I miei amici di Pola

A Tai Chi Caledonia quest’anno c’era una bella rappresentanza di amici della Croazia, e mi piace l’idea di ricordarli qui.

Si tratta di quel simpatico fritto misto di amici-allievi-maestri, persone che sono molto serie nella loro pratica e che condividono con me ogni tanto il piacere di farsi insegnare qualcosa. Insegnare a persone così è un privilegio, e ben lo sanno quegli insegnanti che si spostano a livello internazionale e trovano di tutto tra gli allievi, dagli scansafatiche immatricolati a quelli che davvero “walk the talk”.

Era dal 2003 che non li vedevo, quando dal 19 al 22 di dicembre abbiamo lavorato insieme a Pola, nella verde penisola dell’Istria, sull’Yiquan e sul Qigong. Abbiamo praticato Xiao Yi Jin Jing, una bellissima e semplice forma, efficace per rinforzare il corpo e la mente. Suzana la sta usando da allora con i suoi pazienti, e con buoni risultati, cosa che mi rende molto orgoglioso ancora oggi.

Suzana Jankovic, Darko Grakalic, David Mandi’c, Violeta Moretti, Boris Sirol: tutti insieme hanno creato un ambiente caldo e mediterraneo in Scozia. La mattina presto mi hanno accolto nello chalet offrendomi ottime colazioni piene di ironia e di humour. Con Darko abbiamo fatto lunghe passeggiate parlando del senso della vita, e Suzi mi ha fatto un trattamento di massaggio che non dimenticherò facilmente. Grande Suzi!

Nei corsi di Baguazhang li ho visti tutti molto impegnati, ma anche molto sereni e contenti quando la sera scendeva negli chalet, e li trovavo dappertutto a ballare e a cantare. E’ stata una bella sensazione, vederli integrati con lo stesso spirito dei “veterani” in un meeting così speciale come Tai Chi Caledonia. Lo ammetto, li sento un po’ “figli miei” nel mondo delle arti marziali cinesi, e allo stesso tempo so che sono frecce libere nel mondo.

Con Darko abbiamo progetti per un seminario estivo in Croazia l’anno prossimo (se tutto va nel verso giusto), che dovrebbe essere una bella cosa, e con il gruppo di Suzi sarebbe bello ritrovarsi a Pola in ottobre 2008. Vediamo cosa nasce, da questa bellissima terra croata, che nei miei ricordi di ragazzo era una meta sognata per il mare, il pesce e … le bionde!

Hvala!

Liang Long Guan festeggia 20 anni di vita

Caro Gianfranco, Russo Sifu,

domani sera festeggerai a Roma 20 anni di Scuola, Liang Long Guan, i Dragoni Gemelli, e 30 anni di pratica marziale. Sono traguardi importanti, che segnano non solo una, ma molte vite. Al ritorno da Tai Chi Caledonia mi chiedevo in aereo cosa scrivere per questo avvenimento.

Posso solo dire di aver vissuto con te almeno una quindicina di anni, di riflesso, a distanza, per lettera prima e per telefono dopo, ogni tanto capitando nella tua scuola a Roma per insegnare o alla Sapienza per raccontare qualche storia di altri secoli. Oppure incrociando con te i legni del Kali d’estate al mare, al telefono con L’aura, cenando sulle colline venete, ascoltando le tue performance a Hong Kong, commentando le storie incredibili dei maestri tuoi ospiti, le scelte di vita e di pratica fatte con grande intelligenza, la vita di palestra che tanto bene conosciamo.

Cosa voglio dirti? Che sono felice che tu ci sia. Sai, è l’idea fissa di noi manager di dover “strive for excellence”, di dover essere sempre migliori nelle nostre performance. Questa ossessione ci porta spesso a preferire le scorciatoie e gli ascensori alle scale ripide. O peggio, a perdere di umanità alla ricerca del risultato perfetto. Nel tuo caso non ci sono mai state scorciatoie nè compromessi, che io sappia, e per te l’Uomo conta, sempre. Quindi, ancora una volta, sei stato un modello per coloro che ti hanno potuto conoscere.

