San Francisco 1999 – Cercando Sifu Kuo (1/3)

Il maestro Henry Look mi aveva dato appuntamento telefonicamente per le 5 del mattino dopo in un parchetto dietro l’hotel dove dormivo durante il mio soggiorno a San Francisco. L’orario era piuttosto insolito, ma forse neanche troppo, considerando che di norma meditazione e pratica interna sono abbastanza simili nelle levatacce.

Era la mia prima volta a San Francisco: nonostante sia una città calda, molto accogliente, forse una delle più europee della costa ovest, restava comunque una città enorme, cosmopolita, piena di gente di tutte le etnie, con zone riservate e strade enormi. E con tutti i rischi e le implicazioni del caso a muoversi da soli senza conoscerla. Se penso che mi sono andato a infilare nelle stradine di Chinatown da solo alle due del mattino in cerca della scuola del maestro Kuo…

Arrivato ancora al buio nel parchetto, l’unica persona che vedo è un signore di circa quarant’anni con barba e baffi che praticava Wu Xing Quan (Xingyi), ma non mi azzardo, vista l’ora, ad attaccare discorso. Dopo una decina di minuti sto per andarmene quando una voce mi chiama da poco lontano. Mi volto e vedo arrivare Henry Look, anzi, sifu Look.

Passo veloce, sulla sessantina, stretta di mano forte, personalità decisa ma simpatica, la sua vita incisa sul suo viso. Sifu Look mi presenta la persona che praticava Xingyi: è un suo allievo (come avevo immaginato). Dopo una mezzora di correzione della pratica, di lavoro a due e di scambio di mani, sifu Look mi chiede se ho ancora un’oretta di tempo per parlare un po’.

Da lì ci spostiamo in auto verso i piers di San Francisco, i moli che danno sulla famosa baia, e lì ci immergiamo in un caffè all’americana nelle enormi pot che bollono tutto il giorno. Poi si esce sul molo con vista mare e là troviamo quattro cinesi che praticano Zhan Zhuang. Presentazioni di rito, poi qualche confronto di pratica del Baguazhang, fammi vedere quello che fai tu, che ti faccio vedere quello che faccio io.

Scambio di tecniche, discussione di teoria, un paio di movimenti accennati, curiosità e interesse. Sifu Look è aperto, diretto, ama parlare ma ancora di più ascoltare, una dote rara. E’ un architetto di moda, ha parecchie realizzazioni importanti al suo attivo tra ristoranti e hotel, ma quando parla di arti marziali si illumina di una luce particolare.

Mi aspettavo di incontrare una persona diversa: più “cinese”, più riservata, più difficile da discuterci insieme. La sera prima, grazie ai buoni uffici di Jane Hallander, avevo cenato con sifu Doc Fai Woung, un altro grande della storia delle arti marziali negli USA. Con lui tutto era molto formale, affascinante e – lo ripeto – molto cinese.

Risposte generiche, metafore e umorismo di gusto orientale, gestualità ridotta al minimo. Invece con Henry Look è diverso. Per essere un allievo di Kuo Lien Yin, sifu Look è molto aperto, senza reticenze, alla mano. Mentre parliamo e scambiamo tecniche, sifu Look mi indica qualche correzione e fa delle annotazioni sui miei movimenti, e gliene sono grato.

La sua prospettiva non è legata esclusivamente ad una scuola, ha una visione più ampia, più distaccata, segno di chi ha visto molte cose, di chi di strada ne ha fatta. I movimenti grandi, le posture ampie, aperte … tutto mi ricorda un altro grande caposcuola del passato, Zhang Zhao Dong, cosa che mi fa rimpiangere ancora di più di non aver conosciuto Grandmaster Kuo, il maestro di Henry Look.

Kuo Lien Ying era un personaggio carismatico…. (continua)

P.S: Il giubbetto bianco della Nike della foto lo avevo comprato a San Francisco in quei giorni. Ancora oggi lo uso per praticare quando piove o fa freddo. I bei ricordi per fortuna durano…

Baguazhang Lu Jiao Dao

I cinesi hanno sempre avuto una passione speciale per le armi più strane e più impressionanti. Alabarde enormi, spade e lancie uncinate, mazze e mazzuoli, penne e asce.
Non che noi europei fossimo da meno, basta andare a guardare nelle armerie dei vecchi castelli o nelle collezioni private di armi.

Una delle armi più affascinanti del panorama interno cinese sono le Sciabole a Corna di Cervo, o Lu Jiao Dao, tipiche del Baguazhang. Sono armi corte, gemelle, e vengono utilizzate sempre in un flusso circolare di movimenti in cui un tira e l’altra spinge (per questo vengono anche detto lame YinYang).

