorno.

9. Apri le braccia al cambiamento, ma non lasciare andare i tuoi valori.

10. Ricorda che a volte il silenzio è la miglior risposta.

11. Vivi una vita buona e onorevole. Così quando sarai vecchio e penserai al passato, sarai in grado di gustarlo una seconda volta.

12. Una atmosfera amorevole in casa tua è il fondamento per la tua vita.

13. Quando non sei d’accordo con i tuoi cari, interessati solo della situazione attuale. Non rivangare il passato.

14. Condividi la tua conoscenza. E’ una via per ottenere l’immortalità.

15. Sii gentile con la Terra.

16. Una volta all’anno vai in un posto dove non sei mai stato prima.

17. Ricorda che la miglior relazione è quella in cui l’amore per l’altro supera il tuo bisogno dell’altro.

18. Giudica il tuo successo sulla base di quello a cui hai dovuto rinunciare per ottenerlo.

19. Avvicinati all’amore e alla cucina con abbandono appassionato.

Sifu Russo a Viadana


Ho avuto il piacere di rivedere Sifu Russo del Lian Long Quan di Roma di recente a Viadana (Mantova), durante un seminario di JKD.

Il gruppo di allievi è simpatico, motivato, “caciarona” nella maniera giusta e dopo l’allenamento ci siamo ritrovati per una cena spesa insieme. 
Mi sono sentito ritornare a qualche anno fa, quando con i ragazzi della palestra si riusciva spesso a stare insieme e trascorrere le ore in buona compagnia.
Come direbbe Gianfranco: “… ma che te lo dico a fa’?”.
A proposito, chi si nasconde dietro la macchina fotografica?

Quando il tuo 功夫 è buono…

C’è un detto nelle arti marziali:

“Quando il tuo Gongfu è buono, cercare un maestro migliore non è altrettanto valido che andare a trovare i tuoi amici di arti marziali”
Sottoscrivo. Vale per tutti gli amici di cui racconto in questo blog, per i miei studenti, per le persone che hanno preso un solo concetto e l’hanno sviluppato con successo nella loro vita, per coloro che con tanta buona volontà mi aspettano e lavorano con autentico entusiasmo.
Le mie braccia sono cresciute grazie alle braccia di coloro che hanno lavorato con me e mi hanno permesso di capire qualcosa.
Avevo intuito da solo questa “legge” delle arti marziali quando, dopo tanti anni di Gongfu e di combattimenti in palestra, avevo sentito il bisogno di andare a trovare persone con le quali confrontarmi e misurare la mia abilità, ma senza che ogni volta dovesse finire con un litigio o una amicizia rovinata.
Ho cercato di restare umile il più possibile e ascoltare, capire, lavorare, trasformare. In cambio ho conosciuto dele persone che ancora oggi mi onorano della loro amicizia. Ho imparato a riconoscere le braccia “sincere” e a rispettarle, anche quando fanno male. Anzi, forse di più 🙂
(Nella foto: Wilhelm Mertens ai Rencontres Jasnières nel 1992, quando con molta pazienza mi insegnava ad essere equilibrato, centrato, radicato. Dietro di lui si scorge, girato, un altro grande del Taijiquan, Serge Dreyer)

Fare una cosa alla volta


“Fare una cosa alla volta”: questa è la definizione dello Zen fatta da un maestro.

Fare una cosa alla volta significa essere totalmente in ciò che stai facendo, dargli tutta la tua attenzione.
Questa è una azione arrendevole, una azione potente.
L’arrendersi arriva quando non ti domandi più: “Perchè questo sta succedendo a me?”
(Da “Stillness speaks” di E. Tolle, 2003)

(Nella foto, in Rajastan nel 2004, sotto un albero del Bodhisattva, o Ficus Religiosa)

Il principio e la tecnica

Finalmente ho trovato una spiegazione semplice per un concetto tanto complesso come la pratica del Neijia. La diatriba senza fine tra chi pratica una forma e chi pratica il combattimento sembra non avere fine, ma si tratta semplicemente di miopia, nel migliore dei casi, o di non voler vedere, nel peggiore.


Il dualismo di Yin e Yang ritorna ancora una volta, ma possiamo farne anche a meno. L’importante è capire qui che il principio da solo non porta frutto, come la tecnica senza principio non è completo e non arriverà mai a perfezione.

C’è in verità un terzo elemento, in questa perfetta alternanza di teoria e pratica, che è il Neigong, il rafforzamento del corpo grazie a pratiche coerenti con i principi del combattimento. Ma lascio il piacere ad altri di collocare questa pratica densa di teoria al giusto posto.


La tecnica e i principi rappresentano le due ruote di un carro.