“La pietra si affila sulla pietra, l’uomo si affila sull’uomo”. Questa frase la trovi anche nel libriccino giallo della Xenia, “Il Kung Fu” che qualche anno fa scrivemmo insieme. E’ stato un grande piacere, spero di averne molti altri in futuro. Intanto, fino a qua, l’avventura è stata brillante, ricca, piena di colori e di ricordi belli, tutti compresi. I miei sinceri auguri, Maestro. Un abbraccio di cuore, Gianfranco.

(Quello che segue è un contributo spedito a Russo Sifu per festeggiare la serata del 30 luglio con tutta la scuola Liang Long Guan).

20 anni di Scuola Liang Long Guan: cosa c’è dentro?

Se guardiamo da vicino il contenuto di questi vent’anni, ci troviamo un sacco di cose interessanti.
Ad esempio la capacità di gestire un bilancio economico, di creare un ambiente in cui la gente si riconosca, di tenere tutto sotto controllo e in buon funzionamento, dai rapporti umani a quelli gerarchici, una notevole leadeship e una management pieno di tatto. Il tutto a costo di grandi sacrifici, che spesso sono passati inosservati ai più.

Nel caso della Liang Long Guan so – per conoscenza diretta – che nei vent’anni di scuola ci sono sempre stati la volontà profonda e sinceramente disinteressata di permettere alle persone di crescere, sia tecnicamente che umanamente, di farli diventare dei manager di se stessi, di fare in modo che presto o tardi possano spiegare le ali e volare da soli. Non è poco.

Diceva il maestro Shin Dae Woung che più si suda in pace, meno si sanguina in guerra. La guerra oggi è qualcosa di sottile, di invasivo, di profondo. Il disinteresse, la superficialità, la mancanza di responsabilità e di valori sono nemici difficili da battere. Occorre essere molto più bravi e più capaci di una volta per non perdere la pace dentro di noi.

Trent’anni di pratica segnano il cammino di un Uomo, questa sera in particolare di Gianfranco Russo Sifu. Ammiro da sempre la sua audacia e la sua capacità di vedere, anche là dove altri non sanno dove guardare. Vent’anni di scuola sono la realtà della sua grande realizzazione, un progetto di cui tutti i suoi allievi sono parte attiva.

Suonerà un po’ banale, ma credetemi: l’eredità che Liang Long Guan porta con sé è preziosa e va trasmessa, sia perché rappresenta un valore straordinario, sia perché vive nella vita di ogni giorno, richiedendo ogni giorno pazienza, costanza, impegno. Purtroppo queste sono cose che si imparano solo quando non ci sono più.

L’arte marziale insegna a conoscere il proprio avversario e con lui noi stessi. Insegna a capire il valore del sacrificio, della virtù (WuDe) e quindi diventa scuola di vita. E’ una via privilegiata alla conoscenza di se stessi. I maestri della Liang Long Guan devono avere una visione chiara e la determinazione necessaria per arrivare al loro obiettivo, così come Russo Sifu ha dimostrato essere possibile.

Purtroppo questa sera non posso essere al vostro tavolo, ma mi unisco spiritualmente a voi e alla vostra bella serata, alle risate, agli applausi, all’allegria che corona questo doppio anniversario, nel quale ci si sente tutti parte di un grande, unico corpo. C’è di che essere fieri di questo traguardo, e vi invito a dargli valore. Russo Sifu, la mia stima e il mio affetto ti accompagnano oggi come vent’anni fa.

“Volare non significa solo muovere le ali, ma restare in aria senza sostegno”.