L’utilizzo di Lu Jiao Dao è multiforme. Essendo due mezzelune con quattro lame esposte che tagliano, hanno una estrema efficacia nel movimento in tutte le direzioni, sono rapide da muovere perchè seguono gli snodi naturali delle braccia e del corpo umano, quindi possono agilmente trasmettere il Fajing. Ma sono anche delicate da usare, perchè possono tagliare il corpo di un praticante non esperto.

La distanza ideale di utilizzo è quella breve o media, quindi intorno al corpo e a distanza di braccio, ma con una buona gestione dei passi può diventare un’arma temibile anche a lunga distanza. La modalità del movimento è molto simile a quella dei palmi del Baguazhang, con una enfasi particolare sulle orbite circolari, che risultano le più potenti e le più veloci.

Lu Jiao Dao attacca anche usando le otto punte delle lame, usando attacchi diretti e schivate circolari. Tutti gli otto principi di base del Baguazhang sono rispettati nel maneggio di questa arma, che insieme ai Coltelli da Gomito (quelli amati da Zheng Tinghua) è forse la più speciale e specifica arma del Baguazhang.

Nel combattimento reale Lu Jiao Dao obbliga a gestire spazi corti e il combattimento ravvicinato, quindi richiede tutta l’abilità fisica del Baguazhang nel corpo a corpo, ma funziona bene come deterrente a media distanza se usate in modo da chiudere lo spazio ad un avversario che vuole avvicinarsi. Entrare nel raggio d’azione delle lame in movimento è una sfida che pochi hanno voglia di affrontare.

A livello fisico la pratica sviluppa una grande padronanza delle distanze e delle braccia, agilità e abilità nella coordinazione, e un senso di armonia e di presenza. Un piacevole indolenzimento di spalle saluta in genere una buona pratica di Lu Jiao Dao, insieme ad una sensazione di schiena allargata e di senso di benessere.

Ogni arma possiede una sua anima e una sua pratica. Lu Jiao Dao è l’arma principe del Baguazhang, e vi si accede in genere dopo aver approfondito per anni i palmi a mani nude. Prima di questo tempo, le mezzelune sono strumenti poco pratici e oltretutto pericolosi per chi pratica. Senza il movimento del Baguazhang, sono più pratici i Coltelli da Gomito, che assomigliano in parte ai Bart Cham Dao del Wing Chung (ma hanno lame più sottili) o ai machete di tradizione filippina.

Esistono numerose forme di Lu Jiao Dao, ma in realtà sono poco più di otto le tecniche reali efficaci in un combattimento. Restano validi i principi delle otto direzioni del Bagua (Tui, Tuo, Dai, Ling, Ban, Kou, Pi, Jin) e il principio degli opposti (Yin Yang), la strategia del Baguazhang (Jiu Gong) e la gestione delle otto lame (Ba Mien).

Nils Klug

Stavo sfogliando una rivista sulle attività e gli incontri a Vicenza in aprile, quando mi sono imbattuto in un annuncio che suonava familiare: seminario di Tuei Shou (Pushing Hands) del Taijiquan con Nils Klug. Ho fatto un salto e mi sono detto: ma guarda quanto è piccolo il mondo! Ecco un lato simpatico della globalizzazione.

Conosco Nils da alcuni anni, da quando ci siamo conosciuti a Tai Chi Caledonia in Scozia. E’ un abile esperto di Tuei Shou, un simpatico – ed efficace – insegnante, un abile diplomatico nel mondo delle arti marziali ed una persona tutta da scoprire. Detto fatto, domenica sono salito in macchina e ho avuto il piacere di rivedere un amico a Vicenza in maniera del tutto inaspettata.

Devo ringraziare il maestro Roberto Benetti per averlo portato in Italia Nils. Tra l’altro con Roberto non ci eravamo mai incontrati di persona, ma ci conoscevamo per interposta persona: cari amici in comune come Dario, Claudio, Ricardo ecc. e quindi l’occasione è stata propizia. Avremo modo di rincontrarci a breve.

Due righe su Nils Klug: studia Taijiquan dal 1988 e dal 1990, anno in cui ha conosciuto William C.C. Chen negli States, ha aperto una sua scuola ad Hannover, in Germania. Diplomato insegnante con il maestro Chen, Nils è sempre stato attivissimo nel promuovere il Taijiquan in Europa, invitando il maestro Chen in Europa ogni anno dal 1997 in poi.

