Alla ricerca dell’armonia: Sergio Fanton

Lascio a Sergio, compagno di pratica e amico da sempre, il piacere di raccontare la sua storia. Sergio è la sola persona che porta la discendenza della Ziran Baguazhang Chinese Boxing School.

Correva l’anno 1990 o ’91… Iniziano così molti romanzi e libri d’avventura ,e per me la scoperta delle arti marziali è un continuo romanzo… con un prologo che si sviluppa molti anni addietro con la pratica di un’ adolescente imbranato e timido nonché ultracomplessato del “KUNG FU” per un paio d’ anni.

Il non sapere che stile o cosa fosse di preciso a quel tempo non era un problema,il solo fatto di tirare calci e pugni,o di fare qualche forma era per me,per come ero, molto più gratificante che non pormi tanti riguardi e domande. Fin da bambino sono sempre stato attratto da queste cose.. salti,proiezioni,pugni ed essendo da piccolo una piccola peste anche piuttosto manesca era un logico sbocco per la mia natura rissaiola,ed invece… CULTURISMO… E PESISTICA!

Cosa cavolo c’entra con tutto il resto?? C’entra con l’ego personale,essendo stato un persona complessata,vedevo nell’incremento della forza e di conseguenza della massa muscolare un motivo di orgoglio ed appagamento. Allora era quello che cercavo, e devo dire che grazie ai duri allenamenti se oltre alla forma fisica ho imparato la disciplina e la perseveranza.

Torniamo al 1990 (o 91) ed un certo Luigi Zanini apre nella palestra dove mi allenavo un corso di PA KUA. Incuriosito,iniziai a praticare, vi lascio immaginare un frigorifero più largo che alto alle prese con equilibrio,elasticità ,sensibilità ed armonia….e la fatica del buon Maestro a cercare di inculcarmi questi principi.

Passo dopo passo,anno dopo anno ho continuato a praticare,ponendomi dubbi e domande,trovando risposte e ponendo quesiti,ma trovando sempre nel Maestro un punto di riferimento .E l’armonia?? Adesso arriva .Poi,dopo qualche anno,sia per le regole del mercato(spazi per praticare,gente non tanto interessata),vuoi per le vicende della vita(lavoro e famiglia) chiuso il corso via a fare altre esperienze,alcune assieme,altre da soli.

E l’armonia arriva con l’ AIKIDO. O per lo meno dovrebbe arrivare…. Questo stile mi ha sempre affascinato per vari motivi,estetici e tecnici e perché ritrovo particolari affinità con quello praticato tempo addietro. L’armonia per come la vedo io deve essere coltivata continuamente,al pari della sensibilità, per cercare di uniformare in maniera omogenea e continua il tutto,sia in campo marziale che nel vivere quotidiano.

Con il passare degli anni mi rendo conto sempre di più come questo sia l’ obbiettivo principale a cui miro,anche a scapito dell’ efficacia tecnica immediata o del numero delle tecniche stesse acquisite,lasciando che sia il tempo a lavorare per questo. Adesso,sono consapevole delle mie lacune e sono impegnato con il corpo e la mente nel cercare di colmarle.

Dopo quattro anni di AIKIDO è arrivato il momento di presentare un esame importante,che non rappresenta un punto di arrivo, ma un trampolino di partenza,la strada si farà ancora più in salita,per chi come me nella pratica marziale vede un’ opportunità di crescita e di studio. Non ho ancora ben chiaro cosa presenterò all’esame,o quali tecniche porterò,di sicuro cercherò di farlo soprattutto con armonia e continuità cercando di essere coerente con la scelta fatta.

Se adesso ,dopo diversi anni di pratica, ancora riesco a meravigliarmi di certe piccole cose e gioisco alla scoperta di piccoli particolari magari ovvi, ma per me importanti devo ringraziare Luigi Zanini, prima come maestro,ma soprattutto come amico. Un plauso sincero và al Maestro Zulpo,che attualmente,cerca di guidarmi in questa non facile arte,nel vero senso della parola,sopportando con pazienza e disponibilità il mio essere un po’ il bastian contrario della situazione,trovando la parola giusta al momento adatto e nel modo appropriato per farmi uscire da certi momenti di blocco.

Un grazie a tutti quelli che hanno incrociato con me le loro braccia in questi anni, per quello che mi hanno trasmesso e ai quali spero di avere dato altrettanto,siano amici di lunga data o conoscenti occasionali. A mia moglie, che ha sopportato le mie paturnie,discorsi,sfoghi, e mai messo un freno alla mia passione.