Cieli di Scozia, Tai Chi Caledonia, 18 luglio 2008

Luigi Zanini

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Per Gianfranco Sifu (riservato):

Con la tua sagacia e la tua intelligenza mi hai fatto credere per anni di essere un brillante ragazzino, e adesso scopro che insegni da trent’anni! Allora sei un vecchio babbione! Comunque sia, un bacione dalla tua Elleapostrofoaura.

(Nella foto: Gianfranco Russo Sifu in una postura classica dello stile “Tai Beach”, Grande Spiaggia, accompagnato dalla sua inseparabile assistente Missi. La foto, inedita e con lunga dedica, risale al 25 agosto 1996).

Viva Tai Chi Caledonia!

Il numero 13 è un numero davvero fortunato, per Tai Chi Caledonia. Giunta alla sua tredicesima edizione dal 1996 ad oggi, la manifestazione ha raggiunto una quota di partecipanti davvero inattesa (oltre 140 persone nel weekend) e con un tasso di gradimento molto, molto alto. Credo tra i più alti della sua storia.

Qui voglio solo ricordare alcune persone, con le quali è stato bellissimo condividere lo spazio e il tempo durante le lunghe giornate scozzesi.

– Ronnie Robinson, il creatore e sostentatore di TCC. Ogni anno che passa Ronnie migliora la qualità dell’incontro, l’attenzione ai dettagli, la cura dei particolari. Senso dello humor, battuta facile, ma sotto sotto una grande attenzione alle necessità di tutti. Grazie Ronnie!

– Bob Lowey, un grande maestro di chitarra. Senza di lui le serate erano vuote, senza le sue improvvisazioni blues, senza il suo rock, senza la fantasia e l’allegria che trasmette a tutti senza fermarsi mai. Quest’anno non c’era durante la settimana, e si è sentito!

– Petra Doeve, campionessa di Taijiquan olandese, che ci ha fatto compagnia per tutto l’avvenimento scattando foto fantastiche, regalandoci la sua allegria e la sua presenza. Un’amica che spero di rivedere presto, dovunque sia.

– Wang Ning, il grande calligrafo cinese di Frankfurt am Main in Germania. Conosce l’origine dei caratteri cinesi e ama spiegarli ad ogni occasione. Ascoltarlo è una fonte di arricchimento, perchè dalle sue parole si capiscono molti aspetti del Taiji. E poi ride sempre!

– Sam Masich, il mio vecchio amico di Winchester. Nel 1998 ci siamo conosciuto a “A taste of China” organizzata da Pat Rice, e per me è stato un grande onore, insieme a Jou Tsung Hwa, Liang Shouyu, Yang Jwingming, Huang Weilun e tanti altri. La simpatia di Sam, la sua maestria nel Nei Jia e la sua chitarra sono stati gli strumenti più efficaci per trascorrere stupendi momenti. A Sam devo anche il piacere di uno spontaneo Duilian di Jien e Liu Jiao Dao improvvisato al castello di Stirling prima della dimostrazione ufficiale. Credo sia stato uno dei momenti più belli, duettare con Masich Sifu.

– Ian Silberstorff, un amico silenzioso e tranquillo ma con un enorme bagaglio di conoscenza e di pratica, un vero professionista del Chen Taijiquan. La sua presenza è stata breve, ma come sempre intensa. Ottime le sessioni di meditazione e il suo grande senso dell’equilibrio in ogni circostanza. Grande la discussione pubblica sullo YI!

– Paul Silfverstrale, una scoperta inattesa dalla Svezia, dove oltre a Ikea, a Babbo Natale e alle renne ci sono ottimi praticanti di Taijiquan. Avere abilità e tecnica marziale è buona cosa, ma un buon carattere centrato ed equilibrato, sempre pronto alla battuta è ancora meglio! E poi … chissà che ci si veda in Svezia a novembre!

– Li FayeYip, una maestra straordinaria per la qualità della sua pratica e una simpatia unica come persona. Li viene da una famiglia di grandi artisti marziali (suo padre è Li Deyin, suo nonno Li Tianji), ma ha una simpatia e una approcciabilità di una persona assolutamente alla mano. Grande sorriso!