Nils inoltre ha creato i “Pushing Hand Meeting” di Hannover dal 2001, che si è rivelato uno degli appuntamenti imperdibili dei Taijiquan europeo insieme con i Rencontres Jasnieres, Tai Chi Caledonia, Lalita in Spagna e il meeting internazionale di Cornelia Gruber in Svizzera.

Nils infine è membro della Taijiquan und Qigong Network of Germany e della Federazione Europea di Taijiquan e Qigong (TCFE), di cui è stato il primo Chairman. Con lui ci rivedremo a luglio a Stirling, insegnando sotto lo stesso tetto. Anche con Nils, la bella sensazione di fare parte di una grande famiglia che non ha frontiere.

Darko Grakalic


Ho conosciuto Darko Grakalic (Bigdarko per gli amici) ormai una decina d’anni fa.

Questo omone grande, solare e pieno di vita è un maestro di Karate, Yoga e Luohan Qigong. Da alcuni anni ha deciso di intraprendere il cammino “circolare” del Baguazhang sotto la sapiente guida del Maestro Luo De Xiu e di Aarvo Tucker. Devo dire che ci sta riuscendo bene, specie tenendo conto del fatto che il Baguazhang non è un’arte semplice, e che richiede umiltà, pazienza e dedizione.

Curioso per natura, appassionato in ogni cosa che fa, sempre con tante esperienze da raccontare, Darko mi ha contattato anni fa per il Baguazhang e per il Qigong (Yijinjing) e poi grazie a Tai Chi Caledonia in Scozia ci siamo conosciuti e siamo diventati amici.

Non ricordo esattamente l’occasione in cui ci siamo conosciuti, ma devo dire che con lui non è stato difficile capirsi. Ha un sorriso radioso, una simpatia innata, è sempre pronto a darsi da fare ma – attenzione – a non farlo arrabbiare. Per nostra fortuna, ha studiato meditazione!

Nel 2003 abbiamo organizzato insieme un evento a Pola in Croazia, in cui ho tenuto un seminario di Yiquan e Yi Jin Jing. Ho dei bellissimi ricordi di quel seminario, specialmente a livello umano. A Pola ho avuto il piacere di conoscere la sua cara mamma. Alcune email giunte di recente mi hanno confermato che in tanti abbiamo costruito qualcosa di importante con i ragazzi di là, che rivedrò in Scozia questa estate.

Speriamo di vederci presto a Pola o nella bellissima terra croata, Darko si sta dando da fare per questo.

Darko ha un erede, Ivan, e una moglie, Alexandra, vivono in Inghilterra attualmente, e Darko con grande passione continua nella sua pratica. Buon lavoro, amico mio, e a presto!

(Nella foto: il Maestro Darko Grakalic mentre insegna Baguazhang a suo figlio Ivan)

Combattere davvero


Ci sono momenti nella vita di una persona in cui tutto sembra andare a pezzi.

In quei momenti affrontiamo il vero combattimento per la vita.
Quello è il vero momento per il quale ci alleniamo ogni giorno sudando e correndo.

Anni fa un caro amico mi scrisse una lettera in un momento difficile della vita mia e di mia moglie.
Mi scrisse poche righe, in realtà, ma molto importanti.
Diceva solo che era arrivato il momento di praticare davvero il Zhuan Zhuang Gong, e di imparare a restare al centro del movimento senza farsi portare via dall’uragano.
Erano parole scritte con il cuore, e come tali arrivarono e rimasero dentro di me.

Quando l’acqua tocca il sedere (si dice in Veneto) si impara a nuotare.
A volte l’acqua è tanta, e può anche rischiare di affogarci.
L’unica verità in certi momenti è: non mollare.

Andare avanti contro tutto e contro tutti.
Avere il coraggio di lasciare andare e di accettare quello che viene.
Con una certa dose di fortuna e molto coraggio, abbiamo ancora tante carte da giocare.
Siamo qui per fare un’esperienza importante, la nostra anima ha accettato la sfida.

Scrivo queste righe per non dimenticarmi che questo è il senso della pratica marziale.
Scrivo queste righe pensando ad un altro amico che sta lottando con coraggio.
Scrivo queste righe convinto che a null’altro serviamo se non a dare una mano.

