Baguazhang e concretezza

A dispetto delle apparenze, il Baguazhang è un’arte estremamente concreta. Cerco di spiegare cosa intendo.

La comprensione dell’arte è nascosta in mezzo alla sua circolarità, alle torsioni, ai cerchi e ai movimenti circolari. In realtà è una continua armoniosa mescolanza di curva e di linea dritta, di morbido e duro, di rilassato e teso, di Yin e di Yang. Cosa intendo per Yin e Yang?

La parte Yin, morbida e rilassata del Baguazhang, è contenuto nel lavoro, lungo e complesso, di acquisire la circolarità in ogni movimento del corpo, delle gambe e della braccia. Il cerchio è chiamato a ragione la Grande Forma Madre (Da Mu Xing), ed è davvero una fonte inesauribile di questo metodo. A distanza di anni scopro ancora moltissimo potenziale nel movimento circolare.

Acquisire lo Yin, la circolarità, è quanto di più complesso si possa immaginare, anche a livello psicologico. Essendo un movimento che non porta da nessuna parte, è estremamente frustrante, e induce il praticante a lasciare la pratica, o a inventarsi motivazioni “superiori”, oserei dire mistiche, per giustificare lo sforzo.

Il Baguazhang spesso mette fuori strada chi lo vuole comprendere razionalmente: si possono imparare decine di sequenze di cambi, forme lineari e circolari, ma non c’è crescita nel corpo, nè personale se non c’è la visione d’insieme. Tutto si ferma nella pratica fisica. L’essenza del Baguazhang sfugge. Il rapporto è lo stesso del quadrato e del cerchio ad esso inscritto: pi greco, un numero irrazionale, che non finisce mai.

L’aspetto Yang del Baguazhang è invece racchiuso nel movimento diretto, lineare, che permette di scaricare l’energia del Fajing, da qualsiasi posizione, con qualsiasi parte del corpo e in qualsiasi momento. Un esempio classico è Zhuan Zhang, il palmo che buca.

Nelle Canzoni e nei Metodi, cioè la tradizione orale classica, se ne parla molto. Si apprende come conseguenza e complemento della parte circolare Yin. Una volta acquisita la circolarità, si comincia a cercare la linearità dentro il cerchio. Arrivando dallo Yin, che “nutre” il principio (ecco una importante analogia con la medicina tradizionale cinese), lo Yang si può esprimere e manifestare.

In altre parole: una linea dritta (un calcio, un pugno, un gomito, una spalla) da sola non ha forza se non quella dei pochi muscoli che la tirano, e non sfrutta la dinamica del corpo umano e della forza di gravità. Una linea dritta che nasce dalla curva invece è potente, perchè nasce dalla terra, dai piedi, e si manifesta attraverso il corpo, che amplifica e coordina la potenza del movimento.

Baguazhang è lo Yang che nasce dallo Yin, in attacco, e lo Yin che nasce dallo Yang, in difesa. In combattimento è tutto uno, non c’è differenza, è solo scorrere e trasformare.

Nell’attacco c’è un momento Yin morbido – ma solido – per la gestione della direzione, e poi esce la potenza dello Yang. Quando si parla di Hua Jing, l’energia che si trasforma, si parla proprio di questo. L’obiettivo è di avere nel corpo una qualità Yin estremamente morbida, flessibile e adattabile, e insieme una qualità Yang di estrema durezza, solidità e resistenza.

La capacità di passare da una all’altra con estrema rapidità è l’efficacia, è la potenza in combattimento. In termini elettrici, è la differenza di potenziale tra rilassato (zero) e teso (220 Volt). La pratica dà l’intensità, cioè la corrente (Ampere). La potenza è espressa in Watt = Volt x Ampere.

L’obiettivo principale è quello di scomparire davanti all’avversario che ti attacca, “scomparire come un’ombra” diceva Dong Haiquan. Per interi anni si allena con grande determinazione la circolarità, per rendere fulminei gli spostamenti, o meglio la coordinazione tra percezione, intenzione e spostamento fisico ed eliminare i tempi morti. Questa è la parte Yin del Baguazhang.