– Darko Grakalic, un amico e compagno di cammino che ha avuto modo di insegnare nello staff di Tai Chi Caledonia quest’anno, e ne sono stato felice. Darko si merita tutto quello su cui sta sudando da anni, ha una grande passione ed è uno spirito libero. Un augurio che tutto vada per il meglio nella sua vita.

– Franco Mescola e la banda dei “Venexiani”. Finalmente non ero più il solo italiano, ma la sacra “lengua veneta” aleggiava anche a Stirling. Grande simpatia di tutti e tutte (fortissime le ragazze!), che hanno contribuito a rendere la vita più semplice a tutti noi. Grazie, tosi!

– Suzi e la banda dei Croati, un gruppo di ragazzi pieni di allegria e si simpatia che si sono fatti ben volere da tutti noi. Devo ringraziarli per l’accoglienza sempre calorosa che mi hanno riservato nello chalet quando ho scroccato loro qualche colazione e qualche tè… e che grandioso massaggio!

– E poi il sorriso affascinante di Sue Wood, la simpatia di Caroline Ross, il supporto di Heather (Fish & Chips!), la nuova vita di Karen, l’ottimo whisky torbato e l’estratto di lievito di Allister, l’umorismo abbondante di Trevor, … la lista non finisce davvero più. Nella mia memoria ci sono tutti, e a tutti va un grande e caloroso grazie per la simpatia e la disponibilità. E’ stata una settimana speciale, di quelle da mettere in cornice.

Al prossimo anno!

(Nella foto: gli insegnanti di Tai Chi Caledonia 2008 dopo la dimostrazione al castello di Stirling)

Partenza per Stirling

Siamo a meno uno, domani si decolla per la Scozia.

E’ sempre una bella emozione, quando si parte verso Tai Chi Caledonia. Da una parte il conosciuto, quindi l’ambiente che ci accoglie ormai da una decina d’anni, gli chalets, la pioggia, i prati verdi, il sole birichino che quando esce brucia. Poi ci sono gli organizzatori, gli ospiti fissi, i partecipanti abbonati che tornano ogni anno a rotazione.

Poi c’è lo sconosciuto. I nuovi arrivi, i nuovi insegnanti, i nuovi programmi, nuovi partecipanti, nuovi volti e nuovi corpi che cercano consapevolezza e tecnica. E i programmi di insegnamento, rinnovati e adattati ogni volta alle necessità, ai tempi, al livello del gruppo. E’ una sfida che risveglia dal torpore della routine e ci costringe a inventare nuovi strumenti.

Il bello del Baguazhang è l’enorme ricchezza di quest’arte, che abbraccia teorie e pratiche tra le più disparate, e che permette quindi una grande libertà. Poi, come insegna il buon Sergio, bisogna metterle in pratica, e vedere se funzionano, o meglio, come farle funzionare. Insegnare in questi momenti significa anche e soprattutto imparare da se stessi e dagli altri, scoprire cose nuove di se stessi.

Sabato e domenica ci sarà il menu “Dim Sum”, con piccoli assaggi di 45 minuti. Non sembra, ma già con così poco tempo si possono fare esperienze notevoli, tenendo conto anche che la nostra pazienza e la capacità di concentrazione è diventata in questi ultimi anni sempre più limitata.

Poi da lunedì a giovedì, due ore e mezza al pomeriggio per fare entrare i ragazzi nella logica del Cambio Singolo, una serie di applicazioni, lavoro a due e fare in modo che quello che hanno imparato rimanga inciso nelle loro menti. E, piccolo regalo, un po’ di PNL per migliorare la loro qualità mentale nel combattimento.

