Combattimento: forma e contenuto

Il Dao è uno, inconoscibile, inesprimibile, al di là di questo mondo. La sua manifestazione in questo mondo è la dualità, lo Yin e lo Yang.

Nelle arti marziali interne cinesi la perfezione è tornare all’unione originaria, al Dao. Come si applica questo principio di unione e di semplicità?

La forma (sequenza di movimenti) è solo una parte del’insieme, è il suo contenuto. E’ la parte Yang, contiene i principi attivatori dell’arte marziale. Ma sono principi, non sono ancora espressi, da soli sono morti. Vanno studiati, studiati, e ancora studiati, confrontati, capiti. E’ un percorso che richiede di uscire dalle nostre convinzioni e dai nostri limiti, per essere liberi di capire.

L’applicazione (esercizio fisico, passi, spostamenti, tecniche semplici, lavoro in coppia, combattimento, sparring) è l’altra parte, è la sua forma. E’ la parte Yin che contiene lo spazio in questa dimensione umana per sperimentare i principi. Da sola l’applicazione non è definita, è pura potenzialità, non sa dove andare o cosa fare. Tutto è possibile, ma nulla sembra vero. Anche qui inizia un percorso fatto di pratica, pratica, pratica e poi confronto, comprensione.

Un Maestro che ha già fatto questo percorso ci può aiutare a trovare la porta giusta. Poi sta a noi entrare e fare il nostro cammino. Solo nelle nostre braccia, nelle nostre gambe, nel nostro corpo, nella nostra testa possiamo diventare il punto di unione dei principi e dell’applicazione. Nessuno lo può fare al nostro posto. E nessuno userà le tecniche che usiamo noi, perchè siamo unici. Non c’è una tecnica che vale per tutti.

La forma è il 49,5% dell’arte. L’applicazione è l’altro 49,5%. La forma influenza l’applicazione, l’applicazione influenza la forma. E’ solo se continuiamo a confrontare forma e applicazione che scopriamo la Verità. Dobbiamo fare in modo che le due cose siano in armonia, che il principio sia vero nell’applicazione e che l’applicazione corrisponda al movimento nella forma.

Viene la tentazione di modificare la forma perchè non corrisponde all’applicazione. No, perchè la forma ha un significato antico e profondo, è molto più probabile che noi non l’abbiamo capita del tutto fino ad oggi. Se la forma non va, è un problema nostro, non della forma. Scopriremo più avanti che voleva dire altre cose. Intanto sono felice di aver capito anche solo il 10% del significato della mia forma, e non dimentico le sue applicazioni, anzi le sviluppo e le moltiplico, le allargo fino a creare un nuovo metodo. Ma mantengo inalterata la forma. Ricordate Wang Xiangzhai, Mao Deng Lao Ren, il Vecchio delle Contraddizioni?

Modifichiamo le applicazioni? Sì, finchè non diventano perfette, cioè applicabili sempre e comunque nella realtà. E’ un lavoro che non finisce mai. Le applicazioni devono essere efficaci, pratiche, semplici, reversibili, ergonomiche, dirette, chiare, lucide. E’ il lavoro dello scultore, che leviga fino alla perfezione ogni dettaglio della sua opera. Prima si ripete l’applicazione da soli per imparare il movimento e la dinamica del corpo, poi la si verifica in due.

Nelle applicazioni se ne va quasi tutto il tempo della pratica. Se va bene, tienila, sennò non è quella giusta. Non esiste applicazione perfetta senza confronto con l’altro, perchè da soli rischiamo di raccontarci molte bugie (ecco il problema di chi pratica solo forme). In coppia con un’altra persona l’applicazione trova la sua evoluzione, la sua conferma o la sua negazione, la sua verità, grande o piccola che sia.

Nella pratica troviamo un mondo: dal Qinna al Fali, dal Rou Shou al San Shou, dal corpo a corpo alla distanza, dall’esterno all’interno, dal morbido al duro, dal previsto all’imprevisto, dal veloce al lento. Praticare con la stessa persona permette di raffinare le tecniche; praticare con altre persone aiuta ad essere flessibili e verificare che una tecnica funzioni davvero con tutti.

Resta l’ultimo 1% finale. E’ la “scintilla divina” che ci accompagna da sempre, ma che noi non vediamo a causa del nostro errato guardare. Il dito e la luna. Non esistono segreti, non esistono scorciatoie, solo umiltà. Quando scopriamo qualcosa, l’illuminazione che abbiamo è un attimo di quella scintilla. Lo scopo è di fare in modo di avere sempre una scintilla che ci illumini.

Nella pratica quotidiana dobbiamo usare queste proporzioni:
– Forma 10%
– Applicazioni 80%
– Forma 10%
La forma rappresenta l’inizio, l’abc del cammino, e in seguito diventa un riferimento a cui tornare per raffinarlo e comprenderlo di più. L’applicazione rappresenta lo sviluppo del tema, la vera parte del cammino, quella che dà un senso alla prima.

Alla fine del cammino, le applicazioni assomigliano molto ai puri principi, e i principi sono identici con le applicazioni. Dal grande al piccolo, dal movimento all’immobilità. Abbiamo ricreato il Dao. Grazie Master Jou.

(Nella foto: Wang Peisheng in azione)

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