Osservazioni sul Baguazhang

La pratica mi regala quasi sempre delle interessanti insights che mi piace condividere con i lettori. E’ un po’ un diario di bordo della mia pratica, che di giorno in giorno si arricchisce e porta con sè allegria e soddisfazione.

Bagua contadino e Bagua cittadino
Non mi sono ancora ripreso dallo stupore – ma neanche troppo – di scoprire che a metà del secolo scorso, dopo l’esperienza delle Olimpiadi di Berlino del 1936 – dove il Wushu si era fatto conoscere per la prima volta al mondo occidentale – una comunicazione dall’alto aveva obbligato di fatto tutti i praticanti e gli insegnanti di arti marziali ufficiali ad adottare un passo strisciato, in sintonia con lo Xingyiquan. Da allora il passo strisciato è diventato l’unico passo possibile nel Baguazhang.

Da notare che Tang Ni Bu, passo che scivola sul fango, è stato interpretato in due modi: uno è quello di mantenere attentamente il peso sul piede dietro, immaginando la scivolosità del terreno, e quindi ha fatto nascere un Bagua stretto e a passi piccoli (un po’ come lo stile Dai di Xinyiquan). L’altro modo è quello di spingere il piede anteriore in avanti con un colpo di reni, come se scivolasse sul fango, quindi di fatto facilitando l’estensione del passo (basta vedere Sun Zhichun). Questo permette di entrare rapidamente nella guardia dell’avversario, cosa confermata tra l’altro dalle 36 canzoni e dai 48 metodi.

Ricercando al di fuori degli ambienti ufficiali, si scopre invece che il passo più usato e più pratico è invece quello rullato, addirittura il “passo di corsa”, come mi ha raccontato Maurizio Restaldo di recente. Nelle vecchie foto di pratica in gruppo della scuola di Li Ziming, se si guarda con attenzione, i passi dei praticanti in cerchio erano proprio “di corsa”, cioè con il peso tutto sulla gamba anteriore e il piede posteriore sollevato.

Guardando la realtà del combattimento, sia sparring sia reale, trovo il metodo strisciato buono per lo studio, quello rullato efficace nella realtà. Per capire poi gli Otto Palmi, devo dire che il passo strisciato rischia non solo di impedire, ma anche di fuorviare completamente il praticante.
La torsione del corpo ne viene limitata e diventa difficile capire come si muove il corpo davvero. L’effetto estetico forse è bello, ma non è reale. Mi viene da pensare che nel tempo sia nato un Baguazhang cittadino, fatto per muoversi su superfici liscie e curate, a fini estetici, ed un Baguazhang contadino, ancora abituato a terreni sconnessi e a reali scontri fisici. Meno bello ma più autentico.

Consiglio: provare a praticare il passo rullato, anche coloro che provengono da un insegnanti di chiara fama. Ne vale certamente la pena.

Capire gli Otto Palmi
La sequenza è semplice, sono tre livelli: otto palmi fissi camminando in cerchio (Ba Da Zhang), otto cambi in cerchio (Lian Huan Zhang), variazioni su tema libere (You Shen Zhang). Ma vi prego di credermi se dico che la base di tutto sta nel capire bene gli Otto Palmi. I palmi sono direzioni, sono principi, sono concentrati di energia.

Bagua è anche spiegabile come la rosa dei venti: otto direzioni principali per capire dove andare, e inoltre indicano la variabilità del movimento. Sono principi, perchè indicano al contempo la direzione della forza e l’energia che deve essere usata. Sono concentrati, perchè occorre praticarli continuamente per “allungarli” con l’acqua dell’esperienza (spesso quella di altri sistemi marziali è utile) per capirne il significato.

E’ dal confronto che si capiscono le cose. Gli Otto Palmi, come il Cambio Singolo e il Cambio Doppio, contengono principi attivi. E’ ovvio che senza esperienza di applicazione pratica e di combattimento, praticare i palmi diventa una danza di sicuro effetto di salute, come il fratello Taijiquan, ma senza entrare di fatto nel mondo reale del Baguazhang.

Consiglio: cercare di capire a cosa servono i palmi concretamente, essere creativi e non mettere limiti. Secondo me pochi fino ad oggi, anche tra i cinesi, li hanno capiti a fondo, per diverse ragioni, basta guardare su Youtube.

Praticare la Struttura
Anni fa c’era un tale Mike Sigman che si divertiva a spingere le automobili di lato per spiegare il Fajing, il famoso An Jing del Taijiquan. Il grande Chen Xiaowang ha insegnato ai suoi allievi migliori la qualità del radicamento e del Fajing. Wang Shun Leung, indimenticato “sigung” del Wing Chung, aveva la stessa identica qualità della Struttura, i suoi pugni arrivavano come mazzate. Wang Shujin, infine, era talmente grosso che si faceva fatica a capirlo, si imputava tutto alla sua forza fisica, ma in realtà aveva sviluppato una forte Struttura.