Poi ci saranno le mattinate all’alba, dalle 6 alle 8 con il Zhan Zhuang e l’Yiquan, visto che c’è chi ne ha bisogno, e a me fa piacere fare levatacce (!). E il resto è vita: ci si incontra sui vialetti, tra i coniglietti e le paperette, e si fa Tuei Shou, Qigong, si ripassano le forme imparate, le applicazioni, spazio per le domande private, e chi più ne ha.

E’ tutto un sorriso, e il bello è che lo è davvero, non forzato. Nel clima scozzese di Tai Chi Caledonia viene facile essere disponibili e regalare il proprio tempo, un capitale che qua in Italia non sappiamo neanche di bruciare continuamente. Quindi: vieni nel mio chalet che ho un vinello buono, ho fatto una torta, ti va di assaggiare qualche formaggio francese? E le notti volano.

Tai Chi Caledonia è un posto senza tempo e dove ci si sente senza età, dove non conta avere 45 anni o 70 o 20. Ci si racconta senza tante etichette, e ognuno può essere se stesso, musone o brillante. solo o in gruppo, stanco o rilassato, sorridente o piangente, e nessuno se ne preoccupa, salvo chiedere: posso fare qualcosa per te?

Un post-Woodstock? Forse. Comunque forse anche un posto per ritrovare se stessi.

(Nella foto: il maestro Wang Ning)

Allen Pittmann


Recentemente ho reincontrato, dopo qualche anno di lontananza, il maestro Allen Pittmann, un caro amico e compagno di cammino nel mondo delle arti marziali. Allen, cittadino statunitense ma in realtà cittadino del mondo, risiede attualmente in Bretagna, e in questa fase della sua vita sta riscrivendo il suo enorme bagaglio tecnico di tecniche corporee e di metodologie per vivere meglio, ma anche e soprattutto sta ristrutturando le sue conoscenze di Taijiquan, Xingyiquan e Baguazhang.

Allen ha avuto la grande opportunità di conoscere l’estremo oriente negli anni ’70, quelli ancora in bianco e nero, quando gli stranieri laggiù erano rari e molto coraggiosi, e insieme la fortuna di poter praticare arti marziali e sentire le applicazioni in combattimento sulla sua pelle. Allievo prediletto di Robert Smith, celebre autore di molti libri sulle arti marziali, Allen ha conosciuto di persona il gotha dei maestri di Taiwan e di Hong Kong, dal Taiji al Bagua e allo Xingyi, Shaolin compreso, e ha potuto confrontare metodi e maestri diversi nel mondo del Neijiaquan.

Basta dare un’occhiata al suo sito (Physical Training Traditions) per capire di chi stiamo parlando. Guaritore, insegnante di arti marziali, ricercatore, studioso (quello che in inglese si chiama Scholar), Allen ha la sua naturale tendenza a non mettersi in evidenza, ad mantenere un basso profilo e a lavorare sulla sua crescita personale. A differenza di altri, che a quel tempo sono passati per Taiwan e Hong Kong e hanno ben pensato di scriverci sopra libri millantando spesso crediti che non hanno, Allen Pittmann ha fatto suo il motto benedettino dell'”Ora et Labora”.

La sua visione delle arti marziali è molto libera, di un ricercatore puro, quindi non di quelle che fanno piacere all’establishment cinese. Diciamo che dovendo scegliere tra Wushu e Kungfu, Allen (come me d’altronde) preferisce il Kungfu, ma quello vecchio proprio, ammuffito, praticato nelle stanze fumose o nei parchetti privati, prima che venisse classificato, riscritto, trasformato e modificato per essere venduto come oggetto di marketing.

Allen è una continua sorpresa. Oltre a insegnare a me e Laura come leggere il destino con gli ossi di pollo secondo le tradizioni africane, mi ha fatto vedere e praticare i calci nascosti dello Xing Yi Quan, decine e decine di applicazioni di Baguazhang, e ancora mille altre informazioni che unite all’esperienza di pratica danno grandi aperture di prospettiva e stimolano il cervello e il corpo a cambiare. Li Ziming aveva costanti scambi di esperienza con Sha Gouzhen: lo scambio tra praticanti è ancora il modo migliore per crescere.