Se riuscirò nel mio intento è soprattutto per merito vostro…… se non sarò soddisfatto di quello che farò sarà comunque un motivo maggiore per impegnarmi maggiormente,conscio del fatto che ho delle persone meravigliose attorno a me come punto fermo della mia vita.

Sergio Fanton

(Nella foto: Sergio nella postura del Leone di Baguazhang di Sun Lutang, 1996)

Baguazhang practice

Piccola pausa estiva, e si riparte.

Do’ un’occhiata al sito di Flickr su Tai Chi Caledonia 2008 (sì, non mi sono ancora stancato di nominarla!) e scopro foto che qualcuno – credo Ronnie – ha scattato durante le lezioni. Ecco quello che a me piace: vedere le persone che crescono, che entrano nel vivo e fanno propria un’arte.

Nella foto che riporto ci sono Julie e Douglas, due dei “ragazzi” che hanno lavorato con me per quattro giorni sul Baguazhang. Lavorare sulle applicazioni costringe a mettersi in gioco e spesso non è facile accettare di non capire, di fare fatica, di sentirsi impacciati e ciò nonostante continuare a praticare.

Non ricordo i loro nomi, ma ricordo bene l’entusiasmo, la soddisfazione quando la tecnica riesce, l’allegria della pratica quando dopo un po’ viene voglia di fare le cose più in scioltezza, e comincia la fase allegra (e spesso più produttiva in termini tecnici) della pratica.

Ho scoperto che l’insegnamento per me è pedagogia, è educazione alla vita. Le arti marziali sono un grande mezzo per crescere. Ho visto molti modi di insegnare e di imparare arti di combattimento, e spesso la strada preferita è quella del dolore e della paura. Molti insegnanti di oggi sono passati per quella strada, e là sono rimasti. Il tempo passa, e può succedere che non porti consiglio.

In Scozia ho visto persone piangere, non tanto per il dolore quanto per la sofferenza sottile che colpisce e si accompagna allo stress: solitudine, delusione dei rapporti, tristezza esistenziale, paura e senso di abbandono, e chi più ne ha… Alla fine della pratica ho sempre visto volti sereni, riconciliati con la vita, con un sorriso e una speranza in più. Mi piace pensare che il lavoro fisico delle nostre discipline sia un’educazione alla consapevolezza.

Ziran Baguazhang Syllabus

ZIRAN BAGUAZHANG SYLLABUS

THREE WAYS: palms, flowing, swimming

NINE LEVELS
1. Level: Da Mu Xing
2. Level: Ba Da Mu Zhang
3. Level: Rou Shou
4. Level: Zhou Zhang
5. Level: Lian Huan Zhang (Sun Shi Ba Xing Zhang)
6. Level: Tui Shou
7. Level: Jiu Gong
8. Level: You Shen Zhang
9. Level: San Shou

TEN POINTS THEORY OF SUN LUTANG
1. One Dao
2. Two Yin Yang
3. Three Earth, Man, Sky
4. Four Faces
5. Five Elements
6. Six Harmonies
7. Seven Stars
8. Eight Trigrams
9. Nine Palaces
All becomes One

Importanza dell’Intenzione 意

Ho lavorato per una settimana con Danny Doherty in Scozia sull’Yiquan, la Boxe dell’Intenzione.

Ogni mattina, pazientemente, dalle 6 alle 8 ci siamo ritrovati sotto tre bellissime querce, sul prato, incuranti della pioggia o del freddo, e abbiamo praticato le basi dell’Yiquan: Zhan Zhuang in varie posture, Mocabu o i passi “rompendo il bastoncino di china”, e infine Shili, “assaggiare l’energia”.

Verso fine settimana, siccome siamo stati bravi, ci siamo premiati con qualche Fali, l’ “esplosione di energia”, che – magicamente – dopo tanto lavoro sembrava coronare il percorso di studio. Infine, qualche camminata di Taikiken come Kenichi Sawai nelle sue Mani Come Alghe, e qualche Palo con le gambe incrociate e le mani appese, in stile Taikiken.

La cosa straordinaria delle arti marziali trasmesse integralmente è che nella pratica quotidiana riconosci la progressione, tocchi con mano i benefici e capisci il senso della pratica.

Ricordo molto bene che quando praticavo stili esterni, e anche quando praticavo Taijiquan agli inizi, non riuscivo mai ad avere questa sensazione di vera, concreta crescita nella pratica. L’unica misura era il numero di tecniche imparate, di forme studiate, la velocità d’esecuzione, la bellezza estetica del movimento o il senso di benessere. Ma non la comprensione della mia evoluzione.