Se si vuole avere successo nel lavoro interno occorre la Struttura. Questa si sviluppa in modo paziente e continuo con un lavoro certosino. La chiave di volta è il lavoro da soli sul Neigong, passando ore a costruire una connessione tra gambe, braccia e tronco. La forza nasce dalle gambe, non è modo di dire, e poi diventa la forza di tutto il corpo. Wang Quiang, mio insegnante di Da Cheng Quan, diceva sempre: “Pa Mien Fa Jing”, otto direzioni di forza esplosiva: davanti, dietro, alto basso, destro sinistro e infine interno ed esterno.

Poi si lavora a due: Tuei Shou, Rou Shou, Dui Lien, San Shou e chi più ne ha più ne metta, usando tutte le energie necessarie per non diventare rigidi e neppure troppo cedevoli, per arrivare a portare il proprio corpo dentro l’avversario e colpirlo. Infine esiste il nostro amato Mok Jon, il manichino del Baguazhang, che può essere un albero.

L’albero ci dà energia senza contatto per sviluppare il Qigong, ma con contatto l’albero ci permette di studiare se la nostra energia è buona e quanta ne abbiamo. L’indicatore sono le foglie, se si muovono vuol dire che la nostra energia è arrivata, se si muovono spesso vuol dire che la stiamo dando con continuità, se si muovono molto vuol dire che è forte. Non bariamo: usiamo alberi con almeno 30-40 centimetri di tronco, altrimenti è troppo facile. E poi bisogna allenarsi con praticanti esperti. Un albero di 40 centimetri di diametro è un compagno esperto. Lui da lì non si è mai mosso, ha un grande radicamento, di certo migliore del nostro!

Consiglio: praticare con gli alberi, sono straordinari, e in più molto pazienti.

(Nella foto: la Spada nella Roccia di San Galgano del 1180 d.C., in Toscana, nella nostra magnifica Italia)

La mia stella polare


C’è una poesia che da sempre mi accompagna nella mia vita, alla ricerca della Verità (che altro non è che vivere la vita ogni giorno come se fosse il primo e l’ultimo). Non a caso è stata scritta da un inglese che ha vissuto in India, figlio di ufficiali della Royal Army.
In Rudjard Kipling confluiscono la cultura occidentale, perfettamente permeata di tutte le contraddizioni e lo splendore della millenaria cultura indiana
.
Solo tenendo d’occhio ogni tanto questa poesia possiamo sapere dove siamo, momento per momento. E’ un sestante per tutti i marinai di questo mondo. E’ un balsamo per l’anima, se riusciamo a leggerla e a vederci dentro la nostra vita.

“SE”

Se riesci a mantenere il controllo quando tutti intorno a te
perdono il loro e te ne attribuiscono la colpa.
Se puoi confidare in te stesso quando tutti dubitano di te
pur tenendo conto del loro dubitare.

Se sai aspettare senza stancarti di farlo
o essere circondato da bugie senza darvi credito
o essere odiato senza dar spazio all’odio
e cio’ senza sembrare troppo buono o troppo saggio.

Se puoi sognare – senza rendere i sogni tuoi padroni.
Se sai pensare – senza rendere i pensieri il tuo obiettivo
Se puoi incontrare il Trionfo e la Sconfitta
e trattare questi due impostori alla stessa stregua.

Se puoi tollerare di udire la verità da te pronunciata
stravolta da disonesti che intessono trappole per gli ingenui
o vedere le cose per le quali hai dato la vita,
distrutte e fermarti a costruirle di nuovo con strumenti logori.

Se sai raccogliere tutte le tue vittorie
e rischiarle con un lancio a testa o croce
e perdere e ricominciare ancora dall’inizio
e mai sussurrare una parola della tua perdita.

Se puoi sforzare il tuo cuore, nervi e muscoli
per servire al tuo scopo ben al di là delle loro possibilità
e così andare avanti quando più nulla in te
tranne la Volontà dice loro “tieni duro!”

Se puoi parlare con le folle e mantenere il tuo valore
o camminare con i re senza perdere di semplicità.
Se né i nemici e neppure gli amici più cari possono ferirti.
Se tutti possono contare su di te ma nessuno eccessivamente.

Se puoi riempire un inesorabile minuto
con un viaggio lungo sessanta secondi
tua è la terra e quanto vi è in essa,
e – cosa ancor più importante – tu sarai un uomo figlio mio!

(Rudyard Kipling)

Loriano Belluomini

Sono sceso a Lucca due settimane fa per andare a trovare la persona che più di ogni altro mi ha insegnato ad amare e capire il Baguazhang: Loriano Belluomini.

Loriano pratica sulle mura di Lucca, vicino a Porta Elisa, e credo che un buon numero di praticanti di stili interni italiani gli debbano davvero molto, per tutto quello che Loriano ha saputo e voluto condividere negli anni, con i suoi insegnamenti, le sue pubblicazioni, la sua disponibilità.