Come dicevo, trascorrere qualche ora con lui è come fare un bagno in un mare immenso. Nei suoi racconti e nelle sue analisi si ritrova la memoria storica di avvenimenti e persone importanti (dagli allievi storici di Chen Man Ching a Chan Chung Feng, a Wang Shu Jin, a Chen Pan Ling, ecc.) che ormai non ci sono più, supportata dalla critica ragionata e confrontata dei metodi, delle tecniche, della filosofia. Allen ha molti files nei suoi archivi, alcuni davvero molto interessanti (conoscere è potere!) e li condivide volentieri con le persone giuste.

Avevo avuto sensazioni simili quando avevo conosciuto i miei “compagni di cammino” storici: Yves Kieffer, il maestro taoista preferito, Loriano Belluomini, il maestro di Baguazhang preferito, Gianfranco Russo, il maestro di Qinna preferito, e tanti tanti altri. Parlare con loro è come trovarsi le porte spalancate su mondi di cui hai sempre sognato e poter toccare con mano la loro esperienza.

Dan Docherty, famoso maestro vivente di Taijiquan stile Wu, mi ha spesso parlato del segreto di tutti i segreti nelle arti marziali, quella “trasmissione orale” che così bene si presta all’ambiguità. Da una parte solo chi ha avuto una “trasmissione orale” diretta da maestro a allievo si può avvicinare alla vera conoscenza, e questa trasmissione orale passa anche con la condivisione di conoscenze, storie, canti, aneddoti, discendenze, ammonimenti, ecc. Ovvio, se c’è di base il talento, senza talento non c’è speranza.

Poi esiste un’altra trasmissione orale, e qui Dan indicava con un dito la sua bocca, mimando un gesto non proprio elegante, ad indicare che l’abilità e la conoscenza di una certa persona è puramente teorica, solo chiacchiera, niente nel corpo o nello spirito.

Allen Pittmann ha una grande memoria, frutto anche delle sue molteplici attività lavorative. Nelle sue braccia e nel suo movimento Allen ha la capacità di riportare in vita le abilità e le conoscenze di maestri di tanti anni fa, di indicare vie di comprensione, di chiarire quelle oscure formule mistiche che tante volte hanno danneggiato, invece di aiutare, la vera diffusione della arti marziali cinesi interne.

Allen è sedotto dalla bellezza di un patrimonio che è andato sciogliendosi nelle arti marziali moderne, e che seduce a sua volta – a chi ha la voglia e la fortuna di ascoltarlo – chi gli si avvicina. Insieme a Marnix Wells e a pochi altri, Allen Pittmann è l’ultimo grande “reporter” di un mondo che possiamo vedere solo nella carta di chi ha scritto i libri, e senza sapere quanto di quello scritto è vero.

Senza dubbio la mia conoscenza del Neijia sarebbe molto più limitata, più strutturata e rigida se non avessi incontrato Allen (senza nulla togliere ai miei maestri). Questo debito di riconoscenza l’ho presentato anche a Torino, quando leggevo qualche parte del libriccino sul Baguazhang di Allen ai ragazzi del seminario. Qualcuno di loro ha avuto anche il coraggio di prendere l’aereo e di andare a trovare Allen, a praticare con lui, e ne è stato molto contento.

Allen sta scrivendo le sue memorie di Taiwan, con tutti i chiaroscuri dell’epoca e dei personaggi che ci hanno vissuto e sono passati di là, e credo che quando sarà il momento, avremo modo di leggerle, e saranno memorie brillanti e stimolanti per molti di noi.

(Nella foto: Allen Pittmann a sinistra con il maestro Chen Yun Chin, figlio del famoso Chen Pan Ling di Taiwan)