Si è calcolato ad esempio che O Sensei Morihei Ueshiba, fondatore dell’Aikido, fosse in grado di spostarsi fisicamente ad una velocità enorme, qualcosa come un sessantesimo di secondo, almeno a giudicare dai vecchi filmini in superotto che andavano appunto a questa velocità (così mi è stato spiegato), e in cui si vedeva O Sensei prima in un punto della materassina, e un fotogramma dopo ad una distanza di un metro.

Mi basta comunque guardare la mia gattina, 7 mesi, quando gioca: quando scatta è talmente veloce che non riesco a vedere i suoi movimenti. Non c’è soluzione di continuità tra la sua intenzione e il movimento fisico, lei arriva dappertutto e quasi sempre ottiene quello che vuole. Perchè la sua intenzione è una con il suo corpo.

Al contempo, dentro lo Yin c’è lo Yang della struttura del corpo, con braccia molto potenti, gambe veloci e tronco possente, che usano la struttura per sbaragliare l’avversario e gestire il suo attacco in modo circolare. E Yang è anche la determinazione, l’intenzione, lo YI che guida e unifica il movimento. Questo è uno Yang di livello spirituale.

Quindi Baguazhang è scomparire (Yin) e colpire, perforare, bucare (Yang). Baguazhang usa un solo palmo, che si declina però in otto palmi e poi in 64 calcolando le combinazioni di 8 x 8. Dopo aver sviluppato la circolarità, occorre sviluppare la parte Yang, quella che il 90% dei maestri di prima generazione del Baguazhang avevano imparato dallo Xingyiquan, dove la linea retta è costantemente enfatizzata. Uniche eccezioni eccellenti: Cheng Tinghua, maestro di Shuaijiao, e Yin Fu, maestro di Luohan, guarda caso i due discendenti più illustri di Dong.

Una volta usciti dalla traiettoria, si colpisce non una volta sola ma più volte, finchè non si mette fuori uso l’avversario. Ma un buon avversario non si fa prendere facilmente, ha forza e non accetta di perdere il controllo della direzione. Quindi evadere si alterna a colpire, colpire a evadere, il mutamento è continuo ed è adattamento, ascolto, trasformazione, assecondare, usare i suoi errori per colpirlo più forte.

La forza insita nel Baguazhang è la stessa qualità dell’acciaio ripiegato mille e mille volte per formare la lama di un Katana. E’ così che, come nelle belle storie tramandate da secoli, dalla estrema morbidezza nasce la vera potenza.

2 pensieri su “Baguazhang e concretezza

  1. Anonymous

    Duro,morbido,circolare o diretto,pieno e vuoto,ying e yang….e come non menzionare i vari tempi e ritmi nelle concatenazioni di attacco e difesa? Non mi stancherò mai di meravigliarmi come questo sia presente in un’ arte marziale o nella vita quotidiana..Studio ed approfondimento di un’ arte uguale a studiare e migliorare se stessi ed il nostro rapporto con gli altri, conoscere i propri limiti e migliorarli, sbagliare ed imparare dai propri errori.L’intenzione è la chive di tutto secondo me..Se si desidera qualcosa con convinzione allora si potrà ottenere un buon risultato ,diversamente…..si faticherà il doppio o magari non si otterrà nulla. Sono riconoscente a tutti quelli che mi aiutano in questo,in maniera volontaria o no , e a chi con questo blog crea un ponte per unirci.Sergio.

  2. Anonimo

    Duro,morbido,circolare o diretto,pieno e vuoto,ying e yang….e come non menzionare i vari tempi e ritmi nelle concatenazioni di attacco e difesa? Non mi stancherò mai di meravigliarmi come questo sia presente in un\’ arte marziale o nella vita quotidiana..Studio ed approfondimento di un\’ arte uguale a studiare e migliorare se stessi ed il nostro rapporto con gli altri, conoscere i propri limiti e migliorarli, sbagliare ed imparare dai propri errori.L\’intenzione è la chive di tutto secondo me..Se si desidera qualcosa con convinzione allora si potrà ottenere un buon risultato ,diversamente…..si faticherà il doppio o magari non si otterrà nulla. Sono riconoscente a tutti quelli che mi aiutano in questo,in maniera volontaria o no , e a chi con questo blog crea un ponte per unirci.Sergio.

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