Insegna Taijiquan, Baguazhang, Xingyiquan e Tang Lang. Insieme abbiamo insegnato in Francia ai Rencontres Jasnieres, e abbiamo reciprocamente imparato l’uno dall’altro le cose che avevamo imparato girando per il mondo. Sicuramente ne ho ricavato di più io.

Da oltre vent’anni trascorre le sue estati in Cina a studiare con maestri di chiara fama. Non faccio elenchi solo perchè sarebbero troppo lunghi, ma credo che su Baguazhang e Xingyiquan abbia una competenza unica. Ma è anche una persona che non ama apparire, ed è rimasto fedele a se stesso negli anni, migliorando come il vino buono. Chi è interessato può guardare sul suo sito “Wudang Baguazhang”.

E’ stato uno dei primi in Italia a poter vantare un curriculum di stili interni completo, con tanto di autorizzazioni a insegnare. Ma non ne ha mai fatto un vanto, a lui piace praticare, poter chiacchierare di arti marziali, tradurre sutra dal cinese, disegnare i suoi “omini” del Gongfu e – senza dubbio – meditare. Infatti l’altra attività preferita di Loriano è la meditazione. Le sue newsletter sono semplici, brillanti e profonde. Chi fosse interessato può guardare sul sito di Loriano “Centro di Meditazione Samatha- Vipassana”.

Sono passati ormai vent’anni da quando mi ha spedito una lettera per conoscermi, perchè aveva visto il mio nome sul Pa Kua Chang Journal pubblicato negli USA da Dan Miller, e ancora oggi ogni volta che lo incontro è un momento di piacere, di allegria, di condivisione. Sento che fa parte della mia Famiglia marziale, che condividiamo alcuni fondamentali principi sulla concezione della vita, oltre che della pratica.

E’ uno dei rarissimi insegnanti o praticanti di stili interni italiano che con serenità pubblica video sulla sua pratica su Youtube, e questo a vantaggio di quanti vorrebbero conoscere e vedere praticare e non ne hanno l’occasione. C’è un mondo di praticanti di Tongue Fu (detto anche Gong Fu orale… grazie Sifu Docherty), ma Loriano non se ne preoccupa. Come direbbe Tiziano Terzani, che di Loriano è stato insegnante di Storia della Cina: tanto vale farsi una bella risata! Un abbraccio, Loriano.

(Nella foto Loriano – a destra – e Cristiano – a sinistra – in San Shou Pao)

Maurizio Restaldo

Maurizio Restaldo è un nuovo amico che ho conosciuto a Torino a marzo di quest’anno. E’ un viaggiatore, un autentico cittadino del mondo, poliglotta e sempre pronto a preparare lo zaino per andare dove la sua sete di conoscenza lo porta.

E’ un praticante di Nei Jia dalla grande passione, che dallo Yoga e dallo Xingyiquan è arrivato ad apprezzare e praticare il Baguazhang. I suoi insegnanti sono personaggi di alto profilo, e pure Maurizio non ha disdegnato di venire a trovarmi il fine settimana scorso per praticare con me le applicazioni degli Otto Palmi del Baguazhang di Li Ziming (Liang Zhenpu).

E’ stato un piacere condividere conoscenze, tempo e pensieri con lui. Con persone intelligenti e senza barriere mentali il dialogo fluisce libero, rispettoso, stimolante, e così è stato anche per Laura, mia moglie che ha apprezzato la ricchezza di Maurizio. Nella pratica dei due giorni trascorsi abbiamo lavorato sodo sui palmi, soprattutto sul fatto di capire come funzionano concretamente in combattimento.

Il training di sabato e domenica è stata per me una sfida nel voler rendere il Baguazhang non solo un’arte di salute e di longevità, ma di restituirgli il suo profondo, pratico senso marziale. Con Maurizio, che ha già esperienza di Nei Jia Quan, è stato più semplice perchè il “terreno” era fertile.

La sensazione che mi è rimasta di questo incontro è tutt’oggi molto bella, di arricchimento, di condivisione, di allegria e di un panorama mentale più aperto. La pratica, quando è ben fatta, ha gli effetti di una guarigione, di un risanamento dalle malattie della parola e del pensiero. La pratica è maestra perchè non ha bisogno di mediare con la filosofia.

A presto, Maurizio, e un saluto da parte mia a Alex Kozma.

(Nella foto: Maurizio Restaldo e Luigi Zanini bevono del te dopo la pratica)

Paura, sofferenza, realtà


“La meta che ci poniamo è come arrivare a conoscere la paura, come farla diventare qualcosa di familiare, come guardarla dritto negli occhi: non un modo per risolvere i problemi, ma un totale smantellamento dei vecchi modi di vedere, sentire, gustare e pensare. Quando inizieremo davvero a mettere in pratica il nostro nuovo modo di percepire la realtà, impareremo a convivere con l’umiltà.”

(…)

“La sofferenza comincia a dissolversi quando si è capaci di mettere in dubbio la certezza o la speranza che esista un posto dove potersi nascondere.”

Pema Chodron (monaca buddista)