(Immagine: Kevin Dillon, da http://www.kathleensofdublin.com/site/images/courage.jpg)

When in Rome…

“Quando ti alleni da solo, immagina mille nemici intorno a te
Quando combatti con qualcuno, immagina che non ci sia nessuno intorno”

Sembra un detto fatto per incoraggiare una persona a non preoccuparsi quando è nel mezzo di un combattimento, e a dargli intensità nel training quando è da solo.
In realtà questa è una delle chiavi più importanti per un allenamento davvero proficuo.
Infatti prima di poter portare una tecnica a perfezione in un lavoro di sparring, bisogna che la tecnica sia stata studiata, compresa a fondo in tutti i suoi dettagli e oliata per bene con continue, lunghe e determinate ripetizioni.
Quando pratichiamo le ripetizioni, un elemento fondamentale è la qualità dell’esecuzione. Non deve essere perfetta, ma deve essere vera, reale, intensa, viva e mai uguale a se stessa.
Ripetere mille volte una tecnica senza essere davvero nella tecnica non vale quanto cento volte ma con intensità. Ne sono la prova le dinamiche di training mentale, che aiutano quanto se non di più di un allenamento fisico (in certe condizioni, ovviamente, non per i principianti).
Come si fa ad ottenere questa “qualità”?
Occorre viverla da dentro, esattamente come se ci fossero mille nemici intorno. Facendo così la mente è focalizzata, concentrata, intensa. Non c’è distrazione dovuta alla gente che passa, non c’è interruzione del filo del pensiero, non c’è cedimento nella continuità.
Nel Baguazhang si dice che Lianhuanzhang sia un concetto più che una forma. E’ la continuità, il filo di seta che non si interrompe mai e si srotola senza fine, un movimento che genera altro movimento e non si ferma mai.
Per mantere la vivacità e la forza della tecnica dobbiamo provarla in mille maniere diverse, da angolazioni diverse, con passi anche improbabili, in statica e in dinamica, cercando di fare in modo che sia il corpo a determinare il movimento, e non la mente. L’intenzione si sposta dalla mente cosciente al riflesso, all’intuizione, e la ripetizione così diviene maestra di risposta.
Non c’è tempo per pensare, in combattimento. La macchina deve funzionare da sola.
E posso aggiungere che questa libertà che ci si prende nell’esecuzione ha una funzione straordinaria: ci rende fantasiosi, creativi, spontanei e lascia uno stato di positività dentro chi pratica, accanto alla stanchezza, al sudore e ai muscoli distrutti.
Ecco il senso di questo detto. E quando si combatte, anche se sembra molto filosofico, dobbiamo seguire un nostro filo di pensiero, non seguire la volontà dell’altro o restare ad “ascoltare” solamente o a guardare il risultato della nostra tecnica.
“Quando combatto, io faccio i miei esercizi” diceva un altro grande maestro, e l’affermazione è coerente con il detto di prima. E’ una forma di training mentale, da non sottovalutare.
Buon training.

Siamo davvero saggi?


La domanda s’impone:

Siamo veramente così saggi e capaci di imparare dai nostri errori come crediamo?

Forse no.

Per questo Galileo Galilei aveva adottato il motto: “Provando e riprovando”.

Leonardo scriveva: “Non fa scienza lo ritener senza l’aver inteso”.

Per questo stimo grandemente chi prova e inciampa, riprova e inciampa, fino a quando non raggiunge la conoscenza.

Stefano Bellomi, mio rimpianto Maestro, aveva fatto suo un antico detto:
“Non è forte colui che non cade mai, è forte chi cade e si rialza”

Gli anni passano, l’unica cosa che può migliorare è la consapevolezza.
Facciamone tesoro.

Riscoprire la Vita


Quattro mesi dopo la scomparsa di Brandon Lee, nel luglio del 1993, un’altro grande maestro di Kungfu lasciava il corpo a soli 28 anni, lasciando i genitori e un grande numero di allievi e di amici, che con lui avevano vissuto un tempo straordinario. Era Stefano Bellomi, il mio Maestro di Kungfu.

“Poiché non sappiamo quando moriremo,
siamo portati a pensare alla vita come un pozzo inesauribile.
Ma ogni cosa avviene un certo numero di volte,
ed è veramente un limitato numero di volte.
Quante altre volte ci ricorderemo di quel bel pomeriggio della nostra infanzia,
quel pomeriggio che è così profondamente parte del nostro essere,
che non potremmo neppure concepire la nostra vita senza quello?
Forse ce ne restano quattro o cinque ancora.
Forse neppure tanto.
Quante altre volte vedremo la luna piena sorgere?
Forse venti.
E comunque tutto questo continua ad apparirci senza limiti.”

(Dalla lapide di Brandon Lee, cimitero di Seattle, USA)