Possiamo fare una distinzione tra lo studio del principio e lo studio della tecnica.
Per studio del principio si intende l’addestramento volto al raggiungimento dello stato supremo, mushin, in cui la mente è lasciata libera e non è catturata da nulla.
Tuttava anche se possiedi una comprensione intuitiva del principio, non riuscirai a muovere adeguatamente il corpo senza praticare anche la tecnica.
In termini di strategia lo studio della tecnica equivale a conoscere perfettamente le cinque posture fondamentali oltre a diversi altri metodi di pratica. La pura e semplice conoscenza della teoria non ti darà la possibilità di mettere in atto le tecniche a tuo piacimento.
D’altra parte uno stile di scherma che incuta terrore non ti servirà a nulla, a meno che tu non abbia acquisito la padronanza dei processi impliciti tramite lo studio dei principi.
La tecnica e il principio sono come le due ruote di un solo carro.
(Da: “Tattiche segrete” di Kazumi Tabata, Ubaldini Roma, 2004, pag. 44)

Il silenzio degli innocenti

Questa sera, mentre tornavo in albergo in auto, un bel gatto grigio a pelo lungo ha deciso coraggiosamente di attraversare la strada, una strada a scorrimento veloce a 6 corsie.

Cinque corsie le ha passate indenne, al galoppo. Alla sesta, l’ultima ruota di una vettura in corsa l’ha travolto. A finestrini chiusi ho sentito il suo urlo di dolore. Dentro di me è scesa una grande tristezza.

La vita richiede costante adattamento. Non c’è bene, non c’è male, solo cambiamento. Siccome crediamo di restare sempre uguali, non siamo mai pronti per il cambiamento.

Cambiare costa grande fatica, perchè man mano che il tempo passa sentiamo di non avere più le risorse e le forze di un tempo.

La sola risorsa che abbiamo in più è l’esperienza, l’allenamento, la consapevolezza, il distacco.

Il grande cambiamento arriva, a volte tutto in un colpo, a volte a rate. Poi c’è il Grande Cambiamento, per il quale ci alleniamo tutta la vita.

In questi ultimi anni ho imparato ad apprezzare l’accettazione di ciò che avviene. Non vuol dire che riesco sempre ad accettare. Anzi.

Quando pratico, cerco di ricordarmi anche di questo, perchè la pratica è la vita.

Chiavi del Baguazhang

Una chiave del Baguazhang è la capacità di usare gli otto palmi in movimento, in condizioni di combattimento reale.

Il combattimento in genere richiede che le braccia siano a livello, o tra le spalle e la pancia, o sopra la testa, in avanti e arrotondate, con l’intenzione verso l’avanti, solide ma pronte a trasformarsi o a sfondare.

La postura dei palmi indica la direzione dell’intenzione.

Se è vero che Yi guida Qi che guida Li, dove c’è l’intenzione c’è la forza.

Se è vero che mano e piede, gomito e ginocchio, spalla e anca sono in armonia, non restano molte posizioni.

Bisogna uscire dallo schema del palmo come postura ferma, “statica”, che indica semplicemente la direzione e mettere in movimento, a partire dai piedi, il corpo e i palmi.

In termini di Yiquan diremmo che dobbiamo trovare gli Shili “naturali” di ogni palmo, che per definizione sono 64 (8 x 8), ma in realtà sono una indicazione taoista per dire: infiniti.

Gli Shili sono sempre rotondi e armonici, nascono dal movimento di tutto il corpo e sono continui, con una tendenza a diventare ellittici nell’applicazione pratica.

Ogni palmo ha molteplici applicazioni, e questo non per ragioni filosofiche, ma perchè il combattimento è una realtà complessa, e dobbiamo conoscere e allenare il maggior numero di possibilità.

Negli otto palmi ci sono e si formano continuamente coppie di contrapposti: interno-esterno, alto-basso, avanti-indietro, destro-sinistro, dal basso all’alto, dall’alto a basso, in obliquo, ecc.

Ecco perchè si dice che dal Wuji nasce Taiji, quindi Liang Yi, e infine Si Xiang.

Questa, tra l’altro, è la mia piccola, umile e modesta risposta alla domanda di Zhao Daoxin sul collegamento tra Baguazhang e Yi Jing. La mia risposta non è teorica, nasce dalla pratica.

Altra chiave: tutto varia costantemente, da una direzione la trasformazione avviene in un’altra, e la velocità reale è quella del corpo, non quella del palmo da solo.

Braccia e mani non si muovono mai da sole, sono sempre di fronte al corpo e lo coprono. Il bacino, le gambe e il corpo intero ruota e sporta quindi le braccia.

I piedi indicano se c’è maestria, la coerenza col movimento è l’indicatore. E’ significativo notare che nel Wushu moderno ogni coerenza del corpo è scomparsa, quindi non c’è forza.

Nessuna possibilità che si può presentare in combattimento può e deve essere esclusa.

Ru Shou (Mani che impastano) esplora tutte le possibilità a contatto, per ragioni di sicurezza di entrambi i praticanti.

Dal contatto si possono esplorare tutti gli angoli e usare i palmi in tutte le maniere possibili, adattandosi ai cambiamenti.

Quando si perde contatto occorre avere intenzione molto sviluppata e sentire lo scorrere dell’avversario.

Nel passato, e in certe scuole ancora oggi, un palmo si studiava per un lungo tempo, dai tre ai sei mesi, anche per un anno, e questo allo scopo di approfondire la conoscenza di ogni palmo, quindi di intenzione, di direzione, di forza applicata.

Questo ho visto stamattina nella mia pratica di Hsien Tian.

(Nella foto: Darko Grakalic in Baguazhang Duilian durante Tai Chi Caledonia 2008)