La prima volta che ho toccato questa possibilità di percepire la crescita è stato con Wing Chung. Da una mano e da un corpo allineato dietro si poteva toccare la logica e l’effetto. Gestire bene questo allineamento significava dare senso alla pratica. Chi Sau – in tutte le sue versioni – costituiva, e costituisce, almeno metà dell’allenamento, se non più. La pratica da solo ognuno se la fa per conto suo a casa. 😉

Poi ho conosciuto Wang Qiang in Francia nel 1990, e una serie di maestri a Jasnières nel 1991, e lì ho cominciato a capire, a distinguere e a scegliere. Wang mi ha dato solide radici, al punto che alcuni allievi scozzesi mi hanno ricordato poco tempo fa che, quando mi conobbero negli anni ’90, insegnavo il Palo partendo da un’ora di pratica subito, senza interruzioni, come livello base. Se lo ricordano ancora.

Cosa rende il Palo e l’Yiquan così importante? L’uso dell’Intenzione, YI 意, che in realtà è la chiave di qualsiasi pratica, marziale e non. Per l’essere umano, ma anche per gli animali, per le piante, per la terra stessa, sapere cosa stiamo facendo in relazione al nostro scopo è fondamentale. Ripeto: COSA stiamo facendo rispetto allo SCOPO finale dell’azione.

La pianta cresce verso l’alto, perchè sa che deve andare là, è il suo scopo. L’animale (lo vedo con la mia gattina) ha delle priorità naturali: giocare, mangiare, curiosare, ed altre. Quando è focalizzato, non ci sono santi che tengano, va e fa quello che deve fare. L’uomo ha la scelta, il libero arbitrio, può sapere cosa deve fare ma non farla, cambiare idea, fare il contrario. Ma se non sa dove andare, può anche perdersi nell’incertezza e vagare per una vita.

Sapere perchè facciamo qualcosa ci mette in posizione di vantaggio: possiamo fare un bilancio e decidere se ci interessa ancora o no, se il rapporto beneficio-costo è interessante. Come dicono i saggi e i classici del Taiji: la potenza è niente senza controllo. Una carta geografica non serve a niente se non sappiamo dove siamo, su quella carta. Agitarsi senza finalità non serve a risolvere un problema concreto.

L’Intenzione, Yi, 意, è stato, guarda caso l’argomento di una serata di conferenza a Tai Chi Caledonia, relatori Li Faye Yip, Sam Masich, Ian Silberstorff, Wang Ning e me. L’essenza dice che tutto nasce dal Cuore, che nella concezione cinese equivale alla nostra testa, al nostro carattere, a ciò che vogliamo. Se il Cuore non è sereno o chiaro, non sa dove andare, allora abbiamo problemi, malattie, insoddisfazione profonda.

Coltivare l’Intenzione è il miglior esercizio che possiamo fare, più che praticare forme o ricercare nuovi stili. Quando pratichiamo chiediamoci cosa stiamo facendo, qual è lo scopo, per quale fine siamo lì, entriamo davvero dentro la pratica dell’Intenzione. Questo significa dare meno importanza alla struttura e sviluppare di più i principi e la loro pratica, focalizzare verso l’obiettivo rispettando i principi e le regole dell’Interno. Noi esistiamo quando abbiamo un progetto e siamo orientati dentro la Vita.

Grazie Danny!

(Nella foto, Danny Doherty alle ore 6.00 del mattino per il training di Yiquan a Stirling, Scozia)

Una riflessione di Tiziano Terzani

Un piccolo contributo alla riflessione per questo lungo agosto.

«Questo è ciò che posso consigliare agli altri: cambiare vita per cambiare se stessi. […]

I libri sacri, i maestri, i guru, le religioni servono, ma come servono gli ascensori che ci portano su. […] l’ultimo pezzo del cammino, quella scaletta che conduce al tetto del mondo, quell’ultimo pezzo va fatto a piedi da soli. […]

Vivo ora qui con la sensazione che l’universo è straordinario, che niente mai ci succede per caso, che la vita è una continua scoperta. E io sono particolarmente fortunato perché, ora più che mai, ogni giorno è un altro giro di giostra.»

Tiziano Terzani (intervista di G. Amato)

(Nella foto: Bai Hou Laoshi, Petra Doeve e Luigi Zanini, Tai Chi Caledonia 2008)